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Metacognition of learning among university students: The relationship between cognitive style, learning style, need for closure and locomotion
Current theories of learning emphasise that learning is an active, constructive, cumulative, and goal-oriented process that involves problem solving. In other words, it is necessary to think in order to learn (Cano-Garcìa & Huges, 2000). The purpose of this research is to investigate the relation between cognitive and learning styles. In particular, the study investigates the moderation role of the Need for Cognitive Closure (NCC; Kruglanski & Webster, 1996) and two distinct self-regulatory modes, Locomotion and Assessment, that have been shown to underlie most goal-directed activity (Kruglanski et al., 2000). Results showed that the relationship is significant for four cognitive styles: monarchic, judicial, hierarchic (accommodating, assimilating), executive (converging, assimilating). Individual difference variables moderate the relationship between cognitive and learning styles. Moderating effects, however, were found only for the need for closure. In particular, need for closure moderate the relation between six cognitive styles (oligarchic, monarchic, legislative, global, anarchic, hierarchic) and the learning styles diverging; it moderates the relationship between three cognitive styles (oligarchic, legislative, anarchic) and the learning style converging
FIRB “am learning”. The student population within the Nursing degree course of the University of Modena and Reggio Emilia: social and cultural features
Il disegno della ricerca
Ciò che accade ai bambini nel passaggio dai contesti educativi centrati sui saperi informali a quelli centrati sui saperi formali1 rappresenta un campo di indagine molto complesso in quanto rimanda alla questione più generale di quali siano le variabili che entrano in gioco in un processo fortemente condizionato dal contesto in cui si svolge. Le rappresentazioni degli insegnanti riguardo al processo di apprendimento dei bambini, i significati che si generano e si condividono all’interno della comunità educativa relativamente ai processi di insegnamento/apprendimento, i curricoli formativi degli educatori e degli insegnanti, sono aspetti di una realtà fortemente intrecciata con il contesto di riferimento, una realtà che si manifesta assumendo caratteri, forme e intensità mutevoli, che variano da situazione a situazione. In ogni scuola, in ogni comunità, questi aspetti possono assumere valori e combinazioni particolari, in parte imprevedibili, in parte espressione dell’intenzionalità pedagogica di chi vi opera e delle politiche educative delle amministrazioni locali (quelle comunali per quanto riguarda una parte delle scuole dell’infanzia).
Vengono quindi presentati e illustrati i quesiti che hanno orientato la ricerca:
a) quali concezioni hanno gli insegnanti rispetto ai processi di apprendimento dei bambini; b) quali sono i saperi verso i quali gli insegnanti orientano i bambini; c) per quali ragioni gli insegnanti utilizzano determinate soluzioni didattiche per orientare i bambini verso tali saperi. Scopo della ricerca è stato quindi quello di ricostruire le rappresentazione degli insegnanti delle due scuole in merito ai tre quesiti di ricerca.
Nel contributo vengono infine descritte tutte le azioni previste dal disegno della ricerca: a) la ricerca bibliografica (studio della letteratura); b) l’indagine sul campo mediante l’uso di tre strumenti (lezione-testimonianza, intervista, focus group); c) la costruzione della base empirica; d) l’analisi e l’interpretazione dei dati; e) la restituzione dei risultati
Rappresentazioni nella continuità
Nel contributo si mettono in evidenza i risultati dell'indagine sulle rappresentazioni condotta con gli insegnanti delle scuole dell'infanzia comunali e con gli insegnanti delle scuole primarie di Reggio Emilia. La continuità è stata indagata attraverso le rappresentazioni che gli insegnanti dei due gradi dell'istruzione hanno fornito, nelle loro testimonianze così come nelle interviste, in merito a come i bambini apprendono, verso quali saperi essi sono orientati e per mezzo di quali scelte didattiche. A questo proposito sono tre i concetti chiave che ricorrono, anche se di volta in volta con significati anche notevolmente differenti, nelle testimonianze degli insegnanti dei due gradi scolastici: progetto, ricerca e valutazione. Oltre a questi tre concetti chiave derivati dalle parole effettivamente utilizzate dai testimoni, emerge un altro concetto trasversalmente presente in molte delle testimonianze raccolte. Infatti, diversamente dall’analisi lessicometrica, che rivolge la sua attenzione esclusivamente ai termini presenti nel corpus testuale, l’analisi del contenuto ha potuto cogliere l’importanza di significati che vanno oltre le singole parole, è questo il caso dell’attività riflessiva che nei fatti è sottesa sia alla progettazione, sia all’attività di ricerca, sia infine a quella di valutazione. Proprio tenendo presente il forte intreccio esistente tra le rappresentazioni dei docenti si potrebbe ipotizzare, a conclusione del progetto CORE, un percorso formativo rivolto ai docenti dei due gradi scolastici che assuma come riferimento teorico e pratico la figura del professionista riflessivo, cioè un docente che acquisisce e rafforza competenze metodologiche a) nel campo della ricerca, nel campo della progettazione e in quello della valutazione. Un percorso in cui i docenti dei due gradi dell’istruzione sappiano però anche migliorare la loro consapevolezza riguardo a ciò che essi pensano e a ciò che essi concretamente fanno in favore dei bambini che attraversano l’istituzione scolastica nelle sue diverse articolazioni. Per fare tutto ciò è necessario che i docenti delle due scuole siano sistematicamente sollecitati a riflettere sulle loro convinzioni e sulle loro pratiche e, soprattutto, siano incoraggiati a farlo insieme.
Il lavoro di analisi ha fatto emergere dalle narrazioni degli insegnanti un paesaggio rappresentativo dai contorni piuttosto netti e in parte inaspettato. Le aspettative confermate sono quelle riguardanti da un lato la forte identità pedagogica che traspare dalle testimonianze della scuola dell’infanzia comunale (una identità che a livello lessicale è quasi ostentata) e dall’altro le diversità dovute al differente assetto culturale, organizzativo e normativo delle due scuole. Oltre alla diversità tra i due diversi gradi scolastici le parole degli insegnanti mettono in evidenza anche una diversità all’interno di uno stesso grado, quello della scuola primaria. Insomma, la scuola primaria appare come il luogo dove convivono, nella comunità degli adulti, idee e pratiche diverse, a volte anche contrastanti tra loro. Gli esiti imprevisti, almeno in parte, riguardano invece le rappresentazioni affini, cioè quel “sentire comune” espresso dagli insegnanti provenienti dai due gradi scolastici (e da contesti culturali così diversi) che costituisce, almeno allo stato potenziale, l’architrave su cui può essere consolidata e sviluppata la continuità tra le due scuole e che si manifesta nonostante le diversità, anche strutturali, prima descritte. Tali rappresentazioni riguardano l’idea di bambino competente, l’idea che il sapere non può essere identificato con i contenuti delle discipline e, infine, l’idea che le scelte metodologiche debbano svilupparsi in un contesto riflessivo
Quanto mi sento in grado di? La percezione di autoefficacia degli insegnanti in formazione in relazione all’atmosfera morale scolastica
Le interviste
Il contributo presenta i risultati dell'analisi del contenuto svolta su di un corpus costituito da dodici interviste rivolte a insegnanti e raccolte al fine di indagare le rappresentazioni relative alla continuità educativa tra scuola dell'infanzia e scuola primaria nel Comune di Reggio Emilia. L’analisi delle 12 interviste realizzate nel corso dell’indagine sulla continuità ha evidenziato, oltre che tratti comuni tra i due gradi scolastici indagati, anche peculiarità proprie della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. I nuclei tematici evidenziati dall'analisi riguardano in particolare la dimensione emotiva correlata al tema del passaggio, gli attori e le azioni della continuità, i bisogni formativi.
L’analisi dei dati è stata condotta congiuntamente. I parr. 1, 2, 2.1, 2.2, 2.3 e 2.5 sono stati redatti da Andrea Pintus, i parr. 2.4 e 3 sono stati redatti da Maja Antonietti
La comprensione del testo nella scuola italiana: un bilancio storico e critico
Reading literacy is a key competence for lifelong learning, nevertheless it is still critical for Italian students (Invalsi, 2018; OECD, 2018). This paper presents an historical and critical review of theoretical and empiri-cal educational and didactic research in Italy on assessing and fostering reading comprehension competence
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