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    Il riconoscimento della sentenza straniera tra principi fondamentali e assenza di motivazione

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    Il riconoscimento agli effetti di legge delle sentenze penali straniere previsto dalle nostre norme processuali è ancorato ad una valutazione di conformità con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico dello Stato. L’obbligo di motivare i provvedimenti giurisdizionali - tradizionalmente assunto dalla giurisprudenza di legittimità e dalla dottrina quale criterio cogente di rispondenza a tali principi - subisce, tuttavia, una deroga per le sentenze emesse in quegli ordinamenti che consentono la pronuncia del provvedimento anche senza l’esposizione scritta delle ragioni della decisione. A tal fine, la Cassazione utilizza regole giurisprudenziali individuate dalla Corte di Strasburgo, sottolineando così lo stretto legame che unisce la prima alla seconda

    Sequestro e confisca per equivalente nei reati tributari: un sottosistema speciale?

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    La combinazione tra la “fortuna”della confisca per equivalente nel sistema di lotta alla criminalità del profitto e la diffusione dei reati tributari genera non pochi dubbi esegetici già in sede di adozione del sequestro preventivo: è rilevante la crisi di liquidità del soggetto passivo ai fini dell’accertamento del fumus delicti? Sussiste un profitto da omesso versamento Iva confiscabile anche nelle ipotesi di mancato incasso dei corrispettivi, o di rateazione della pretesa erariale? È sequestrabile un bene conferito nel fondo patrimoniale familiare o in trust? Quali beni vanno sottoposti al vincolo? Come si determina il valore di un immobile ai fini del rapporto di equivalenza? Il presente lavoro tenta di fornire alcune risposte a tali interrogativi, evidenziando come le soluzioni adottate dalla giurisprudenza di legittimità rendano il diritto penale-tributario e il relativo processo proprio ciò che la Suprema Corte afferma di voler evitare, ovvero un mero apparato sanzionatorio di disposizioni tributarie, avente vita a sé stante ed avulso dal generale sistema punitivo, quasi una sorta di “sistema speciale”

    Variazioni cromatiche del fumus commissi delicti nel sequestro preventivo

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    La giurisprudenza, costituzionale e di legittimità, si mostra tetragona nell’escludere, in sede di verifica dei presupposti del sequestro preventivo, ogni possibilità di valutazione sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza e sulla gravità degli stessi, ritenendo sufficiente, di regola, il generico requisito dell’astratta configurabilità di un’ipotesi di reato ed evidenziando, così, la divaricazione rispetto alla disciplina delle misure cautelari personali. Il presente lavoro sottopone ad un esame critico il predetto orientamento giurisprudenziale, rilevando le fragilità delle sue premesse argomentative ed elabora una definizione alternativa di fumus commissi delicti nella prospettiva di contemperare le esigenze di tutela della collettività con le garanzie difensive nel contesto della coercizione reale

    Iscrizione e imputazione coatta oltre i confini oggettivi e soggettivi della richiesta di archiviazione

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    Il commento analizza il problema della definizione dei ruoli e dei compiti istituzionali del p.m. e del g.i.p. nell'ambito del procedimento di archiviazione, soffermandosi in particolare sui provvedimenti dell’organo giurisdizionale privi di correlazione, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, con il petitum del pubblico ministero. Rilevate le esigenze di bilanciamento fra il (costituzionalmente necessario) controllo sull'inazione del titolare della potestas agendi e il principio del ne procedat iudex ex officio, si individuano gli strumenti normativi - tesi a garantire tale, seppur precario, equilibrio - che recano in modo tangibile i segni del difficile compromesso, realizzato dal legislatore, tra azione e giurisdizione

    Pubblicità e segretezza nel processo penale

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    Il volume, muovendo dalle complesse dinamiche che intercorrono tra processo penale e informazione, sottopone a revisione critica le derive della rappresentazione mediatica elusive del dettato normativo, nel tentativo di individuare soluzioni razionali che armonizzino le esigenze processuali, l’interesse della collettività all’informazione e i diritti fondamentali della persona. In tale prospettiva, lo spettro della ricerca si estende ai tracciati ermeneutici canonizzati dalla giurisprudenza sovranazionale e interna, impegnata da tempo in un’ardua opera di bilanciamento fra interessi confliggenti, tradottasi di frequente in esegesi non univoche e scarsamente persuasive. Particolare attenzione è dedicata alle prospettive di riforma e agli interventi novellistici che, immersi nei caotici rivolgimenti del legislatore, non appaiono ancora risolutivi delle problematiche cagionate dalle reticenze codicistiche, dalle deprecabili speculazioni giornalistiche e da un censurabile lassismo giudiziario, il quale, mosso da intenti apologetici verso un sistema dell’informazione senza vincoli, ha ridotto a sbiaditi simulacri le fattispecie penali poste a presidio del segreto e dei divieti di pubblicazione. Il lavoro sposta dunque l’orizzonte della ricerca oltre le multiformi previsioni del codice di rito, prospettando i decisivi riverberi sul rapporto dialettico fra pubblicità e segretezza prodotti dai nuovi presidi normativi (specie di matrice europea) che accordano una tutela rafforzata alla riservatezza e alla presunzione di innocenza

    Pubblicità e segretezza nel processo penale: fra indicazioni normative e profili attuativi

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    The paper analyzes the declinations of the principle of publicity and the secret in criminal proceedings, through a critical reading of the normative data, jurisprudential and doctrinal interpretations, and concrete applications (and their frequent violations) found in practice. The applicative spectrum of these principles, in relation to the individual moments of the criminal rite, contributes to delineating the terms of the relationship between criminal justice and information. A long which delicate conflicts intersect between constitutionally protected interests: presumption of innocence, privacy, reputation, right of information, success of the investigations, collective control over the exercise of judicial powers. The need for a proper balancing of these interests represents the underlying prospect of the whole research, which is divided into three parts, referring, respectively, to the publicity of the judicial hearing, the secret of the investigations and the prohibition of publication of acts of the proceedings

    La portata del criterio decisorio sotteso all'art. 425, comma 3, c.p.p.

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    Il presente lavoro si occupa della problematica relativa alla valutazione dell’insufficienza o della contraddittorietà degli elementi acquisiti ai fini della sentenza di non luogo a procedere, soffermandosi sul parametro di riferimento di tale valutazione, rappresentato dalla prognosi di inutilità del dibattimento e sugli effetti che le riforme novellistiche (in particolare quella del 1999) hanno prodotto sulla regola decisoria sottesa all’art. 425 c.p.p

    Il ne bis in idem internazionale

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    Il lavoro si concentra sull’analisi del principio del ne bis in idem internazionale sotto una duplice prospettiva. Sul versante nazionale, si sono rilevate le tralatizie contraddizioni presenti nel nostro sistema processuale e sostanziale caratterizzato dal c.d. dualismo normativo fra due disposizioni dal contenuto antitetico quali l’art. 649 c.p.p. – che prevede il divieto del doppio processo nella sua dimensione interna – e l’art. 11 c.p., in cui è previsto il rinnovamento del giudizio nei confronti di chi, nelle ipotesi ivi richiamate, sia stato già giudicato in via definitiva all’estero. Sempre con riferimento alle dinamiche interne, sono state inoltre esaminate le diverse ricostruzioni giurisprudenziali – costituzionali e di legittimità – le quali, pur sottolineando la portata garantista del principio, hanno sempre escluso che il ne bis in idem internazionale potesse essere annoverato tra i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti e, quindi, ostacolare l’applicazione della legge penale nazionale. In tale ottica, inoltre, è stata affrontata la questione relativa al principio di sovranità che caratterizza lo ius punendi statale e quelle riguardanti l’eterogeneità delle diverse normative straniere. Nella dimensione dello spazio europeo di giustizia, la ricerca si focalizza sulle principali linee evolutive del mutual trust tra i Paesi membri, e riflette, più in generale, il progressivo riconoscimento del divieto di un secondo giudizio de eadem re et persona alla luce degli ordinamenti giuridici stranieri, dei più significativi trattati internazionali, nonché del meno esplorato rapporto con il mandato di arresto europeo e con l’ordine europeo di indagine penale. Gli aspetti di maggiore interesse procedimentale sono costituiti dal tentativo di sottolineare come la carenza di regole idonee a prevenire – ovvero risolvere – eventuali conflitti di giurisdizione tra Stati possa tradursi in un pregiudizio per il diritto di difesa o di partecipazione degli interessati e, più in generale, in una violazione delle regole del fair trial. Da ultimo, si è analizzato il recente d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 29, che ha attuato nel nostro ordinamento la decisione quadro 2009/948/GAI sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali. Nondimeno, si sono posti in luce i consolidati orientamenti giurisprudenziali della Corte di giustizia dell’Unione europea relativi al concetto di idem factum e del significato di decisione definitiva, così come disciplinato dall’art. 54 della Convenzione di Applicazione dell’Accordo di Schengen. A tal proposito, secondo i giudici europei il collegamento con i fatti oggetto della possibile preclusione processuale avviene indipendentemente dalla qualificazione giuridica o dai beni giuridici tutelati, i quali sono apprezzati in misura non eguale nei diversi Stati. In conclusione, l’itinerario tracciato ha cercato di evidenziare come una corretta esegesi relativa alla necessità di sottrarre il singolo ad una plurima persecuzione penale debba essere affrontata non solo con riferimento alla cosa giudicata, ma anche avendo riguardo ai casi in cui il divieto di bis in idem possa trovare – nei rimedi alla litispendenza internazionale – la sua definizione anticipatoria
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