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    Gerland, Petti an Auguste Grimm (3 Briefe)

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    GERLAND, PETTI AN AUGUSTE GRIMM (3 BRIEFE) Gerland, Petti an Auguste Grimm (3 Briefe) (Br1394) Brief 1394 (Br1394) Brief 1395 (Br1395) Brief 1396 (Br1396

    Impatto del setting per lo sviluppo di competenze digitali nella formazione iniziale degli insegnanti

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    In questo contributo viene presentato uno studio longitudinale che ha avuto inizio nel 2013 e si è concluso nel 2018 riguardante il setting dell’attività “Laboratorio di Tecnologie Didattiche” del corso di laurea in Scienze della formazione primaria dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Nella fase iniziale dello studio (Garavaglia e Petti, 2017) era stata presentata l’analisi dello sviluppo di un setting formativo per la formazione iniziale degli insegnanti i cui risultati sono stati determinanti per procedere alla progettazione di un’aula appositamente studiata per le attività laboratoriali che comportano un utilizzo avanzato dei nuovi media. In questa fase si analizza l'impatto del nuovo setting sull'attività didattica

    L’uso dei Mobile Instant Messaging nell’higher education. Verso una proposta orientativa-formativa di sviluppo della competenza mediale

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    Complice la ricerca di immediatezza, velocità e semplicità d’uso, negli ultimi anni si assiste sempre più, anche all’interno di contesti formativi e di team di progetto, ad una moltiplicazione degli spazi comunicativi, soprattutto adottando canali di Instant Messaging per mobile (MIM) (es. WhatsApp) insieme ad altri canali più noti (es. forum, e-mail, gruppi nei Social Network). Dalla letteratura internazionale emerge che i MIM vengono adottati in modo intenzionale nei contesti formativi, in percorsi di mobile learning, soprattutto nell’higher education per incrementare la partecipazione, la condivisione studenti-docenti, lo scambio di comunicazioni e risorse. Non mancano elementi di criticità, come l’eccessivo numero di messaggi, molti off topic, l’utilizzo di un linguaggio troppo informale e l’aspettativa da parte degli studenti di risposte immediate. Lo studio mira a indagare le percezioni degli utilizzatori di MIM in particolare dei gruppi spontanei che nascono in seno ad esperienze di formazione nell’higher education per comprendere se tali servizi possano essere utilizzati in chiave formativa con adulti e quali competenze presuppongano. I contesti della ricerca indagati sono due: Master di II livello in Media Education Manager (MEM) - Università Cattolica di Brescia; Corso di Perfezionamento in Metodologie e tecnologie innovative per l’apprendimento (MetinApp) - Università degli Studi di Milano-Bicocca. In entrambi è stato creato dai corsisti, in maniera spontanea, un gruppo WhatsApp all’interno del quale sono stati aggiunti anche i docenti/tutor. Per indagare le percezioni dei partecipanti è stata utilizzata l’intervista telefonica strutturata. Nell’analisi delle interviste si è assunto il modello dell’Activity Theory, che ha consentito di leggere i risultati ponendo attenzione a 3 livelli (tecnologico, individuale, collettivo). Da una prima lettura dei dati, emerge che WhatsApp potrebbe essere utilizzato per la formazione con alcuni accorgimenti: training sullo strumento e sulle peculiarità della comunicazione on line, presenza di un moderatore, condivisione di obiettivi e netiquette. Un altro dato interessante emerge dalle interviste: si ritiene che i servizi di MIM possano funzionare solo se assunti in logica di integrazione con altri ambienti ritenuti più idonei per lo svolgimento di task complessi (es. LMS, spazi di scrittura collaborativa). Data la complessiva valenza positiva attribuita ai MIM, si rende necessario ragionare su come introdurli nella formazione in maniera guidata: a partire dalle aree presenti nel framework DIGCOMP 2.0, sono state selezionate e adattate alcune dimensioni di competenza digitale (es. per l'area relativa alla comunicazione: come interagire, condividere e collaborare proficuamente) nell’ottica di sviluppare una proposta orientativa-formativa volta a sostenere la maturazione della competenza mediale sottesa all’uso dei MIM

    Piennä petti mun emoni (5/4 e)

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    Laulun sanat: Piennä petti mun emoni, Piennä petti mun emoni

    Technology-Driven Entrepreneurship in Emerging Regions

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    In Chapter 9, Petti employs official sources and literature, as well as cases and data collected through field research, to provide an overview of Chinese technology-driven entrepreneurship. To do so, the context, the actors, the practices and preliminary evaluations of the impact of some key factors will be illustrated and discussed, after which the peculiar features of Chinese technology-driven entrepreneurship and their persistence over time will be considered. The overall aim is to ascertain whether, and to what extent, the Chinese example offers different insights from what is usually believed, written and practised in Silicon Valley in the USA and the European Union (EU), as well as whether these are, or may represent, an extension of the current conventional models and knowledge

    Government Support and R&D Investment Effectiveness in Chinese SMEs: A Complex Relationship

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    This paper investigates the combined role of innovation support policies and firm's own innovative activities on the performance of Chinese small- and medium-sized enterprises (SMEs) in high-tech sectors. By distinguishing two components of innovative activitiesresearch and development (R&D) investments and embedded innovative capacitythe paper develops and tests an integrative moderated moderation model. The results suggest that in Chinese high-tech SMEs innovation-support policies positively moderate the relationship between R&D investments and performance, but this positive effect diminishes when there are higher levels of embedded innovative capacity. These results highlight that the relationship between government innovation policies and a firm's own R&D investments is not only reciprocal but also more complex than the one so far analyzed in the literature. The results show in particular that the effects of innovation-support policies on R&D investments is not as neat as it seems, because of the internal balance within the firm between investment in R&D and other sources of innovation. Therefore, although innovation support policies have been found to help Chinese SMEs in high-tech sectors benefit from their R&D investments, these policies are particularly effective only when R&D investments are significantly driving firms' innovative activities. This highlights the relevance of both government support and a firm's own efforts in the competitive modernization of Chinese SMEs

    Building a half-adder based on spin waves

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    A magnonic directional coupler based on yttrium iron garnet could be used to create integrated magnonic nanocircuits for logic operations

    Making R&D efforts profitable: the role of absorptive capacity and policy implications in an emerging economy setting

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    his paper explores the influence of a firm's absorptive capacity on the profitability of one thousand ninety-six Chinese firms. In addition to extending the findings of prior studies on the positive effects of absorptive capacity on a firm's performance in the context of an emerging economy, empirical results support the main hypothesis of the positive mediating role of absorptive capacity in the relationship between R&D efforts and profitability. These effects, together with the attempt to investigate absorptive capacity outside the usual R&D context using a capability-based operationalization, will lead the discussion towards the role of public policies in enhancing the impact of a firm's internal R&D efforts through sustaining the development of their "soft" absorptive capacity with complementary investments in compensation, motivation and the development of human resources

    Riprogettazione del setting del laboratorio di tecnologie didattiche per la formazione iniziale degli insegnanti

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    In questo contributo viene presentata l’analisi dello sviluppo di un ambiente formativo per la formazione iniziale degli insegnanti, in modo specifico del laboratorio di Tecnologie didattiche del corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Anche se spesso viene trascurata, e le condizioni di alcune aule all'interno delle nostre scuole lo testimoniano, la cura del setting riveste un ruolo fondamentale per ogni processo formativo incidendo sull’efficacia dell’educazione (Proshansky & Wolfe, 1974). Lo stesso Freinet (1978) ha sottolineato che il processo di innovazione della didattica passa anche attraverso la ristrutturazione dell'ambiente di apprendimento, e il setting può essere considerato un potenziale agente di cambiamento. È perciò rilevante progettarlo in modo congruente con le metodologie didattiche che ci si prefigge di utilizzare, soprattutto considerando il contributo delle tecnologie da cui può dipendere la qualità del processo di insegnamento (Ferrari, Garavaglia, 2012). Le varie fasi della progettazione del laboratorio di Tecnologie didattiche hanno avuto come focus principale il passaggio consapevole e riflessivo dalla teoria all’azione (Vigo, 2005) e il quadro normativo dove agirà il futuro insegnante, per cui è stato rilevante il riferimento alle indicazioni ministeriali (Indicazioni nazionali per il curricolo e recentemente il Piano Nazionale Scuola Digitale). La progettazione del percorso, costruita secondo logica iterativa e collegiale, è evoluta nel tempo sulla base di una serie di feedback raccolti in modo sistematico negli anni 2013-14 e 2015-15, nello specifico: - 430 questionari di valutazione somministrati; - osservazioni da parte dei 10 conduttori dei diversi turni del laboratorio, condivise in riunioni e panel specifici; - metariflessioni sul percorso effettuato da parte degli studenti, raccolte attraverso una scheda finale; - 5 interviste a studenti selezionati. La messa a sistema di queste rilevazioni ha contributo a definire lo sviluppo a livello micro di alcune variazioni funzionali a risolvere diversi aspetti, come ad esempio una maggiore personalizzazione del percorso (Cattaneo, 2004), e l’integrazione di attività per potenziare competenze metacognitive legate all’uso degli strumenti digitali nella didattica. L’analisi ha permesso di identificare anche un fattore, il setting, che in questi primi due anni di erogazione è emerso come particolarmente problematico, infatti la correlazione tra esso e la qualità percepita del percorso formativo è di 0,423 e l’analisi fattoriale ha messo in evidenza che risulta nel primo componente delle variabili che determinano la bassa qualità. Si tratta un fattore difficilmente risolvibile poiché fortemente vincolato dalle infrastrutture disponibili, a differenza degli altri che dipendono dalla qualità di conduzione del docente: i laboratori informatici utilizzati presentano una disposizione di pc desktop per file parallele fisse che non favoriscono l’attivazione di gruppi di lavoro, inoltre i dispositivi non sono adeguati rispetto agli scopi (sia a livello di dotazione che di configurazione del sistema operativo). L’adozione del BYOD per far fronte a questo elemento di criticità ha presentato da subito alcuni vantaggi perché consente a dei futuri insegnanti di acquisire sicurezza e consapevolezza del proprio dispositivo in una situazione protetta, ma risulta parzialmente risolutiva poiché non tutti i device sono performanti, non permette di utilizzare strumentazioni specifiche e non è in grado di risolvere le problematiche legate all’infrastruttura dell’aula (Garavaglia, Petti & Garzia, 2016). Per cercare una soluzione efficace è stata progettata un’aula appositamente studiata per le attività laboratoriali che comportano un utilizzo avanzato dei nuovi media. Il nuovo setting è caratterizzato da una tipologia multi-screen (Ferrari & Garavaglia, 2012) con schermi su 3 diverse pareti dedicati ai gruppi di lavoro e banchi disposti a isole con possibilità di attivare coppie o gruppi di lavoro da 3 a 6 e dispositivi tecnologici specifici (coding, robotica, disabilità...). Il nuovo laboratorio sarà oggetto di una seconda fase triennale di questo studio longitudinal
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