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    Un coro di voci nordiche:l'esperienza dei fiamminghi nei paesaggi di Tintoretto

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    La collaborazione degli artisti nordici all’interno della bottega di Tintoretto emerge dalla testimonianza delle fonti e dall’ampia letteratura sull’argomento, ma è arduo riconoscere gli interventi dei singoli pittori all’interno delle opere del maestro. Partendo dalle considerazioni di Van Mander e Ridolfi è possibile percepire la varietà e la ricchezza degli scambi artistici promossi da uno straordinario numero di personalità più o meno conosciute che chiameremo i candidati. La riflessione su tali dinamiche consente anche di riscontrare l’innegabile influsso esercitato dall’artista veneziano nei riguardi degli oltremontani, anche dopo che l’esperienza veneziana si è conclusa, come avviene nel caso di Maarten de Vos. Pur riconoscendo vari tratti nordici nei paesaggi di Tintoretto, molto spesso frutto della circolazione di motivi diffusi dalle stampe, risulta piuttosto impervio individuare la mano di un singolo collaboratore. Un coinvolgimento più attivo sembra prospettarsi con gli artisti neerlandesi che si sono stabiliti definitivamente nei territori della Serenissima: i convitati, un numero esiguo che comprende Lambert Sustris, Paolo Fiammingo e Pozzoserrato

    Le tecniche d'indagine e conservazione e le esperienze di guerra: il caso del Belgio

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    Diagnostica dell’arte e salvaguardia La Seconda Guerra mondiale introduce drammaticamente l’esigenza di tutelare, preservare e conservare il patrimonio artistico e uno dei fondamentali contributi dell’ampio campo della diagnostica artistica è indissolubilmente collegato alle procedure di conservazione e restauro delle opere, essenziali nei periodi bellici e post bellici. Sintomatico ciò che avviene in Belgio e nei Paesi Bassi, dove la collaborazione tra storici dell’arte, conservatori e scienziati è molto attiva. Due figure di scienziati e studiosi delle tecniche della pittura impersonano – in periodi diversi – l’efficacia di tale interazione: soprattutto per lo studio e la conservazione delle opere sopravvissute alla Seconda Guerra mondiale. Non solo: entrambi hanno rappresentato altissimi esempi di impegno professionale e civile, soprattutto riguardo ai conflitti bellici. Paul Coremans (1908-1965) e Johan Rudolph Justus van Asperen de Boer (1935-2020)17, rispettivamente un chimico, del laboratorio di analisi scientifiche dei Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles e poi fondatore e direttore del centro di documentazione nazionale (KIK IRPA)18 e un fisico, un accademico che ha rivoluzionato l’applicazione della tecnologia relativa allo studio delle opere d’arte mettendo a punto la riflettografia a infrarosso (IRR) e imprimendo dunque una svolta fondamentale agli studi relativi all’underdrawing dei dipinti
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