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Linea Bio - Modellazione dei Bioretatori attivabili
Obiettivo finale del lavoro che svolge il ruppo coordinato dal Prof. Pirozzi è quello della messa a punto di uno strumento matematico in grado di modellare i processi fisici, chimici e biologici che possono determinarsi all’interno del Bioreattore Attivabile, nonché di stimare la quantità e la composizione dei prodotti finali, sia residui che di risulta, derivanti dalle suddette trasformazioni. A titolo di esempio, tra i processi fisici che verranno simulati si citano quelli di addensamento dei rifiuti nonché quelli di trasporto delle acque in seno all’ammasso di solidi abbancati nel Bioreattore. Fra i processi chimici che verranno simulati, si citano quelli di solubilizzazione nelle acque delle sostanze contenute nei rifiuti, mentre relativamente ai processi biochimici saranno valutate le reazioni di decomposizione delle frazioni biodegradabili. Lo strumento che verrà messo a punto consentirà di seguire l’evoluzione dei diversi processi che verranno presi in esame, nonché le variazioni che si determineranno sui prodotti residui o di risulta al variare del parametri dai quali essi sono maggiormente influenzati ed, in primis, al variare della composizione del rifiuto abbancato nel Bioreattore e delle condizioni ambientali che si instaurano in quest’ultimo
I Processi di innovazione nelle organizzazioni sanitarie
ABSTRACT
Il lavoro ha avuto lo scopo di affrontare il tema dell’innovazione nelle organizzazioni sanitarie. Attesa l’ampiezza del tema da trattare, è stato necessario, nel paragrafo Introduttivo, procedere ad un’opportuna illustrazione del contesto nel quale vengono erogati i servizi sanitari, individuando le istituzioni ed i fenomeni complessivi, di natura politica e socioeconomica, che influenzano dall’esterno le organizzazioni sanitarie.
Dopo l’individuazione del contesto si è proceduto alla mappatura del campo teorico che è sotteso all’oggetto dello studio. In seguito, si è proceduto alla progettazione di uno strumento di misura che consentisse di gestire e controllare i fenomeni innovativi all’interno delle organizzazioni sanitarie. Questo step è stato realizzato approntando un modello di misura e di gestione delle performance, finanziarie e non finanziarie, e del Capitale Intellettuale, nelle organizzazioni sanitarie. L’integrazione dei due ambiti concettuali, performance e Capitale Intellettuale, in un solo modello di misura, rappresenta uno dei risultati maggiormente rilevanti emersi durante il presente lavoro. Questo è dovuto sia all’originalità del modello e sia ai potenziali vantaggi eventualmente derivanti dal suo utilizzo nelle organizzazioni sanitarie (Pirozzi e Ferulano, 2016) .
Infine, sono stati compiuti approfondimenti su tre temi specifici, sostanziati in altrettate pubblicazioni: Assicurazioni sanitarie private (ASP) (Pirozzi e Saggese, 2015) , Appropriatezza e comportamento medico nel processo diagnostico e trattamento clinico (Bobbio e Pirozzi, 2014) ed, infine, Creatività ed improvvisazione in chirurgia generale e d’urgenza (Leone, Pirozzi, Sicca, 2014) . Per ultimo, si è delineato una domanda di ricerca relativa all’analisi dell’eventuale rapporto causale tra le performance del processo diagnostico e l’innovazione organizzativa, traguardando quest’ultima attraverso la dimensione dinamica del Capitale Intellettuale .
La presente tesi è stata organizzata in cinque parti: una parte introduttiva, tre capitoli ed una parte conclusiva.
Nella parte introduttiva si è delineato il contesto, di natura economica, sociale e politica, nel quale le organizzazioni sanitarie operano. Durante questa trattazione sono stati individuati i macro processi, endogeni ed esogeni, rispetto alla realtà nazionale, che direttamente o indirettamente influenzano la vita ed il funzionamento delle organizzazioni oggetto di questo lavoro. Molti di questi processi, pur influenzando le organizzazioni sanitarie ed i processi innovativi che le attraversano, restano ampiamente fuori del controllo sia degli operatori e del management sanitari e sia dei cittadini-utenti.
Nel Capitolo 1. Innovazione – Framework teorico, si è fornita un’identificazione descrittiva del campo teorico relativo all’Innovazione, attraverso una review della letteratura prodotta dagli studiosi in questo settore. In particolare, si è prodotta una descrizione dei tre aspetti nei quali l’innovazione emerge e si manifesta, cioé l’innovazione di prodotto/servizio, l’innovazione tecnologica e quella, infine, organizzativa. Circa l’innovazione organizzativa, sono state prodotte alcune interessanti osservazioni sui tre sotto-campi di studio che la caratterizzano e la descrivono completamente:
1. Organizational Design;
2. Organizational Change & Adaptation;
3. Organizational Cognition & Learning.
In particolare, tali osservazioni hanno riguardato due fra le diverse potenziali sovrapposizioni previste da Lam (2004). La prima sovrapposizione riguarda i sotto-campi di studio: (1) Organizational Design e (2) Organizational Change & Adaptation; la seconda sovrapposizione riguarda i sotto-campi (3) Organizational Cognition & Learning e (2) Organizational Change & Adaptation. Quest’ultima sovrapposizione, inoltre, è stata messa in relazione con la possibilità di un futuro studio, relativo al processo di miglioramento del processo diagnostico, eventualmente attuato facendo leva sul Capitale Intellettuale e sulla dimensione dinamica di quest’ultimo (Stam, 2010; Kianto, 2007).
Nel Capitolo 2 – Innovazione & Organizzazioni Sanitarie, si è mappato il terreno di studio individuando un modello che descrive le diverse connotazioni dell’innovazione in questo tipo d’organizzazioni. Il modello che è stato considerato, in prima istanza, è quello di Omachonu ed Einspruch (2010), procedendo ad una sua opportuna modifica, per adattarlo alla realtà del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Questo adattamento è stato realizzato integrando il modello di riferimento con dimensioni aggiuntive quali la Sostenibilità Economica e Fiscale del SSN, e sostituendo la “generazione dei profitti” con il “Controllo del Budget”.
Nell’ambito del secondo capitolo si è fornita una descrizione generale, anche se ai fini del presente lavoro può essere, a ben vedere, considerata esaustiva, sia del mercato dei servizi sanitari e sia dello stato attuale del SSN.
Ed ancora, nel Capitolo 2 si è presentato il modello integrato INM (Integrated New Model) dedicato alla misura e gestione delle performance e del Capitale Intellettuale di un’organizzazione sanitaria. L’originalità ed il valore intrinseco di questo modello sono testimoniati dalla pubblicazione, in lingua inglese, ottenuta sulla rivista Journal of Intellectual Capital (Pirozzi e Ferulano, 2016). Il modello INM è di particolare rilievo, poiché consente, se opportunamente specializzato nei suoi parametri ENABLERS e RISULTATI, di realizzare la gestione e controllo di temi specifici, legati sia alle conoscenze e sia al comportamento del Personale specialistico. Le potenzialità del modello INM qui riferite sono state ottenute grazie all’integrazione, nel modello medesimo, della misura e gestione del Capitale Intellettuale, espresso attraverso le sue componenti elementari: Capitale Umano, Strutturale e Relazionale.
Nel Capitolo 3 sono stati illustrati la natura del processo che caratterizza la diffusione delle innovazioni ed i fattori che la influenzano. Inoltre, sono stati prodotti alcuni approfondimenti specifici ed, in ogni modo, integrati nell’impianto complessivo del lavoro poichè legati a particolari processi di cambiamento organizzativo e, quindi, a fenomeni innovativi.
Nella parte conclusiva, sono stati evidenziati i principali risultati emersi nel corso dello studio e gli obiettivi raggiunti. Sono stati prodotti, inoltre, alcuni schemi concettuali che sintetizzano l’impostazione generale ed il flusso logico del lavoro (Fig. 1 – Flusso logico del lavoro, Fig. 3 – Impianto complessivo del lavoro, sviluppato durante il corso di Dottorato.
Per ultimo, si è proceduto alla validazione del lavoro svolto. Questa fase di verifica è stata operata analizzando il livello di copertura funzionale raggiunto, attraverso i risultati consolidati (testo tesi + pubblicazioni), rispetto al progetto complessivo sotteso al percorso di Dottorato (Fig. 4 – Fasi logiche dell’approccio metodologico, Fig. 5: Validazione funzionale del lavoro.
La verifica della copertura funzionale e, quindi, la validazione del lavoro, è stata realizzata raffrontando lo schema progettuale (Figura 2 - Impianto complessivo del lavoro) sia con la presente tesi di Dottorato, e sia con l’insieme delle pubblicazioni prodotte nel corso dei tre anni di studio (rif. parag. Pubblicazioni).
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Sistemi MBR nel contesto dell’evoluzione tecnologica e normativa per il rispetto dei limiti allo scarico e il riuso delle acque reflue.
La scelta del ciclo di trattamento rappresenta la prima, e
probabilmente più delicata, opzione della procedura che porta alla
redazione del progetto di un impianto di trattamento delle acque e,
più in particolare, di un impianto di depurazione.
Essa è influenzata da numerosi fattori, sostanzialmente riconducibili alle seguenti categorie: le caratteristiche quali-quantitative del refluo (portata; inquinanti e relative concentrazioni); la morfologia e le caratteristiche ambientali del sito ove dell’impianto (a cominciare dall’estensione della superficie disponibile); l’organizzazione e le risorse della struttura deputata a presiedere alla gestione ed all’esercizio dell’opera; la tipologia e la sensibilità del corpo idrico ricettore nonché il livello di salvaguardia per esso desiderato e le modalità di scarico nello stesso dell’effluente depurato; i sistemi di smaltimento del fango; l’eventuale possibilità di riutilizzo del refluo trattato e, comunque, le disposizioni normative che ne disciplinano la qualità; il livello tecnologico delle soluzioni tecniche (di processo e impiantistiche) adottabili.
Negli ultimi anni sono stati soprattutto i fattori attinenti alle ultime tre categorie quelli in cui si sono avute le più importanti novità,
determinando ripercussioni sui criteri alla base della scelta del ciclo
di trattamento secondo un rapporto consequenziale di causa-effetto.
Nel lavoro, dopo brevi ricapitolazioni dell’evoluzione che ha avuto
la normativa nel nostro Paese e dei progressi tecnologici che hanno interessato i principali processi depurativi, in particolare biologici, si valuta la loro influenza sulla scelta del ciclo di
trattamento, considerando i casi sia di impianti da realizzare ex-novo, che di quelli da sottoporre ad interventi di potenziamento e/o adeguamento
L'art. 2 della Costituzione e i diritti inviolabili
Il saggio analizza le principali questioni problematiche che, a distanza di molti decenni dall’entrata in vigore della Carta, il disposto dell’art. 2 ancora pone agli interpreti. Tra esse assumono peculiare rilievo il senso da attribuire alla prescritta inviolabilità dei diritti dell’essere umano e l’individuazione dei diritti inviolabili cui la previsione costituzionale fa riferimento. Inoltre, a partire da una valutazione critica di taluni indirizzi interpretativi dell’art. 2 Cost., genericamente espansivi del novero dei diritti inviolabili, lo scritto propone una lettura alternativa che comunque permetta di addivenire a riconoscere protezione a esigenze emergenti dalla società o non espressamente menzionate dalla Carta (c.d. nuovi diritti)
Ingegneria delle Bioconversioni (corso di)
Il corso di Ingegneria delle Bioconversioni si colloca idealmente a valle del corso di Principi di Ingegneria Biochimica, ed è rivolto a studenti che già possiedano nozioni fondamentali di enzimologia e biologia cellulare.
La prima parte del corso offre allo studente gli strumenti qualitativi e quantitativi per descrivere l’estrema complessità dei sistemi biochimici attraverso modelli matematici di ragionevole semplicità, in grado di combinare la descrizione di ciò che avviene all’interno delle cellule (sistema biotico) e dell’interazione di queste ultime con l’ambiente esterno (sistema abiotico), tenendo conto dei complicati meccanismi di trasporto e dei sistemi di miscelazione che influenzano questi processi. L’individuazione dei fattori critici di ciascun sistema verrà effettuata fornendo un quadro generale delle costanti di tempo, di grandezza estremamente differente, che caratterizzano i vari aspetti dello sviluppo microbico. I modelli matematici trattati verranno applicati alle configurazioni reattoristiche maggiormente diffuse nel campo dell’industria biochimica.
La seconda parte riguarderà la descrizione di alcuni processi biochimici di particolare interesse industriale. Insieme ai processi industriali più tradizionali, verranno trattati sistemi biochimici di più recente sviluppo, come quelli basati sull’impiego di cellule vegetali ed animali. Esempi di applicazione di un software facilmente comprensibile (MathCad) verranno forniti allo studente, in modo da facilitare la comprensione dei fattori che determinano la scelta della configurazione reattoristica e delle condizioni operative ottimali per ciascuno dei processi trattati
Recenti sviluppi nei processi di trattamento biologici
I sistemi di trattamento che sfruttano l’azione dei microrganismi rivestono, come è noto, un ruolo fondamentale nel campo della depurazione delle acque reflue, essendo ad essi demandato, molto spesso, il più elevato contributo percentuale in termini di rimozione delle sostanze inquinanti. La loro più antica e tradizionale applicazione riguarda, certamente, la trasformazione della sostanza organica biodegradabile disciolta e sospesa contenuta nelle acque di scarico domestiche, dalle quali contribuiscono a rimuovere, in misura talvolta molto significativa, anche: i solidi sospesi non sedimentabili, per effetto dei meccanismi di cattura ed inglobamento all’interno degli aggregati microbici che si formano nelle unità di processo; i nutrienti, quali azoto e fosforo, grazie all’azione di particolari specie microbiche; di specifici composti organici, spesso presenti in tracce nella corrente idrica influente. Il ricorso a sistemi biologici si è molto diffuso, tuttavia, anche per il trattamento di acque reflue provenienti da attività produttive, sia nel caso, potrebbe dirsi ovvio, di quelle particolarmente ricche di sostanze organiche (si considerino, ad esempio, gli scarichi di allevamenti zootecnici o quelli di industrie di trasformazione di prodotti agricoli), sia nel caso, certamente meno ovvio, di acque contenenti composti inorganici, talvolta neanche direttamente biodegradabili. Nel lavoro l’attenzione viene posta all’applicazione di sistemi biologici finalizzati alla rimozione dalle acque reflue di composti nutrienti, facendo esclusivamente riferimento ai sistemi a colture sospese, in quanto, come si dirà, maggiormente consolidati per le sopra specificate applicazioni. Relativamente ai composti a base di azoto, fosforo e zolfo, nel seguito, in maniera sintetica vengono: evidenziati i problemi connessi al loro sversamento nei corpi idrici ricettori; riportate le trasformazioni a cui essi sono soggette ad opera dei microrganismi; illustrate le configurazioni impiantistiche più frequentemente applicate per la loro rimozione dalle acque
Il trattamento delle acque reflue urbane ed industriali mediante sistemi MBR: indagini sperimentali ed applicazioni modellistiche
Tra i sistemi di depurazione per via biologica che, negli ultimi anni, hanno riscosso maggior interesse vi è, senza dubbio, quello denominato MBR (Membrane Biological Reactor), costituito, in sintesi, dall’accoppiamento di un sistema biologico a fanghi attivi con un sistema di filtrazione su membrana per la separazione della biomassa. Gli MBR presentano indubbi vantaggi, in termini sia di elevata qualità dell’effluente depurato che di ridotti ingombri planimetrici e volumetrici, che li rendono particolarmente adatti in molte situazioni, quali quelle ove si rende necessaria l’attuazione di interventi di adeguamento e/o potenziamento ai sensi del Decreto Legislativo 152/06, ovvero ove è richiesto il rispetto di standard di qualità idonei a consentire il riutilizzo dell’effluente depurato in ambito agricolo o all’interno del ciclo produttivo di processi industriali. Sebbene negli ultimi anni molte ricerche abbiano avuto ad oggetto gli MBR, ancora molti sono gli aspetti che necessitano di ulteriori approfondimenti. Mancano, ancora oggi, appropriati modelli matematici di simulazione del funzionamento del sistema, dal momento che quelli esistenti non tengono conto della specificità degli MBR rispetto alle configurazioni convenzionali, sostanzialmente dovuta alla differenti caratteristiche della biomassa che si sviluppa in assenza della fase di sedimentazione. In particolare, mancano informazioni adeguate sui valori che assumono i parametri cinetici e stechiometrici tipici delle reazioni biologiche. Allo stesso tempo, sono carenti le informazioni esistenti sulle caratteristiche di disidratabilità delle biomasse prodotte negli MBR, che possono influenzare, ovviamente, il dimensionamento delle fasi che costituiscono la linea fanghi. La scarsità di indicazioni riguarda anche il grado di inibizione dell’attività microbica determinato dalla presenza di metalli pesanti, la cui conoscenza può essere utile, invece, per stimare la concentrazione del metallo stesso che può essere tollerata nell’influente alla fase biologica. Ugualmente di poco conto risultano le informazioni sulle strategie che è possibile mettere in atto per operare il controllo dei processi che si sviluppano in un MBR, che sono, invece, di grande ausilio per assicurarne il corretto funzionamento e relativamente alle quali è avvertita l’esigenza di mettere a punto: metodologie idonee d’acquisizione dei dati on-line; algoritmi di controllo dei processi; procedure efficaci di ottimizzazione del processo biologico e del fouling. La disponibilità di tali strumenti potrà consentire di: massimizzare le prestazioni delle membrane; minimizzare i costi energetici; favorire il trasferimento dell’ossigeno; contenere gli elevati costi di investimento e di esercizio. Durante l’attività di ricerca condotta nei tre anni di dottorato dall'ing. Luca d'Antonio si è tentato di fornire un contributo al miglioramento del livello di conoscenza del funzionamento degli MBR, cercando di colmare, almeno in parte, le lacune sopra evidenziate. Tale fine è stato perseguito conducendo attività di diverso tipo: indagini sperimentali su due impianti pilota con differente tecnologia di filtrazione, allo scopo di poterne operare il raffronto; utilizzazione di due distinti modelli matematici, di cui il primo convenzionale, idoneo a simulare sistemi a fanghi attivi convenzionali, ed il secondo innovativo, specificamente messo a punto per il sistema MBR, in grado anche di correlare l’attività biologica allo sporcamento delle membrane; analisi di laboratorio, finalizzate sia alla stima dei parametri cinetici e stechiometrici della biomassa che alla caratterizzazione di quest’ultima dal punto di vista microbiologico e delle proprietà di disidratabilità. Il lavoro è articolato in sette diversi Capitoli. Il primo (Capitolo 1) contiene una sintetica descrizione degli MBR, mentre nel Capitolo 2 è illustrata la tecnica di misura dell’attività della biomassa nota come Respirometria, introducendone i fondamenti teorici e le possibili, seguenti utilizzazioni: identificazione dei parametri cinetici della biomassa; stima del potenziale inibitorio sull’attività batterica di una generica sostanza tossica; approfondimenti sulla produzione di SMP, specie in presenza di composti inibenti Nel Capitolo 3, vengono descritti i modelli di simulazione dei processi biologici, focalizzando l’attenzione, soprattutto, sul modello specificamente messo a punto per i sistemi MBR. Le problematiche connesse alla disidratabilità dei fanghi sono illustrate nel Capitolo 4, approfondendo, in particolare, le modalità maggiormente efficaci utilizzabili per condizionare i fanghi, ed in grado di incrementarne la velocità di disidratazione e di elevarne il tenore di secco ottenibile. Gli aspetti connessi alle modalità di descrizione della composizione della microfauna sono illustrati nel Capitolo 5, ove viene operata la classificazione degli elementi costitutivi dei protozoi e dei metazoi, al fine di poter correlare la microfauna dei fanghi all’efficienza depurativa. Nel Capitolo 6 sono descritti, nel dettaglio, gli impianti, le apparecchiature, le attrezzature e le modalità di esecuzione delle indagini sperimentali. Particolare enfasi è stata data: alla definizione delle caratteristiche degli impianti pilota; alle modalità di esecuzione delle prove respirometriche, di disidratabilità e di caratterizzazione microbiologica; alla illustrazione delle peculiarità del modello matematico innovativo messo a punto. Infine, nel Capitolo 7 vengono presentati e commentati tutti i risultati conseguiti nel corso della ricerca, che sono stati descritti nello stesso ordine già utilizzato nell’esposizione dei capitoli precedenti, a partire dall’analisi dei rendimenti depurativi forniti dagli impianti pilota fino ad arrivare alla descrizione degli esiti delle prove di disidratabilità e della caratterizzazione microbiologica
Procreazione medicalmente assistita e irrevocabilità del consenso della donna: obbligo illegittimo o obbligo-fantasma?
L’articolo si confronta con la questione dell’obbligo di impianto dell’embrione, derivante dalla irrevocabilità del consenso alla PMA successivamente alla creazione dell’embrione; irrevocabilità che l’art. 6, comma 2, della legge n. 40/2004 espressamente dispone nei confronti di entrambi i componenti della coppia (e quindi anche della donna) che ha avviato la metodologia procreativa assistita. In particolare, nello scritto si esaminano le ragioni che inducono a ritenere – contrariamente alle conclusioni raggiunte dalla Corte costituzionale nella sent. n. 161/2023 – tuttora vigente tale obbligo nei riguardi della donna e si propone un percorso argomentativo che avrebbe potuto (e dovuto) determinare la Corte, in quell’occasione, a dichiarare l’illegittimità costituzionale della norma
Contaminanti nelle acque smaltite sul suolo: effetti e tecniche di trattamento
La restituzione delle acque reflue all'ambiente naturale non sempre avviene con lo scarico diretto all'interno di un corpo idrico ricettore, essendo possibile, come ènoto, provvedere al loro smaltimento sul suolo o nel suolo.
Peraltro, l'attenzione nei riguardi di tale pratica si è andata diffondendo a seguito dell'emanazione, anche in Italia, di norme sul riutilizzo in ambito agricolo.
In tali circostanze, i composti residui all'interno delle acque reflue, ed in particolare i cosiddetti microinquinanti (ivi compresi quelli generati dai processi di
disinfezione condotti negli impianti), vengono a contatto con le diverse frazioni organiche ed inorganiche che costituiscono il terreno, alle quali possono rimanere
legati, con meccanismi di diversa natura e con forze di diversa intensità, che ne influenzano significativamente la cosiddetta mobilità. Peraltro, tali legami sono
funzione del tipo di contaminante, della storia e dell'età della contaminazione, oltre che delle proprietà chimico-fisiche del terreno, e sono assai differenziati caso per
caso, e difficilmente quantificabili o prevedibili su basi teoriche o comunque aprioristicamente.
È evidente che la mobilità dei contaminanti influenza fortemente il loro destino, potendone favorire la diffusione verso altre componenti ambientali (in primis, la
falda) oppure, al contrario, la permanenza sul suolo ed il successivo, eventuale, trasferimento verso le componenti biotiche su quest'ultimo viventi.
Alla luce di quanto detto, le attività dell'UO UniNA riguarderanno 3 principali aspetti, costituiti da: studio della mobilità e della biodisponibilità dei contaminanti
legati al terreno; esecuzione di analisi ecotossicologiche; verifica degli effetti sui microinquinanti dei sistemi di trattamento utilizzati negli impianti di depurazione, a
monte del recapito sul suolo o nel suolo.
Nella fattispecie, la mobilità verrà verificata attraverso prove di estrazione sequenziale, articolate in più fasi, in modo da riuscire a mobilitare, nel corso di ciascuna
fase, solo un'aliquota del contaminate, arrivando a definire, per essa, la tipologia di legame con la matrice solida. Le suddette prove di estrazione saranno effettuate
con riferimento soprattutto a contaminanti organici (in primis, antibiotici, bisfenolo A e surfattanti), ma anche inorganici (metalli), ed investigando classi di terreno
diverse per caratteristiche chimiche e fisiche, oltre che differenziate in termini di contenuto e storia della contaminazione, laddove nota. L'estrazione sequenziale sarà
effettuata su campioni di terreno sia non trattati che sottoposti in laboratorio a trattamenti di bonifica, per conoscere quale aliquota del contaminante si è riusciti a
mobilizzare ed eliminare a seguito dell'intervento, e quindi a definire la ridistribuzione dei legami del contaminante con le diverse componenti della matrice solida
dopo la bonifica. Su tutti i campioni, prima e dopo il trattamento, verranno simulati processi di invecchiamento.
Prima e dopo ciascuna fase dell'estrazione una parte del terreno sarà prelevato per essere sottoposto ad analisi ecotossicologiche. L'ecotossicologia, come è noto,
permette di determinare il destino e gli effetti dei contaminanti nei sistemi naturali con metodo scientifico, includendo approcci predittivi, stabilendo criteri
d'ecocompatibilità, e permettendo di effettuare valutazioni di pericolo e di rischio. A partire dai risultati si cercherà di trovare delle correlazioni con i dati ottenuti
dall'estrazione sequenziale, per individuare il legame tra mobilità ed ecotossicità.
Il terzo aspetto riguarderà l'individuazione delle trasformazioni indotte sui microinquinanti presenti nelle acque reflue in bassa concentrazione (in primis, antibiotici,
bisfenolo A e surfattanti) dai tradizionali sistemi di disinfezione (con bassi dosaggi di cloro e ozono oppure con raggi UV) nonché lo studio della rimozione a mezzo
di ozono e perossido di idrogeno di quelli che persistono dopo la disinfezione stessa
Analisi di Serie Storiche
Appunti tratti dalle lezioni del Corso Estivo di Statistica e Calcolo delle Probabilita' tenutosi a Rhemes Notre-Dame (Aosta) nel luglio 1996, organizzato dall'Istituto di Metodi Quantitativi dell'Universita' Bocconi di Milano
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