1,748 research outputs found

    Preface

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    Leibniz’s investigations into the structures of both natural and artificial languages, and into the impact of language use on human cognition, are widely acknowledged to have achieved real breakthroughs with respect to the standard early modern assumptions about these topics. Leibniz linked his linguistic interests with his views on mental activity by expounding the idea that language plays a fundamental role not only in communication but also in human cognition, insofar as words and signs in general serve as the indispensable thread for human thought. He used this insight into the linguistic component of thought to approach semantic phenomena such as metaphorical speech and ‘empty’ words or phrases, as well as psychological phenomena such as cognitive errors and the weakness of the will. Furthermore, his views on psycho-physical parallelism led him to explore the hypothesis that even abstract, conceptual representations have a physical counterpart in the human brain insofar as they are necessarily verbalized in a language or expressed in any other system of perceptible symbols

    Matteo Favaretti Camposampiero, Filum cogitandi. Leibniz e la conoscenza simbolica. Introduzione di Luigi Perissinotto

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    Goubet Jean-François. Matteo Favaretti Camposampiero, Filum cogitandi. Leibniz e la conoscenza simbolica. Introduzione di Luigi Perissinotto. In: Revue Philosophique de Louvain. Quatrième série, tome 106, n°3, 2008. pp. 604-606

    Matteo Favaretti Camposampiero, Filum cogitandi. Leibniz e la conoscenza simbolica. Introduzione di Luigi Perissinotto

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    Goubet Jean-François. Matteo Favaretti Camposampiero, Filum cogitandi. Leibniz e la conoscenza simbolica. Introduzione di Luigi Perissinotto. In: Revue Philosophique de Louvain. Quatrième série, tome 106, n°3, 2008. pp. 604-606

    Non vedere-come Wittgenstein

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    -Prefazione (Luigi Perissinotto) -L’interpretazione dell’ontologia del Tractatus: un criterio generale di valutazione (Pasquale Frascolla) -Il senso degli enunciati. La nefasta influenza del Tractatus sulla filosofia della logica (Carlo Penco) -Wittgenstein e il Teorema di Gödel: contro il mito della prosa (Matteo Plebani) La teoria scientifica in Wittgenstein e Schlick (Giovanni Raimo) -Filosofia e modalità nell’opera di Wittgenstein (Aldo Giorgio Gargani) -A regola d’arte: grammatica dell’errore in Wittgenstein (Cecilia Rofena) -Sul deflazionismo filosofico di Wittgenstein (Giulia Pravato) -Lezioni wittgensteiniane: riflettendo sulla Folk Psychology (Daniel D. Hutto) -Tra percezione e linguaggio: sinestesie in Wittgenstein (Chiara Pastorini) -Non vedere-come Wittgenstein. Osservazioni sulle implicazioni teoriche delle figure ambigue e reversibili (Luca Taddio) -Wittgenstein e il linguaggio del sogno (Mattia Pontarollo) “La fede comincia con la fede”. Wittgenstein sulla credenza religiosa (Luigi Perissinotto) -Etica e logica. Weininger e Wittgenstein (Noemi Calabuig Cañestro e Vicente Sanfélix Vidarte

    Mondi possibili, mondi reali e mondi di finzione nei polizieschi di Loriano Macchiavelli

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    The essay deals with part of the literary production of Loriano Macchiavelli, one of the founders of the contemporary Italian detective story. One part is devoted to the transmedia nature of the character that brought Macchiavelli fame, Sergente Sarti Antonio. He is adapted for the small screen and for comic strips: an extension that the author mentions within the texts and that conditions the phases of his own fictional life. The other half deals with Marco Gherardini, known as Poiana, a young Forestry Police Inspector, the protagonist of the most recent trilogy by Macchiavelli & Francesco Guccini. Poiana stands almost at the antipodes of Sarti Antonio: as much Sarti is 'urban' and disenchanted, as Gherardini is at ease in the mountains and capable of casting, on nature more than on men, a gaze full of wonder. With the Poiana trilogy, the path of uprooting noir from its environment of choice, the city, comes to an end, after a significant passage through the saga of Maresciallo Santovito, the first character created by Macchiavelli & Guccini.

    Epistemologia del limite ed ermeneutica della persona. Armando Rigobello (1924-2016)

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    L’obiettivo che muove la ricerca si riassume nell’aspirazione a promuovere la cultura filosofica cattolica e italiana del secondo dopoguerra, una generazione che ha raccolto il testimone da un’altra generazione nella quale si possono annoverare i grandi maestri italiani: Luigi Stefanini, Giovanni Gentile, Ugo Spirito, Luigi Pareyson, e molti altri. Riscoprire le radici, non solo per vanto filologico, storiografico o tantomeno geografico, ma anche e in particolar modo per attribuire una dignità a questa tradizione filosofica, che oggi viene riconosciuta più dalle sensibilità delle scuole straniere che dalle scuole nazionali. In un contesto nazionale e culturale la nostra ricerca ha lo scopo di rilevare una produzione di primario interesse per il nostro Paese, in quanto il pensiero di Rigobello, se “incarnato” coerentemente nei problemi sociali, politici, economici, educativi, filosofici e religiosi, possiede una forza vitale di riscatto, che può aiutare l’uomo disorientato dei nostri giorni a trovare una “giusta direzione”. In un contesto cattolico, ha lo scopo di fare memoria di una testimonianza di vita di un intellettuale a servizio della Verità e della Chiesa, attraverso una vita e una fede non priva di contrasti, ma vissuta con coerenza e vivacità. In un contesto accademico, ha lo scopo di ricevere il testimone lasciato dai maestri, verso la mèta condivisa da una scuola di pensiero iniziata all’inizio del Novecento dal filosofo italiano Luigi Stefanini (Treviso, 1891 – Padova, 1956), di cui Rigobello fu il discepolo più vicino teoreticamente. La ricerca intende onorare il monito del filosofo trevigiano: «L’essere personale è l’essere che è capace di parlare, è la parola nel suo significato più alto, non la chiacchiera; la parola è questa luminosità di cui l’essere personale è capace prima rischiarandosi a se stesso per poi proiettare la sua luce in quel tanto di spazio nel mondo esterno e nella società presente che egli può illuminare»

    "Ad occhi chiusi". Riflessioni sull'immediatezza dell'azione a partire dagli studi di Luigi Perissinotto.

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    In questo contributo intendo sviluppare una suggestione condivisa dal professor Perissinotto durante una delle numerose conversazioni private sulla filosofia del “secondo Wittgenstein”. Nel paragrafo XX delle “Ricerche Filosofiche”, Wittgenstein scrive la celebre osservazione secondo cui quando seguiamo una regola, la seguiamo ciecamente [blindly]. Perissinotto suggerisce di sostituire all'espressione “ciecamente” l'espressione “ad occhi chiusi”, in quanto la prima, per la propria connotazione, rimanderebbe ad elementi di involontarietà e irrazionalità che poco si adattano alla prospettiva wittgensteiniana sul seguire una regola. Con questo lavoro tenterò di sviluppare questa suggestione applicandola a due aree della filosofia di Wittgenstein che sono state spesso oggetto degli studi di Perissinotto: il problema del seguire una regola e l'utilizzo della nozione di Weltbild in “Della Certezza”. In particolare, mi soffermerò sulla caratterizzazione del seguire una regola come capacità e sull'uso della nozione di Weltbild come comportamento immediato e non frutto di un ragionamento. Rispetto a quest'ultimo punto, istituirò una distinzione concettuale tra le nozioni di Weltbild (Worldpicture) e Weltanschauung (Worldview) al fine di individuare una nozione di immagine del mondo che, lungi dall'identificarsi con una particolare tradizione o cultura, assumendo potenzialmente un carattere dottrinale, funziona piuttosto come sfondo, sostrato, impalcatura dell'azione, rendendo dunque conto di una dimensione immediata dell'agire

    Gli ebrei italiani di fronte alla Grande Guerra (1914-1919)

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    La tesi si propone di analizzare le posizioni dei singoli e delle organizzazioni ebraiche dallo scoppio del conflitto alla smobilitazione, individuando punti di convergenza e divergenza rispetto alle altre realtà europee. Nella prima parte della tesi sono state prese in esame le reazioni dei singoli e delle istituzioni ebraiche di fronte alla guerra, individuando la presenza degli esponenti di origine ebraica nei movimenti interventista, neutralista e pacifista, nonché le esperienze dei volontari "irredenti" e dei garibaldini in Francia. Una particolare attenzione è stata riservata all'attività del Comitato delle Comunità Ebraiche Italiane, catalizzatore di numerose iniziative, quali il rabbinato militare e il Maghed David Rosso. Si è tentato di ricostruire il network di relazioni che gli esponenti dell'ebraismo italiano mobilitarono, in particolare tra le élite politiche ed economiche, a favore delle comunità, con particolare attenzione alla gestione dei profughi veneti e dei prigionieri di religione ebraica. Si sono inoltre potuti cogliere alcuni cambiamenti di pratiche e di relazioni che interessarono il mondo ebraico al suo interno: la nascita della Federazione rabbinica, i rapporti tra i rabbini e le comunità e tra queste e il Comitato. La ricerca si basa su fonti e documentazione di varia provenienza quali: la stampa ebraica, i sermoni rabbinici, i documenti prodotti dalle comunità e dal Comitato, gli opuscoli e pamphlet editi in occasione di celebrazioni e ricorrenze, nonché diari e memorie, molte delle quali consultate presso l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, ma anche i discorsi parlamentari, i documenti conservati nel Fondo "Casellario politico centrale" e le domande di discriminazione presentate in seguito alla Leggi razziali del 1938

    Senza trampoli. Saggi filosofici per Luigi Perissinotto

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    In questo volume, studiose e studiosi di provenienza italiana e internazionale si confrontano con i temi che più hanno caratterizzato l’itinerario filosofico di Luigi Perissinotto, entrando nel vivo di questioni cruciali per il dibattito contemporaneo

    Esprimere i significati, esprimere le emozioni. Alcune considerazioni tra Wittgentstein, William James e Luigi Perissinotto

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    In his work, Luigi Perissinotto has constantly claimed that meaning is not primarily a mental state or a mental entity and that meaning should be understood as resulting from practices that happen between speakers, who basically share common activities and a language. This thesis is grounded in his reading of Wittgenstein's texts, and, I argue, it can be correlated with Wittgenstein's own somewhat analogous thought that bodily gestures - particularly changes in the face and movements of the hands and the whole body - are not expressions of emotions in the sense of outward manifestations of allegedly inner states of mind. In this paper, I contend that Wittgenstein's antimentalism may have been partly influenced by William James's claim in the Principles of Psychology that emotions should not be interpreted as psychic contents, that would be prior to their manifestations through bodily expressions, although Wittgenstein disagrees with James' alternative formulation, whereby emotions are said to be the feeling of bodily changes as they occur
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