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Quadri verbali e ipertrofia della visione nel "Maler Nolten" di Eduard Moerike
Ridiscutendo i rapporti tra scrittura e visualità nel testo letterario, il saggio (contenuto nel volume Scritture dell’immagine, a cura di A. d’Amelia, F. de Giovanni e L. Perrone Capano) analizza la singolare e diversa configurazione che questi rapporti assumono nel romanzo di Eduard Mörike Maler Nolten (1832). Influenzata inevitabilmente dai suoi predecessori e dal modello goethiano, l’opera di Mörike fa del Bild, che connota il Bildungsroman nel termine stesso, l’elemento costitutivo e ipertrofico della sua complessa struttura, mettendo in atto particolari modalità di scrittura e lettura del visuale nel testo letterario.
I quadri verbali, poetici, i “poetische Gemälde”, come li chiama Lessing, dischiudono possibilità di una narrazione visiva, svolgono nel romanzo una funzione di prefigurazione di situazioni che, a loro volta, vengono messe in immagini e presentate come quadri, per cui gli stessi personaggi sono “immagini generate descrittivamente”. Queste immagini sono però presenze ingombranti che, con il loro movimento di fuoriuscita dalla cornice, finiscono per invadere il contesto, oscillando sul bordo tra ciò che è e ciò che appare. Se il romanzo quindi raddoppia, moltiplica, deforma e alla fine distrugge le immagini e le figure, che producono profonde modificazioni nella dimensione narrativa, a loro volta i quadri diventano tali, diventano opere figurative, solo grazie alla verbalizzazione di un interprete, alla lettura e alla narrazione di uno sguardo, cosicché gli effetti di letteratura si trasformano in veri e propri effetti visivi. Il testo di Mörike ci mostra allora dapprima un certo funzionamento del visivo e la possibilità della sua traduzione nel verbale, in seguito trova e oppone a tale commensurabilità dei limiti e la caduta nel silenzio e nella morte finale
Introduzione a Vitaliano Brancati, Tutti i racconti, a cura di Domenica Perrone
La raccolta di "Tutti racconti "di Brancati consente di ripercorrere, attraverso la narrativa breve , l'intera parabola intellettuale dell'autore del "Don Giovanni in Sicilia". Dal laboratorio giovanile fino alla disincantata analisi dell'IItalia del dopoguerra. Si offre al lettore così un'avventura letteraria alimentata da una costante tensione morale che si coniuga, spesso attraverso una fine ironia, con il rilievo esistenziale
Leggere il territorio. Due ricerche sulle dinamiche sociali in provincia di Brindisi.
Le due ricerche analizzano, da differenti prospettie, le trasformazioni ed i processi sociali in atto sul territorio brindisino: la prima, coordinata da L. Perrone, è dedicata ai processi migratori ed alla loro gestione sul territorio; la seconda, coordinata da L. Spedicato, alle nuove caratteristiche della società anziana
Narrative Entzeitlichungen: Wolfgang Koeppens "Tauben im Gras"
Con “Tauben im Gras” (1951) Wolfgang Koeppen ci offre un romanzo della grande città nella letteratura tedesca del dopoguerra che è anche una riflessione sul tempo da cui scaturisce una particolare configurazione della temporalità narrativa stessa. Il dopoguerra, nel quale i tedeschi vivono nella rimozione del passato nazista, tra restaurazione e modernità e in un’ambigua continuità con il nazionalsocialismo, è visto da Koeppen come un’epoca ancora – o di nuovo – di guerra, in cui il tempo è solo un breve lasso di tempo, «una pausa del respiro sul campo di battaglia». In un’«epoca di svolta», in un’«epoca del destino», non ci sono più ritmi sociali stabili, niente è definitivo e tutto rimane in sospeso. Se la vita ha perso il ritmo della scansione temporale definita, si hanno allora forme di temporalità paradossale, laddove al tempo atomizzato manca un qualsiasi ritmo ordinatore. Il presente stesso è il luogo della dispersione, dell’essere fuori di sé, e il passato è in un certo senso contemporaneo al presente, come contemporaneità di tempi diversi che non sono tenuti insieme da un ordine temporale universale. Con le forme del montage, della discontinuità e della pluridimensionalità il romanzo mette così in atto diverse temporalizzazioni, variazioni e choc improvvisi che sono anche una critica della storia in quanto sottoposta alla dinamica chiusa della cronologia e della continuità, aprendo una vertigine temporale che mostra come al di sotto di una superficie in apparente rapido cambiamento agiscano forme di alterazione, stasi, disintegrazione e dissoluzione del tempo e della storia
«Sì, viviamo in una specie di ebbrezza» Giovani in guerra in «Una giovinezza in Germania» di Ernst Toller
Anti-epico e dolente, "Una giovinezza in Germania" di Ernst Toller si presenta come cronaca autentica e immediata delle esperienze di una generazione che la guerra ha irreparabilmente danneggiato. L’autobiografia non è quindi rivolta solo all’io che scrive, ma sta a rappresentare il destino di una generazione di giovani, trascendendo l’ambito autobiografico e aprendo uno spazio più ampio della memoria che comprende i movimenti della storia,. Così le esperienze della guerra sono riportate e reinterpretate in base alle esigenze della scrittura a ritroso, che rende straordinariamente presente il progressivo divenire cosciente dell‘io attraverso attese, disinganni, conflitti. Insistendo sulla verità storica di quello che racconta, l’autore si serve di strategie narrative, di modalità di costruzione che si muovono tra storia e romanzo, fattualità e finzione
L'Europa di Yoko Tawada. Esplorazioni poetiche sui confini
Il contributo si inserisce nel volume "Dove comincia l’Europa", in cui l’autrice del presente saggio ha tradotto il testo eponimo di Tawada. L’Europa è oggetto di una ricerca incessante da parte della scrittrice tedesco-giapponese, la cui opera offre un inedito commento ad una Europa che per Tawada non si sa bene dove inizi e dove finisca, è fluida, in costante movimento. Esplorare l’Europa dai confini può farci scoprire come quelli che separano l’Europa dall’Asia siano fittizi e arbitrari e la nostra appartenenza all’una o all’altra una costruzione culturale. Decostruendo e ridimensionando ironicamente le immagini dell’Europa, le attribuzioni di valore della cultura occidentale e orientale, i suoi dejà-vu, la scrittrice non giunge però ad una nuova definizione o immagine di Europa, ma vuole renderla «estranea a se stessa». Contro l’appiattimento e la standardizzazione dei punti di vista la scrittura di Tawada instancabilmente indaga il potenziale estetico della differenza culturale e crea spazi di riflessione poetologica e geopoetica
Alla ricerca dell'i"rrintracciabile" Elena Ferrante
Il saggio muove dal topos della sparizione, della perdita delle tracce, da cui prende avvio “L’amica geniale” rinvenendovi, pur nell’assenza di reali riscontri biografici, un inevitabile riverbero autobiografico. Si prova così, accogliendo alcune riflessioni della scrittrice, a ricostruire una storia di intelligenza compositiva, a sciogliere la sintassi dei sentimenti che solo le movenze della scrittura possono svelare. E all’esercizio vitale della scrittura si estende pure il topos del doppio che vede Elena e Lila bambine progettare di scrivere insieme un romanzo. Da questo primo snodo critico si passa a intessere una sottile trama intertestuale tra alcuni passaggi della tetralogia e il raffinato gioco metatestuale dell’"Autobiografia erotica" di Domenico Starnone, in cu,i tra finzione e verità, lo scrittore napoletano parla della sua problematica invenzione del personaggio femminile consegnando al lettore avvertito, in una sorta di apologo finale, alcune sorprendenti chiavi interpretative
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