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A misura delle città. Paesaggi dell'ingegneria ferroviaria e spazi per la mobilità nella formazione dello Stato unitario
Identificazione e valutazione delle opere incongrue in specifici contesti urbani
La ricerca si propone d’indagare sul concetto di “congruità” riferito alle trasformazioni di specifici contesti
urbani, e di definire quindi un metodo “non arbitrario” per la valutazione di opere esistenti o in progetto, al
fine di riconoscerne il carattere di congruità o, al contrario, d’incongruità. Interventi d’inserimento e di
trasformazione, alla scala del comparto urbanistico o anche alla scala edilizia, possono presentarsi come
congrui o incongrui rispetto all’identità del luogo di appartenenza (organismo a scala urbana o territoriale).
Congrua risulta l’opera che non si pone in (conclamato) contrasto rispetto ai caratteri identitari del contesto.
Le definizioni d’incongruità e di opera incongrua, divengono il metro di giudizio del rapporto tra un intervento
ed il suo contesto, e si applicano mediante una valutazione che sia metodologicamente fondata e verificata.
La valutazione di congruità-incongruità può riferirsi a opere esistenti già realizzate, oppure a progetti di
nuove opere; in questo secondo approccio il metodo di valutazione si configura come linea-guida per
l’orientamento del progetto stesso in termini di congruità rispetto al contesto. In una fase iniziale la ricerca ha
fissato i principi di base, con la definizione di ciò che deve intendersi per congruità e per profilo di congruità.
La specifica di congruità, non potendosi basare su una consolidata letteratura (il concetto nei termini descritti
è stato introdotto dalla legge 16/2002 della Regione Emilia-Romagna; la Regione stessa riconosce che il
concetto è in fase di precisazione tramite sperimentazioni, studi e interventi pilota), muove dallo studio dei
concetti di luogo, caratteri del luogo, identità del luogo, contesto urbano, trasformazione dell’ambiente
costruito, tutela del patrimonio edilizio, sviluppo tipologico, e superfetazione incongrua. Questi concetti, pur
mutuati da ambiti di ricerca affini, costituiscono i presupposti per la definizione di congruità delle
trasformazioni di contesti urbani, rispetto all’identità del luogo, tramite la tutela e valorizzazione dei suoi
caratteri tipologici costitutivi. Successivamente, la ricerca ha affrontato l’analisi di taluni casi-tipo di opere
incongrue. A tale scopo sono stati scelti quattro casi-tipo d’interventi per rimozione di opere ritenute
incongrue, indagando la metodologia di valutazione di congruità in essi applicata. Inoltre è stata
sperimentata l’applicazione del metodo di valutazione per “categorie di alterazioni” tramite lo studio del
centro storico di Reggio Emilia, assunto come contesto urbano campione. Lo studio analitico è sviluppato
attraverso l’indagine del rapporto tra edifici e caratteri del contesto, individuando e classificando gli edifici
ritenuti incongrui. Qui sono emersi i limiti del metodo di individuazione delle incongruità per categorie di
alterazioni; di fatto le alterazioni definite a priori rispetto al contesto, determinano un giudizio arbitrario, in
quanto disancorato dai caratteri del luogo. La definizione di ciò che è congruo o incongruo deve invece
riferirsi a uno specifico contesto, e le alterazioni dei caratteri che rappresentano l’identità del luogo non
possono definirsi a priori generalizzandone i concetti.
Completando la ricerca nella direzione del risultato proposto, si è precisato il metodo di valutazione basato
sulla coincidenza dei concetti di congruità e di pertinenza di fase, in rapporto allo sviluppo tipologico del
contesto. La conoscenza del contesto nei suoi caratteri tipologici, è già metodo di valutazione: nella misura
in cui sia possibile effettuare un confronto fra contesto ed opera da valutare. La valutazione non si pone
come vincolo all’introduzione di nuove forme che possano rappresentare un’evoluzione dell’esistente,
aggiornando il processo di sviluppo tipologico in relazione alle mutazioni del quadro esigenzialeprestazionale,
ma piuttosto come barriera alle trasformazioni acritiche nei confronti del contesto, che si
sovrappongano o ne cancellino inconsapevolmente i segni peculiari e identitari. In ultima analisi, ai fini
dell’applicabilità dei concetti esposti, la ricerca indaga sulla convergenza tra metodo proposto e possibili
procedure applicative; in questo senso chiarisce come sia auspicabile definire la congruità in relazione a
procedure valutative aperte. Lo strumento urbanistico, inteso come sistema di piani alle diverse scale, è
l’ambito idoneo a recepire la lettura della stratificazione dei segni indentitari rilevabili in un contesto; lettura
che si attua tramite processi decisionali partecipati, al fine di estendere alla collettività la definizione
d’identità culturale del luogo. La valutazione specifica di opere o progetti richiede quindi una procedura
aperta, similmente alla procedura di valutazione in vigore presso le soprintendenze, basandosi sul concetto
di responsabilità del progettista e del valutatore, in riferimento alla responsabilità della collettività, espressa
invece nello strumento urbanistico. Infatti la valutazione di tipo oggettivo, basata sul riferimento a
regolamenti o schemi precostituiti, confligge con il senso della valutazione metodologicamente fondata che,
al contrario, è assunto teorico basilare della ricerca
Dalla città alla casa, dalla casa alla città: la mutevole ricerca di un Piano per il ben-essere urbano
La ricerca si propone di definire le linee guida per la stesura di un Piano che si occupi di qualità
della vita e di benessere. Il richiamo alla qualità e al benessere è positivamente innovativo, in
quanto impone agli organi decisionali di sintonizzarsi con la soggettività attiva dei cittadini e, contemporaneamente,
rende evidente la necessità di un approccio più ampio e trasversale al tema
della città e di una più stretta relazione dei tecnici/esperti con i responsabili degli organismi politicoamministrativi.
La ricerca vuole indagare i limiti dell’urbanistica moderna di fronte alla complessità di bisogni e di
nuove necessità espresse dalle popolazioni urbane contemporanee. La domanda dei servizi è notevolmente
cambiata rispetto a quella degli anni Sessanta, oltre che sul piano quantitativo anche e
soprattutto sul piano qualitativo, a causa degli intervenuti cambiamenti sociali che hanno trasformato
la città moderna non solo dal punto di vista strutturale ma anche dal punto di vista culturale:
l’intermittenza della cittadinanza, per cui le città sono sempre più vissute e godute da cittadini del
mondo (turisti e/o visitatori, temporaneamente presenti) e da cittadini diffusi (suburbani, provinciali,
metropolitani); la radicale trasformazione della struttura familiare, per cui la famiglia-tipo costituita
da una coppia con figli, solido riferimento per l’economia e la politica, è oggi minoritaria;
l’irregolarità e flessibilità dei calendari, delle agende e dei ritmi di vita della popolazione attiva; la
mobilità sociale, per cui gli individui hanno traiettorie di vita e pratiche quotidiane meno determinate
dalle loro origini sociali di quanto avveniva nel passato; l’elevazione del livello di istruzione e
quindi l’incremento della domanda di cultura; la crescita della popolazione anziana e la forte individualizzazione
sociale hanno generato una domanda di città espressa dalla gente estremamente
variegata ed eterogenea, frammentata e volatile, e per alcuni aspetti assolutamente nuova.
Accanto a vecchie e consolidate richieste – la città efficiente, funzionale, produttiva, accessibile a
tutti – sorgono nuove domande, ideali e bisogni che hanno come oggetto la bellezza, la varietà, la
fruibilità, la sicurezza, la capacità di stupire e divertire, la sostenibilità, la ricerca di nuove identità,
domande che esprimono il desiderio di vivere e di godere la città, di stare bene in città, domande
che non possono essere più soddisfatte attraverso un’idea di welfare semplicemente basata
sull’istruzione, la sanità, il sistema pensionistico e l’assistenza sociale. La città moderna ovvero
l’idea moderna della città, organizzata solo sui concetti di ordine, regolarità, pulizia, uguaglianza e
buon governo, è stata consegnata alla storia passata trasformandosi ora in qualcosa di assai diverso
che facciamo fatica a rappresentare, a descrivere, a raccontare.
La città contemporanea può essere rappresentata in molteplici modi, sia dal punto di vista urbanistico
che dal punto di vista sociale: nella letteratura recente è evidente la difficoltà di definire e di
racchiudere entro limiti certi l’oggetto “città” e la mancanza di un convincimento forte
nell’interpretazione delle trasformazioni politiche, economiche e sociali che hanno investito la società
e il mondo nel secolo scorso. La città contemporanea, al di là degli ambiti amministrativi, delle
espansioni territoriali e degli assetti urbanistici, delle infrastrutture, della tecnologia, del funzionalismo
e dei mercati globali, è anche luogo delle relazioni umane, rappresentazione dei rapporti tra
gli individui e dello spazio urbano in cui queste relazioni si muovono. La città è sia concentrazione fisica di persone e di edifici, ma anche varietà di usi e di gruppi, densità di rapporti sociali; è il luogo
in cui avvengono i processi di coesione o di esclusione sociale, luogo delle norme culturali che
regolano i comportamenti, dell’identità che si esprime materialmente e simbolicamente nello spazio
pubblico della vita cittadina.
Per studiare la città contemporanea è necessario utilizzare un approccio nuovo, fatto di contaminazioni
e saperi trasversali forniti da altre discipline, come la sociologia e le scienze umane, che
pure contribuiscono a costruire l’immagine comunemente percepita della città e del territorio, del
paesaggio e dell’ambiente.
La rappresentazione del sociale urbano varia in base all’idea di cosa è, in un dato momento storico
e in un dato contesto, una situazione di benessere delle persone. L’urbanistica moderna mirava al
massimo benessere del singolo e della collettività e a modellarsi sulle “effettive necessità delle
persone”: nei vecchi manuali di urbanistica compare come appendice al piano regolatore il “Piano
dei servizi”, che comprende i servizi distribuiti sul territorio circostante, una sorta di “piano regolatore
sociale”, per evitare quartieri separati per fasce di popolazione o per classi. Nella città contemporanea
la globalizzazione, le nuove forme di marginalizzazione e di esclusione, l’avvento della
cosiddetta “new economy”, la ridefinizione della base produttiva e del mercato del lavoro urbani
sono espressione di una complessità sociale che può essere definita sulla base delle transazioni e
gli scambi simbolici piuttosto che sui processi di industrializzazione e di modernizzazione verso cui
era orientata la città storica, definita moderna.
Tutto ciò costituisce quel complesso di questioni che attualmente viene definito “nuovo welfare”, in
contrapposizione a quello essenzialmente basato sull’istruzione, sulla sanità, sul sistema pensionistico
e sull’assistenza sociale.
La ricerca ha quindi analizzato gli strumenti tradizionali della pianificazione e programmazione territoriale,
nella loro dimensione operativa e istituzionale: la destinazione principale di tali strumenti
consiste nella classificazione e nella sistemazione dei servizi e dei contenitori urbanistici. E’ chiaro,
tuttavia, che per poter rispondere alla molteplice complessità di domande, bisogni e desideri espressi
dalla società contemporanea le dotazioni effettive per “fare città” devono necessariamente
superare i concetti di “standard” e di “zonizzazione”, che risultano essere troppo rigidi e quindi incapaci
di adattarsi all’evoluzione di una domanda crescente di qualità e di servizi e allo stesso
tempo inadeguati nella gestione del rapporto tra lo spazio domestico e lo spazio collettivo.
In questo senso è rilevante il rapporto tra le tipologie abitative e la morfologia urbana e quindi anche
l’ambiente intorno alla casa, che stabilisce il rapporto “dalla casa alla città”, perché è in questa
dualità che si definisce il rapporto tra spazi privati e spazi pubblici e si contestualizzano i temi della
strada, dei negozi, dei luoghi di incontro, degli accessi. Dopo la convergenza dalla scala urbana
alla scala edilizia si passa quindi dalla scala edilizia a quella urbana, dal momento che il criterio del
benessere attraversa le diverse scale dello spazio abitabile. Non solo, nei sistemi territoriali in cui
si è raggiunto un benessere diffuso ed un alto livello di sviluppo economico è emersa la consapevolezza
che il concetto stesso di benessere sia non più legato esclusivamente alla capacità di reddito
collettiva e/o individuale: oggi la qualità della vita si misura in termini di qualità ambientale e
sociale. Ecco dunque la necessità di uno strumento di conoscenza della città contemporanea, da
allegare al Piano, in cui vengano definiti i criteri da osservare nella progettazione dello spazio urbano
al fine di determinare la qualità e il benessere dell’ambiente costruito, inteso come benessere
generalizzato, nel suo significato di “qualità dello star bene”.
E’ evidente che per raggiungere tale livello di qualità e benessere è necessario provvedere al soddisfacimento
da una parte degli aspetti macroscopici del funzionamento sociale e del tenore di vita
attraverso gli indicatori di reddito, occupazione, povertà, criminalità, abitazione, istruzione, etc.;
dall’altra dei bisogni primari, elementari e di base, e di quelli secondari, culturali e quindi mutevoli,
trapassando dal welfare state allo star bene o well being personale, alla wellness in senso olistico,
tutte espressioni di un desiderio di bellezza mentale e fisica e di un nuovo rapporto del corpo con
l’ambiente, quindi manifestazione concreta di un’esigenza di ben-essere individuale e collettivo.
Ed è questa esigenza, nuova e difficile, che crea la diffusa sensazione dell’inizio di una nuova stagione
urbana, molto più di quanto facciano pensare le stesse modifiche fisiche della città.The research aims to define guidelines for the preparation of a plan that deals with quality of life
and well-being. The reference to the quality and well-being is positively innovative, because imposes
to organs of the government to relate with the subjectivity of active citizens and, at the same
time, makes clear the need for a broader and transversal approach to the city and a more close relationship
of technicians/experts with the leaders of political and administrative bodies.
The research investigates the limits of modern town-planning theory in front of the complexity of
new needs expressed by contemporary urban populations. The demand for services has changed
significantly compared to that one of the Sixties, not only on the quantity but also and especially in
terms of quality, because of the social changes that have transformed the modern city, from the
point of view of the structure and the cultural request: the intermittent citizenship, so cities are increasingly
experienced and enjoyed by citizens of the world (tourists and/or visitors, temporarily
present) and popular citizens (suburban, provincial, metropolitan); radical transformation of the
family structure, so the family-type consisting of a couple with children, solid benchmark for the
economy and politics, is now minority; the irregularity and flexibility of calendars, diaries and
rhythms of life of the population active, and social mobility, so individuals have trajectories of life
and daily practices less determined by their social origins of what happened in the past; the elevation
of the level of education and thus the increase in demand for culture; the growth of elderly
population and the strong social individualism have generated a demand for the city expressed by
the people extremely varied and diverse, fragmented and volatile, and in some aspects quite new.
Close to old and consolidated requests - the city efficient, functional, productive, accessible to all -
there are new questions, ideals and needs such as beauty, variety, usability, security, the ability to
amaze and entertain, sustainability, the search for new identities, questions that express a desire
to live and enjoy the city, to fell good into the city, questions that can no longer be satisfied through
a welfare simply based on education, health, pension system and social security. The modern city
or the modern idea of the city, based only on the concepts of order, regularity, cleaning, equality
and good governance was handed over to the past history turning into something very different
hard to represent, describe, tell.
The contemporary city can be represented in many different ways, both on town-planning way and
social way: in the recent literature there is the obvious difficulty of defining and enclose within certain
limits the subject “city” and the lack of a strong belief in the interpretation of political, economic
and social transformations that have invested society and the world in the last century. The contemporary
city, beyond the administrative areas, territorial expansion and urban structures, infrastructure,
technology, functionalism and global markets, is also a place of human relations, representation
of the relationship between individuals and urban spaces where these relationship move.
The city is both physical concentration of people and buildings, but also variety of uses and
groups, it’s the place of dense social relations where processes of cohesion or social exclusion
occur, a place of cultural norms that govern behaviour and identity, expressed physically and
symbolically through public spaces of city life.
It’s necessary a new approach to study the contemporary city, made up of cross-contamination
and knowledge provided by other disciplines such as sociology and human sciences, which help
to build the image commonly known of the city and the territory, landscape and environment.
The representation of the urban social life varies according to what it is considered, in a specific
historic moment and in a given context, a situation of well-being. The modern town-planning aimed
at maximum level of well-being for individuals and communities, modelling on "real needs of people":
in the old urban systems manuals appears a "Plan of services” as an appendix to the master
plan, which includes services distributed on the surrounding areas, a sort of "social master plan" to
avoid neighborhoods separated by segments of population or classes. In the contemporary city
globalization, new forms of marginalization and exclusion, the advent of the so-called "new economy",
the re-definition of the production base and the labour market are urban expression of a social
complexity that can be defined trough transactions and symbolic exchanges, rather than
trough processes of industrialization and modernization towards which the historic city, adopted
modern, was oriented.
All of this questions are the expression of that complex of matters which are currently described as
"the new welfare", opposed to the one essentially based on education, on health, on the pension
system and on social assistances.
The research has therefore examined the traditional tools of town-planning and territorial programming
in their operational and institutional dimension: the main destination of these instruments
is the classification and accommodation of services and urban containers. It’s evident, however,
that in order to answer to the many questions of complexity, needs and desires expressed by contemporary
society the actual allocations to "make city" must necessarily overcome the concepts of
"standards" and "zoning" that are too rigid and unable to adapt to a growing demand for quality and
services and at the same time inadequate to manage the relationship between collective space
and domestic space.
In this sense it is important to consider the relationship between housing types and urban morphology
and hence the environment around the house, which establishes the relationship "from the
house to the city" because it is in this duality that it is possible to define the relationship between
private domestic spaces and public spaces and contextualize questions of roads, shops, meeting
places, accesses. After the convergence from the wide urban scale construction to the architectural
scale, the attention moves from the architectural scale to the scale of urban constructions,
since the criterion of well-being goes through the different scales of habitable space. Moreover, in
territorial systems with a widespread well-being and a high level of economic development there’s
an emerging awareness that the very concept of well-being is no longer linked only to the ability of
collective and/or individual income: today the quality of life is measured in terms of environmental
quality and social inclusion. Thus the need of an instrument of knowledge of the contemporary city
to be attached to the Plan, containing criteria to be observed in the design of urban spaces in order
to determine the quality and well-being, in the meaning of “quality of feeling good”, of urban
environment.
Obviously, to reach quality and well-being it is necessary to satisfy macroscopic aspects of social
functioning and living standards, through the indicators of income, employment, poverty, crime,
housing, education, etc., and also first needs, basic and elementary, and secondary, cultural and
changing, moving through the welfare state to a general feeling of well-being, to wellness in a holistic
sense, all expressions of a desire for mental and physical beauty and a new relationship of
the body with the environment, then real expression of a need for an individual and collective wellbeing.
And it is this need, new and difficult, which creates the widespread feeling of a starting new urban
season, much more than physical changes of the city could represent
La strada promessa: note sulla sostenibilità del progetto urbano
Il contributo affronta i seguenti temi:
- Aggiornamento del disegno urbano;
- Purché sia città;
- Il progetto dello spazio pubblico;
- La strada promessa;
- Gli strumenti del progetto
Progetto di urbanità, un esperimento modenese
Progetto di urbanità, un esperimento modenes
Analisi a scala urbana per la pianificazione del sistema delle fortificazioni. Il tema urbanistico delle mura
Il contributo si occupa del sistema urbanistico-militare della città di La valletta in senso ampio, riconosciuto su base storica, tipologica, ambientale e funzionale.
Sono articolati i seguenti argomenti:
- Le mura come documento storico;
- Le mura come paesaggio;
- Le mura come infrastruttura;
- Una proposta di pianificazione;
- Il piano dell'identificazione;
- Il piano della conservazione;
- Il piano della trasformazione;
Ultariori ipotesi progettual
Una trasformazione strategica: l'ex Manifattura Tabacchi
Il ruolo dell'area ex Manifattura Tabacchi nella riqualificazione della Direttrice Sud, Cardo maximo della città di Verona
Nodo Stazione Intermodale
Il contributo si riferisce al nodo della stazione intermodale della città di Modena inteso come "Porta d'accesso e cerniera urbana" e tratta i seguenti temi:
- Direttrice nord-sud;
- Nuova viabilità a nord;
- Parcheggio scambiatore multipiano;
- Domanda di trasporto pubblico;
- Nuova metrotramvia;
- Nuova stazione intermodale;
- Piano del ferro;
- Fabbricato viaggiatori esistente;
- Galleria di servizio intermodale;
- Piazzale viaggiatori;
- Stazione autobus e teleporto;
- Piazzale movimento autobus;
- Stazione di sotto;
- Porta stazione nord;
- Isolati urbani in trasformazione;
- Tratto sud ed ex Manifattura Tabacchi;
- Altri temi di riqualificazione dell'intorno
Il progetto urbano come ricerca e come strumento
Il contributo tratta i seguenti punti:
- Diversi modi di intendere il progetto urbano;
- Città e società: il progetto urbano come ricerca;
- Temi e discipline della città, collaborazione e integrazione;
- Fra piano e non- piano: il progetto urbano come strumento;
- Laboratorio della città e prassi urbanistica riflessiva
- …
