1,720,974 research outputs found
“Dirsi lesbica oggi? Lesbofobia nei media italiani tra indicibilità e invisibilità”
Se storicamente le lesbiche sono state quasi interamente assenti, patologizzate e marginalizzate nella rappresentazione discorsiva pubblica, in tempi più recenti si è assistito ad una loro maggiore presenza in TV e in riviste di larga diffusione. Negli ultimi dieci anni infatti sono usciti diversi romanzi e film che includono rapporti tra donne. Tuttavia, tale maggiore visibilità non ha portato ad una maggiore dicibilità dell’identità lesbica, poiché le relazioni tra donne continuano ad essere associate a comportamenti patologici, alla malattia e a diverse forme di abiezione; inoltre, le loro relazioni sono quasi sempre puntualmente destinate a fallire. Allo stesso tempo, in tempi recenti alcuni personaggi mediatici femminili che sono in una relazione con altre donne hanno finalmente iniziato a sviluppare un certo livello di apertura riguardo alla loro sessualità. Però in molti casi esse rifiutano di definirsi e di essere definite ‘lesbiche’. Questo accade perché siamo andati oltre le etichette identitarie? O si tratta di una forma di lesbofobia interiorizzata che si attualizza nella negazione linguistica che diventa a sua volta una forma di autonegazione identitaria? In ogni caso, si tratta di un fenomeno in costante crescita, che indica che il termine ‘lesbica’ porti con sè ancora un forte stigma socio-culturale, oltre che strettamente linguistico. In questo articolo esploro tali questioni in relazione all'evoluzione della figura della lesbica nel cinema, nella letteratura e nei media contemporanei
Il progetto e l'architettura della città
Il saggio conduce una riflessione sul progetto di architettura e sulle condizioni necessarie per ricostruire l'identità della modernità urbana. Ridestando la memoria del luogo, interpreta le tensioni derivanti dalle contraddizioni linguistiche all'interno di un nuovo e complesso sistema di significati
Piero Bottoni ed Enrico Griffini. Il disegno della casa popolare
Ridisegnare l’architettura è senza alcun dubbio una delle "modalità" della critica poiché arricchisce e interpreta i significati delle parole scritte sull'architettura che molto spesso, o per le analogie o per i rimandi, si allontanano dal "corpo" architettonico studiato. Questo breve testo analizza uno degli edifici realizzati in occasione della V Triennale di Milano del 1933, episodio che la storiografia ha indagato soffermandosi più su alcuni padiglioni che su altri anche se, è pur vero, Giò Ponti, nel 1933, ha dedicato ad esso alcuni numeri monografici di «Domus» per divulgare l'evento in tutte le sue manifestazioni.
Per tali motivi, allora, il disegno è lo strumento capace di ampliae le informazioni sulle architetture demolite che vennero in quel momento documentate con poche foto e qualche immagine di grafici
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Unioni civili, matrimoni omosessuali e diritto alla genitorialità. Una prospettiva pedagogica
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
- …
