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    Expo 2015: Internet, giovani e nuove imprese per cambiare il volto di Milano

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    Internet può essere l'occasione per una rinascita dell'Expo2015. Si esaminano i meccanismi di partecipazione dei giovani all'evento

    Migliore sensibilità sensoriale nei non vedenti: mito o realtà?

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    Alcuni studi suggeriscono che la privazione di uno o più sensi (ad esempio, la vista) potrebbe aumentare la sensibilità degli altri sensi. Risultati contrastanti sono stati evidenziati, con alcuni autori che riportano che i soggetti non vedenti e ipovedenti mostrano una maggiore sensibilità olfattiva rispetto ai soggetti vedenti, mentre altri studi hanno mostrato una performance olfattiva comparabile. Non sono presenti in letteratura risultati riguardanti la percezione sensoriale dei soggetti non vedenti per altre modalità sensoriali, come il gusto e il tatto a livello della cavità orale. L'obiettivo è stato quello di confrontare la percezione sensoriale (gustativa, olfattiva e tattile nella cavità orale) tra soggetti non vedenti/ipovedenti e vedenti. Diciotto soggetti vedenti e quindici non vedenti/ipovedenti sono stati testati per la loro: a) capacità di identificare stimoli olfattivi (Test di Identificazione degli Odori con Sniffin' Sticks); b) capacità di riconoscere stimoli gustativi (Test delle Strisce Gustative) e c) valutazione della percezione tattile (filamenti di Von Frey). I risultati preliminari hanno rilevato una capacità comparabile di identificare gli stimoli olfattivi in entrambi i gruppi di soggetti. Allo stesso modo, non sono state riscontrate differenze tra i soggetti non vedenti/ipovedenti e i vedenti nel riconoscimento dei gusti. I soggetti non vedenti/ipovedenti sono risultati confrontabili al gruppo di controllo anche per quanto riguarda la percezione tattile orale. Questi risultati suggeriscono che la privazione visiva sembra non portare a differenze nella percezione sensoriale nell'olfatto, nel gusto e nella percezione tattile. In conclusione, sembra che, contrariamente alle credenze comuni, la compensazione tra i sensi nei soggetti non vedenti/ipovedenti non avvenga per nessuna delle modalità sensoriali indagate

    Interazioni multisensoriali : nuove strategie per contrastare l’obesità

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    Considerata la parziale inefficacia delle strategie fino a oggi utilizzate per contrastare l’obesità, specialmente in età pediatrica, risulta importante l’utilizzo di approcci innovativi al fine di ridurre l’insorgenza di questa patologia. Le preferenze alimentari e il gradimento, che sono tra i principali fattori che guidano le scelte e le abitudini dei consumatori, dipendono dall’interazione di molteplici modalità sensoriali, tra cui la vista, il gusto, l’olfatto e gli stimoli tattili. È ben noto, per esempio, come alcuni odori siano in grado di modificare le caratteristiche gustative percepite dal consumatore influenzandone, di conseguenza, le risposte edonistiche. Lo studio delle interazioni multisensoriali, pertanto, potrebbe avere importanti implicazioni per la messa a punto di nuove formulazioni alimentari sia a basso contenuto calorico sia gradite dal consumatore

    Insetti nel piatto: cosa ne pensa il consumatore?

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    La popolazione mondiale, che raggiungerà 9,6 miliardi di persone nel 2050, creerà una crescente domanda di proteine ​​animali che richiederà un aumento di prodotti alimentari e mangimi [1]. In questo contesto, molte specie di insetti possono essere considerati come candidati idonei per fornire proteine ​​animali sostenibili [2]. Più di duemila specie di insetti sono consumati in molte parti del mondo non solo per il loro valore nutritivo ma anche per il loro gusto [3]. Il consumo di proteine derivate da insetti in sostituzione a proteine ​​derivate da animali ha numerosi vantaggi; gli insetti, infatti, hanno un elevato indice di conversione dell’alimento in biomassa; sono onnivori (quindi possono essere allevati su diversi rifiuti organici); producono una piccola quantità di gas rispetto all’allevamento del bestiame convenzionale [4]; necessitano di poco spazio e scarsa acqua durante le fasi di allevamento; il loro valore nutritivo è da tempo riconosciuto [5]. Tuttavia, la predisposizione al consumo di tali risorse in molti paesi occidentali rimane uno dei maggiori ostacoli all'adozione degli insetti come fonti di proteine ​​[6]. Ci sono pochi esempi di piatti tradizionali a base di insetti che vengono consumati in Italia, tra questi il formaggio sardo "caso marzu"[7]. Questo perché nelle società urbane e occidentali, gli insetti vengono mangiati raramente e il loro consumo è percepito come disgustoso [8]. Il disgusto gioca un ruolo importante nel rifiuto alimentare delle persone. Come per le altre emozioni, le origini del disgusto sono radicate nella propria cultura. La cultura alimentare, infatti, definisce le regole di ciò che è commestibile e cosa non lo è. Nelle società occidentali, gli insetti sono stati raramente considerati una fonte di cibo commestibile. Di conseguenza, essi vengono respinti perché sono considerati “impuri” e rischiosi per la salute [9]. Da un punto di vista evolutivo, quando un nuovo prodotto alimentare è introdotto in una cultura induce sentimenti di paura e di rifiuto. La neofobia alimentare, definita come la paura e l'avversione di nuovi alimenti, riduce la predisposizione dei soggetti di integrare gli insetti nella dieta [10]. Uno dei fattori che può essere utilizzato al fine di migliorare la predispozione dei soggetti a introdurre un cibo nuovo nella propria dieta è l’esposizione ad esso. L'esposizione, infatti, aumenta la familiarità nei confronti di uno stimolo riducendo in tal modo le reazioni neofobiche [11]. Inoltre, anche l'informazione ha ruolo importante sull’accettabilità dei consumatori verso nuovi prodotti [12]. Informazioni sui benefici ecologici e nutrizionali conseguenti all’utilizzo di insetti come mangimi e alimenti potrebbero essere utilizzati per promuoverne l’utilizzo. Sulla base di questi presupposti, l’obiettivo dello studio svolto dal gruppo di ricerca di Sensory and Consumer Science dell’Università degli Studi di Milano, è stato quello di valutare la propensione al consumo di insetti (sia nell’alimentazione umana sia in quella animale) e di indagare quali siano i principali fattori (ad esempio, i fattori socio-demografici, la neofobia alimentare e l’attitudine verso la sostenibilità) che maggiormente influenzano la disponibilità dei soggetti a utilizzare questa fonte di cibo alternativo. Il secondo obiettivo dello studio è stato quello di indagare l’influenza delle informazioni sulla volontà di assaggiare gli insetti e la loro accettabilità. Un totale di 341 adulti sono stati invitati a compilare un questionario sulla loro predisposizione di adottare gli insetti come alimenti. Un sottogruppo di consumatori ha partecipato a una valutazione edonica visiva di alimenti a base di insetti, prima e dopo aver ricevuto le informazioni sui benefici ambientali e nutrizionali derivanti dal consumo di insetti. I risultati hanno mostrato che i consumatori italiani non sono pronti ad introdurre gli insetti nella loro dieta. Tuttavia, è stato osservato un importante trend positivo per quanto riguarda il loro uso come mangime. I principali fattori che influenzano la disponibilità dei consumatori italiani di adottare gli insetti come alimenti e mangimi sono: età, sesso, background culturale e neofobia alimentare. Innanzitutto, l’appartenenza all’ambiente universitario, quindi l’informazione e l’essere in un ambiente di continua ricerca, influenza moltissimo l’opinione del consumatore in questione. Infatti, le persone interne all’università hanno mostrato una mentalità più consapevole e più disposta a considerare l’insetto come alimento della propria dieta e nella dieta degli animali negli allevamenti. Inoltre, le donne sembrano essere predisposte ad introdurre gli insetti in mangimistica ma non mostrano una propensione al consumo umano. I giovani maschi risultano accettare l’idea meglio delle donne. Il consumatore neofobico ha nettamente più difficoltà ad accettare l’eventualità che gli insetti possano essere introdotti tra gli alimenti di uso comune e manifestano chiara diffidenza. La valutazione relativa al gradimento non informato (blind) ha evidenziato che gli alimenti a base di insetti hanno ricevuto punteggi di gradimento molto bassi. In particolare, gli alimenti maggiormente graditi sono stati quelli categorizzati come “dolci”. Confrontando le medie di risposta assegnate dai consumatori prima di ricevere l’informazione, con quelle assegnate in seguito ad essa, si nota un leggero aumento del gradimento. Questo dimostra che, sebbene si tratti di differenze talvolta minime, l’informazione gioca un ruolo molto importante nell’influenzare il giudizio del consumatore. Per quel che riguarda l’aspetto esteriore, emerge una maggiore preferenza nei confronti degli alimenti nei quali la presenza dell’insetto è nascosta o mascherata. In conclusione, le informazioni sui benefici ambientali e nutrizionali associati al consumo di insetti hanno avuto un effetto marginale ma positivo sulla loro accettabilità visiva. Campagne di sensibilizzazione e di informazione da parte delle autorità competenti, potrebbero quindi aiutare ad aumentare la propensione all’utilizzo degli insetti in ambito alimentare. Riferimenti bibliografici 1.United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division, 2013. 2.Rumpold BA, & Schlüter OK (2013) Potential and challenges of insects as an innovative source for food and feed production. Innov Food Sci Emerg 17:1–11. 3.DeFoliart GR (1997) An overview of the role of edible insects in preserving biodiversity. Ecol Food Nutr 36 (2–4):109–132. 4.Oonincx DGAB, van Itterbeeck J, Heetkamp MJW, van den Brand H, van Loon JJA, van Huis A (2010) An exploration on greenhouse gas and ammonia production by insect species suitable for animal or human consumption. PLoS ONE 5(12): 1-7. 5.Rumpold BA, & Schlüter OK (2013) Nutritional composition and safety aspects of edible insect. Mol Nutr Food Res 57:802-823. 6.van Huis A (2013) Potential of insects as food and feed in assuring food security. Annu Rev Entomol 58, (1):563–583. 7.Laureati M, Proserpio C, Jucker C, Savoldelli S. New sustainable protein sources: consumers’ willingness to adopt insects as feed and food. Submitted to Ital J Food Sci. 8. Nonaka K (2009) Feasting on insects. J Entomol Res 39:304–312. 9.Hartmann C, Shi J, Giusto A, Siegrist M (2015) The psychology of eating insects: A cross-cultural comparison between Germany and China. Food Qual Prefer 44:148-156. 10.Verbeke W (2015) Profiling consumers who are ready to adopt insects as a meat substitute in a Western society. Food Qual Prefer 39:147–155. 11.Laureati M, Bergamaschi V, & Pagliarini, E (2015) Assessing childhood food neophobia: Validation of a scale in Italian primary school children. Food Qual Prefer 40:8-15. 12.Laureati M, Jabes D, Russo V, & Pagliarini (2013) Sustainability and organic production: How information influences consumer’s expectation and preference for yogurt. Food Qual Prefer 30(1):1–8

    Preparation and crystal structure of a selenoantimonate [Fe(en)3][enH]SbSe4

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    Low temperature synthesis has produced a new selenoantimonate, [Fe(en) 3][enH]SbSe 4 (I). Crystals of I were grown at 160°C in ethylenediamine solution. Compound I crystallizes in triclinic crystal system, space group P-1 (no. 2), with unit cell constants a = 8.916(2) Å, b = 9.679(2) Å, c = 14.345(4) Å, α = 104.71(3)°, β = 92.51(2)°, γ = 110.14(2)°, V = 1112.4(5) Å 3 and Z = 2. Structural refinement using 2850 reflections (F o > 4((F o)] and 204 variables resulted in 0.04 for R1 and 0.06 for wR2. I contains molecular Zintl anions (SbSe 4) 3- and metal coordination complex [Fe(en) 3] 2+ and [enH] + cations. The metal complex is present with 72% as lel 2ob conformer and 28% as lel 3 conformer

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Self-assembly of three cationic silver(I) coordination networks with flexible bis(pyrazolyl)-based linkers

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    Three new cationic silver(I) coordination polymers, {[Ag(mu-bpmb)](SO3CF3)}n (1), {[Ag(mu-bdb)1.5] (SO3CF3)}n (2) and {[Ag(mu-bpb)2](NO3)}n (3), with flexible 1,4-bis[(pyrazolyl)methyl]benzene (bpmb), 1,4-bis[(3,5-dimethylpyrazolyl)methyl]benzene (bdb), and 1,4-bis(pyrazolyl)butane (bpb) have been prepared at room temperature by the solvent layering method. The three compounds were characterized by FT-IR spectroscopy, PXRD, elemental analyses and single-crystal X-ray diffraction. Compound 1 is a highly undulated polymeric 1D chain in which the silver ions adopt a linear geometry, coordinating two bpmb linkers. Compounds 2 and 3 are both 2D coordination polymers with their silver atoms being three and four coordinated, and resulting in 6^3-hcb and 4^4-sql underlying net topologies, respectively. The flexible bispyrazolyl ligands display various conformations in the solid state, causing the formation of different Ag. . .Ag separations in the polymeric structures
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