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La collezione di Enrico: formazione, gusto, dispersione dell’eredità ebraica
Patrizia Dragoni and Caterina Paparello address the issue of the dispersion of Jewish collections through the case of the collections of Ernico Pellegrino Milano, including the collection of drawings by Tommaso Minardi, formerly Ovidi, and the appendix publication of the list of assets claimed by the heirs on the occasion of the Mauerbach benefit sale on behalf of the Federation of Jewish communities, a philanthropic initiative
philanthropic initiative, organised in 1996 by the Vienna office of Christies's International
Introduzione
Il volume ricostruisce attraverso documenti inediti le attività di protezione del patrimonio artistico umbro e marchigiano durante la seconda guerra mondiale.
Articolato in quattro sezioni, analizza inizialmente il contesto internazionale e nazionale del tempo in cui maturarono le linee guida per la salvaguardia delle opere d’arte in caso di conflitto armato.
Patrizia Dragoni, attraverso lo spoglio della rivista «Mouseion», organo dell’Office International des Musées, illustra infatti come i paesi membri della Società delle Nazioni, a partire dall’inizio degli anni’30 del Novecento, avessero iniziato a discutere tale tematica fino ad arrivare, dopo l’esperienza della guerra civile spagnola, alla redazione di un manuale sulla protezione del patrimonio artistico ed architettonico durante la guerra, apparso nel 1939.
Carmen Vitale, invece, esamina lo specifico caso dell’Italia, dove le Soprintendenze regionali vennero incaricate di predisporre i piani protezione, di classificare le opere d’arte in base alla loro rilevanza e di metterle in sicurezza in luoghi preventivamente individuati, lontani da possibili obiettivi militari e preferibilmente in località eccentriche.
La seconda parte del testo illustra le figure dei soprintendenti che guidarono le operazioni nei territori loro affidati delle Marche e dell’Umbria.
Caterina Paparello analizza puntualmente l’attività delle Soprintendenze marchigiane, dai piani preventivi di salvaguardia alle operazioni di protezione poste in essere per il patrimonio regionale. Il contributo illustra inoltre l’attivazione nelle Marche dei ricoveri interregionali, presentando documenti inediti sull’operato di Pasquale Rotondi e chiarendo pertanto l’organizzazione, le tempistiche e l’effettiva consistenza del patrimonio posto in sicurezza a Sassocorvaro e Carpegna.
Al territorio di Zara, affidato in base alla legge di riordino delle Soprintendenze del 1923 alla tutela delle Marche, è dedicato il saggio di Serena Brunelli, che analizza le attività di protezione preventiva dei beni artistici e archeologici messe in atto nella città dalmata prima dello scoppio della guerra.
In Umbria Achille Bertini Calosso, oltre a ricoverare la maggior parte dell’ingente patrimonio regionale, si occupò anche della messa in sicurezza di numerosi oggetti della Lombardia dapprima in località individuate nella campagna umbra e poi, dopo l’armistizio, nella neutrale basilica di San Francesco di Assisi divenuta, dopo le norme del Concordato, di proprietà del Vaticano.
Si dà poi conto, nella terza sezione, del ruolo svolto dagli “alleati”, dai membri del Kunstschutz agli ufficiali americani della Monuments and Fine Arts & Archives Sub-Commission.
Al Kunstschutz sono dedicati i saggi di Susanne Adina Meyer e di Andrea Paolini. La prima, anche attraverso un attento spoglio della letteratura tedesca, generalmente poco conosciuta in Italia, analizza il lavoro svolto dagli ufficiali tedeschi che agirono in stretta collaborazione con gli uffici di tutela prima e anche dopo l’8 settembre 1943. Ugualmente Andrea Paolini, che esamina il caso specifico delle Marche, pur senza negare alcune operazioni discutibili, contribuisce a mitigare il luogo comune che descrive i tedeschi come predatori e mette invece in luce l’attività di “protezione del Reich” su un patrimonio culturale del quale conoscevano ubicazione e ricoveri.
Della Monuments and Fine Arts & Archives Sub-Commission si occupa dapprima Ilaria Dagnini Brey, che ne descrive accuratamente l’origine e la formazione, con particolare attenzione ai momenti di formazione accademica dei membri che avrebbero dovuto operare in Italia.
Caterina Paparello e Ruggero Ranieri, invece, puntualizzano l’attività dei monument officers nelle Marche e in Umbria, dove agirono in stretta collaborazione con gli uffici di tutela per le operazioni di primo intervento, cercando di evitare le dispersioni e di recuperare gli oggetti trafugati, come nel caso di alcuni oggetti della collezione perugina del noto storico dell’arte olandese Raimond Van Marle, asportati dalle ville di San Marco e Solomeo (Perugia) nel giugno 1944 dalle truppe tedesche in ritirata.
La collezione Van Marle, per la prima volta, è ricostruita da Maria Cecilia Mazzi che, oltre a documentare la vicenda, cerca di far luce sui rapporti del critico con il mercato collezionistico del tempo per aggiungere informazioni ad un momento carico di luci ed ombre nella storia della conservazione del patrimonio artistico italiano negli anni’30.
Contraltare a questa dispersione è invece il caso di un dipinto del Cavalier d’Arpino, proprietà della Galleria Nazionale dell’Umbria, che si credeva trafugato dai tedeschi e che invece Patrizia Dragoni, sulla scorta di nuova documentazione, riconduce all’ambito alleato.
Il volume si chiude con un’ultima sezione dedicata all’analisi del diritto internazionale di tutela del patrimonio in caso di conflitti armati. Carmen Vitale offre un contributo critico in cui documenta, dalla convenzione dell’Aja del 1954 alla recentissima istituzione dei Caschi Blu per la Cultura, il lavoro compiuto per tentare di salvaguardare un patrimonio che anche i più recenti avvenimenti confermano essere costantemente a rischio
Infine, Patrizia Dragoni e Caterina Paparello presentano note e spunti per la ricerca in relazione ai diari di Pasquale Rotondi, per cui si attende una riedizione critica e contestualizzata
Introduzione / Introduction
Silvia Cecchini e Patrizia Dragoni introducono e presentano i saggi pubblicati in "Musei e mostre tra le due guerre".
Silvia Cecchini and Patrizia Dragoni present the papers published in "Museums and exhibitions between WWI and WWII"
In difesa dell’arte. La protezione del patrimonio artistico delle Marche e dell’Umbria durante la seconda guerra mondiale
Through an exploration of previously unpublished documents, this volume reconstructs the protection of the artistic heritage of Umbria and Le Marche during the Second World War.
The first of three sections analyzes the national and international context in which guidelines were developed for protective measures in the event of armed conflict. Patrizia Dragoni, through “Mouseion,” an official publication of the Office International des Musees, examines how members of the League of Nations first discussed this issue in the early 1930s, and, in 1939 after the Spanish Civil War, prepared and published a manual.
Carmen Vitale looks at the case of Italy, where supervisory authorities were formed to plan the protection and classification of works of art based on relevance and secure them in previously identified safe-places, away from military targets and, ideally, in unexpected locations.
The second section explores the supervisory authorities working in Le Marche and Umbria. Caterina Paparello meticulously analyzes their activities in Le Marche, from precautionary safety plans to measures taken to protect the region’s artistic heritage. Her contribution also describes the work of interregional recovery organizations in Le Marche, through an examination of previously unpublished documents about Pasquale Rotondi, relating to the organization, timing, and actual composition of the artistic and cultural objects brought to safety in Sassocorvaro and Carpegna.
Next, Serena Brunelli writes about the Zara territory, then under the aegis of the Le Marche regional protection bureaus. Patrizia Dragoni discusses Achille Bertini Calosso who, in addition to most of the Umbrian heritage items, recovered numerous items for Lombardy from remote areas of Umbria and, after the armistice, from the neutral Basilica of St. Francis of Assisi, which by agreement had become Vatican property.
The third section begins with a description of the role played by Kunstschutz (art protection) as well as the Monuments and Fine Arts & Archives Commission. Susanne Adina Meyer and Andrea Paolini contribute essays on the Kunstschutz. The first, through examination of the German literature—little known in Italy—analyzes the work of German officers collaborating with protection bureaus before and after September 8, 1943. Similarly, Andrea Paolini examines the case of Le Marche, and, while acknowledging some criminal incidents, tempers the cliché of German looters, discussing the “protection of the Reich” for works they knew had been protected. Next, Ilaria Dagnini Brey writes about the Monuments and Fine Arts & Archives Commission, describing the creation and training of members working in Italy. Caterina Paparello and Ruggero Ranieri then describe various steps taken in Le Marche and Umbria to safeguard their cultural and artistic heritage, even seeking to repatriate stolen items, as with some paintings from the city of Perugia, from the collection of the Dutch art historian Raimond Van Marle, taken in June 1944 by retreating German troops. In addition to documenting the story of this collection’s theft—reconstructed here for the first time—Maria Cecilia Mazzi also sheds light on the critic’s relationship to the antique market, to elucidate the history of Italian artistic heritage conservation in the 1930s. Patrizia Dragoni also examines new evidence relating to the theft of a Cavalier d'Arpino painting owned by the National Gallery of Umbria, and attributes the theft not to the Germans, as previously thought, but rather to the Allies.
Finally, Carmen Vitale documents consistent efforts, by the 1954 Hague Convention and the very recent creation of the United Nations Peacekeepers for culture, to safeguard an artistic and cultural heritage constantly under threat
Introduzione
In 2018, at an international conference organised by the German
Lost Art Foundation, it was pointed out that still, twenty years after the
signing of the Washington Principles of Nazi-Confiscated Art, still many states, including Italy, were still lacking in provenance studies, thus making the process of finding and returning artefacts complex.
discovery and restitution of assets stolen from Jewish communities and families Jewish communities and families during the period of Nazi-Fascism. In the same year, as a result of studies undertaken by the
Horizon 2020 project TransCultAA (Transfer of Cultura Objects in the Alpe Adria Region in the 20th century), a monographic issue of the
magazine "Memofonte" (No. 18), which systematised research on the fate of Jewish of Jewish collections during the years when the racial laws were in force in the territory under examination.
These lines of research, together with the evolution of the international context which saw major museums strive to research acquisitionsmade in the period between 1933 and '45, marking a more
proactive approach on the part of museum institutions not only to identify and returnstolen works, but also to educate the public on the importance of doing so
L'arte indifesa: il destino di artisti e collezioni
This volume publishes the proceedings of the International Study Conference The Undefended Art: the Fate of Artists and Collections after the Enactment of the Racial Laws, investigates from an interdisciplinary perspective the dispersion of Jewish heritage through market dynamics and the lives of artists and collectors. Organized into two sections, art historical and legislative, respectively, the text deals with the taste, formation and musealization of private collections, drawing lines of study on dispersal, re-contextualization and the possibilities offered by the restitutions of the Jewish heritage
Inclusione e accessibilità con le Mappe Parlanti di Radio Magica
Le Mappe Parlanti rappresentano un bene comune digitale a favore della divulgazione del patrimonio culturale italiano materiale e immateriale, attraverso un linguaggio narrativo accessibile che prende la forma di breve racconto d’autore o di testo sotto forma di domanda-risposta curiosa. La narrazione radiofonica che un tempo si affidava esclusivamente al canale sonoro, nell’era del digitale si amplia e diventa anche visuale. Il venir meno dei confini tra canali audio e canali video dischiude grandi benefici in termini di inclusione e accessibilità perché permette l’impiego simultaneo di lingue e linguaggi verbali e non verbali, come la lingua dei segni italiana. Le Mappe Parlanti offrono un esempio di storytelling accessibile, con evidenze empiriche sulle strategie di creazione e divulgazione ispirate ai principi dell’universal design for learning
Scheda n. 103, Madonna del latte e san Giuseppe
Le ridotte dimensioni della tela e l'atmosfera familiare che sottintende al tema consentono di annoverare l'opera fra le immagini di devozione privata
Bottega di Antonio Aquili detto Antoniazzo Romano, Madonna con il Bambino
La tavola giunse alla Biblioteca civica grazie al legato testamentario di don Gabriele Filoni Guerrieri, insieme a un ricco patrimonio librario e ad altre pitture e arredi in seguito confluiti in Pinacoteca. L’inventario del novembre 1907, relativo alla donazione del prelato, cita l’opera come una “tavola di scuola umbra del XVI secolo” raffigurante la Vergine con il Bambino. Il nucleo dei beni venne accresciuto da altri 89 pezzi presi in consegna dal Comune di Fermo in data 31 luglio 1909. Il documento comprovante la consegna delle opere cita di nuovo “una tavola di scuola fiorentina con cornice in noce e tarsia rappresentante la Vergine con il divino Infante” . In questo secondo caso si fa riferimento anche alla cornice, quest’ultima a tabernacolo, in noce, finemente ornata da un motivo a spirale e altri decori a tarsia. La cornice non è tuttavia cronologicamente pertinente al dipinto, ma più tarda, probabilmente abbinata per stile e materiali agli arredi provenienti dalla medesima donazione
Scheda n. 174, Testa di Madonna
La tela, che presenta vistose lacune, è la porzione di un dipinto in origine di maggiori dimensioni, ricucito in epoca imprecisata su un nuovo supporto, come attesta il taglio della mano della Vergine sul margine sinistro. Lo sguardo della Madonna, indirizzato verso il basso, lascia supporre che anticamente il soggetto comprendesse almeno la figura del Bambino, giacente a terra o sulle ginocchia della madre, con le mani giunte in preghiera al modo presente anche in talune Natività
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