1,720,998 research outputs found
L'inconscio, le immagini, le parole.
L’inconscio, le immagini e le parole sono i termini-chiave della psicoanalisi. Sviluppare tale disciplina significa definire e ridefinire ciascuno di questi termini, nonché il loro reciproco rapporto: continuare a interrogarsi sulla natura dell’inconscio, sulla natura delle immagini, sul rapporto fra le immagini e le parole. E’ quanto fa questo saggio, pervenendo a risultati per la cui descrizione si rimanda al testo
Il brivido dell'eterno
Quando il capocomico riconosce che la propria realtà "cangia continuamente; come quella di tutti!", il padre osserva: “(con un grido) Ma la nostra no, signore! Vede? La differenza è questa! Non cangia, non può cangiare, né esser altra, mai, perché già fissata – così – “questa” – per sempre – (è terribile signore!) realtà immutabile, che dovrebbe dar loro un brivido nell’accostarsi a noi!”. Se il capocomico avesse veramente capito, se avesse veramente intuito la natura dei sei personaggi, avrebbe avuto un brivido – il brivido dell’eterno – nell’accostarsi a loro
Simbolo e assenza. Fra codice multiplo e bi-logica
Il libro mira ha mirato a integrare i contributi provenienti da due fondamentali teorie della mente: la teoria bi-logica elaborata da Ignacio Matte Blanco e la teoria del codice multiplo elaborata da Wilma Bucci. Non si è trattato solo di individuare affinità e differenze fra le due teorie, ma di produrre fra loro una sorta di "reazione chimica". Da questa sono scaturiti niuovi elementi di conoscenza sul rapporto fra le immagini e le parole, sul loro diverso modo di evocare ciò che è assente
Freud e Minkowski. L'inconscio e il tempo.
Nel 1932, ormai prossimo al termine della propria ricerca, Freud ha osservato: «Ho costantemente l’impressione che da questo fatto accertato al di là di ogni dubbio dell’inalterabilità del rimosso ad opera del tempo, noi abbiamo tratto troppo poco profitto per la nostra teoria. Eppure qui sembra aprirsi un varco capace di faci accedere alle massime profondità». Questo libro mira ad ampliare questo varco, a individuare qualcosa di ciò che questo lascia intravedere, attraverso il confronto dei testi freudiani con il Tempo vissuto di Eugène Minkowski, l’opera di psichiatria fenomenologica che ha posto a centro della propria attenzione il legame fra la psiche e il tempo
Sulla memoria
Il saggio mira a integrare in una sintesi più ampia la concezione costruttivistica della memoria, propria della psicologia sperimentale, con la concezione psicoanalitica della memoria. Fra i risultati che vengono acquisiti in questo percorso, per i quali si rimanda al testo, si segnala l’integrazione fra fedeltà e costruttività dei ricordi. Il passato che il ricordo tende a rivivere, nel momento in cui è stato vissuto, è stato qualcosa di nuovo. E il ricordo mira anche a ritrovare intatta, nella sua intensità originaria, l’esperienza del nuovo. Pertanto deve rielaborare il vissuto originario proprio per essergli fedel
Sull'Edipo Re
L’ "Edipo Re" di Sofocle narra di una profezia infausta che si avvera attraverso le azioni volte a evitarne l’avverarsi. Ma Laio ed Edipo, che danno luogo appunto a tali azioni, credono o non credono nella profezia che li minaccia? Se vi credessero non farebbero nulla per evitarne l’avverarsi, perché riterrebbero che nulla potrebbe impedirlo. Se non vi credessero non farebbero nulla per congiurarla, perché non la riterrebbero destinata ad avverarsi. Se fossero in dubbio se credervi oi non credervi, resterebbe il fatto che in un caso non avrebbero nulla da sperare, nell’altro nulla da temere. Se insieme, contemporaneamente vi credessero e non vi credessero, in virtù del credervi non farebbero nulla, in virtù del non credervi non farebbero nulla. Essi dunque né credono nella profezia, né non vi credono, né sono in dubbio se credervi o non credervi, né vi credono e insieme non vi credono? Qual è allora il loro rapporto con la profezia? Rinunciare a individuarlo significherebbe rinunciare a comprendere il nucleo più profondo della tragedia. Il saggio risponde appunto a questa domanda: Laio ed Edipo credono nella profezia in un modo che racchiude il non credervi; oppure non vi credono in un modo che racchiude il credervi. Se essi agiscono, infatti, vuol dire che ritengono che ci sia bisogno di farlo, che ci si debba adoperare per evitare l’avverarsi della profezia. E ciò – la pura considerazione del bisogno di agire – implica il credere nella profezia. Ma se essi agiscono, vuol dire anche che ritengono possibile farlo, che ritengono possibile evitare l’avverarsi della profezia. E ciò – la pura considerazione della possibilità di agire – implica il non credere nella profezia. Laio ed Edipo, cioè, concepiscono l’intenzione di agire per scongiurare l’avverarsi della profezia in quanto ritengono necessario farlo, dunque in quanto credono nella profezia. Ma se poi concretamente agiscono ciò avviene in quanto ritengono possibile farlo, dunque in quanto non credono nella profezia. E’ l’atto del credere nella profezia a dare luogo a un comportamento che implica il non credervi. Il non credervi è dunque dentro l’atto del credervi, è racchiuso in esso. Questa stessa questione può essere posta nei termini inversi: Laio ed Edipo concepiscono l’intenzione di agire in quanto ritengono possibile farlo, dunque in quanto non credono nella profezia, ma se poi concretamente agiscono ciò avviene in quanto ritengono necessario farlo, dunque in quanto credono nella profezia. In questi termini, è l’atto del non credere a dare luogo a un comportamento che implica il credere. In questo senso, il credere è dentro il non credere. In definita il credere racchiude il non credere in quello stesso contenuto e, viceversa, il non credere racchiude il credere. Il saggio si sviluppa e si conclude argomentando il significato più ampio di tale implicazione reciproca del credere e del non credere, fino a identificare in essa la risposta alla domanda: “che cosa significa credere?”.
(Libro segnalato su “La Repubblica”, 24 giugno 2012 e recensito sulla rivista online “Recensioni filosofiche”, 27 dicembre 2012)
La trasparenza di Elena. Shakespeare, Bion, Freud, Sartre, Platone.
Attraverso una serie di passaggi intermedi costituiti da riflessioni sul concetto bioniano di rêverie, sulla concezione del desiderio di Platone e di Sartre, il saggio perviene a una analisi e a un’interpretazione del Sogno d’una notte di mezza estate di Shakespeare, secondo la struttura profonda della commedia definisce il passaggio dall’amore di fantasia alla fantasia d’amore. La prima corrisponde sostanzialmente al concetto psicoanalitico di idealizzazione, la seconda s’incentra soprattutto sul concetto di trasparenza. Gli oggetti d’amore sono trasparenti: lasciano vedere un mondo immaginario al di là di sé, ma lo fanno in virtù delle loro caratteristiche effettive. Sicché quel mondo è il loro immaginario, l’immaginario che da essi, e solo da essi, traspare
- …
