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Uso dello spazio, gerarchie sociali, distinzioni di sesso e di età nelle necropoli dell'Italia meridionale
Pontrandolfo Angela. Uso dello spazio, gerarchie sociali, distinzioni di sesso e di età nelle necropoli dell'Italia meridionale. In: Nécropoles et Pouvoir. Idéologies, pratiques et interprétations. Actes du colloque Théories de la nécropole antique, Lyon 21-25 janvier 1995. Lyon : Maison de l'Orient et de la Méditerranée Jean Pouilloux, 1998. pp. 125-139. (Travaux de la Maison de l'Orient méditerranéen, 27
Su alcune tombe pestane:proposta di una lettura
Angela Greco Pontrandolfo, Su alcune tombe pestane : proposta di una lettura, p. 31-98.
In questo articolo si prendono in esame quattro tombe delle necropoli pestane che hanno restituito, fra gli altri oggetti del corredo, numerosi pendagli di ambra scolpita raffiguranti e protomi di ariete e teste femminili del tipo definito «Roscigno». L'analisi dei materiali che costituiscono i corredi : vasi a figure rosse del pittore del Tirso, vasi a figure rosse sovraddipinte, pestani, assimilabili alla maniera del pittore di Sydney, vasi a vernice nera, fibule e terrecotte figurate pestane - ci permettono di datare le ambre ai primi decenni del IV sec. a.C. e non alla fine del VI sec. a.C, cronologia che si ricavava sulla base della sola analisi stilistica dei pezzi attribuibili al gruppo «Roscigno».
La comparsa delle ambre nelle tombe pestane coincide con un cambiamento nel rituale funerario : corredi ricchi per la quantità degli oggetti oltre che per la qualità, numerosi oggetti di ornamento nelle tombe femminili, armi nelle tombe maschili, comparsa dell'uso di dipingere le pareti interne della tombe - che è da mettere in relazione con la conquista lucana di Poseidonia.Greco Pontrandolfo Angela. Su alcune tombe pestane : proposta di una lettura. In: Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, tome 89, n°1. 1977. pp. 31-98
L'Italia meridionale e le prime esperienze della pittura ellenistica nelle officine pestane
Il corpus delle pitture funerarie pestane offre la possibilità di cogliere nell'ultimo quarto del IV secolo il passaggio progressivo da una produzione di serie ad una che, pur rimanendo una espressione artigianale, comincia a realizzare vere pitture in cui la qualità pittorica si manifesta nell'uso del chiaroscuro, nella capacità di creare figure a mano libera, negli effetti cromatici, nel rinnovarsi del sapere figurativo.
Sullo scorcio dello stesso secolo e nei primi decenni del III, le pitture delle tombe a camera della necropoli di Spinazzo, costituiscono delle vere megalografie realizzate in ateliers locali da artefici che padroneggiano ormai sapientemente le tecniche più avanzate della pittura greca contemporanea : ombre riportate, oggetti appesi in trompe l'œil sulla parete si sposano ad un gusto per il dettaglio piuttosto realista e all'uso di colori vivi e rari come il blu cielo. Il linguaggio figurativo di queste pitture mette in scena l'ideologia di un gruppo aristocratico che vuole rappresentarsi genealogicamente e tende a caratterizzare e individualizzare i tratti del volto di ogni personaggio. Nella mistione di elementi di tradizione greca e di tradizione italica le pitture di Spinazzo mostrano di partecipare con forme espressive proprie alle scelte culturali del primo ellenismo.
Accanto a tali documenti vengono presentate per la prima volta tre stele dipinte coeve, provenienti anche dalle necropoli pestane, decorata la prima con una scena di déxiosis, le altre due, frammentarie, con una testa di gorgone, in un caso di ottima fattura. Esse attestano che a Paestum in questa fase coesistono, accanto a pitture chiuse all'interno delle tombe e destinate ad esaltare genealogie familiari, segnacoli visibili a tutti con funzione di ricordo dell'individuo sepolto. no ad un gusto per il dettaglio piuttosto realista e all'uso di colori vivi e rari come il blu cielo. Il linguaggio figurativo di queste pitture mette in scena l'ideologia di un gruppo aristocratico che vuole rappresentarsi genealogicamente e tende a caratterizzare e individualizzare i tratti del volto di ogni personaggio. Nella mistione di elementi di tradizione greca e di tradizione italica le pitture di Spinazzo mostrano di partecipare con forme espressive proprie alle scelte culturali del primo ellenismo.
Accanto a tali documenti vengono presentate per la prima volta tre stele dipinte coeve, provenienti anche dalle necropoli pestane, decorata la prima con una scena di déxiosis, le altre due, frammentarie, con una testa di gorgone, in un caso di ottima fattura. Esse attestano che a Paestum in questa fase coesistono, accanto a pitture chiuse all'interno delle tombe e destinate ad esaltare genealogie familiari, segnacoli visibili a tutti con funzione di ricordo dell'individuo sepolto.Greco Pontrandolfo Angela. L'Italia meridionale e le prime esperienze della pittura ellenistica nelle officine pestane. In: L’Italie méridionale et les premières expériences de la peinture hellénistique. Actes de la table ronde de Rome (18 février 1994) organisée par l'École française de Rome. Rome : École Française de Rome, 1998. pp. 223-241. (Publications de l'École française de Rome, 244
La rappresentazione del barbaro in ambiente magno-greco
On a dégagé dans un premier temps, en examinant les sources littéraires, trois attitudes des Grecs devant les Barbares (la notion de Barbare se concrétisant, dans le milieu athénien, au lendemain des guerres médiques) : la première inscrit Grecs et Barbares dans une série d'antithèses et tout en manifestant un intérêt réel, on peut dire « ethnographique », pour ces différents peuples, les représente comme l'image inversée de la cité grecque ; la seconde, « verticale », voit dans les Barbares le passé de la Grèce ; la troisième oppose abstraitement Grecs et Barbares, comme deux entités sans le moindre contenu. Dans un second temps, on a examiné la situation particulière de la Grande Grèce en fondant l'analyse sur la documentation iconographique, qu'elle prenne appui sur les textes (anathémata des Tarentins à Delphes) ou sur les monuments figurés. On a montré que les populations non grecques réutilisaient, au cours du 4e s., à des fins propres, (avec un niveau d'élaboration d'autant plus élevé que l'organisation politique de ces peuples était plus élaborée), les schémas mis au point dans les cités grecques et révélaient de ce fait des capacités d'appropriation active de l'hellénisme qui nous paraissent anticiper l'attitude romaine. Les cités de Grande Grèce, Tarente tout particulièrement, participent activement, au lendemain des guerres médiques, à l'« invention » du barbare (il en est de même pour Syracuse) ; à la fin du 4e s., elles paraissent, par contre, reprendre les schémas « abstraits » et figés qui forment le pendant figuré de la troisième attitude révélée par l'examen des textes.Greco Pontrandolfo Angela, Rouveret Agnès. La rappresentazione del barbaro in ambiente magno-greco. In: Modes de contacts et processus de transformation dans les sociétés anciennes. Actes du colloque de Cortone (24-30 mai 1981) Rome : École Française de Rome, 1983. pp. 1051-1066. (Publications de l'École française de Rome, 67
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