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    Mitochondrial DNA reveals genetic structuring of <i>Pinna nobilis</i> across the Mediterranean Sea

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    Pinna nobilis is the largest endemic Mediterranean marine bivalve. During past centuries, various human activities have promoted the regression of its populations. As a consequence of stringent standards of protection, demographic expansions are currently reported in many sites. The aim of this study was to provide the first large broad-scale insight into the genetic variability of P. nobilis in the area that encompasses the western Mediterranean, Ionian Sea, and Adriatic Sea marine ecoregions. To accomplish this objective twenty-five populations from this area were surveyed using two mitochondrial DNA markers (COI and 16S). Our dataset was then merged with those obtained in other studies for the Aegean and Tunisian populations (eastern Mediterranean), and statistical analyses (Bayesian model-based clustering, median-joining network, AMOVA, mismatch distribution, Tajima’s and Fu’s neutrality tests and Bayesian skyline plots) were performed. The results revealed genetic divergence among three distinguishable areas: (1) western Mediterranean and Ionian Sea; (2) Adriatic Sea; and (3) Aegean Sea and Tunisian coastal areas. From a conservational point of view, populations from the three genetically divergent groups found may be considered as different management units

    Il bivalve più grande del Mediterraneo, Pinna nobilis, nella Laguna di Acquatina: indagini preliminari e prospettive

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    Visitare la Laguna di Acquatina, localizzata lungo la costa Adriatica del Salento, è un’esperienza sensoriale straordinaria, ricca di emozioni, che permette agli studiosi e a differenti gruppi di stakeholder di conoscere e apprezzare un patrimonio naturale dal valore inestimabile, di percepire i suoni dell’ambiente circostante e di osservare la biodiversità nelle sue molteplici forme. Fra queste, la biodiversità in specie è l’insieme delle specie animali, vegetali e microorganismi che si trovano in un ecosistema, in un habitat o in un’area predefinita. Le liste di specie, o checklist, sono gli strumenti di indagine con cui i ricercatori analizzano le variazioni della biodiversità in specie nel tempo, nello spazio e in relazione a differenti fattori di perturbazione, naturali e antropici, inclusi i cambiamenti climatici. Nella Laguna di Acquatina si può facilmente osservare anche la biodiversità a un livello di organizzazione ecologica superiore, cioè la biodiversità tra gli habitat. Quest’ultima è definita come l’eterogeneità degli habitat presenti in un ecosistema o in un’area predefinita. Ad Acquatina è facile osservare e individuare distintamente l’habitat acquatico, la macchia mediterranea, il cordone dunale, l’antistante spiaggia e il mare. La biodiversità in specie della Laguna di Acquatina è elevata, caratterizzata dalla presenza di tutti i gruppi tassonomici caratteristici degli ecosistemi acquatici di transizione e costieri dell’Ecoregione Mediterranea. Sono anche numerose le specie di interesse prioritario, cioè quelle specie che a seguito di forti minacce di degrado ed estinzione vengono sottoposte a un regime di tutela straordinario da parte delle istituzioni internazionali, europee e nazionali. A causa della presenza di numerose specie e habitat di interesse prioritario, la Laguna di Acquatina è inserita all’interno di un più ampio sito facente parte della Rete NATURA 2000. La Rete NATURA 2000 è stata istituita dall’Unione Europea e ha la finalità di tutelare e conservare le specie e gli habitat di interesse prioritario. L’ultimo censimento ufficiale relativo al 2015 elenca 33 specie di interesse prioritario per il sito NATURA 2000 denominato Aquatina di Frigole (IT9150003). La maggior parte delle specie riportate nel censimento appartengono all’avifauna, ma Pinna nobilis (Linnaeus, 1758) non era presente nel censimento del 2015. A partire dalla seconda metà del 2017, le attività didattiche, anche di rilievo internazionale, e di ricerca scientifica a carattere ecologico si sono rafforzate. La Laguna di Acquatina si è trasformata in un autentico laboratorio su campo, utile anche per azioni di divulgazione scientifica e di promozione degli sport acquatici ecosostenibili. Alla fine del 2017 sono stati rinvenuti i primi esemplari di Pinna nobilis (L.) durante lo svolgimento di un campionamento scientifico. Si tratta di un mollusco bivalve appartenente alla famiglia “Pinnidae”, comunemente chiamato cozza penna, nacchera o stura. Pinna nobilis è una specie endemica del Mar Mediterraneo, in cui è il più grande bivalve raggiungendo dimensioni anche superiori a un metro di lunghezza. È una specie protetta dall’Unione Europea attraverso le Direttive 92/43/CEE e 2006/105/CE. La pesca e la rimozione sono assolutamente vietate, e sono previste ingenti ammende per chi agisce illegalmente. Usualmente Pinna nobilis viene associata ad ambienti marini, essa vive sepolta per circa un terzo della sua lunghezza nel sedimento, tipicamente in fondi mobili, preferenzialmente associata alle praterie di fanerogame marine (Posidonia oceanica, Cymodocea nodosa e Zostera marina), e anche in zone sabbiose prive di vegetazione. Le pareti esterne delle valve vengono colonizzate da numerose specie incrostanti animali e vegetali, ciò contribuisce a incrementare la biodiversità in specie dell’area in cui si trova P. nobilis. Questa specie può anche colonizzare le porzioni più prossimali e protette di lagune e stagni costieri, in cui può costituire popolazioni ad elevata densità. Gli ambienti lagunari costituiscono, infatti, un “cosmo” singolarmente variegato ed attraente, per la complessità dei fattori ed interazioni ecologiche, e per la varietà di condizioni trofiche e climatiche che, nel complesso, favoriscono la colonizzazione di questi ambienti da parte di specie marine e d’acqua dolce, siano esse indigene o aliene. Per le sue caratteristiche ecologiche, Pinna nobilis è una specie utilizzata nel biomonitoraggio degli ecosistemi acquatici costieri, inclusi quelli marini, e come specie target nella Strategia Marina (Direttiva MSFD 2008/56/EC). Per quanto riguarda il suo ruolo ecologico, P. nobilis è una specie “filtratrice”- e fornisce numerosi servizi ecosistemici: filtra dalla colonna d’acqua una grande quantità di materia organica e detriti sospesi contribuendo alla rimozione dei nutrienti e alla trasparenza dell’acqua; ospita altre specie determinando un aumento della biodiversità locale; attira subacquei e snorkeler incentivando le attività ricreative e di educazione ambientale. Essendo una specie commestibile, già gli Egizi, i Romani e alcuni popoli Islamici utilizzavano questa specie per scopi alimentari, tessevano il suo bisso per fare dei pregiati ricami e lavoravano le valve per ottenere preziosi ornamenti per le loro vesti. A scala Mediterranea, le informazioni e la letteratura scientifica più recenti su Pinna nobilis (L.) ci raccontano, invece, di una specie esposta a numerose minacce di degrado, di una progressiva riduzione della densità di popolazione e scomparsa dovute alla pesca illegale, ai cambiamenti climatici, agli ancoraggi delle imbarcazioni da turismo e all’azione di un protozoo parassita, denominato Haplosporidium pinnae, che induce la morte degli organismi. La presenza di Pinna nobilis (L.) nella Laguna di Acquatina, Sito di Interesse Comunitario appartenente alla Rete NATURA 2000, sembra essere in controtendenza rispetto alla situazione attuale della specie. Probabilmente la laguna è utilizzata come nursery o habitat rifugio, avendo le condizioni ecologiche ottimali per la specie (Marrocco et al., 2018). L’indagine preliminare a cui si riferisce la ricerca è stata effettuata in un’area limitata della laguna, in vicinanza della foce, e ha permesso di individuare la presenza di undici individui, orientati verso la direzione Nord-Est. I principali parametri biometrici sono stati rilevati in ciascun individuo secondo il seguente schema. La larghezza massima e minima al fondo erano di 15,16 cm ± 0,726 e di 13,81 cm ± 0,611 rispettivamente, e la lunghezza della valva non coperta dal sedimento era di 16,66 cm ± 0,441. Il campionamento è stato “non distruttivo” e nessun individuo è stato rimosso o manipolato. Sono stati anche registrati i parametri abiotici della colonna d’acqua nella zona in cui P. nobilis è stata rilevata (temperatura 12,69 °C ± 0,207; ossigeno disciolto 7,21 mg*l-1 ± 0,278; salinità 24,77 PSU ± 0,963, pH 7,73 ± 0,084) (Marrocco et al., 2018). Benché si tratti di una indagine preliminare, ipotizziamo che la Laguna di Acquatina rappresenti un ambiente protetto per questa specie; qui potrebbe raggiungere dimensioni numeriche tali da permettere il reclutamento e il trans-planting in altri siti idonei, e quindi agevolarne il ripopolamento e la diffusione. La scoperta, effettuata da un team di ricercatori e studenti italiani e stranieri, provenienti da alcuni Paesi asiatici partecipanti al progetto INTER-ASIA, ha suggerito di approfondire l’attività di ricerca, di comunicazione scientifica e di citizen science nell’ambito del progetto IMPRECO “Common strategies and best practices to IMprove the transnational PRotection of ECOsystem integrity and services” – finanziato nell’ambito del Programma di Cooperazione Territoriale Europea “ADRION Adriatic-Ionian Programme INTERREG V-B Transnational 2014-2020, 1st call”. In particolare la ricerca è finalizzata al monitoraggio della specie su una scala spaziale che coinvolge il Mar Adriatico, Ionio ed Egeo. Infatti grazie alla partnership del progetto IMPRECO, distribuita nell’area di riferimento della Strategia Europea per la Regione Adriatico-Ionica (EUSAIR), sarà possibile avviare lo studio della dinamica di popolazione di Pinna nobilis, delle risposte alle perturbazioni e pressioni antropiche, ed ai parassiti mortali. Un protocollo di monitoraggio congiunto e semplificato (Joint Monitoring Protocol of IMPRECO) permetterà di raccogliere dati utili per la conservazione di Pinna nobilis su una ampia scala spaziale, e di coinvolgere gruppi interessati di stakeholder e cittadini nella raccolta dei dati e nella salvaguardia della specie. Per la sua rilevanza scientifica, la ricerca è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Nature Conservation (Marrocco et al., 2018)

    AREE URBANE E MODERAZIONE DEL TRAFFICO

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    Le “Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade” di cui al decreto ministeriale 5 novembre 2001 emanato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, definiscono i criteri di progettazione degli elementi geometrici dell’asse e della piattaforma delle strade urbane ed extraurbane. Tenendo presente la classificazione operata dal Codice della Strada, in area urbana tali norme individuano le autostrade urbane, le strade di scorrimento, le strade di quartiere e quelle locali, precisando per ciascuna di esse le caratteristiche geometriche e funzionali; individuano le componenti di traffico ammesse sulla piattaforma e in particolare mettono in evidenza che sulle strade di scorrimento, di quartiere e locali sono ammesse, oltre le correnti di traffico veicolari, anche le correnti di traffico ciclabile e pedonale, con ovvie cautele legate alla presenza di eventuali marciapiedi e piste ciclabili. Viene precisato che le autostrade urbane, in quanto strade primarie, devono permettere il transito e lo scorrimento del traffico, quelle di scorrimento la distribuzione del traffico verso la viabilità di quartiere ed eventualmente verso quella locale e infine quelle di quartiere l’accesso verso la viabilità locale, che a sua volta deve garantire l’accesso alle proprietà. Tuttavia queste norme non approfondiscono gli aspetti relativi alle esigenze degli utenti deboli della strada, non fanno proprio un metodo di progettazione studiato appositamente per le persone coinvolte e che tenga conto sia dei loro bisogni che dei loro conflitti. Se si accetta la definizione di qualità intesa come “grado di rispondenza delle prestazioni ai requisiti che ne hanno portato la realizzazione” e si riconosce che tutti gli utenti della strada hanno l’esigenza di una circolazione non solo sicura ma anche piacevole, appare evidente che queste norme non consentono di progettare strade di qualità in maniera completa; benché il controllo e la misura della qualità debbano trovare nella normativa il più pertinente campo applicativo, il decreto non entra nel merito della progettazione delle sequenze visive, della cura dell’arredo stradale (panchine, contenitori per rifiuti, chioschi, cabine, edicole, servizi igienici, impianti, pensiline, barriere, fioriere, portacicli) e di quegli aspetti che possono rendere la circolazione non solo sicura ma anche piacevole, soddisfacendo integralmente le esigenze di tutti gli utenti della strada, compresa l’utenza debole. Per quanto riguarda l’ambito urbano, non definisce alcune particolari categorie di strade urbane, quali ad esempio quelle collocate nelle zone residenziali, che sono quelle più direttamente correlate con la vita dei cittadini, precisando semplicemente che bisogna “adattare lo spazio stradale ai volumi costruiti e alle necessità dei pedoni”. Al contrario le strade residenziali sono spazi pubblici per molte attività e funzioni e in quanto tali necessitano di particolari arredi, quali anche i dispositivi per la limitazione della velocità dei veicoli, per contribuire a migliorare la qualità della vita dei residenti. Esse permettono la diffusione della luce e la circolazione dell’aria, offrendo l’opportunità di creare paesaggi con alberi e arbusti, sentieri per passeggiate, luoghi di conversazione, corsie riservate per i servizi pubblici e strutture per il movimento, per la sosta e per il rifornimento dei veicoli a motore. Alcune strade si aprono sulle piazze, altre si stringono in vicoli, alcune raggiungono fama e notorietà, ma la maggior parte sono conosciute solo ai residenti e a coloro che vi transitano regolarmente. Le strade residenziali costituiscono uno degli aspetti principali del tessuto urbano e il loro buon funzionamento può determinare la qualità stessa della vita della città, la sicurezza, il comfort, la convenienza e il benessere dei suoi cittadini. La funzione primaria delle strade residenziali è quella di servire il territorio che vi si affaccia, fornendo l’accesso alle abitazioni per tutti quelli che entrano ed escono e per tutti coloro che consegnano e ritirano merci; la loro progettazione dovrebbe perciò essere finalizzata a questi obiettivi, rivestendo, quindi, una responsabilità fondamentale per l’amministrazione della città. Tale progettazione, infatti, entra a far parte dei doveri del buon governo in quanto riguarda la protezione della salute pubblica, la sicurezza e il benessere nella stessa misura in cui ne fanno parte la salvaguardia degli investimenti pubblici e privati e il rafforzamento della rete sociale, frutto di quartieri residenziali civilmente e fisicamente sani. La progettazione delle strade residenziali e il controllo del traffico devono perciò salvaguardare i quartieri e la qualità della loro vita. Nonostante l’ammissibilità a termini di legge della presenza pedonale e ciclabile, le strade urbane di quartiere, locali e residenziali sono diventate luoghi pericolosi e inospitali per la gente sia essa a piedi, in bicicletta o in automobile: con il tempo la strada si è trasformata invece da strada di centro abitato in percorso. Esigenze di ordine tecnico e trasportistico hanno fatto passare in secondo piano l’ospitalità verso l’uomo e la componente estetica della progettazione stradale, privilegiando i bisogni del traffico motorizzato. In particolare, le strade locali e residenziali costituiscono anche percorsi per coloro che desiderano solo attraversare una data area, ed è per questo che sorge il conflitto tra l’impatto del traffico veicolare e la tranquillità richiesta a tali strade. Qualunque veicolo a motore in movimento produce rumore ed è potenzialmente pericoloso, a causa della sua elevata energia cinetica, sia per i pedoni sia per gli altri utenti della strada. I motori a combustione interna emettono, inoltre, gas di scarico nocivi ed inquinanti; i veicoli parcheggiati occupano spazio e bloccano spesso la visuale. La strada locale o residenziale potrebbe essere un luogo non solo da percorrere a piedi o in macchina, ma anche dove svolgere attività collettive, come il gioco all’aperto dei bambini di fronte alle loro case, il prendere il sole, il sostare degli anziani sulle panchine di un giardinetto, il recarsi in visita ai vicini, o dove praticare esercizi fisici o semplicemente andare a piedi o in bicicletta. Tutte queste attività vengono messe in pericolo da correnti di traffico troppo intenso e veloce; infatti sulle strade locali e residenziali si riscontrano tre tipi di traffico non desiderato: · il traffico che usa le strade come scorciatoie o come deviazione da un’arteria congestionata; · il traffico eccessivamente veloce; · il traffico parassita con le manovre inerenti la ricerca e l’uscita dei parcheggi, e con l’uso dello spazio dei marciapiedi per la sosta da parte dei veicoli le cui destinazioni sono al di fuori del quartiere. Spesso tale intrusione è possibile perché il disegno delle reti stradali e delle singole strade è stato deciso molto tempo prima che tali conflitti si verificassero. Anche le strade dei più recenti insediamenti residenziali, però, possono presentare problemi di traffico, in quanto anche se i progetti degli ultimi anni possono aver mitigato il problema del traffico non desiderato, ben poco si è ottenuto per ridurre i problemi della velocità e dello stazionamento improprio, e quindi della sicurezza in ambito urbano

    Listrura de Pinna

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    [[Listrura de Pinna]] Listrura de Pinna is the only genus of the subfamily Glanapteryginae occurring in small coastal rivers basins of southern and southeastern Brazil (de Pinna, 1988; Nico & de Pinna, 1996; Landim & Costa, 2002; de Pinna & Wosiacki, 2002). All other glanapterygines (Glanapteryx Myers, Typhlobelus Myers, and Pygidianops Myers) are endemic to the Amazon and Orinoco river basins, northern South America (Myers, 1944; de Pinna, 1998; Costa & Bockmann, 1994) and constitute a clade. Listrura species inhabit interstitial spaces in the substrate (i. e., sand, litter) of shallow forest streams (Landim & Costa, 2002; de Pinna & Wosiacki, 2002). The genus includes four species: L. camposi (Miranda-Ribeiro), described from the rio Ribeira do Iguape basin, southern São Paulo State (Miranda-Ribeiro, 1957; de Pinna, 1988), and also found in ribeirão da Ilha, Florianópolis, Santa Catarina State (Nico & de Pinna, 1996); L. nematopteryx de Pinna, known from two localities in river basins (Iguaçû and Estrela) adjacent to baía de Guanabara, Rio de Janeiro State (Miranda-Ribeiro, 1962; de Pinna, 1988); L. tetraradiata Landim & Costa, from the lagoa de Araruama system, Rio de Janeiro State, and considered the most basal species of Listrura (Landim & Costa, 2002; de Pinna & Wosiacki, 2002); and, L. boticario de Pinna & Wosiacki, from Salto Morato, Paraná State (de Pinna & Wosiacki, 2002). In this paper we describe a new species from a coastal drainage in Picinguaba of northern São Paulo State, southeastern Brazil, previously misidentified as L. nematopteryx (de Pinna & Wosiacki, 2003).Published as part of Leandro Villa-Verde & Wilson J. E. M. Costa, 2006, A new glanapterygine catfish of the genus Listrura (Siluriformes: Trichomycteridae) from the southeastern Brazilian coastal plains., pp. 43-50 in Zootaxa 1142 on page 4

    Metodologie e risultati geobotanici nell’ambito del progetto Providune

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    Nell’ambito del progetto Providune il Centro Conservazione Biodiversità (CCB) ha avuto la responsabilità scientifica per le azioni di carattere botanico, nello specifico per quelle preparatorie A (A1, A3 e A5) e di conservazione C (C2a, C2b). In particolare,l’azione A1ha avuto lo scopo di rilevare la flora e la vegetazione dei siti individuati dal progetto. L’azione A3 ha prodotto una cartografia di dettaglio degli habitate dei tipi vegetazionali, tramiteil rilevamento in campo finalizzato alla verifica delle ortofoto. I risultati di queste azioni sono stati illustrati in un lavoro presentato ad un congresso internazionale (Pinna et al. 2010). Infine, l'azione A5 ha avuto come obiettivi la valutazione quali-quantitativa degli impatti sul sistema ambientale e sugli habitat, realizzata attraverso l’individuazione dei fattori di pressione, delle minacce e delle criticità. Le azioni di conservazione C hanno previstola conservazione ex situdelle specie vegetali caratteristiche degli habitat dunali(azione C2a) e quellain situ delle specie strutturali degli habitat (azione C2b). Gli obiettivi dell’azione C2a sono stati la raccolta e la conservazione del germoplasma di almeno 20 specie caratteristiche della vegetazione dunale costiera nelle province di Cagliari, Matera e Caserta, e l’individuazione di protocolli efficaci di germinazione per 10 specie chiave finalizzati alla loro successiva moltiplicazione in vivaio.Per tale azione, oltre ai siti previsti dal progettonellaprovincia di Cagliari, sono stati selezionatialtri due SIC della Sardegna meridionale(IsCompinxius–Campodunale di Buggerru-Portixeddu e da Piscinas a RiuScivu) allo scopo di effettuare una comparazione tra aree a differenti gradi di pressione antropica.Sono state raccolte complessivamente 139accessioni corrispondenti a 52 taxa, tutte conservate nelle strutture della Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR), alle temperature di -25°C (collezione di base) e +5°C (collezione attiva).Sulla base delle specie raccolte e in funzione della loro importanza in termini conservazionistici, sono stati selezionati 12 taxa[Ammophila arenaria (L.) Link subsp. australis (Mabille) Laínz, Anthemismaritima L., Cistussalviifolius L., Crucianellamaritima L., Elymusfarctus (Viv.) Runemark ex Melderissubsp. farctus, Eryngiummaritimum L., JuncusmaritimusLam., JuncussubulatusForssk., Juniperus macrocarpa Sm., Juniperusphoenicea L. subsp. turbinata (Guss.) Nyman, Pancratiummaritimum L. ePistacialentiscus L.] sui quali sono state effettuate prove sperimentali di germinazione, volte a definire i protocolli sperimentali utili alla moltiplicazione da parte delle strutture vivaistiche.Con il germoplasma raccolto nei siti della provincia di Cagliari, sono statiinoltre realizzatistudi dimaggior dettaglio relativi allagerminazione della specie J. macrocarpae all’analisi morfometrica dei semi, ottenuta comparando le diverse specie del genere Juniperus presenti nel Mediterraneo occidentale(Pinna et al. 2014a, b). Nell’ambito dell’azione C2b,per valutare la qualità e lo stato di conservazione delle formazioni costiere a ginepro, nei siti della Provincia di Cagliari e della Sardegna meridionale, sono stati monitorati44quadrati permanenti (1x1 m)per lo studio sull’emergenza, sopravvivenza e mortalità delle plantule diJ. macrocarpa, mentre per l’analisi della dinamica dell’habitat 2250* è stato realizzatoil monitoraggio di 12 quadrati permanenti (15x5 m).L’azione C2b ha previsto inoltre un progetto pilota per la costituzione di due micro-riserve atte alla conservazione dell’habitat 2250*. Infine,è stato realizzato un progetto pilota sperimentale di reintroduzione in situ di germoplasma autoctono per le popolazioni delle specie strutturali (P.maritimum, P. lentiscus e J. macrocarpa),in tutte le areed'intervento,con lo scopo di contribuire al rinforzo delle popolazioni, contenere la frammentazione degli habitat e assicurarne la funzionalità ecologica. I risultati dei monitoraggi sull’emergenza, sopravvivenza e mortalità delle plantule diJ. macrocarpasono stati oggetto di una recente pubblicazione (Pinna et al.2014c), mentre i risultati relativi ai monitoraggi dei quadrati 15x5 m sono stati illustrati in convegni (Pinna et al. 2012) e sono in fase di pubblicazione (Pinna et al. sottomesso). Relativamente al progetto pilota di reintroduzione delle specie strutturali dell’habitat 2250*,sono stati monitorati gli effetti della reintroduzione delle tre speciein 40 gruppi d’innesco e in 12 quadrati permanenti. I risultati preliminari hanno dimostrato l’efficacia dei nuclei di innesco e della reintroduzione. In particolare, la specie P.maritimumsi è dimostrata idonea per poter essere impiegata in futuri interventi di recupero e ripristino di tutte le aree costiere del bacino Mediterraneo

    Una pinna per l'isola di Roosevelt - New York

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    Da un'acuta analisi ambientale sull'isola di Roosevelt, nasce una proposta di forte caratterizzazione al costruito, configurando un'emergenza a pinna di squalo che assorbe al suo interno varie destinazioni e che rivitalizza una vecchia quinta di ospedal

    Perceptual organization reconsidered in the light of the watercolor illusion: the problem of perception of holes and the object-hole effect

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    The watercolor illusion is a long-range color assimilation (coloration effect) imparting a figure-ground segregation (figural effect) across large enclosed areas (B. Pinna, 1987; B. Pinna, G. Brelstaff, &amp; L. Spillmann, 2001; B. Pinna, L. Spillmann, &amp; J. S. Werner, 2003; B. Pinna, J. S. Werner, &amp; L. Spillmann, 2003). The watercolored figure has a very poorly reversible or univocal figure-ground segregation and strongly enhances the unilateral belongingness of the boundaries (E. Rubin, 1915), a principle stating that the boundaries belong only to the figure and not to the background. The figural effect determines grouping and figure-ground segregation more strongly than the well-known Gestalt principles. Under watercolor conditions both the figure and the background assume new properties becoming respectively bulging object and hole both with a 3-D volumetric appearance (object-hole effect). Our purposes were: (i) to demonstrate that the hole induced by the watercolor illusion has unique figural properties comparable to those of the object and not present in the background induced by the known figure-ground principles; (ii) to demonstrate a dissociation of the object-hole effect from the coloration one; (iii) to demonstrate that the object-hole effect depends on a new principle. This was psychophysically tested by weakening (ungrouping) the whole figural organization of the watercolor illusion, i.e. by imparting motion to only some components of a stimulus, while other components remain stationary. The results showed that (i) subjects perceived moving holes more strongly than moving figures or objects enlarging and shrinking. (ii) Paradoxically, moving holes appear more as figures than the bulging surfaces. (iii) When motion was imparted to components that while stationary were perceived as objects, their figurality is further enhanced (summation effect). (iv) When object-hole and coloration effects were dissociated no significant difference compared to illusory colored conditions was reported. Coloration can be considered independent from the object-hole effect of the watercolor illusion. The object-hole effect may depend on the “asymmetric luminance contrast principle” (B. Pinna, 2005)
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