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    A new consensus method for social networks viability

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    Purpose – Online social networks have become one of the main feeder of news and it has been demonstrated their ability to determine opinion formation of users (Xiong et al., 2017). The growing number and consequences of fake news are capturing attention and concerns of the biggest players of the market such as Facebook and Google (The New York Times, 2016) who risk to lose credibility (The Washington Post, 2016). Another source of concern is the publication of inappropriate news (due to topic or multimedia contents not compliant with users’ community). This paper proposes an innovative method to cope with fake and inappropriate news on social networks based on an extension of the Grouber model belonging to the class of Collective Knowlegde Systems (CKS) which incorporates a Consensus Method (Herrera-Viedma et al., 2014) typically used in the Group Decision Making (Alonso et al., 2013) built according to the Viable System Approach (VSA) perspective (Barile and Polese, 2010) and taking into account engagement (Carrubbo et al., 2017). Design/Methodology/approach – Social networks are assumed as a specific example of Collective Knowlegde Systems (CKS), and an example of them is the model of Grouber (Grouber, 2008) in which small groups of proactive users produce information artifacts that can be searched by other users which need information. Using the VSA lenses (Barile et al. 2015), these groups will be identified for having a specific information variety that allows them solving the complexity of news credibility/appropriateness assessment in a timely way. Given the Collective Intelligence logic (Levy, 1994), these people would need heterogeneous knowledge (but not dissonant information varieties), multiplying instead of summing their intelligence (Kerckhove, 1996) in order to provide different micro-contributions to the understanding (Nielsen, 2012). This would dynamically change their information variety and the information variety of the system as a whole (the social network). Moreover, the model will represent an engagement platform in the social network (which is, according to Storbacka et al. (2016) the microfundation of value co-creation) of both the judging experts ( reworded with a competence score) and the other users (who will perceive the news reliability in a consonant relation with the community). By adopting an holistic and systems perspective, such system’s reaction (thanks to its autopoietic traits) to reset relations with actors of the system’s structure in order to re-configure the system towards a new equilibrium can be interpreted as the system tension to keep viability. After an introduction on the issue (section 1) and a comprehensive literature review related to service system and VSA on one side and CKS, Grouber model and consensus methods on the other side (section 2), the model will be mathematically formalized and described in detail (section 3) and finally shown in a simple application. Social and managerial implications will close. Findings – The method proposed in the paper answers to the following questions: 1) How can fake/inappropriate news be detected by groups of individuals belonging to an on-line social network? 2) How can these individuals be further engaged in the community? The method could be efficiently adopted in private social networks within organizations but also extended to bigger and general purpose ones. Research limitations/implications - This research moves on the new frontier of social networks autopoiesis and will provide novel interesting contributions to the reflections on decision making in systems and viability of Smart Service Systems (Polese et al., 2017). Further researches will be needed to find out the optimal (and minimum) number and composition (in terms of information variety and gained rewording score) of experts to assign to each news to be evaluated in the consensus phase. Moreover, semiautomatic semantic filters could be introduced in the model to both classify news within expert classification categories and reduce the total amount of news to be evaluated (and, consequently, the lead time needed to make decisions), finally making the methods operating in a “quasi-real time” social network environment. Originality/value – The originality of the paper relies on: • adoption of the VSA lenses to cope with the issue of fake/inappropriate news in on-line social networks; • adaptation of the Grouber model to the issue and incorporation of a consensus method; • introduction of a further engagement logic into the community

    L'approccio sistemico vitale per l'analisi del territorio: Il caso del Parco Nazionale del Vesuvio

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    Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare gli assetti strutturali e funzionali dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, adottando, quale chiave di lettura, l’Approccio Sistemico Vitale, al fine di stabilire se il Parco si possa configurare, o meno, come un “sistema vitale territoriale”. A tal proposito, ci si è in prima analisi interrogati in merito alla applicabilità dell’approccio sistemico vitale allo studio del territorio, anche alla luce delle recenti teorie in merito, sviluppando considerazioni circa la configurazione di un territorio quale sistema territoriale. Si sono poi analizzati i caratteri di differenziazione di un territorio rispetto alle realtà economiche imprenditoriali, approfondendo, in particolare, l’azione di un Organo di Governo del territorio, che ha quale compito più quello di rafforzare gli elementi di coesione relazionale piuttosto che quello di promuovere sviluppo economico competitivo (e quindi di confrontarsi con i competitors. Si è poi investigata l'effettiva configurazione dell’Organo di Governo dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, valutandone il grado di consapevolezza in merito al set di capacità di base disponibili. Si è altresì analizzata la capacità di relazione dell’Organo di Governo con i sovrasistemi da cui derivano le relative risorse, approfondendo l’analisi della struttura (intesa come set di capacità di base), per verificare che essa sia “innervata di relazioni” (struttura relazionata). Ci si è soffermati, infine, sul grado di vitalità dell’Ente Parco (in termini di capacità alla competitività ed alla creazione del valore). La struttura del lavoro è, invero, basata sulle seguenti ipotesi. Innanzitutto si è inteso l’Ente Parco non solo quale soggetto deputato alla conservazione della natura, ma anche quale promotore di uno sviluppo eco-sostenibile, e in definitiva, quale sistema socio-economico; si è quindi assunto che la vitalità di un territorio inteso come sistema vitale dipenda dalla capacità relazionale dell’Organo di Governo. Inoltre si è supposto che la capacità dell’Organo di Governo debba essere anche rivolta alla creazione ed alla diffusione di valori positivi e di radicamento nel territorio, (quali, ad esempio, l’amore per il territorio, il senso di appartenenza territoriale, la consapevolezza dei valori naturalistici, storici, tradizionali del medesimo), per promuovere un processo che renda “innervato” il territorio, creando legami di partnership reali tra i vari sovrasistemi. Il lavoro analizza le recenti dinamiche evolutive del Parco, con particolare attenzione all’azione esercitata dal relativo Organo di Governo, mostrando come vi sia stata una crescita della pressione di indirizzo sistemico, un incremento della pianificazione strategica e delle strategie di coesione nei confronti dei diversi soggetti che insistono nella sfera di interesse del parco stesso. Ciononostante, si conclude che, attualmente, il Parco Nazionale del Vesuvio non ancora può essere in pieno considerato un sistema vitale territoriale (prevalentemente per una deficitaria interrelazione strutturale, nonché per la difficile condivisione di politiche e strategie di sviluppo tra soggetti che hanno diversi obiettivi), sebbene ne possegga le caratteristiche potenziali. Con un incremento del potere di controllo e guida conferito all’Organo di Governo, un Parco Nazionale, quale quello del Vesuvio, potrebbe divenire nel medio periodo un sistema vitale territoriale. Va detto che le recenti strategie di intervento, unitamente ai cospicui interventi realizzati con i fondi strutturali (oltre 50 M€ allocati sul territorio del Parco), potranno contribuire in modo decisivo ad uno sviluppo in tal senso

    Il manager a tempo

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    Il presente lavoro si pone l’obiettivo di far emergere maggiore interesse nei confronti di una nuova figura professionale che si va accreditando nel panorama imprenditoriale mondiale: il manager a tempo. Il nuovo scenario e le conseguenti evoluzioni di contesto, di-fatti, unitamente ad un approccio al governo ed alla gestione di impresa in linea con tali mutamenti, suggeriscono nuove soluzioni organizzative/gestionali in armonia con un composito quadro esigenziale. In un siffatto quadro d’insieme, il ruolo agito da figure esterne all’impresa, capaci di integrarsi sinergicamente, sebbene pro tempore, con le risorse interne, risulta essere di supporto sia nel tempestivo sfruttamento di opportunità emergenti, sia nella risoluzione di specifiche problematiche contingenti, che sovente si presentano nel perseguimento delle finalità imprenditoriali. Secondo tale impostazione è stato concepito il lavoro che principia con la esposizione delle determinanti del ricorso al management temporaneo (capitolo1), delineando i citati muta-menti di scenario, le conseguenti evoluzioni delle caratteristiche di impresa e, quindi, la rinnovata impostazione strutturale e sistemica delle imprese stesse che dovrebbero, per tali motivi, rivelarsi sempre più propense a soluzioni di management temporaneo finalizzate alla soluzione di specifiche situazioni contingenti. Svariate sono, invero, le criticità di gestione del rapporto tra top management e temporary management, a cominciare dal momento in cui, intrapresa la scelta di rivolgersi ad un manager a tempo, occorre avviare un processo di selezione della figura idonea a ricoprire tale ruolo in funzione della specificità dell’intervento. In questa ottica, nel secondo capitolo sono evidenziate le caratteristiche personali e professionali che un valido manager a tempo dovrebbe possedere per gestire in modo efficace ed efficiente situazioni contingenti ed emergenze che si trova ad affrontare, nonché per governare con successo il rap-porto di interfaccia con il top management, committente l’incarico, con la struttura operativa dell’impresa e con gli inter-locutori che popolano il contesto relazionale di riferimento della stessa. D’altronde la scelta del manager a tempo dovrebbe essere influenzata in primis dalle specifiche esigenze di impresa -frutto sia della problematica da risolvere sia del contesto di riferimento con il quale armonizzare le dinamiche evolutive di impresa- in base alle quali è possibile definire i tratti distintivi da ricercare nel manager a tempo. Deve essere, infatti, proprio l’intento di garantire la continuativa armonizzazione delle caratteristiche di impresa con le esigenze, palesi e/o latenti, degli stakeholder di riferimento a stimolare il top management nella identificazione di un professionista che, per background culturale, competenze e caratteristiche personali, sia adeguato ad un articolato quadro esigenziale nelle diverse aree di intervento. Al riguardo appare arduo, ed inopportuno, fornire un’elencazione esaustiva dell’ampio e variegato scenario di intervento; per questo motivo, nel capitolo terzo, si è inteso affrontare, a mero titolo esemplificativo, una disamina di alcune delle motivazioni per le quali una impresa potrebbe ricorrere ad un manager a tempo. Come accennato, l’elemento di maggiore criticità del ricorso al management temporaneo, appare la corretta impostazione del rapporto tra top management dell’impresa e manager a tempo. Per questo motivo, nel quarto capitolo si analizzano i tratti di-stintivi di tale rapporto, che invero si evolve lungo le distinte fasi di conoscenza, di sviluppo e di distacco. Lo sviluppo relazionale, al riguardo, può essere ben interpretato immaginando una “staffetta” in cui il testimone (governo e/o gestione di impresa) viene dapprima passato dal top management al manager a tempo e, successivamente, a valle di una crescita evolutiva, ripreso dal top management, per sviluppare la gestione ex post, che, naturalmente, gli compete. E’ in quest’ultimo capitolo che si è inteso evidenziare alcuni aspetti critici in relazione al ricorso a tale soluzione manageriale, frutto di riflessioni sulle difficoltà della interazione tra top management e manager a tempo, così fortemente influenzata sia da fattori tecnici e contingenti, sia dalle caratteristiche umane, etiche, deontologiche di entrambe le parti. Riflessioni, queste, che al contempo rappresentano uno spunto per ulteriori approfondimenti di ricerca e studio incentrati sull’individuazione degli elementi strutturali della relazione che ostacolano la nobilitazione di una logica interattiva capace di tramutare le parti in partner. Con affetto sento, in primo luogo, di ringraziare il prof. Gaetano Golinelli per la costante azione di indirizzo e guida dedica-tami. Con gratitudine, quindi, ringrazio il prof. Teresiano Scafarto, per il prezioso supporto scientifico allo sviluppo del presente la-voro. Un sentito e vigoroso ringraziamento va, altresì, al prof. Mar-co Pellicano, per i consigli forniti per la impostazione e sviluppo del presente lavoro, nonché per i numerosi stimoli e suggerimenti. Una particolare menzione va a Sandra Sarno, per il contributo fornito alla stesura del presente lavoro con la redazione dell’appendice. Un sincero ringraziamento va, inoltre, a Maria Ciasullo, Bice della Piana e Giulia Monetta. Ringrazio, infine, tutti coloro che, standomi vicino con affetto ed amore, mi hanno pazientemente supportato e, soprattutto, sopportato

    Riflessioni sulla governance dei progetti di ricerca industriale. Evidenze empiriche

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    Spesso si attribuisce alla ricerca universitaria un carattere di autoreferenzialità, per il fatto che essa tende a condurre le proprie attività in modo avulso dalla realtà imprenditoriale, ponendo una distanza ed un distacco dal mondo del reale, dalle esigenze delle imprese e dalle relative problematiche di ricerca. Ciò rappresenta, invero, un problema assai rilevante, in quanto vi è una forte esigenza di collaborazione tra enti di ricerca pubblici, tra cui appunto le università, e mondo delle imprese. Esistono tuttavia numerosi casi che, sulla scia di un impulso avviato dalle istituzioni nazionali e comunitarie, hanno mostrato come dalla sinergia pubblico-privato possono originarsi iniziative di successo ed innovazioni tecnologiche collocate lungo la frontiera del sapere scientifico. Proprio in ottica di diffusione delle best practices di ricerca, e con l’obiettivo di promuovere sempre più la collaborazione tra enti di ricerca pubblica ed imprese, nasce l’idea di descrivere, nell’ambito di questo contributo, una iniziativa di ricerca congiunta pubblico-privato dimostratasi di particolare interesse industriale e scientifico. Su queste premesse si basa l’articolo che parte da una descrizione del concetto di innovazione tecnologica, per poi proseguire nell’approfondimento del concetto di ricerca industriale e dei relativi tratti salienti, passando quindi a descrivere le metodologie di management dei progetti di ricerca, approfondendo infine uno specifico progetto di ricerca co-finanziato promosso e gestito da alcune imprese in collaborazione con una università meridionale. L’articolo si conclude, infatti, con l’analisi di un caso applicativo, un progetto di ricerca industriale, per il quale l’autore ha avuto la possibilità di supportare i protagonisti della governance di progetto, desumendone interessanti congetture e stimoli di ricerca

    Management sanitario in ottica sistemico vitale

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    Il libro è indirizzato agli studiosi, studenti ma non solo, che hanno piacere o necessità di rafforzare la loro comprensione del contesto sanitario nazionale. Con questa prospettiva ho inteso indirizzare il volume ad un’audience molto variegata, composta sia da manager e dirigenti del comparto sanitario, pubblico e privato, cui spetta la governance e la gestione della salute tramite l’erogazione di servizi sanitari, sia da studenti, di corsi universitari, scuole di dottorato o master, curiosi di acquisire maggiore padronanza del complesso servizio sanitario nazionale per fortificare conoscenze, capacità e competitività possedute. La trattazione si sviluppa alternando elementi teorici ad esemplificazioni, non sfuggendo al lettore la necessità sia delle une che delle altre. La sanità, infatti, è un contesto complesso e necessita di ausili teorici capaci di rafforzare ed indirizzare l’osservatore che, ad ogni modo, troverà nelle numerose esemplificazioni, una guida ad una maggiore comprensione delle teorie, poiché caratterizzate all’oggetto di studio. Per raggiungere queste finalità, il presente lavoro introduce, nel capitolo primo, il contesto sanitario nazionale descrivendo il quadro legislativo e le logiche ispiratrici, confrontando altresì lo stesso con il sistema di matrice statunitense (cap. 1 – il contesto), tratteggiandone gli elementi critici e le motivazioni per le quali in Italia vi sono difficoltà strutturali che inibiscono una diffusa e continuativa erogazione di servizi di qualità. Le complessità, e le inefficienze palesate dal Servizio Sanitario Nazionale, pertanto, suggeriscono l’approfondimento di profili teorici che agevolano la comprensione di fenomeni complessi, quali le teorie sistemiche, che sono pertanto declinate nell’ambito del capitolo secondo (cap. 2 – il metodo), ed in particolare l’Approccio Sistemico Vitale, ivi declinato. La prospettiva sistemica, invero, induce ad una lettura del contesto sanitario quale rete di attori. Il successivo capitolo terzo (cap. 3 – la struttura), quindi, osserva il Servizio Sanitario Nazionale quale rete di attori connessi ed interagenti, aventi l’obiettivo, tramite processi di co-creazione di valore, di perseguire la salute pubblica. La struttura specifica composta dalla rete tra attori, ossia il network sanitario, appare infatti strumentale alla governance delle istanze, evidenziate nella trattazione dall’analisi sistemica, mediante logiche reticolari a supporto della co-creazione di valore. Assecondando una logica relazionale, di tipo reticolare, gli scambi di valore in sanità possono essere meglio interpretati alla luce di alcune recenti teorie della service research, che inducono a ripensare le logiche alla base dello scambio di valore in generale e che, proficuamente, possono essere applicate alle interazioni tra attori in sanità. Il capitolo quarto (cap. 4 – la finalità), quindi, introduce la proposta scientifica offerta dalla Service Dominant logic, l’emergere della nuova scienza del servizio, passando poi a introdurre i complessi sistemi di servizio, quali elementi chiave degli scambi di valore tra attori nel contesto sanitario nazionale. Nell’ambito del capitolo conclusivo (cap. 5 – la soluzione), infine, si deducono alcune implicazioni derivanti dalle su esposte teorie, utili alla definizione dei modelli di governance e gestione per gli attori operanti nel contesto sanitario italiano, derivanti dalle recenti teorie sul servizio, valorizzando altresì gli spunti derivanti dalla ricerca sui sistemi vitali e sui network

    L'integrazione sistemica degli aggregati reticolari di impresa

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    Scopo del presente lavoro è di analizzare il supporto dei sistemi di gestione integrati alla governance dei sistemi reticolari di imprese. L’oggetto di indagine, pertanto, è rappresentato dai network, che per loro natura si caratterizzano per un maggior grado di complessità rispetto alle altre organizzazioni. La chiave di lettura scelta è quella dell’approccio sistemico vitale, mediante la quale viene approfondita un’indagine sulla governance delle organizzazioni reticolari, per capire a quali condizioni queste ultime possano considerarsi vitali. Il lavoro, inizialmente (parte I, capitolo 1), analizza come sia stato affrontato, dai più accreditati studiosi di economia di impresa, il tema del governo, soffermandosi sul passaggio da fordismo a post-fordismo, evidenziandone il cambiamento delle relative logiche di fondo. L’accresciuta importanza delle diverse entità sistemiche con le quali l’impresa interagisce ha stimolato, quindi, il ricercatore a soffermarsi più che sul governo d’impresa, sulla governance della stessa. In tale sezione viene introdotto l’approccio sistemico vitale quale strumento di analisi delle problematiche di impresa, mostrandone peculiarità e potenzialità nella interpretazione dei fenomeni socio-economici. Dagli spunti forniti dalla evoluzione socio-economica d’impresa (capitolo 2), si sviluppa la tesi secondo la quale l’avvenuta rivoluzione reticolare/relazionale, per la differente natura dell’impresa, ha imposto nuove modalità di governo della stessa e, pertanto, mutati approcci per la armonizzazione relazionale tra organo di governo e componenti sovra-sistemiche e sub-sistemiche; in tal senso, giova precisare che nel lavoro si preferisce utilizzare il termine governo, quando si vuole fare riferimento alla visione tradizionale della funzione dell’organo di governo, inteso come soggetto che svolge l’attività di indirizzo e guida autonomamente, e il termine governance quando, invece, ci si intende riferire ad una dinamica più complessa, frutto di armoniche relazioni intersistemiche. Lo studio approfondisce, quindi, sia la network theory, che le dinamiche di coesione che nelle diverse forme stimolano l’aggregazione reticolare, concentrandosi sulle condizioni per le quali una rete possa considerarsi “vitale”. Al riguardo si porterà avanti la tesi secondo la quale i network che potenzialmente possono assurgere a sistemi vitali sono quelli dotati di organo di governo e struttura e, quindi, caratterizzati da un sistema di relazioni stabili e baricentrate. Tale posizione appare opportuna, non tanto per la impossibilità di un network privo di una delle due componenti di sopravvivere nel tempo, quanto per il fatto che il lavoro intende investigare sugli elementi che favoriscono la governabilità del network. Il considerare tale forma aggregativa quale entità sistemica, che trova il suo presupposto nella stabilizzazione relazionale tra i nodi della rete, supera la concezione di network quale modello organizzati-vo, qualificandolo in ottica sistemica, consentendone l’analisi delle caratteristiche dinamiche e strutturali, come se fosse un’impresa. Di fatto, il testo risulta composto da tre parti. La descritta introduzione teorica su governo, governance, ASV e rete vitale (parte I), infatti, sfocia in una caratterizzazione gestionale fornita da due modelli a supporto della integrazione sistemica (parte II) e si conclude con due approfondimenti pratici, circa l’applicazione dei concetti teorici trattati (parte III). La parte II del lavoro, dunque, intende palesare alcune implicazioni su governo e gestione nei network di imprese. All’uopo sono sviluppati, ed analizzati criticamente, due modelli a supporto dell’organo di governo dell’aggregato reticolare, rappresentati dal modello della dinamica strategica e dal modello dei sistemi di gestione integrata. Il capitolo 3 principia con un approfondimento sul passaggio dalla pianificazione di tipo tradizionale ad un modello strategico più ampio tramite il quale, coerentemente con gli indirizzi forniti da una indiscussa interdipendenza tra impresa e contesto, è possibile governare le dinamiche del network. In quest’ottica, il lavoro descrive tale modello, di tipo ciclico-iterativo, reinterpretato negli aggregati reticolari e la sua capacità di rafforzare l’azione dell’organo di governo in ottica relazionale e comunicativa con il contesto di riferimento, costituito non più solo da un oggetto di analisi finalizzato ad una azione endogena (rivolta ai subsistemi), ma da entità sovrasistemiche con le quali avviare relazioni armoniche e stabili. In questa prospettiva il modello della dinamica strategica, quale momento di sintesi e di decision making ad opera dell’organo di governo, riletto nel contesto relazionale inter-impresa, rappresenta un possibile strumento a supporto di una efficace governance. In contesti relazionali arti-colati, quali quelli delle strutture reticolari si osserva che tale modello conserva validità, pur nell’assunzione che l’organo di governo, protagonista delle dinamiche in esso descritte, deve es-sere quello dell’aggregato reticolare. Il capitolo si chiude mostrando l’opportunità, in special modo negli aggregati reticolari, di interazioni sistemiche basate sul dialogo e sull’ascolto, piuttosto che sull’opportunismo; al fine di facilitare i rapporti di interfaccia e potenziare i relativi flussi comunicativi, l’organo di governo del network appare supportato da strumenti di gestione integrata, utili a regolare e coordinare il flusso interazionale, sia nell’ambito della rete, sia tra quest’ultima e le entità sistemiche con le quali essa si relaziona. Ciò considerato, nel capitolo 4 viene analizzato il modello dei sistemi di gestione integrata (qualità, ambiente, sicurezza ed etica), quale strumento gestionale/organizzativo abilitante l’esercizio di una efficace governance capace, da un lato, di identificare le criticità sul perseguimento della finalità sistemica (politica) e, dall’altro, di condurre le entità sistemiche costituenti l’aggregato lungo il difficile sentiero che porta alla sopravvivenza. Invero tale modello, supportato da un metamodello ordinato-re, l’esoscheletro organizzativo, agevola l’armonizzazione relazionale del network, rafforzando la capacità dello stesso ad essere governato. Tale rafforzamento della governance dell’aggregato reticolare appare associato, inoltre, alla ricerca di un’armonica interazione sistemica tra governo e gestione nel network vitale. Lo schema della dinamica strategica, infatti, elemento a sostegno del governo dell’aggregato, deve svilupparsi in modo coerente con la gestione, supportata dal modello dei sistemi di gestione integrati. L’esistente dicotomia logico-decisionale tra i due piani (governo e gestione) sembra essere un’interessante sfida con la quale confrontarsi per il fatto che la indubbia interconnessione tra loro esistente suggerisce la ricerca di un’armonica coerenza al fine di rafforzare la capacità di governance del sistema nel suo complesso. Dopo aver approfondito criticità e vantaggi dell’integrazione sistemica perseguibile con tali modelli, il capitolo si chiude, dunque, con la convergenza dei modelli di gestione integrata con lo schema della dinamica strategica, ricercandone una mutua interdipendenza nell’ambito di un coerente ed armonico quadro, finalizzato al perseguimento di un obiettivo sistemico dell’aggregato reticolare. La parte terza intende esplorare due interpretazioni pratiche delle teorie esposte nel corso delle due precedenti sezioni. Nella Appendice I, infatti, si analizza criticamente il contri-buto delle tecnologie informatiche ai rapporti interimpresa, quali facilitatori comunicazionali ed internazionali, abilitanti relazioni inter ed inter-impresa. In sostanza, tramite l’esplicitazione di alcuni modelli software e di strumenti radicati nel mercato italiano ed internazionale, si dà evidenza in merito allo sviluppo dei rap-porti interimpresa, con particolare focus anche sulle aggregazioni reticolari, fornito dalle suddette tecnologie. Giova premettere che l’interpretazione conferita non vuole essere “forte”, nel senso che non ritiene che tali soluzioni informatiche siano necessarie allo sviluppo reticolare; piuttosto si intende dimostrare che esse siano nella maggior parte dei casi, di notevole utilità. Nella Appendice II, infine, si intende dimostrare lo sviluppo e l’attuazione di un progetto di concezione di un sistema di gestione integrato, negli aggregati reticolari. Ovviamente il tema, che immaginiamo di interesse per chiunque voglia investigare sulla praticità ed applicabilità delle tesi sviluppate dal ricercatore, trova in questa sua caratterizzazione operativa il suo limite! Non si intende, infatti, mostrare una applicazione valida in ogni contesto reticolare, né tantomeno si ha la presunzione di ritenere che lo sviluppo conferito sia l’unico perseguibile. Ciononostante, il dettaglio, volutamente imposto, alle considerazioni, e taluni casi empirici esemplificativi delle fasi dell’iniziativa descritta, intendono stimolare nel lettore elementi di analisi critica ed ulte-riori spunti di riflessione. E’ con sincera stima e gratitudine che ringrazio il prof. Gaetano Golinelli per i preziosi suggerimenti ed indirizzi, oltre che per aver accolto il lavoro nella collana da lui diretta. Alla genesi, impostazione e sviluppo scientifico e metodologico del lavoro ha contribuito in modo decisivo il supporto del prof. Marco Pellicano, che pertanto sento di ringraziare con vivido affetto e gratitudine. Un sentito ringraziamento, va agli allievi del prof. Marco Pellicano (Maria Ciasullo, Bice Della Piana, Giulia Monetta, Sandra Sarno). Infine ringrazio la mia famiglia, per la notevole pazienza di-mostratami, ed il piccolo Nello, per l’entusiasmo e la carica che mi infonde ogni giorno della mia vita

    Un'analisi relazionale dei processi di internazionalizzazione delle imprese minori. Il ruolo del temporary manager

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    Scopo del presente lavoro è di evidenziare il contributo del Temporary Manager ai processi di internazionalizzazione delle imprese minori. L’ipotesi di base è che il processo transnazionale è basato su meccanismi relazionali che armonizzano l’impresa con le entità sistemiche che popolano il contesto estero. Al fine di percepire le relative esigenze, ed instaurare rapporti capaci di soddisfare le attese di tali sovrasistemi appare utile, infatti, una figura che, sulla base di conoscenze approfondite sia del contesto che dell’impresa, si rilevi capace di radicare tali relazioni rendendole durevoli. Invero, lo sviluppo della relazione tra Temporary Manager ed impresa è delicato. Infatti, tale processo è assimilabile ad una non facile staffetta, in cui il testimone (indirizzo e guida delle attività) viene passato dapprima dall’Organo di Governo al Temporary Manager, per consentire allo stesso di concretizzare l’evoluzione internazionale dell’impresa, ed in seguito dal Temporary Manager all’Organo di Governo, per consentire all’impresa il controllo del nuovo status internazionale. Key words: Temporary Manager, internazionalizzazione, impresa minore

    The influence of networking culture and social relationships on value creation

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    This study examines the influence of a networking culture and social relationships on value creation. The paper begins with a review of several value-creation models and the concept of value co-creation. Having presented three theoretical approaches to value co-creation (S-D Logic, SSME, and the Viable System Approach), the paper proposes a new value-creation model (the ‘value pyramid’) that incorporates the interaction of diverse actors, including stakeholders. An empirical analysis of managerial perceptions of networks and social relationships in four business cases is then presented. The study confirms that networks and social relationships are important in fostering value creation and business competitiveness. Keywords: value creation; value pyramid; network; social relations; Viable System approach (VSA)

    Il turnaround

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    Sistemi integrati di gestione

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    Nel mondo occidentale si sta sempre più diffondendo la definizione ed impostazione di Sistemi di Gestione basati su normative di riferimento riconosciute a livello internazionale . Sebbene tali norme siano a carattere prettamente volontario e non cogente, la intrinseca utilità dei sistemi di gestione, che ad esse si riferiscono in maniera imprescindibile, ne ha fortemente “sponsorizzato” la introduzione e diffusione. Inoltre, mentre inizialmente l’impulso appena descritto ha interessato maggiormente le imprese produttive, nel tempo tale processo ha coinvolto anche il settore dei servizi e, già da svariati anni, tali approcci gestionali si sono affermati nell’intero panorama dell’imprenditoria mondiale. In quest’ottica si è rilevato, ad esempio, un crescente interesse a promuovere la ridefinizione del servizio offerto al fine di elevare gli standard di qualità garantiti (ciò si è tradotto in un interessante numero di imprese che ad oggi si sono certificate o sono prossime ad esserlo). Ulteriore enfasi e stimolo ad avviare tali processi certificativi è venuto da programmi di finanziamento comunitari, i quali hanno incentivato notevolmente le imprese che hanno aderito ai modelli di gestione, qualificando in modo consistente le domande presentate. D’altronde, la crescente competizione globale e la difesa di posizioni di van-taggio competitivo , stimolano con sempre maggiore efficacia il tessuto impren-ditoriale, prescindere al grado culturale e manageriale delle imprese, a dotarsi di modelli gestionali che possano rappresentare in modo obiettivo il rispetto di standard e requisiti, e che possano, al contempo, coadiuvare l’operatività ed i processi aziendali. Analizzando il contesto del settore micro-economico nazionale appare palese il movimento culturale nei confronti di sistemi di gestione evoluti. Nell’economia dei rapporti tra i vari soggetti coinvolti, dunque, siano essi clien-te/fornitore piuttosto che erogatore di un servizio/utente, sempre crescente è l’esigenza di interloquire con soggetti competenti e garanti dello stesso livello culturale e standard di servizio . Nei prossimi anni, dunque, ci si aspetta che un sempre maggior numero imprese esegua investimenti in tal senso, emarginando quelle ancora reticenti. D’altro canto l’adozione di tali modelli gestionali garantisce che le responsa-bilità direzionali (definizione di mission aziendale e politiche di indirizzo, caratterizzazione dei sistemi di gestione, revisioni periodiche del sistema, pianifica-zione del miglioramento) vengano rigorosamente mantenute al Top management dell’Azienda, cui spettano per definizione, ma soprattutto viene ribadita l’unità di ciascuna impresa, come unica entità che può legittimamente dotarsi e gestire un Sistema Gestionale. I sistemi di gestione qualità, ambiente, sicurezza, etica, ed in particolar modo il sistema di gestione integrato rappresentato dalla loro integrazione sinergica, rappresentano dei modelli operativi cui le imprese liberamente aderiscono con l’obiettivo di conformarsi a standard e requisiti predefiniti, finalizzati ad elevare il livello di monitoraggio e controllo della specifica area di interesse (rispettivamente: qualità, ambiente, sicurezza, etica). Il sistema di gestione per la qualità, pertanto, mira a definire un modello ge-stionale che regolamenti le attività della impresa, massimizzando la soddisfazio-ne del cliente ed ottimizzando le inefficienze interne. Il sistema di gestione am-bientale è finalizzato al miglioramento delle prestazioni ambientali dell’organizzazione. Il sistema sicurezza ha l’obiettivo di massimizzare la sicu-rezza delle parti interessate (interne, esterne). Il sistema etico mira a tutelare i diritti etico comportamentali dei dipendenti e di chiunque abbia rapporti lavora-tivi con l’impresa. A seguire ci si soffermerà brevemente su ciascuno di esso
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