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Merceologia e Tutela del Consumatore. Un contributo all'interpretazione delle differenti dimensioni della Qualità
La Merceologia, in quanto scienza delle merci – ovvero dei beni materiali e di quelli immateriali ottenuti dalle risorse presenti in natura grazie al contributo della tecnica e del lavoro umano – può offrire gli strumenti necessari per ripensare gli attuali sistemi di produzione e di consumo e per trasmettere informazioni corrette ai cittadini sulla qualità dei prodotti immessi sul mercato.
Nel presente testo di Merceologia e Tutela del Consumatore vengono esaminate alcune merci – risorse energetiche, idriche ed alimentari – di fondamentale
interesse per lo sviluppo economico e sociale, sia a livello mondiale che a livello locale. Rispetto ad esse, infatti, un corretto e consapevole comportamento dei “consumatori” può avere una enorme valenza ai fini della tanto auspicata
transizione verso la “sostenibilità” delle attività antropiche e, più precisamente, verso l’adozione di nuovi stili di consumo e nuovi modelli di produzione.
Anche se lo studio delle relazioni esistenti tra risorse naturali (sistema ambientale), produzione di beni materiali e di servizi (sistema tecnico-economico) e collettività (sistema sociale) non è affatto recente, nella seconda metà del novecento, in particolare negli anni della contestazione della “società dei consumi”, si è manifestato un rinnovato interesse verso tali problematiche, ponendo in discussione la stessa accezione positiva del termine consumo, nel quale talvolta si finiva per ravvisare una sorta di “sacralità”.
Infatti, etimologicamente, “consumare” è anche sinonimo di “distruggere”, “esaurire”, “sottomettere”, “sprecare”, “dar fondo”, ecc.
Da alcuni decenni, quindi, è emersa da più parti una maggiore consapevolezza dalla quale scaturisce l’esigenza di riorientare i precedenti modelli di produzione e di consumo, i cui effetti negativi sul sistema ambientale e su quello sociale sono ormai ben evidenti.
Tale consapevolezza sta favorendo la diffusione di una nuova visione dei rapporti tra gli “attori” della “rete della vita”: in una società sempre più globalizzata, le cui connessioni sono progressivamente più fitte e dense, alcuni comportamenti (anche di pochi) possono influenzare la qualità della vita di molti, se non di tutti.
Nell’analisi dei rapporti esistenti tra evoluzione della scienza e della tecnologia rispetto allo sviluppo economico, ambientale, sociale e culturale, infatti, sempre più spesso si fa riferimento al cosiddetto ”male freddo” (Rifkin, 2004)
per rendere l’idea di una condotta irresponsabile, in contrapposizione ad altre tipologie di mali che purtroppo affliggono l’umanità.
Il “male freddo” è un’azione i cui effetti sono talmente distanti dai comportamenti di chi l’ha compiuta da non lasciar sospettare un nesso causale né, quindi, tale da far avvertire sensi di colpa o di responsabilità e rispetto ai quali non si interviene per porre sanzioni.
È, dunque, necessario prendere coscienza ed assumere comportamenti consapevoli, soprattutto a livello di singolo individuo, ciò in particolare se si è abitanti di paesi industrializzati, dove occorre adottare atteggiamenti di responsabilità e di impegno sentiti a livello individuale e regolamentati a livello collettivo.
Pertanto, affinché si possa davvero realizzare la sostenibilità in un’ottica sistemica – vista contestualmente nella sua dimensione economica, ambientale e
sociale (Triple Bottom Line Approach) – bisogna ineluttabilmente sentirsi responsabili in prima persona
La norma ISO 26000: uno strumento per la sustainability building”, Energia, Ambiente e Innovazione
La transizione verso la sostenibilità dei processi di produzione e di consumo ha imposto la necessità di ridurre tale frammentazione e di creare un quadro armonico di riferimento per una nuova politica volta alla realizzazione di nuovi stili di produzione e di consumo, una politica definibile “di terza generazione”.
Sul finire degli anni Novanta, infatti, l’evoluzione dell’ambiente economico, ha evidenziato alcuni elementi innovativi che hanno comportato per le imprese sfide urgenti e sempre più impegnative. La globalizzazione dei mercati, con il progressivo abbattimento degli ostacoli agli scambi internazionali, e l’emergere di fenomeni di standardizzazione dei modelli di produzione e di consumo hanno costituito lo scenario nell’ambito del quale sono prepotentemente maturate nuove istanze, connotate da elementi più articolati e complessi, riconducibili in senso lato alla sfera delle esigenze di natura etica e sociale.
Il mondo della produzione e quello dei consumi sono stati, dunque, chiamati a contribuire alla realizzazione di una sostenibilità più ampia, i cui obiettivi hanno travalicato quelli che avevano caratterizzato i decenni precedenti. La sostenibilità auspicata oggi contempla l’assunzione da parte delle imprese di precise responsabilità morali basate su principi etici socialmente condivisi e da parte dei cittadini consumatori di stili di vita più responsabili [6].
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare il percorso delle articolate dinamiche che stanno favorendo l’affermazione di una business community più impegnata nella costruzione della sostenibilità (sustainability building) - nella triplice dimensione economica, ambientale e sociale - e il contributo che la futura norma ISO 26000 sulla Responsabilità Sociale delle Organizzazioni (RSO) potrà offrire al raggiungimento di tale ambizioso traguardo
“A policy option to meet the target of the Kyoto Protocol and the role of the energy sector”
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