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Le origini del monastero femminile di Santa Maria la Nova tra storia e storiografia
Il contributo analizza le vicende che portarono alla fondazione del monastero femminile di S. Maria la Nuova nel 1230, partendo dall'analisi delle ricostruzioni operate in età moderna di questo episodio, per poi approfondire l'analisi della doumentazione superstite di età medievale. Dall'esame incrociato dei dati rivenienti sia dalle fonti coeve, sia dalle ricostruzioni successive, emergono gli intrecci tra storia del monastero, sviluppo urbano e soprattutto costruzione della identità civica materana, con interferenze di rilievo anche con la travagliata vicenda della diocesi acheruntino-materana
Dante a Mezzogiorno. Il Regno di Sicilia nella Commedia
A differenza di Petrarca e Boccaccio, Dante pare non si sia mai spinto a sud di Roma, ma durante l’esilio imparò presto a fare i conti con quanto accadeva nelle corti di Napoli e Palermo. La situazione politica del Regno di Sicilia, di- viso tra Angioini e Aragonesi, ma con importanti richiami ai sovrani Altavilla e Svevi, è evocata già nel De vulgari eloquentia e torna più diffusamente nella Commedia.
Il volume rilegge le tre cantiche per seguire il dipanarsi e le ragioni del rappor- to di Dante con il Meridione d’Italia, con i due Regni che lo occupavano e soprattutto con le dinastie che governarono quei Regni.
Il giudizio di Dante si espresse a chiare lettere in celebri terzine, che hanno contribuito a forgiare la secolare valutazione negativa sull’età angioina e sulle sue nefaste conseguenze per il destino del Mezzogiorno italiano e allo stesso tempo a rafforzare l’opinione positiva sui predecessori normanni. Re Roberto i d’Angiò, ad esempio, fu sì colui che coronò il sogno poetico di Francesco Petrarca, ma resta marchiato dalla sarcastica definizione dantesca di “re da sermone”, di sovrano incapace e bigotto
#Farestoria. Una discussione intorno al mestiere di storico
Il volume raccoglie alcuni contributi dedicati al mestiere di storico in età contemporanea, tra ricerca, didattica e valorizzazione del patrimonio culturale, ed è dedicato alla memoria di Raffaele Licinio. Il volume è pubblicato nell’ambito del programma di ricerca dell’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi “Storia della città – 2022-2024” (coordinatore e responsabile scientifco V. Rivera Magos), in collaborazione con il Comune di Barletta, realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, Ricerca e Istituti Cultural
Tradizione eremitica in area pisana: la "vallis heremitae" sul Monte Pisano
Il saggio riprende alcuni aspetti legati alla presenza di eremiti nell’area compresa tra Pisa e Lucca. Le testimonianze di presenze di eremiti nell’area cominciano con le notizie sugli eremiti insediati nelle minori isole tirreniche, da Rutilio Namaziano a Gregorio Magno, per riprendere poi nell’XI secolo, quando la presenza eremitica sembra per un verso collegarsi ai più ampi movimenti di riforma in monastica in chiave eremitica, come camaldolesi e vallombrosiani, per l’altro a esperienze meno regolari e di matrice canonicale collocate soprattutto nell’area del Monte Pisano. All’interno della cosiddetta Congregazione delle Tredici si annovera anche quella di S. Maria di Valle Romita, nel piviere di Compito, su cui si incentra la seconda parte del saggio. La cella è attestata a partire dal 1198: se per un verso, coerentemente al quadro generale, conferma nel corso del XIII secolo la connotazione fortemente eremitca, per l’altro risulta dipendente da una comunità benedettina monastica riformata, quale quella dei monaci pulsanesi insediati a S. Michele degli Scalzi a Pisa; anche gli stabili accordi giurisdizionali raggiunti con il pievano, che escludevano la cura d’anime, la differenziano rispetto alla pretesa uniforme connotazione canonicale
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