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    I rapporti fra i reati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Per la Cassazione l'art. 600 bis c.p. è «disposizione a più norme cumulative» e non già «norma a più fattispecie alternative».

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    La sentenza in epigrafe si segnala all'attenzione perché afferma il principio secondo cui le condotte criminose di induzione, favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione minorile, di cui all'art. 600 bis, 1° comma, nn. 1 e 2, c.p., non costituiscono unico delitto, bensì più reati fra di loro concorrenti, in quanto caratterizzati da elementi materiali differenti in rapporto alla condotta e all'evento. Sulla questione esiste da tempo una certa diversità di vedute fra il prevalente orientamento giurisprudenziale e la dottrina. Il mero dato formale della intervenuta distinzione numerica nel testo della fattispecie non può essere da solo sufficiente a giustificare la moltiplicazione delle incriminazioni e del loro carico sanzionatorio, senza un'indagine più accurata sull'effettivo nucleo di disvalore degli illeciti penali in questione. In ogni caso, il problema sta più a monte. Esso consiste nel fatto che il legislatore, come già nell'ambito della disciplina penale della legge Merlin, persiste con l'anomala e irrazionale tecnica normativa di trattare con la stessa pena «un guazzabuglio eterogeneo di ipotesi

    Prostituzione. Aporie e tabù di un nuovo diritto penale tutorio

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    Molteplici sono le forme attraverso le quali la prostituzione può essere esercitata e plurimi sono i suoi modelli normativi di regolamentazione: tradizionalmente, si contendono il campo il proibizionismo, il regolamentarismo e l’abolizionismo; più di recente la c.d. decriminalizzazione e il c.d. neo-proibizionismo. In questo volume, dopo una breve disamina delle possibili forme e dei plurimi significati della prostituzione, ci si sofferma preliminarmente su alcuni ordinamenti-tipo che presentano caratteristiche peculiari ora dell’uno ora dell’altro dei modelli normativi attuabili, tenendo conto anche di recenti e significative sentenze di talune Corti supreme in ordinamenti di tipo abolizionista. L’approccio abolizionista, il modello forse tuttora prevalente, è poi esaminato in modo dettagliato nell’ordinamento italiano. Oggetto di analisi è, in primo luogo, l’applicazione concreta della legge Merlin nella poliedricità della casistica, per comprendere esattamente perché ed entro quali limiti si puniscano oggi gli “universi paralleli” alla prostituzione: così definiti perché le condotte di favoreggiamento, induzione, sfruttamento, lenocinio ecc. interagiscono in modo significativo con il fenomeno della prostituzione, benché percorrano un binario autonomo rispetto a quello su cui si incontrano il cliente e la persona che si prostituisce. In secondo luogo, si tiene conto delle forme di “stigmatizzazione non penalistica” della persona che si prostituisce. A certe condizioni, infatti, possono attivarsi meccanismi normativi che finiscono, in modo palese o occulto, per impedirne la tutela, renderne difficile l’integrazione sociale o limitarne più radicalmente la libertà di movimento: si tratta delle misure personali di prevenzione ritenute applicabili alla persona che si prostituisce, nonché del potere dei sindaci di irrogare multe a clienti e sex workers a tutela del decoro e della c.d. sicurezza urbana. Ad ogni modo, nella prospettiva del penalista il nodo centrale che spinge a interrogarsi sul tema della prostituzione riguarda soprattutto l’individuazione del bene giuridico tutelato dalle norme incriminatrici delle condotte parallele alla prostituzione e le tecniche normative utilizzate per proteggerlo. Diversi sono i dubbi di legittimità costituzionale che riguardano le attuali norme penali stabilite dalla legge Merlin, specie in relazione ai principi di offensività, di laicità e di determinatezza della fattispecie penale. E le soluzioni finora trovate dalla giurisprudenza costituzionale prima e da quella di legittimità poi non convincono fino in fondo. Più nello specifico, se tradizionalmente sono il buon costume e la pubblica moralità l’oggetto di tutela di siffatte fattispecie, più recentemente si è tentato di aggiornarne l’interesse a punire, identificandolo con la libertà di autodeterminazione sessuale della stessa persona che si prostituisce. Questo mutamento di approccio sembra porsi in ideale linea di continuità con il graduale passaggio dal moralismo giuridico al principio del danno come strategia di legittimazione dell’intervento penale nella tradizione angloamericana. Ma come in quegli ordinamenti la tendenza “espansiva” del danno, declinato sia in una dimensione collettiva sia in una dimensione individuale, è in grado di avvicinare teorie fra di loro apparentemente lontane, allo stesso modo il bene giuridico dell’autodeterminazione sessuale della persona che si prostituisce si presta a interpretazioni in “frode alle etichette”: se definito attraverso un parametro oggettivo, estraneo ai desideri e alle volontà di un soggetto adulto e consapevole, esso finisce per riprodurre una forma di moralismo dissimulato, attuato attraverso una concezione tutoria del diritto penale. Vi è dunque da chiedersi: in un ordinamento laico e secolarizzato, come va “preso sul serio” un bene di così controvertibile natura come quello dell’autodeterminazione sessuale della persona che si prostituisce? Come è possibile assicurare tutela alle persone che si prostituiscono e, al contempo, alla società in cui le stesse operano

    Violenza sessuale via WhatsApp? L’estensione della nozione di atto sessuale in una sentenza della Cassazione

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    La sentenza in epigrafe si segnala all’attenzione perché riconosce la configurabilità del reato di violenza sessuale nella condotta di colui che, nell’ambito di una conversazione via whatsapp, dopo avere inviato una foto erotica, riceva dall’altro, dietro minaccia di pubblicare su canali social la chat sessualmente esplicita, una foto con esposizione di una zona erogena (nella specie, il seno nudo). Secondo i giudici, lo scambio di foto e la chat, operati attraverso la nota applicazione informatica di messaggistica e nella specie intercorsi fra un soggetto adulto e una ragazza minorenne, costituiscono «atto sessuale»; in ragione dell’anzidetta minaccia, la condotta costrittiva a compiere l’atto è dunque penalmente rilevante ai sensi degli art. 609 bis e 609 ter c.p. Una tesi intermedia potrebbe invece essere quella di richiedere comunque, anche nell’ambito delle molteplici e sempre nuove modalità di interazione virtuale fra due o più soggetti, una qualche forma di contatto corpore corporis, benché “filtrato” – e cioè riadattato – attraverso le lenti prospettiche della comunicazione a distanza. Riteniamo quest’ultima impostazione preferibile. Una fattispecie di elevata gravità, qual è il delitto di violenza sessuale, non può entrare in gioco per il solo fatto che un sentimento libidinoso sia in qualche modo comunicato all’altro soggetto e che quest’ultimo, pur se dietro indebita pressione o minaccia, si limiti a inviare una propria foto rappresentativa di una zona erogena. Così ragionando, si finirebbe per addivenire a una evaporazione estrema di ciò che intendiamo con il termine sesso: idealizzando il contenuto del comportamento sessualmente rilevante, quest’ultimo arriverebbe a fagocitare ogni tipo di atto libidinoso o persino voyeuristico. L’interazione sessuale, per esistere e per essere definita tale, richiede qualcosa di più di questo

    Nota, in tema di legittima difesa domiciliare, a Cass. 20 febbraio-21 luglio 2020, n. 21794, Barbieri, e Cass. 10 otttobre-10 dicembre 2019, n. 49883, Capozzo

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    Prime applicazioni giurisprudenziali in tema di legittima difesa domiciliare in seguito alla l. 36 del 201

    Multiple causes and stacked inferences

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    This Comment addresses Professor Dillbary’s claim that the res ipsa loquitur doctrine is a form of stacked inferences that is likely to reduce the parties’ incentive to take care and to result in more accidents. Using a simple model, Professor Dillbary shows that the parties would depart from the due care standard because of the application of res ipsa loquitur. This Comment criticizes the author’s arguments for a more limited application of res ipsa loquitur in cases involving multiple actors

    The oxford handbook of law and economics: Volume 2: Private and commercial law

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    The Oxford Handbook of Law and Economics covers over one-hundred topics on issues ranging from law and neuroeconomics to European Union law and economics to feminist theory and law and economics. The book gathers together scholars and experts in law and economics to create the most inclusive and current work on law and economics. It begins at the origins of the field of law and economics, tracks its progression and increased importance to both law and economics, and looks to the future of the field and its continued development by examining a cornucopia of fields touched by work in law and economics

    Law and Economics as We Grow Younger

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    The European Association of Law and Economics grants a biennial Lifetime Achievement Award and Honorary Membership to a scholar "for his or her significant contributions to the field of Law and Economics, in particular to the development of this scientific movement in Europe." This paper is the award lecture delivered by Professor Francesco Parisi at the Annual Meeting of the European Association of Law and Economics, held at Tel-Aviv University on September, 19, 2019

    Adsorption and Separation of Crystal Violet, Cerium(III) and Lead(II) by Means of a Multi-Step Strategy Based on K10-Montmorillonite

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    A multi-step procedure, based on the employment of K10-Montmorillonite, is proposed for the selective removal of metal ions and dyes from a multicomponent solution. The objective is twofold: decontaminate the effluents and separate and recover the valuable byproducts present in wastewaters. Three common contaminants, i.e., crystal violet dye (CV), Ce(III) and Pb(II) were chosen as “model” pollutants. The main factors affecting the pollutants’ sorption were investigated. The experimental data were correlated with adsorption isotherms and kinetic models to obtain a deeper insight into the adsorption processes. The affinity of the clay toward the pollutants is favored by an increasing pH and follows the order CV > Pb(II) > Ce(III). Whereas Ce(III) metal ions do not adsorb onto clay under strongly acidic conditions, both Pb(II) and CV can adsorb under all the investigated pH conditions. The analysis of isotherms and kinetic profiles revealed that CV adsorbs onto clay through a mechanism consisting of two parallel processes, namely cation exchange on the external mineral surface and in the interlayer and surface complexation at the edge sites, while metal ion uptake is due solely to cation exchange processes involving mineral surfaces. The time required for the complete removal of pollutants follows the order CV > Ce(III) >> Pb(II). The possibility to modulate the adsorption features by changing experimental conditions was successfully employed to propose the best strategy for the progressive removal of different components from aqueous solutions

    Postfazione al volume Migrazioni Diritto e Società

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    The post-faction re-consider the chapters of the book in a critical manner, explaining the point of view of the author of the post-faction
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