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La simulazione del parlato nella narrativa italiana del secondo Novecento
La simulazione del parlato nella narrativa italiana del secondo Novecento
Il paradosso di un testo scritto che cerca di sembrare un discorso parlato è un fenomeno fondamentale nella narrativa italiana moderna. Esso chiama in causa insieme la questione della lingua e la questione del romanzo. La tradizione italiana è caratterizzata da una tradizione scritta prestigiosa ma lontana dalla lingua parlata, che fino agli anni Cinquanta era soprattutto il dialetto. D’altro canto il romanzo deve necessariamente usare una lingua comunicativa, capace di raggiungere un pubblico ampio. Come spiega Enrico Testa, nel fondamentale "Lo stile semplice" (1997), la “mimesi letteraria del registro orale della lingua” è un fatto centrale nella più ampia vicenda della costruzione di una lingua narrativa moderna. Punteremo sul decisivo periodo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la simulazione del parlato si diffonde in modo massiccio, in coincidenza con le trasformazioni profonde di tutta la società italiana. Attraverso autori come Moravia, Pasolini, Testori, Mastronardi vedremo come non si tratti solo di un fenomeno linguistico, ma di una scelta strategica, che chiama in causa le strutture portanti della narrazione
“il passo di Lazzaro era buono anche per noi”: La ciociara di Alberto Moravia
Il romanzo "La ciociara" è, contro le prime apparenze, una delle opere più autobiografiche di Moravia. D''altro canto, la costruzione di un narratore in prima persona popolare e femminile marca una distanza evidente fra la voce narrante e l''autore. Sulla linea già intrapresa nei "Racconti romani", Moravia prova con "La ciociara" una strategia di mimesi del parlato molto più marcata di quella, assai moderata, attuata con la lingua di "La romana", pure caratterizzata da un narratore popolare femminile. In "La ciociara" assistiamo a una dinamica in cui il generico abbassamento stilistico e la più specifica mimesi del parlato si appoggiano a una pervasiva presenza del dialetto: che è però un dialetto romano, non ciociaro (salvo rarissimi casi, sempre segnalati e chiariti). La dialettalità del linguaggio della narratrice Cesira è moderata ma costante, e si realizza a vari livelli: lessicale, fraseologico, sintattico. In molti casi però abbiamo piuttosto segnali di ridondanza e/o di irregolarità più genericamente caratteristici del parlato. D''altro canto, alla propria ostentata ignoranza Cesira affianca una non meno vistosa tendenza alla sentenziosità, a una saggezza che, pur provenendo da un narratore poco autorevole, non smette di apparire carica di umana verità. Proprio su questo terreno si realizza ancora quello che si può chiamare il paradosso di Cesira: da un lato, infatti, il suo praticismo non smette di colorarsi di opportunismo bottegaio e qualunquistico; ma, contemporaneamente, fra le righe del suo discorso traspaiono, in modo non equivoco, il criticismo e il laicismo di Moravia stesso
I paradossi di Cesira : la saggezza di un narratore inattendibile
Il romanzo La ciociara è, a dispetto delle apparenze, una delle opere più autobiografiche di Moravia. Tuttavia l’uso di un narratore in prima persona popolare e femminile marca una distanza evidente fra la voce narrante e l’autore. Sulla linea già intrapresa nei Racconti romani, Moravia prova con La ciociara una strategia di mimesi del parlato molto più marcata di quella attuata con La romana, pure caratterizzata da un narratore popolare femminile. La ciociara mostra una dinamica linguistica in cui il generico abbassamento stilistico e la più specifica mimesi del parlato si appoggiano a una pervasiva presenza del dialetto: che è però un dialetto romanesco, non ciociaro (salvo rarissimi casi, sempre segnalati e chiariti). La dialettalità del linguaggio della narratrice Cesira è moderata ma costante, e si realizza a vari livelli: lessicale, fraseologico, sintattico. Alla propria ostentata ignoranza Cesira affianca però una non meno vistosa tendenza alla sentenziosità, a una saggezza che, pur provenendo da un narratore poco autorevole, non smette di apparire carica di umana verità. Proprio su questo terreno si realizza ancora quello che si può chiamare il paradosso di Cesira: da un lato, infatti, il suo praticismo ha evidenti tratti di opportunismo bottegaio e qualunquistico; ma, contemporaneamente, fra le righe dei suoi discorsi traspaiono, in modo non equivoco, il criticismo e il laicismo di Moravia stesso.Moravia’s novel La ciociara, despite the appearences, is one of his most autobiographical works. However, the use of a popular and feminine first person narrator underscores an evident distance from the narrating voice and the author. Keeping the choice already started in Racconti romani, in La ciociara Moravia tries a strategy of imitation of the spoken language much more emphasized than in La romana, where we also find a popular and feminine narrator. La ciociara shows a linguistic dynamics where the general stylistic lowering and the more specific imitation of the spoken language is built on a pervasive presence of the dialect: but this dialect is “romanesco”, not “ciociaro” (apart from very rare examples, always indicated and explained). Narrator Cesira’s linguistic dialectality, moderate but constant, is built at different levels: lexical, phraseological, syntactic. Cesira is evidently ignorant, but she has a very apparent tendency to say moral maxims and show a wisdom full of human truth, even if coming from a not authoritative narrator. What we can call Cesira’s paradox is built just on this ground: from one side, indeed, she’s too practical, opportunistic, shopkeeperminded and apolitical; but, in the same time, we can find, between the lines of her discourse, Moravia’s critical and lay attitude
La letteratura come nostalgia della vita : Retablo di Vincenzo Consolo
Anche se lo stesso Vincenzo Consolo ha definito la propria letteratura “palinsestica”, inducendo qualche sospetto di formalismo, egli è sempre uno scrittore profondamente etico, che muove dalla percezione dello scarto radicale fra le parole e la realtà, che pure la letteratura vorrebbe cambiare. Il romanzo Retablo porta all’estremo la tensione fra un acuto pessimismo e una mai perduta capacità di gustare la vita e di riaffermare le ragioni della vitalità. Opera coerente e compatta, Retablo pone, fin dal titolo, il problema del rapporto fra rappresentazione e realtà, e fra parola e immagine: non a caso uno dei protagonisti, il narratore principale, si chiama Fabrizio Clerici, come il pittore autore delle illustrazioni. Inoltre, la pluralità dei narratori del romanzo mette in scena diversi punti di vista e dunque diverse percezioni della realtà. Per altri versi, Retablo evoca continuamente la drammatica ambivalenza della vita e della Storia, contrapponendo situazioni idilliache a violenze e orrori. La scrittura e l’arte sono possibili solo quando ci si distacca dalla vita: ma hanno senso solo se continuano a rimandare alla vita.Although Vincenzo Consolo himself defined his literature “palympsestic”, inducing some suspicion of formalism, he is always a profoundly ethical writer, moving from the perception of the radical gap between words and reality, which literature would also like to change. The Retablo novel raises the tension between acute pessimism and a never-ending ability to enjoy life and reaffirm the reasons for vitality. Comprehensive and compact work, Retablo poses, just from the title, the problem of the relationship between representation and reality, and between word and image: not by chance one of the protagonists, the main narrator, is called Fabrizio Clerici, as the painter author of the illustrations. In addition, the plurality of novel narrators poses different perspectives and there-fore different perceptions of reality. In other respects, Retablo constantly evokes the dramatic am-bivalence of life and history, contrasting idyllic situations with violence and horror. Writing and art are only possible coming out of life: but they only make sense if they keep sending us back to life
Bianciardi narrato
Luciano Bianciardi è figura emblematica della formazione intellettuale tra secondo dopoguerra e albori degli anni settanta, ma la ricezione della sua opera è stata spesso influenzata dai modi in cui il "personaggio Bianciardi" è stato rappresentato da altri scrittori
Metastatic Renal Cell Carcinoma Presenting as a Paranasal Sinus Mass: The Importance of Differential Diagnosis
Metastases in the paranasal sinuses are rare; renal cell carcinoma is the most common cancer that metastasizes to this region. We present the case of a patient with a 4-month history of a rapidly growing mass of the nasal pyramid following a nasal trauma, associated with spontaneous epistaxis and multiple episodes of hematuria. Cranial CT scan and MRI showed an ethmoid mass extending to the choanal region, the right orbit, and the right frontal sinus with an initial intracranial extension. Patient underwent surgery with a trans-sinusal frontal approach using a bicoronal incision combined with an anterior midfacial degloving; histological exam was compatible with a metastasis of clear cell renal cell carcinoma. Following histological findings, a total body CT scan showed a solitary 6 cm mass in the upper posterior pole of the left kidney identified as the primary tumor. Although rare, metastatic renal cell carcinoma should always be suspected in patients with nasal or paranasal masses, especially if associated with symptoms suggestive of a systemic involvement such as hematuria. A correct early-stage diagnosis of metastatic RCC can considerably improve survival rate in these patients; preoperative differential diagnosis with contrast-enhanced imaging is fundamental for the correct treatment and follow-up strategy
Le pratiche del segno. Un'introduzione all'etnografia della scrittura
Si tratta dell'introduzione a un volume curato assieme a B. Turchetta dedicato alla etnografia della scrittura. Dopo aver sottolineato la rilevanza storica e culturale del fenomeno scrittura, ivi inclusa la sua importanza dal punto di vista letterario, il lavoro descrive la storia e gli obiettivi della nuova disciplina, nata in Italia durante gli anni Settanta grazie all'operato di G. R. Cardona in stretta collaborazione con paleografi ed epigrafisti, disciplina chiamata 'etnografia o antropologia della scrittura'. Ci si sofferma sulle caratteristiche semiotiche, tecniche e funzionali della 'grafosfera' con attenzione particolare per le scritture del mondo antico. Si descrivono gli aspetti simbolici, etnologici e sociologici della comunicazione grafica vista come un universo completamente autonomo rispetto a quello propriamente linguistico. Si presnetano, infine, i singoli lavori raccolti nel volume
Comments on organization and activity of ENT day hospital department: three years of experience
The authors deal with organizational and technical aspects concerning otorhinolaryngological day hospital's management. They explain purposes and reasons leading to the establishment of this sort of service; they analyse related problems and the adopted methodologies for simplifying admission procedures. They report a statistical survey regarding the period from May 1991 to May 1994, concerning surgical and medical operations, and instrumental diagnostic researches performed at the IV ENT Department of "La Sapienza" University of Rome. The statistical analysis concerning the 1526 patients sent to this department, shows the downright prevalence of surgical operations performed in operating room (52%). Ambulatory operations and instrumental diagnostic researches account respectively for 39.6% and for 29.3% of all hospitalizations. Among all surgery operations performed in operating room stand out the notice incidence of therapeutical and diagnostic microlaryngoscopies. The most frequent ambulatory operations were the removal of tracheal cannula (21%), while TC was the most frequent of all instrumental diagnostic researches. A careful selection of patients, on the basis of their general condiction, account for the low incidence of subjects not discharged within 24 hours. After having analyzed the survey's data, the authors underline advantages and finalities of day hospital: a shorter hospital stay, reduction of hospitalization's costs, and a larger related number of patients to be contented. Finally they hope that this sort of service will spread more
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