307,202 research outputs found

    Tracce di origine animale e vegetale

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    Le scienze biologiche comprendono numerose specializzazioni poiché si occupano di tutti i viventi, dagli organismi unicellulari ai più complessi, infatti la biologia, oltre alla classificazione tassonomica e filogenetica, studia gli stadi della crescita e l’adattamento del vivente in un ambiente, la dinamica di una popolazione e le relazioni tra diversi organismi nel contesto ambientale. Nella scienza forense entrano diverse discipline, che contribuiscono al proseguo di un’indagine o alla soluzione di un caso criminale. Nel capitolo vengono esposte tecniche e loro campi di applicazione di utilizzate nell’analisi di tracce di origine animale e vegetale di estremo interesse per la risoluzione di casi forensi. L’analisi del DNA da tracce di origine animale. L’analisi morfologica. Analisi del DNA mitocondriale. Diagnosi di specie con l’esame del DNA. Analisi del DNA negli animali da compagnia e applicazioni forensi. Banca genetica del cane e del gatto in Italia. Repertazione di tracce botaniche e sopralluogo. Palinoligia forense. Aerobiologia Esame del DNA su tracce vegetali

    Crisi industriale nel Mezzogiorno. Glocal sentiment, cittadini e istituzioni

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    Lo studio analizza l’impatto che la lunga crisi industriale che ha interessato − e continua a interessare − lo stabilimento siderurgico ex-Ilva, oggi ArcelorMittal, di Taranto ha sulla percezione della sicurezza, quella economica in primo luogo, ma non esclusivamente, non soltanto da parte dei soggetti più direttamente coinvolti, ma anche dell’opinione pubblica dell’intero Paese. Seguendo l’approccio già seguito in precedenti studi, la ricerca è finalizzata ad accertare se l’evidenza circa la crisi industriale in atto si accorda con la sua percezione nell’opinione pubblica, utilizzando a tale scopo una metodologia di analisi dei contenuti testuali condivisi sui social network. Tale analisi consentirà di evidenziare come la parabola evolutiva dell’ex-Ilva di Taranto abbia contribuito alla formazione di una specifica cultura (Carli, 1990; Carli & Pagano, 2008) che ha influenzato le modalità di risposta di cittadini e istituzioni alle decisioni recentemente prese dai vertici della ArcelorMittal, con una importante differenza. Mentre la reazione delle istituzioni è condizionata da vincoli di natura politica, economica e giuridica, quella dell’opinione pubblica risente maggiormente delle dimensioni culturali. Simbolizzazioni, rappresentazioni, sentiment − inteso come opinione emotivamente guidata – che possono essere rilevati analizzando le comunicazioni che avvengono sui social media. Piattaforme che sempre più assurgono al luogo privilegiato del dibattito politico e sociale (Greco & Polli, 2020c)

    Scelte politiche e spazi funzionali. Una rivisitazione dei concetti di area urbana e area rurale

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    L’organizzazione spaziale dell’attività umana e le sue ripercussioni sul sistema economico rappresentano un campo di ricerca relativamente nuovo, soprattutto se poste in relazione con la sostenibilità ambientale (Camagni et al., 2002). L’efficienza dei diversi pattern insediativi è ampiamente variabile rispetto al consumo di spazio ed energia. L’analisi delle relazioni tra modalità di organizzazione spaziale da un lato, e costi sociali e ambientali dall’altro, è diventata un importante filone di ricerca negli Stati Uniti e, da alcuni anni a questa parte, in Europa, dove l’Unione Europea – con il progetto MOSES-mobility services for urban sustainability (UE, 2005) – e alcuni governi nazionali, fortemente impegnati sui temi della sostenibilità urbana e della mobilità, stanno sperimentando nuovi approcci in materia di politiche territoriali. Esiste un’ampia letteratura sui costi e benefici legati al processo di urbanizzazione e alle possibili cause di inefficienza, che evidenzia la presenza di un trade off tra costi e benefici dell’agglomerazione. A livello d’impresa, i benefici dell’urbanizzazione nascono dalla presenza di esternalità à la Marshall (Henderson, 1974) o di rendimenti crescenti in mercati caratterizzati da concorrenza imperfetta (Fujita, Krugman, Venables, 1999). L’urbanizzazione tuttavia determina l’aumento nella frequenza degli spostamenti e quindi dei costi di trasporto. Pertanto è la stessa esistenza del trade off a limitare l’espansione indefinita di un’area urbana. Considerazioni sostanzialmente simili valgono per le aree rurali, dove sono le contrastanti esigenze legate alla necessità di specializzazione produttiva, a quella di diversificazione delle attività e di preservazione dell’ecosistema, a determinare estesi trade-off, la cui esistenza potrebbe giustificare l’intervento del policy maker che, sotto la spinta della globalizzazione e dei profondi mutamenti nella divisione internazionale del lavoro, sta ripensando il ruolo delle politiche territoriali. Obiettivo della ricerca è l’analisi della complessa rete di relazioni che legano le politiche territoriali indirizzate alle aree urbane e rurali e le problematiche, di natura definitoria e statistica, associate all’individuazione dei relativi ambiti di applicazione. Nella prima sezione sono riportate alcune esperienze legislative in materia di politiche territoriali nelle aree urbane e rurali, privilegiando l’ambito europeo – dove fin dall’istituzione dell’Unione Europea la formulazione di politiche di coesione socio-economica ha rappresentato un asse prioritario d’intervento – ed effettuando alcuni accenni all’esperienza statunitense in materia di politiche per le aree rurali. Il dibattito teorico sui criteri di individuazione della tipologia urbano-rurale di unità territoriali, un tema cruciale per la definizione degli ambiti di applicazione delle politiche territoriali, costituisce l’oggetto della seconda sezione, mentre nella terza sono analizzate alcune esperienze internazionali in materia di classificazioni territoriali, con particolare riferimento all’evoluzione storica dei criteri e delle metodologie. L’excursus prende in considerazione in primo luogo l’esperienza italiana, non tanto per i rari esempi ufficiali di utilizzo di tali classificazioni per finalità di politica territoriale, che in prospettiva storica sono risultati sempre circoscritti e contraddistinti da una notevole episodicità, quanto per l’originalità di alcuni contributi metodologici proposti dalla comunità scientifica nell’ultimo trentennio. Inoltre è presentata in maniera dettagliata l’esperienza maturata da Eurostat, dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dall’Australia. Nella quinta sezione sono analizzati criticamente i fondamenti del dibattito, attualmente in corso in sede Eurostat, circa il livello territoriale più appropriato per l’individuazione dell’ambito di applicazione delle politiche per le aree urbane e rurali e quello, collegato al precedente, sull’opportunità di estendere la Nomenclatura delle unità territoriali per la statistica (NUTS da adesso in poi) attraverso l’inserimento di ulteriori livelli territoriali sub-provinciali

    Previdenza complementare e incertezza. Prime valutazioni per il caso italiano

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    Oggetto dello studio è una valutazione ex ante dell’impatto derivante dall’applicazione della riforma pensionistica introdotta con la Legge delega n. 243 del 23 agosto 2004 ed il successivo D. Lgs. 252 del 5 dicembre 2005 in materia di disciplina delle forme pensionistiche complementari, con particolare riferimento ad uno degli aspetti più dibattuti e controversi, rappresentato dal previsto trasferimento delle risorse destinate al trattamento di fine rapporto (TFR da adesso in poi) a fondi pensione. Tramite la legge delega il policy maker intende influenzare la struttura di preferenze dei lavoratori e dei datori di lavoro allo scopo di favorire i fondi pensione. Quanto ai lavoratori, la riforma agisce principalmente attraverso lo strumento delle agevolazioni fiscali per il risparmio accumulato a scopi previdenziali, prevedendo l’introduzione dell’istituto del silenzio-assenso per l’opzione circa l’allocazione del TFR ai fondi pensione. Sotto il profilo economico, il differimento previsto dal D. Lgs. 252 non soltanto rappresenta un notevole disincentivo all’adesione spontanea dei lavoratori ai fondi pensione – il meccanismo di adesione tacita ha atteso due anni per diventare operativo – ma potrebbe vanificare i tentativi di incentivare la diffusione della previdenza complementare. Inoltre il ricorso diretto ai mercati finanziari e, in particolare, l’incertezza derivante dalla volatilità dei rendimenti delle risorse accantonate nei fondi pensione potrebbero rappresentare un freno per l’adesione dei lavoratori alle nuove forme di previdenza complementare. Questo aspetto, emerso nel dibattito che ha preceduto la promulgazione della l. 243/2004, non appare risolto definitivamente dalla disposizione contenuta nell’art. 1, comma 2, lett. e), punto 10 della stessa legge, dove si afferma che “i fondi pensione possano dotarsi di linee d’investimento tali da garantire rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto”, elemento sul quale in letteratura risulta tuttora assente un’adeguata riflessione e che costituisce la premessa dello studio. Un studio dell’ISAE (2004) comproverebbe l’esistenza di vantaggi sostanziali per i lavoratori che aderissero alle nuove forme di previdenza integrativa. Tuttavia a destare perplessità, nell’esercizio dell’ISAE, è l’assunzione di un tasso costante di rendimento del montante contributivo, pari in media al 2 per cento annuo al netto d’inflazione. Infatti, qualsiasi considerazione in merito alla convenienza o meno derivante dall’adesione a forme di previdenza complementare perde validità generale quando, nel problema decisionale considerato, si considera, accanto ai rendimenti, la loro volatilità. Nell’articolo l’applicazione di tecniche bootstrap ha consentito di determinare l’ammontare della prima annualità di pensione netta sotto l’ipotesi di un rendimento del montante contributivo pari in media al 2%, ma considerando livelli crescenti di volatilità. L’esame statistico–economico degli effetti determinati da una moderata volatilità dei tassi evidenzierebbe la presenza di un sostanziale aumento del rischio di percepire un trattamento pensionistico di importo significativamente inferiore a quello stimato dai ricercatori dell’ISAE. Gli elementi che accomunano i tre interventi legislativi in materia pensionistica che si sono succeduti negli ultimi quindici anni sono sostanzialmente due: si tratta di provvedimenti che intendono garantire la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico nel lungo termine, trascurandone gli effetti macroeconomici indiretti di lungo periodo. Di contro, la scelta dell’uno o l’altro degli strumenti teoricamente applicabili per conseguire l’equilibrio finanziario avrebbe dovuto essere effettuata anche in considerazione dei differenti impatti sulle variabili macroeconomiche. Alla luce del dibattito teorico al quale si è accennato brevemente in precedenza, non è pertanto implausibile ipotizzare che il passaggio a schemi previdenziali funded potrebbe, in virtù dell’aumento della componente sistemica di rischio a carico delle famiglie, deprimere i consumi finali, aumentare il flusso di risparmio precauzionale, rallentare la crescita economica e, in definitiva, contribuire a peggiorare lo stesso rapporto tra trattamenti pensionistici e Pil, risultato quest’ultimo non coerente con gli obiettivi della riforma introdotta con la L. 243/2004

    Mito e fumetto negli ultimi trent'anni. Una lettura transmediale

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    Il saggio di Frezza fornisce una descrizione aggionata dei cambiamenti intervenuti nel rapporto fra narrazioni del fumetto e rappresentazioni del mito negli ultimi trent'anni (dal 1978 a oggi), analizzando gli elementi portanti della rielaborazione del mito fra fumetto e cinema (in particolare di quello digitale) e i tratti socio-culturali che caratterizzano lo "spirito del tempo" dei vari decenni

    Qualidade comercial de alface e cenoura consorciadas e adubadas com composto orgânico.

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    Realizaram-se dois experimentos no SIPA (Sistema Integrado de Produção Agroecológica - Fazendinha Agroecológica km 47) no município de Seropédica, RJ. O objetivo foi avaliar a qualidade comercial de alface e cenoura a partir da produtividade, do diâmetro das cabeças de alface e da produtividade e do comprimento de raízes de cenoura quando consorciadas e adubadas com doses crescentes de composto orgânico. Foram utilizadas as doses 0; 12; 24; 48 t ha-1 de composto orgânico em experimento de blocos ao acaso e cinco repetic;6es. Os resultados indicaram que houve efeito positive da adição do composto orgânico no diâmetro das 'cabeças' na cultura da alface e na produtividade da cultura da cenoura e que a utilização de composto orgânico aumentou 0 comprimento de raízes longas e medias e reduziu o percentual de refugos. Two experiments were conducted at SIPA (Integrated System of Agroecological Production - Fazendinha Agroecológica km 47), in the Municipality of Seropedica, Rio de Janeiro State. The objective was to evaluate the commercial quality of lettuce and carrots from the yield and diameter of heads of lettuce and yield and length of carrot roots intercropped and manured with crescent doses of organic compost (0; 12; 24 and 48 t ha-1) in a randomized block design with five replications. Results obtained showed positive effect of organic compost application on diameter of lettuce heads and yield of carrots as well as increasing the length of carrot roots long- and medium-sized and reducing the percentage of carrot root-waste.Parceria: UNIVASF; UFMG

    Congosorex polli

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    428. Greater Congo Shrew Congosorex polli French: Musaraigne de Poll / German: GroRe Kongo-Spitzmaus / Spanish: Musarana del Congo mayor Other common names: Poll’s Shrew Taxonomy. Myosorex polli Heim de Balsac & Lamotte, 1956, LLubondai via Tshimbulu (06° 30° S, 22° 39’ E), Kasai Province (= Kasi-Central Province), DR Congo. Congosorex seems to be imbedded within Mpyosorex, indicating that a revision of the entire subfamily Myosoricinae is needed. Monotypic. Distribution. Known only from Kasai-Central Province, SC DR Congo. Descriptive notes. Head-body 60 mm,tail 24 mm, ear 6-5 mm, hindfoot 10 mm (one specimen). No specific data are available for body weight. The Greater Congo Shrew is a small shrew with a large head, reduced ears, and minute eyes hidden by the pelage. Dorsal and ventral pelage are brown and hair is short. Feet are short with moderately well-developed digits and claws, and have large, conspicuous scales covering the dorsal surface. Tail is relatively short (c.40% of head-body length), covered in short hairs, and slightly bicolored, brown above, lighter below. Skull has a short rostrum and wide, inflated braincase; the interorbital area is wide and the maxillary is narrow. Males have a pointed phallus. There are three unicuspids. Habitat. Probably found in gallery forest in the savanna. Food and Feeding. No information. Breeding. No information. Activity patterns. No information. Movements, Home range and Social organization. No information. Status and Conservation. Classified as Data Deficient on The IUCN Red List. The Greater Congo Shrew is known from only a single specimen collected in 1955. Further research is needed on distribution, abundance, general ecology, and threats to this species. Bibliography. Gerrie & Kennerley (2016w), Heim de Balsac & Lamotte (1956), Hutterer (2013a), Hutterer et al. (2001), Stanley, Rogers & Hutterer (2005b), Willows-Munro & Matthee (2009).Published as part of Russell A. Mittermeier & Don E. Wilson, 2018, Soricidae, pp. 332-551 in Handbook of the Mammals of the World – Volume 8 Insectivores, Sloths and Colugos, Barcelona :Lynx Edicions on page 546, DOI: 10.5281/zenodo.687084

    Therapy with interferons in blood diseases

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    We report the clinical experience gained with interferon treatment of B and T cell neoplasms, as well as of myeloproliferative and myelodysplastic syndrome
    corecore