177,693 research outputs found

    Parini, R

    No full text

    Giuseppe Parini

    No full text
    Gli scrittori dell’Ottocento, da Vincenzo Monti a Ippolito Nievo, presentarono Giuseppe Parini (scomparso nel 1799) come icona del letterato povero ma di forte tempra morale, sdegnoso di ogni compromesso, maestro di virtù e modello di dedizione agli studi e alle istituzioni. Ad accrescere la fama e il magistero postumi di Parini aveva già del resto contribuito la tempestiva pubblicazione in sei tomi delle sue "Opere" (1801-04), per cura dell’allievo Francesco Reina. Sulla scorta di una consolidata tradizione di studi e delle più recenti edizioni, il presente volume intende ricostruire il percorso poetico pariniano, dalla prima raccolta del 1752 alle odi di ispirazione neoclassica, passando per le stagioni dell’impegno civile (in cui si colloca la stesura del "Mattino" e del "Mezzogiorno") e della prolungata elaborazione del "Giorno" ("opus magnum" mai giunto a compimento). La selezionata antologia di prose concorre a illustrare la varietà dei temi, delle forme e dei registri sperimentati da Parini (proposto anche nelle vesti di giornalista e di epistolografo), offrendo un’immagine il più possibile completa dell’autore

    Pseudoscopelus parini

    No full text
    Pseudoscopelus parini: LACM 44391-1, 1 (82.9).Published as part of Marcelo R. S. Melo, H. J. Walker, Jr. & Cynthia Klepadlo, 2007, Two new species of Pseudoscopelus (Teleostei: Chiasmodontidae), with a new diagnosis for the genus., pp. 33-46 in Zootaxa 1605 on page 4

    Un legislatore artistico nella comunità degli uomini. Note sull'estetica e la pedagogia di Parini

    No full text
    Il saggio affronta la natura dell'impegno educativo di Giuseppe Parini tra letteratura, arte retorica, filosofia e arti figurative, evidenziandone alcune peculiarità connaturate alla sua personalità intellettuale e creativa, e al contempo esplorando gli intensi rapporti da lui intrattenuti da un lato con l'estetica, dall'altro con le teorie pedagogiche del XVIII secolo

    A Designer A Day (ADAD) 2014

    No full text
    In mostra un’inedita riflessione sull’attuale binomio cibo-design: sette progetti per una nuova definizione dell’universo mela e lo sviluppo di uno stile di vita sostenibile e consapevole. Il famoso detto “una mela al giorno ...” si trasforma in “un designer/progetto al giorno”, da cui il titolo dell’iniziativa AdesignerAday. Da lunedì 7 a lunedì 21 aprile i vincitori (rigorosamente under 35), selezionati da un’apposita giuria, coordinata da Venanzio Arquilla e Barbara Parini Politecnico di Milano, esporranno il proprio lavoro diventando protagonisti dello spazio AdesignerAday, un’area espositiva preallestita e personalizzabile interamente dedicata ai loro progetti, nell’ambito dell’evento organizzato da INTERNI negli storici chiostri dell’Università degli Studi di Milano. La riflessione cibo/design il tema di questa nuova edizione del concorso: i giovani partecipanti hanno dovuto presentare progetti in grado di interpretare i diversi modi di concepire ed esprimere la cultura del cibo nelle differenti tradizioni, stili di vita e paesi del mondo attraverso esperienze della quotidianità. Una rosa di progetti composta da un’ampia tipologia di prodotti: dai più tradizionali a proposte ancora poco appartenenti agli scenari domestici abituali. “Durante la fase della selezione – aggiunge Venanzio Arquilla, coordinatore di DesignHub – l’obiettivo è stato quello di valorizzare il lavoro di quei designer che meglio hanno interpretato l’oggetto del bando: il cibo oggi è, sempre più, lo specchio di noi stessi, un modo d’essere e il design ad esso applicato amplifica questo messaggio e può facilitarne in momenti di utilizzo e consumo”. Sette i progetti selezionati: Al mercato / Eugenio Roncoroni L’Adamisme / Romain Mouscadet An Apple A Day / Bogdán Viktória Melacolta / Foroofficina Supa / R. Moretti, F. Molteni, M. Setti Mela Pianto Io / Federica Corinto Don’t Worry Be Apple / Giuseppe Amato Più un progetto speciale realizzato in collaborazione con lo chef Eugenio Roncoroni - Appleburger / Al Mercato per ADA

    Domesticating or foreignizing texts? Case study : Niccolò Ammaniti's "Ti prendo e ti porto via" translated into English

    No full text
    Domesticating or foreignizing texts? Leaving the reader alone as much as possible and moving the writer toward the reader or leaving the writer alone as much as possible and moving the reader toward the writer? Is such a dichotomy always so definitely strict and rigid, and does one necessarily exclude the other? Translators do not always seem to be so rigorous in their choice. Steal You Away, the translation by Jonathan Hunt of Niccolò Ammaniti’s Ti prendo e ti porto via, is an example. On the one hand, the translator seems prone to foreignization in his choice not to transpose into English many of the cultural references present in the text which help the reader be virtually transported in the Italian (invented) village of Ischiano Scalo, where the story is set. Therefore, names of public places, of singers, of magazines, of TV shows, of food products are left unaltered in the translation. On the other hand, the translator often seems to be more willing to domesticate the text. This happens through the use of different translation strategies. References to the Italian culture are sometimes translated into English, sometimes they are simply generalized, sometimes they are substituted with a cultural reference which is more recognizable by the English reader, some other times they are simply omitted. Other translation strategies aimed at domesticating the text are also found at lexical and syntactic levels. Therefore, Steal You Away is a clear example of a fluent translation, which, however, seems to reflect the tendency of many translators not to follow a definite line of thought, and is consequently not easily definable either as a foreignized, or as a domesticated text

    Domesticating or foreignizing texts? Case study : Niccolò Ammaniti's "Ti prendo e ti porto via" translated into English

    No full text
    Domesticating or foreignizing texts? Leaving the reader alone as much as possible and moving the writer toward the reader or leaving the writer alone as much as possible and moving the reader toward the writer? Is such a dichotomy always so definitely strict and rigid, and does one necessarily exclude the other? Translators do not always seem to be so rigorous in their choice. Steal You Away, the translation by Jonathan Hunt of Niccolò Ammaniti’s Ti prendo e ti porto via, is an example. On the one hand, the translator seems prone to foreignization in his choice not to transpose into English many of the cultural references present in the text which help the reader be virtually transported in the Italian (invented) village of Ischiano Scalo, where the story is set. Therefore, names of public places, of singers, of magazines, of TV shows, of food products are left unaltered in the translation. On the other hand, the translator often seems to be more willing to domesticate the text. This happens through the use of different translation strategies. References to the Italian culture are sometimes translated into English, sometimes they are simply generalized, sometimes they are substituted with a cultural reference which is more recognizable by the English reader, some other times they are simply omitted. Other translation strategies aimed at domesticating the text are also found at lexical and syntactic levels. Therefore, Steal You Away is a clear example of a fluent translation, which, however, seems to reflect the tendency of many translators not to follow a definite line of thought, and is consequently not easily definable either as a foreignized, or as a domesticated text

    Carbonares hechos o por hacerse : Los jueces austriavcos y la via para escapar al codigo de 1803 . El caso Romagnosi

    No full text
    Erano stati i moti del 1821 la causa dell’ennesimo ‘nuovo corso’ nella vita di Romagnosi: come era già accaduto nel 1814 a proposito di una congiura militare, così anche adesso egli veniva accusato di non aver denunciato i preparativi per il moto carbonaro organizzato da Silvio Pellico, con cui in effetti intratteneva rapporti stretti. Fu perciò incarcerato, ma le prove non ressero al processo e nel dicembre del 1821 fece ritorno a Milano. Da allora in poi condusse una vita raccolta nello studio, contornato dagli allievi, afflitto da una salute sempre più malferma. Morì l’8 giugno del 1835. Ma La difesa di Romagnosi contro gli Austrias fu un vero capolavoro

    I metodi alternativi al giudizio nella disgregazione dell’unione coniugale all’interno dell’ordinamento italiano e di quello spagnolo.

    No full text
    Sino al recente passato, lo scioglimento dell’unione coniugale, la separazione personale e la modifica delle relative condizioni erano possibili esclusivamente mediante la via giudiziale; attualmente, le recenti riforme intervenute non soltanto all’interno dell’ordinamento italiano e di quello spagnolo, oggetto della presente indagine, ma anche in numerosi altri Stati, attribuiscono una maggiore autonomia ai coniugi circa il “quomodo”, ovvero le “modalità” attraverso le quali addivenire allo scioglimento dell’unione, etc
    corecore