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Modelli di business, rischio e regolamentazione dell’attività bancaria: alcune evidenze dalle banche europee
L’analisi, incentrata su un campione di grandi istituzioni bancarie europee, utilizza la tradizionale classificazione in business model sviluppata in letteratura, basata prevalentemente su differenze tra modelli in termini di mix di ricavi e composizione di attività e passività delle banche, e fa quindi riferimento ai modelli di business del retail banking, dell’investment banking e della banca wholesale. Nell’analisi vengono messe a fuoco soprattutto le caratteristiche del primo modello, per sottolineare come nel periodo recente esso sia stato contraddistinto da elementi operativi che lo hanno reso progressivamente eterogeneo e lo hanno differenziato nei suoi profili strutturali e di operatività. Proprio tali caratteri di eterogeneità, riflettendosi sulle performance e sul rischio del business, rendono anche intermediari prevalentemente impegnati nella tipica attività retail potenzialmente vulnerabili in uno scenario di crisi, come accaduto per business più focalizzati e a diverso contenuto di rischio. Le implicazioni per la definizione del quadro regolamentare riguardano la necessità di tenere in considerazione una struttura dell’industria bancaria contraddistinta da significative disomogeneità tra banche non solo sotto il profilo dimensionale e nel grado di interconnessione, ma anche in termini di modelli di business e, presumibilmente, all’interno degli stessi. Un risultato che emerge in particolare con riferimento all’ampio gruppo di banche riconducibili al tradizionale modello retail
Il valore della reputazione bancaria tra risk management e scelte strategiche
The paper explores reputation and reputational risk in banks starting from a review of the literature concerning both financial and non financial institutions. Methodologies aimed at estimating risk and their implementation in risk management policies are also discussed. The paper examines furthermore the regulatory approach of Pillar 2 to the reputational risk in order to evaluate the expected behaviour of regulators after the recent financial turmoil. Finally, tasks and responsibilities in measuring reputational risk by risk management are commented, even considering a number of crucial issues which may arise from the reputational profile of banks' business portfolios
Modelli di business, rischio e regolamentazione dell’attività bancaria: alcune evidenze dalle banche europee
L’analisi, incentrata su un campione di grandi istituzioni bancarie europee, utilizza la tradizionale classificazione in business model sviluppata in letteratura, basata prevalentemente su differenze tra modelli in termini di mix di ricavi e composizione di attività e passività delle banche, e fa quindi riferimento ai modelli di business del retail banking, dell’investment banking e della banca wholesale. Nell’analisi vengono messe a fuoco soprattutto le caratteristiche del primo modello, per sottolineare come nel periodo recente esso sia stato contraddistinto da elementi operativi che lo hanno reso progressivamente eterogeneo e lo hanno differenziato nei suoi profili strutturali e di operatività. Proprio tali caratteri di eterogeneità, riflettendosi sulle performance e sul rischio del business, rendono anche intermediari prevalentemente impegnati nella tipica attività retail potenzialmente vulnerabili in uno scenario di crisi, come accaduto per business più focalizzati e a diverso contenuto di rischio. Le implicazioni per la definizione del quadro regolamentare riguardano la necessità di tenere in considerazione una struttura dell’industria bancaria contraddistinta da significative disomogeneità tra banche non solo sotto il profilo dimensionale e nel grado di interconnessione, ma anche in termini di modelli di business e, presumibilmente, all’interno degli stessi. Un risultato che emerge in particolare con riferimento all’ampio gruppo di banche riconducibili al tradizionale modello retail
Do the organizational choices really affect credit risks? Some evidence from Italian banks
Basel III framework on banking supervision highlights the crucial role of a sound organization in risk management processes. Using a structured survey sent to a group of Italian banks, the study verifies the alignment of organizational choices to sound practices suggested by supervisors. We investigate the role played by the Chief Risk Officer, and the level of integration with the Board of Directors. Our results demonstrate the increasing centrality and strategic responsibilities of the Chief Risk Officer, although with the high level of heterogeneity among banks. Moreover, the increase in integration between governance bodies and the Chief Risk Officer has a positive effect on both bank risk appetite and bank portfolio quality. The main findings suggest that the effectiveness of credit risk management is affected by the spectrum of the responsibilities assigned to the Chief Risk Officer and by the level of integration of risk structures with top governance bodies
Preventing the deterioration of bank loan portfolio quality: a focus on unlikely-to-pay loans
This study examines determinants of: (a) new flows of unlikely-to-pay loans (UTPs), comparing them to determinants of bad loans; and (b) out-flows from UTPs to performing and bad loans. A novel panel data-set covering the period 2010–2016 is used to test hypotheses relating to lending policy, bank capitalization, bad management, and procyclical credit policy. Determinants identified by the existing literature on the wider category of all non-performing loans are in part confirmed for UTPs and in part rejected. The main findings show: (i) a positive relationship exists between bank capitalization and new flows of both UTPs and bad loans; (ii) reducing cost efficiency increases both new flows of UTPs and the worsening of UTPs towards bad loans; and (iii) having a specific unit/office to manage impaired loans increases flows from UTPs to performing loans, but does not decrease flows to bad loans. Our study is useful for banks seeking to prevent new impaired exposures, to accelerate the transition from UTPs to performing loans, and to prevent UTPs worsening to bad loans. The findings reveal the importance of sound and proactive UTP management, given the need for banks to increase provisions for covering UTPs in the near future
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