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Stratégies d’inclusion catégorielle face à un événement bouleversant :Discours des politiques italiens sur la guerre en Irak. ADRIPS/5e Congrès International de Psychologie Sociale (Lausanne, 1-4 Sept. ’04)
Struttura, dinamiche di sviluppo e performance del “Bio-distretto Cilento"
ll Biodistretto territoriale rappresenta una soluzione innovativa che si inquadra negli obiettivi concordati tra i diversi paesi nella Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED), tenuta a Rio de Janeiro nel 1992, e in particolare nel piano d'azione dell'Agenda 21, che orienta le politiche dei diversi paesi verso lo sviluppo sostenibile, attribuendo alle Autorità Locali un ruolo centrale. Il raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile in ambito sociale, ambientale ed economico è realizzato attraverso un approccio dove diversi modelli di tipo distrettuale quali i distretti rurali, i distretti agroalimentari di qualità e distretti di filiera convivono in misura diversa; in quest’ambito l’agricoltura biologica costituisce il catalizzatore di una serie articolata di iniziative e forme di governance che caratterizzano i biodistretti come un modello innovativo di sviluppo rurale integrato. Allo stato attuale l’evoluzione dei biodistretti in termini numerici strutturali e gestionali è molto forte e costituisce un segnale positivo di interesse che va monitorato e sostenuto con finanziamenti, ma soprattutto idee e capacità gestionali adeguate. Il progetto DIMECOBIO ha contribuito a quest’obiettivo, sviluppando, oltre ad un Censimento dei biodistretti presenti in Italia, anche un’analisi più specifica di un biodistretto: il Biodistretto del Cilento. Ne sono state esaminate, oltre alle caratteristiche strutturali (stadio di sviluppo, orientamento prevalente di mercato), anche le performance in termini di contributo allo sviluppo rurale integrato. In base ai risultati ottenuti sono state definite prime linee guide a sostegno di una crescita sostenibile ed eticamente coerente, dei Biodistretti. L’approccio analitico adottato vuole quindi essere un primo contributo alla definizione di strumenti semplici ma efficaci di supporto alle decisioni per i diversi biodistretti italiani ed europei. L’approfondimento dello studio rispetto al Biodistretto del Cilento nasce dalla sua capacità di rappresentare un’esperienza articolata e di relativamente lungo periodo (il Biodistretto nasce nel 2009, ma già dal 2004 l’idea veniva promossa e discussa nel territorio cilentano. In particolare dallo studio sono emerse indicazioni circa la struttura di governance e della filiera produttiva del Biodistretto ed una valutazione dei fattori che contribuiscono a determinarne le potenzialità di contributo allo sviluppo rurale integrato. La specializzazione del Biodistretto del Cilento nei confronti dell’agricoltura biologica emerge sia in termini di specializzazione produttiva (27% delle aziende biologiche della Campania sono presenti nel Cilento) che dalla presenza di un tessuto fortemente connesso di attività primarie e di trasformazione connesse alla produzione biologica organizzate in una filiera articolata con una forte partecipazione di altri attori pubblici e privati connessi al supporto e gestione della attività bio-distrettuale. A fronte di questa forte caratterizzazione di tipo qualitativo si riscontra una ancora relativamente ridotta quantità di produzioni ed attori coinvolti. L’impatto sull’ambiente e sulla popolazione locale è poi ancora quantitativamente ridotto in termini di contributo al reddito e alla sovranità alimentare, ma in una fase di crescita che presenta forti potenzialità. Approfondendo l’analisi e confrontando i risultati delle performance di competitività, di coerenza con i principi e valori biodistrettuali con quelli relativi allo stadio di sviluppo, emerge che il bio-distretto è in una fase avanzata di tutte le condizioni necessarie e favorevoli ad un suo decollo. Sono infatti presenti, una forte consapevolezza e competenza da parte dei promotori del bio-distretto circa i principi ed i modi che guidano e concretamente attuano le attività bio-distrettuali, che si estrinsecano in attività coerenti con tali principi oltre ad una ampia connessione tra i principali elementi che caratterizzano un tessuto distrettuale competitivo (condizioni dei fattori produttivi, della domanda, attività a supporto etc .). Si conferma la ridotta presenza di una massa critica di attività complementari e di circuiti commerciali che sostengano la commercializzazione dei prodotti a livello locale ed extra-distretto. Il decollo sarà fortemente influenzato dalla capacità delle organizzazioni del Bio-distretto, in primis l’Associazione per la gestione del “Bio-distretto Cilento”, di collegarsi orizzontalmente alle altre realtà bio-distrettuali (attraverso la rete internazionale dei bio-distretti) e verticalmente con le istituzioni di governo regionale nazionale ed europeo. In questa fase sono, infatti, necessarie quelle risorse finanziarie, ma soprattutto professionali, che sostengano l’aumento della massa critica di produzioni e servizi necessari a fornire solide basi per la crescita del Bio-distretto. La strategia auspicabile per questa tipologia di Bio-distretto, a sostegno delle azioni di sviluppo quantitativo delle produzioni, e di definizione delle relazioni tra operatori, dovrebbe essere orientata a promuovere i consumi dei non residenti come motore dello sviluppo. Questo emerge dalla classificazione del biodistretto in funzione della tipologia di Orientamento mercato più efficiente in funzione delle sue caratteristiche. Per il biodistretto del Cilento l’orientamento più efficiente di mercato risulta quello verso un mercato “Locale, con orientamento attuale prevalente del consumo da parte della popolazione non residente”. Le aumentate disponibilità di reddito e di risorse per investimenti, legati alla crescita del mercato del Bio-distretto, potranno quindi essere dirette allo sviluppo locale integrato sostenibile, in base alle necessità di miglioramento strutturale ed organizzativo precedentemente emerse. È necessaria una crescita della base produttiva delle produzioni biologiche, trainata da flussi turistici ma accompagnata da stretto rapporto con istituzioni locali (Mense bio- acquisti verdi) per mantenere equilibrio con dimensione locale. Si devono rafforzare i legami funzionali tra attori; stimolare aumento professionalità e ridurre il volontariato tramite azioni di utilizzo collettivo di risorse per attivare servizi esterni a sostegno del Biodistretto (economie esterne di scala). Occorre mantenere la centralità dei produttori e della produzione biologica in quanto definiscono e preservano identità specifica del Biodistretto. Si deve stimolare la capacità di coordinamento istituzionale per migliorare l’accesso alle fonti di finanziamento ed a piani integrati di sviluppo e per razionalizzare l’utilizzo delle risorse. Occorre un’azione collettiva di advocacy per definire una legislazione e linee di finanziamento specifiche per le realtà biodistrettuali a livello EU e Regionale. È necessario migliorare il monitoraggio sulla struttura ed attività dei Bio-distretti, sviluppare la ricerca e la formazione utilizzando gli esistenti forti legami con enti di ricerca e formazione. In conclusione il modello biodistrettuale appare un’innovazione in grado di essere applicato con successo, coinvolgendo e motivando tutti gli attori locali in iniziative dalla forte valenza di sviluppo integrato sociale economico ambientale, che si rispecchiano nelle azioni e nei principi dell’agricoltura biologica. Per lo sviluppo di tale modello è necessaria una forte capacità di coinvolgimento dei diversi attori che ne costituiscono la struttura produttiva e di governance. La dimensione locale favorisce la creazione di reti complesse nei biodistretti grazie alla prossimità spaziale e culturale che li contraddistingue. Questa caratteristica, tipica delle realtà distrettuali, costituisce un punto di forza dei biodistretti che va sostenuto attraverso strategie che stimolino il rispetto dell’autonomia nelle iniziative locali, lo stimolo allo scambio di conoscenze tra pari, e un sostegno pubblico prevalentemente orientato ad aumentare le capacità imprenditoriali. Partendo dalle iniziative promosse dai diversi biodistretti il ruolo delle istituzioni di governo sovra distrettuali (Regionali, Nazionali e Comunitarie), oltre che delle associazioni di produttori, dovrà essere prevalentemente quello di creare un contesto favorevole all’accompagnamento di tali iniziative (supporto alle infrastrutture, alla formazione e assistenza tecnico-economica, alla definizione di strategie comuni di sviluppo e scambio di conoscenze ed informazioni) oltre al controllo del rispetto dei principi ed obiettivi dei biodistretti. La creazione della Rete INNER tra i biodistretti, che favorisce un dialogo interno e con i rappresentanti delle istituzioni pubbliche e della società civile, è sicuramente utile a tale scopo
Struttura, dinamiche di sviluppo e performance del “Bio-distretto Cilento"
ll Biodistretto territoriale rappresenta una soluzione innovativa che si inquadra negli obiettivi concordati tra i diversi paesi nella Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED), tenuta a Rio de Janeiro nel 1992, e in particolare nel piano d'azione dell'Agenda 21, che orienta le politiche dei diversi paesi verso lo sviluppo sostenibile, attribuendo alle Autorità Locali un ruolo centrale. Il raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile in ambito sociale, ambientale ed economico è realizzato attraverso un approccio dove diversi modelli di tipo distrettuale quali i distretti rurali, i distretti agroalimentari di qualità e distretti di filiera convivono in misura diversa; in quest’ambito l’agricoltura biologica costituisce il catalizzatore di una serie articolata di iniziative e forme di governance che caratterizzano i biodistretti come un modello innovativo di sviluppo rurale integrato. Allo stato attuale l’evoluzione dei biodistretti in termini numerici strutturali e gestionali è molto forte e costituisce un segnale positivo di interesse che va monitorato e sostenuto con finanziamenti, ma soprattutto idee e capacità gestionali adeguate. Il progetto DIMECOBIO ha contribuito a quest’obiettivo, sviluppando, oltre ad un Censimento dei biodistretti presenti in Italia, anche un’analisi più specifica di un biodistretto: il Biodistretto del Cilento. Ne sono state esaminate, oltre alle caratteristiche strutturali (stadio di sviluppo, orientamento prevalente di mercato), anche le performance in termini di contributo allo sviluppo rurale integrato. In base ai risultati ottenuti sono state definite prime linee guide a sostegno di una crescita sostenibile ed eticamente coerente, dei Biodistretti. L’approccio analitico adottato vuole quindi essere un primo contributo alla definizione di strumenti semplici ma efficaci di supporto alle decisioni per i diversi biodistretti italiani ed europei. L’approfondimento dello studio rispetto al Biodistretto del Cilento nasce dalla sua capacità di rappresentare un’esperienza articolata e di relativamente lungo periodo (il Biodistretto nasce nel 2009, ma già dal 2004 l’idea veniva promossa e discussa nel territorio cilentano. In particolare dallo studio sono emerse indicazioni circa la struttura di governance e della filiera produttiva del Biodistretto ed una valutazione dei fattori che contribuiscono a determinarne le potenzialità di contributo allo sviluppo rurale integrato. La specializzazione del Biodistretto del Cilento nei confronti dell’agricoltura biologica emerge sia in termini di specializzazione produttiva (27% delle aziende biologiche della Campania sono presenti nel Cilento) che dalla presenza di un tessuto fortemente connesso di attività primarie e di trasformazione connesse alla produzione biologica organizzate in una filiera articolata con una forte partecipazione di altri attori pubblici e privati connessi al supporto e gestione della attività bio-distrettuale. A fronte di questa forte caratterizzazione di tipo qualitativo si riscontra una ancora relativamente ridotta quantità di produzioni ed attori coinvolti. L’impatto sull’ambiente e sulla popolazione locale è poi ancora quantitativamente ridotto in termini di contributo al reddito e alla sovranità alimentare, ma in una fase di crescita che presenta forti potenzialità. Approfondendo l’analisi e confrontando i risultati delle performance di competitività, di coerenza con i principi e valori biodistrettuali con quelli relativi allo stadio di sviluppo, emerge che il bio-distretto è in una fase avanzata di tutte le condizioni necessarie e favorevoli ad un suo decollo. Sono infatti presenti, una forte consapevolezza e competenza da parte dei promotori del bio-distretto circa i principi ed i modi che guidano e concretamente attuano le attività bio-distrettuali, che si estrinsecano in attività coerenti con tali principi oltre ad una ampia connessione tra i principali elementi che caratterizzano un tessuto distrettuale competitivo (condizioni dei fattori produttivi, della domanda, attività a supporto etc .). Si conferma la ridotta presenza di una massa critica di attività complementari e di circuiti commerciali che sostengano la commercializzazione dei prodotti a livello locale ed extra-distretto. Il decollo sarà fortemente influenzato dalla capacità delle organizzazioni del Bio-distretto, in primis l’Associazione per la gestione del “Bio-distretto Cilento”, di collegarsi orizzontalmente alle altre realtà bio-distrettuali (attraverso la rete internazionale dei bio-distretti) e verticalmente con le istituzioni di governo regionale nazionale ed europeo. In questa fase sono, infatti, necessarie quelle risorse finanziarie, ma soprattutto professionali, che sostengano l’aumento della massa critica di produzioni e servizi necessari a fornire solide basi per la crescita del Bio-distretto. La strategia auspicabile per questa tipologia di Bio-distretto, a sostegno delle azioni di sviluppo quantitativo delle produzioni, e di definizione delle relazioni tra operatori, dovrebbe essere orientata a promuovere i consumi dei non residenti come motore dello sviluppo. Questo emerge dalla classificazione del biodistretto in funzione della tipologia di Orientamento mercato più efficiente in funzione delle sue caratteristiche. Per il biodistretto del Cilento l’orientamento più efficiente di mercato risulta quello verso un mercato “Locale, con orientamento attuale prevalente del consumo da parte della popolazione non residente”. Le aumentate disponibilità di reddito e di risorse per investimenti, legati alla crescita del mercato del Bio-distretto, potranno quindi essere dirette allo sviluppo locale integrato sostenibile, in base alle necessità di miglioramento strutturale ed organizzativo precedentemente emerse. È necessaria una crescita della base produttiva delle produzioni biologiche, trainata da flussi turistici ma accompagnata da stretto rapporto con istituzioni locali (Mense bio- acquisti verdi) per mantenere equilibrio con dimensione locale. Si devono rafforzare i legami funzionali tra attori; stimolare aumento professionalità e ridurre il volontariato tramite azioni di utilizzo collettivo di risorse per attivare servizi esterni a sostegno del Biodistretto (economie esterne di scala). Occorre mantenere la centralità dei produttori e della produzione biologica in quanto definiscono e preservano identità specifica del Biodistretto. Si deve stimolare la capacità di coordinamento istituzionale per migliorare l’accesso alle fonti di finanziamento ed a piani integrati di sviluppo e per razionalizzare l’utilizzo delle risorse. Occorre un’azione collettiva di advocacy per definire una legislazione e linee di finanziamento specifiche per le realtà biodistrettuali a livello EU e Regionale. È necessario migliorare il monitoraggio sulla struttura ed attività dei Bio-distretti, sviluppare la ricerca e la formazione utilizzando gli esistenti forti legami con enti di ricerca e formazione. In conclusione il modello biodistrettuale appare un’innovazione in grado di essere applicato con successo, coinvolgendo e motivando tutti gli attori locali in iniziative dalla forte valenza di sviluppo integrato sociale economico ambientale, che si rispecchiano nelle azioni e nei principi dell’agricoltura biologica. Per lo sviluppo di tale modello è necessaria una forte capacità di coinvolgimento dei diversi attori che ne costituiscono la struttura produttiva e di governance. La dimensione locale favorisce la creazione di reti complesse nei biodistretti grazie alla prossimità spaziale e culturale che li contraddistingue. Questa caratteristica, tipica delle realtà distrettuali, costituisce un punto di forza dei biodistretti che va sostenuto attraverso strategie che stimolino il rispetto dell’autonomia nelle iniziative locali, lo stimolo allo scambio di conoscenze tra pari, e un sostegno pubblico prevalentemente orientato ad aumentare le capacità imprenditoriali. Partendo dalle iniziative promosse dai diversi biodistretti il ruolo delle istituzioni di governo sovra distrettuali (Regionali, Nazionali e Comunitarie), oltre che delle associazioni di produttori, dovrà essere prevalentemente quello di creare un contesto favorevole all’accompagnamento di tali iniziative (supporto alle infrastrutture, alla formazione e assistenza tecnico-economica, alla definizione di strategie comuni di sviluppo e scambio di conoscenze ed informazioni) oltre al controllo del rispetto dei principi ed obiettivi dei biodistretti. La creazione della Rete INNER tra i biodistretti, che favorisce un dialogo interno e con i rappresentanti delle istituzioni pubbliche e della società civile, è sicuramente utile a tale scopo
Digestione anaerobica in condizioni termofile di FORSU trattata meccanicamente: caratterizzazione chimico fisica degli effluenti
Nella prospettiva di ottemperare agli obiettivi prefissati dalla Direttiva 99/31/CE sulle discariche, l’intercettazione della frazione organica del rifiuto e la sua valorizzazione rappresentano un elemento fondamentale nella strategia di gestione dei rifiuti. In tale contesto assume particolare interesse la digestione anaerobica, che viene vista come una tecnica vantaggiosa e ambientalmente sostenibile per la gestione della frazione organica dei rifiuti. L’applicazione della digestione anaerobica a tale matrice consente sia di conseguire un notevole recupero energetico, attraverso l’impiego del biogas prodotto, sia di produrre un residuo stabilizzato (digestato) impiegabile come fertilizzante in agricoltura. Dal momento che in molti contesti urbani la frazione organica che perviene all’impianto di trattamento, risulta essere contaminata da inerti quali plastica o legno, è necessario prevedere a monte un pretrattamento meccanico in grado di separare la frazione avviabile a digestione anaerobica (FORSU SLURRY) da quella inerte (FORSU WASTE). Presso i Laboratori del Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università di Perugia sono state fatte le analisi chimico fisiche dei due principali effluenti del processo di trattamento meccanico di spremitura della FORSU al fine di valutare sia il possibile impiego del digestato in agricoltura sia il possibile smaltimento della frazione secca in discarica. Dopo aver sottoposto il residuo stabilizzato a centrifugazione, è stata effettuata l’analisi termogravimetrica del campione tal quale, della frazione liquida e della frazione solida. Inoltre, del surnatante sono stati determinati il COD, il BOD5 e il contenuto di azoto ammoniacale per valutarne la possibilità di spargimento sui terreni. Al fine di analizzare l’idoneità della FORSU WASTE ad essere smaltita in discarica si è proceduto alla determinazione dei seguenti parametri chimico-fisici: Umidità, Solidi Totali, Solidi Volatili, COD, BOD5, Indice di Respirazione Dinamico (IRD), Indice di Putrescibilità del Rifiuto, Carbonio organico Totale
Digestione anaerobica del siero di latte in reattori batch
La digestione anaerobica è un efficace metodo da impiegare per il trattamento degli effluenti provenienti dalla lavorazione del latte. Il siero è il principale sottoprodotto del settore lattiero-caseario i cui principali componenti sono lattosio, proteine e sali minerali. Esso è caratterizzato da un alto contenuto di sostanza organica che molto spesso rappresenta la causa principale dei problemi legati allo smaltimento di questo sottoprodotto. Tuttavia la stessa materia organica rappresenta anche una potenziale fonte di energia e in tal senso il trattamento anossico offre la possibilità di attuare un risparmio energetico e un controllo delle emissioni inquinanti.
Presso il Laboratorio del Centro di Ricerca sulle Biomasse (CRB, Università degli Studi di Perugia) è stata effettuata una campagna sperimentale volta a determinare la produttività di biogas e metano dal processo di digestione anaerobica del siero di latte attraverso una opportuna strumentazione per test ABP (Anaerobic Biogasification Potential) interamente progettata e costruita presso lo stesso Centro di Ricerca.
In particolare sono state determinate le caratteristiche fisico-chimiche del substrato e sono stati effettuati test ABP per determinare la produttività di biogas e la percentuale di metano prodotta da questo sottoprodotto. E’ stata inoltre studiata l’influenza dell’inoculo e del pH
Anaerobic Digestion of Macrophytes Algae for Eutrophication Mitigation and Biogas Production
AbstractAn economy based on biofuels requires production methods which are economically and technically competitive. The production of biogas from biomass by microorganisms is an attractive and ambitious possibility. Marine and lake algae represents a biomass source that could be used for biogas production and their extraction is of benefit for the aquatic environment reducing eutrophication. The goal of the experimental work is to evaluate the algae biomass naturally present in lagoon environment and analyze the biogas resulting from the anaerobic digestion. The Biomethane Potential (BMP) of macrophytes with inoculums from a sewage sludge treatment plant was measured at the University of Perugia. The CH4 content of biogas was approximately 52%, cumulative CH4 yield of 217 Nm3 /t SV was observed after 41 days of digestion
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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