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    Lo sviluppo del sistema allocutivo in italiano L2

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    Il sistema allocutivo italiano è piuttosto complesso. Per usarlo correttamente gli apprendenti stranieri devono acquisire sia le regole sociolinguistiche che governano la scelta tra tu e Lei sia le strutture linguistiche richieste da ciascuna variante. L’uso e l’apprendimento del sistema allocutivo sono stati scarsamente indagati in italiano L2. Tuttavia, da ricerche dedicate all’acquisizione di altre lingue che prevedono più forme di allocuzione, come il francese, emerge che solo un’interazione frequente con i parlanti nativi della lingua obiettivo consente agli apprendenti di sviluppare le rappresentazioni concettuali che permettono loro di compiere decisioni automatiche in merito all’uso appropriato delle forme di allocuzione. Finché tali rappresentazioni sono incomplete, gli apprendenti mostrano una totale mancanza di controllo sul sistema dei pronomi allocutivi

    Sopravvivenze linguistiche arbëreshe a Villa Badessa

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    L’arbëresh di Villa Badessa in Abruzzo – la più recente tra le circa 50 colonie albanesi del Meridione d’Italia e la più eccentrica come posizione geografica e per i caratteri strutturali della parlata – si spegne, senza che sia valso aver conservato fino a oggi il rito greco-bizantino. Tale varietà, o quello che ne resta, costituisce il focus del presente volume, volto a rintracciare nei parlanti di origine albanofona e nella tradizione della comunità tracce non più organiche e ormai asistematiche della parlata etnica. Tramite un fine lavoro di documentazione linguistica è stato, quindi, possibile raccogliere i dati poi confluiti in un archivio delle sopravvivenze linguistiche arbëreshe di Villa Badessa. A tale archivio si affianca un’analisi sociolinguistica condotta sulla scorta delle riflessioni scaturite dall’osservazione degli atteggiamenti e delle opinioni della comunità: si completa in questo modo il quadro della realtà badessana e si offre una delle ultime memorie e testimonianze dell’arbëresh abruzzese

    Le regole del gioco in sociolinguistica storica. Alcune riflessioni su metodi, possibilità e limiti di una disciplina controversa

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    Questo lavoro presenta alcune considerazioni sul problematico statuto teorico e metodologico della sociolinguistica storica. Esso assume come presupposto la necessità di una revisione critica dei modelli della sociolinguistica sincronica elaborati negli ultimi decenni negli ambienti anglosassoni e delle loro implicazioni per una sociolinguistica storica modellata secondo i recenti approcci sviluppatisi in seno alla anglistica. La questione centrale su cui ci si interroga è che cosa si debba intendere con “dimensione” storica” in sociolinguistica, tenendo conto che la nozione di “storia” è stata sempre aperta ad interpretazioni multiple sin dal dibattito scientifico della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento sul metodo della ricerca storica. Negli ultimi decenni questo dibattito è stato ulteriormente problematizzato, con nuovi approcci interessanti, alcuni dei quali, tra l’altro, hanno costituito una vera e propria svolta in senso linguistico-ermeneutico. Molti dei problemi con cui da tempo si è confrontata la riflessione degli storici sono di fondamentale rilievo anche per il linguista storico. Una tesi che si intende avanzare è che la sociolinguistica storica non sia una disciplina in sé conclusa, ma un modo di guardare alle dinamiche storiche delle lingue tenendo conto della complessità della dimensione dei fatti storici. È una prospettiva densa di possibili sviluppi, ma che richiede il confronto continuo con le difficili sfide del trattamento della complessità. Si sostiene qui che lo statuto teorico-metodologico di questa prospettiva richiede ancora ulteriori approfondimenti. I problemi da tempo dibattuti dagli storici per il fondamento alle loro ricerche sono stati ben sintetizzati in un famoso articolo di Arnaldo Momigliano, Le regole del giuoco nello studio della storia antica, il cui titolo è riecheggiato da questo contributo: il rapporto tra ricerca storica ed epistemologia, l’impostazione della relazione tra passato e presente (e in particolare la cosiddetta questione dell’uniformismo, ripresa negli ultimi tempi negli ambienti linguistici), il rapporto tra documento e interpretazione storica, la questione del trattamento della tipologia differenziata delle fonti e della messa a punto di stratigrafie, il problema della interpretazione storica come comprensione di processi e come ermeneutica del loro concatenamento, il ruolo dei modelli teorici e delle ideologie come strumento interpretativo e possibile distorsione della comprensione. Questi temi di fondo saranno discussi facendo ricorso allo studio di problemi di (socio-)linguistica storica che possano illustrare potenzialità e limiti di questa stimolante e controversa prospettiva ricerca

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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