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al-Ghazali, L’Amore di Dio, introduzione, traduzione e note di Carla Fabrizi, EMI, Bologna 2004
L’amore (mahabba) dell’uomo per Dio e di Dio per l’uomo è tema centrale nel sufismo, principio e termine ad un tempo dell’unione con Dio: unione attraverso l’amore, appunto. Il testo è diviso in sedici capitoli, nel corso dei quali al-Ghazali prova l’esistenza dell’amore dell’uomo per Dio e di Dio per l’uomo e ne chiarisce il significato, le manifestazioni, i frutti. La traduzione di Carla Fabrizi è lineare e scorrevole e rende la tematica accessibile anche ad un pubblico non specialista. Le indicazioni bio-bibliografiche su al-Ghazali fornite dalla curatrice consentono al lettore desideroso di accostarsi ad una delle figure più significative della cultura islamica di prendere contatto con il periodo storico, culturale e sociale in cui egli visse e con i punti salienti del suo pensiero, ed in particolare con il tema dell’amore divino
Il concetto di miscredenza (kufr) tra rigore e tolleranza nell’analisi di Abū Hāmid al-Ghazālī.
Il "Criterio decisivo di distinzione tra l'Islam e la miscredenza" è un testo giuridico in cui Abu Hamid al-Ghazali si preoccupa di chiarire in quali casi scatti l’accusa di miscredenza (takfir). L’opera viene anzitutto collocata nel quadro storico, politico e culturale di riferimento, al fine di definire quale ruolo rivestisse la tematica della miscredenza nel mondo islamico dell’epoca; in secondo luogo, viene messo in luce – attraverso l’analisi degli aspetti principali della teoria illustrata dall’autore – come il suo scopo fosse quello di stabilire un criterio di distinzione tra Islām e miscredenza ad un tempo rigoroso e tollerante. Tale criterio doveva essere in grado di combattere lo spirito d’intransigenza e di esclusivismo che caratterizzava le dispute tra le diverse scuole teologiche e giuridiche dell’Islām
Divine Trials and Political Authority. Droughts and Plagues in al-Ṭabarī’s Tārīkh
This article examines the representation of natural catastrophes in al-Ṭabarī’s Tārīkh al-rusul wa-l-mulūk, focusing on droughts and plagues as central motifs through which divine will, moral order and political authority are articulated. By analysing selected episodes ranging from the prophetic narratives of ʿĀd and David to his account of the caliphate of ʿUmar b. al-Khaṭṭāb, as well as his reports on the Umayyad period, and the Abbasid rise and consolidation of power, this study highlights the multiplicity of interpretive functions ascribed to calamities — generally viewed as forms of divine punishment, moral trial, or ominous signs — and draws out the political implications that emerge from these readings, particularly their role as instruments of dynastic legitimisation or delegitimisation and as mechanisms for restructuring authority. The article emphasises al-Ṭabarī’s methodological strategy of embedding natural disasters within a broader, coherent ethical, theological and political framework. By situating al-Ṭabarī’s historiography within the wider context of Islamic intellectual traditions on catastrophe, the study sheds light on the enduring interplay between providence, governance and communal responsibility in early Islamic historical consciousness, highlighting
the foundational framework on which later historians will base their own (re)interpretations of natural catastrophes
Rischi e riduzioni del dialogo islamo-cristiano
"La mésentente" è un testo concepito come un dizionario delle difficoltà dottrinali del dialogo islamo-cristiano. Il quadro che ne emerge è utile ed interessante, ma il fatto che non siano proposte soluzioni rischia di generare un certo smarrimento nel lettore, lasciando intendere che in molti casi non vi sia alcuna via d'uscita dall'impasse dottrinale
L'islamizzazione del secolare nel linguaggio politico di Rashid Ghannoushi
Il presente contributo analizza il linguaggio politico di Rashid Ghannoushi al fine di chiarire la sua concezione di "stato islamico" e la peculiare forma di secolarizzazione che egli rintraccia nell'Islam, mostrando come egli utilizzi, da un lato, un lessico tecnico, che è chiaramente il prodotto della politica secolare moderna di importazione occidentale (dawla, dustûr, dîmuqrâtiyya, hiyâd), dall'altro un lessico religioso tradizionale (ijtihâd, ‘ibâdât, mu‘âmalât, shûrâ): nell'affiancare l'uno all'altro, egli attua un'operazione che si potrebbe definire di "sacralizzazione della politica" o di "islamizzazione del secolare", tentando di rinvenire nell'Islam delle origini gli antecedenti concettuali delle dottrine politiche contemporanee
Il Radd pseudo-ġazāliano: Paternità, Contenuti, Traduzione
Il Radd al-ǧamīl li-ilāhiyyat 'Isà bi-ṣarīḥ al-Inǧīl (La bella confutazione della divinità di Gesù in base alla spiegazione del Vangelo), tradizionalmente attribuito ad Abū Ḥāmid al-Ġazālī, è un testo che si inserisce nel ricco filone di letteratura polemica islamo-cristiana d'epoca classica. Il presente volume, oltre ad offrirne la traduzione in italiano, studia a fondo la spinosa questione della paternità dell'opera e ne sviscera in profondità i contenuti, tentando di ritrovarne le fonti. L'autore, probabilmente un ex-copto convertitosi all'Islām, vi analizza le Scritture cristiane al fine di confutare la divinità di Cristo ma, a differenza di altri polemisti, non si concentra tanto sui passaggi che sottolineano l'umanità di Gesù, bensì su quei brani che ne mettono in risalto la divinità e che costituiscono il perno stesso della cristologia, come quelli tratti dal Vangelo di Giovanni, tentando di dare loro un senso metaforico e compatibile con l'Islām. Aldilà dei risultati di questa esegesi, l'interesse del testo sta nel profondo sforzo profuso dall'autore per dare un senso islamico ai Vangeli e conciliare in sé stesso l'eredità cristiana e la religione islamica
al-Ghazali, Le meraviglie del cuore
Il testo presenta la traduzione, corredata di introduzione e note, del "Libro delle meraviglie del cuore" di Abu Hamid al-Ghazali. Culla delle aspirazioni buone e malvagie dell’uomo, sede dello spirito e fonte della conoscenza, il cuore è presentanto come la vera e propria essenza dell’uomo, in quanto tale in grado di cogliere, al termine di un arduo quanto affascinante percorso interiore, il Principio eterno. La religione si configura pertanto nel testo come esperienza intima, in cui la ricerca di Dio avviene attraverso l’introspezione, perché «chi ignora il proprio cuore ignora se stesso e chi ignora se stesso ignora il suo Signore». Ma il cuore è come uno specchio: se è limpido, vi si riflettono i tesori del Mondo Celeste; se invece è arrugginito dal peccato, questi gli sono preclusi. La chiave per rendere lo specchio del cuore perfettamente polito è per l'autore la lotta interiore: l’uomo deve imparare a guidare rettamente gli eserciti che Dio ha assegnato al cuore, e che ora sono a Lui fedeli e Lo servono spronando al bene, ora a Lui ribelli per istigazione del demonio. Questi eserciti sono appunto le «meraviglie del cuore». Per combattere le tentazioni di Satana, l’uomo deve pertanto mondare e purificare la propria anima con i mezzi consigliati dai sufi, poiché la loro Via ha come meta suprema l’incontro con Dio
In dialogo con i Vangeli: l'esegesi biblica nel Radd al-ǧamīl
Il Radd al-ǧamīl li-ilāhiyyat ‘Īsà, ovvero la "Bella refutazione della natura divina di Cristo", è un testo polemico incentrato sulla confutazione della dottrina cristiana della divinità di Gesù. Nonostante venga tradizionalmente attribuito ad Abū
Ḥāmid al-Ġazālī (m. 1111), noi riteniamo che non ne sia lui l'autore. Tale questione esula tuttavia dal presente contributo, il cui
fine non è quello di chiarire l’identità dell’autore, ma di mettere in luce il tipo di posizione musulmana nei confronti del Cristianesimo che tale trattato rappresenta. In particolare, l'articolo si occupa di evidenziare l’atteggiamento dell’autore nei confronti delle Scritture cristiane e di analizzare la lettura che egli ne offre alla luce del metodo esegetico prescelto e dei passi evangelici citati.
Al-Radd al-Jamīl. L'épineuse question de la paternité ghazālienne: une nouvelle hypothèse
L'article présente les résultats de notre recherche sur la paternité ghazalienne du "Radd al-jamil". Du point de vue méthodologique, nous avons recensé dans un premier temps les théories émises jusqu'alors par les orientalistes sur cette question, en particulier les analyses de Robert Chidiac, Franz-Elmar Wilms, Hava Lazarus-Yafeh, Gabriel Said Reynolds et Maha Elkaisy-Friemuth. Par la suite, nous avons identifié les arguments les plus pertinents et rejeté les moin sûrs à partir de l'examen attentif des sources sur lesquelles ces derniers se sont basés. Enfin, nous avons cherché d'autres indices susceptibles d'éclairer la question en menant une analyse systématique et approfondie du traité et des citations bibliques qu'il contient
Concetto Martello, La dottrina dei teologi. Ragione e dialettica nei secoli XI-XII, CUECM, Catania 2005.
Il lavoro di Concetto Martello, inserendosi nel quadro di una serie di studi volti alla rivalutazione storiografica della produzione intellettuale dell’alto Medioevo, ha innanzitutto il merito di mostrare i limiti del tradizionale pregiudizio negativo degli studiosi nei confronti della speculazione di quei secoli, di cui egli mette chiaramente in evidenza la ricchezza e le peculiarità, basandosi
su una puntuale ed accurata analisi delle fonti come della letteratura secondaria. In particolare, Martello segue con rigore e coerenza un percorso attraverso il quale intende dimostrare come la riflessione sulle verità scritturali in atto tra i secoli XI e XII abbia contribuito al rafforzamento dell’idea di uniformità della natura creata, ovvero di una concezione della realtà secondo la quale essa è
regolata da norme stabili e razionali, tali da riflettere la razionalità del logos divino. Perciò tra scienza e fede si delinea in questi secoli un rapporto sempre più stretto, che comporta in
ultima analisi il riconoscimento dell’equivalenza di ratio e dialectica e dunque di quest’ultima come organo di una teologia razionale finalmente autonoma dall’esegesi. Sono queste le idee-guida del percorso di lettura proposto da Martello, che si concentra pertanto sull’individuazione, all’interno delle opere dei più significativi autori del tempo, della loro idea di ragione e della loro concezione di teologia e filosofia, mettendo in evidenza il contributo
che, alla statuizione di una teologia razionale cristiana, hanno dato gli esponenti sia della cultura monastica che di quella scolastica, e ribadendo pertanto la necessità di sfatare
l’idea di una netta distinzione tra i due ambiti, pure molto diffusa in passato
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