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    Analisi dei processi dei gruppi di formazione

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    Gli AA propongono una nuova metodologia di analisi dei processi di gruppo attraverso una griglia di codifica ed elaborazione del testo deregistrato dell’esperienza di gruppo, con particolare attenzione ai gruppi analitici che hanno obiettivi di formazione. Il metodo è costruito riprendendo il modello del CCRT proposto da L. Luborsky e alcune categorie di analisi utilizzate dal modello del Conflitto focale di gruppo di Lieberman e Whitaker. Viene proposta una esemplificazione empirica di applicazione a uno stralcio del testo di un gruppo di formazione. Parole chiave: analisi processi di gruppo, gruppi di formazione, ricerca empirica sui grupp

    Seascape characterization of a Mediterranean vermetid reef: a structural complexity assessment

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    In the Mediterranean Sea, vermetid reefs can modify coastal seascapes forming platforms in the intertidal zone of rocky coasts. With their three-dimensional and seaward-expanding structure, these bioconstructions support high biodiversity levels and provide important ecological functions and ecosystem services. In this study, we perform a first structural characterization of a vermetid reef seascape (hereafter, vermetid reefscape) and quantitatively assess the degree of their contribution to the structural complexity of the coastal seascape. Aerial images of a vermetid reef coast were acquired in the Marine Protected Area of Capo Gallo-Isola delle Femmine (Southern Tyrrhenian Sea) by means of unmanned aerial vehicle technology. In the seascape, the outer reef, platform, and coast classes were identified and digitized in GIS environment. The resulting vermetid reefscape was analysed by means of FRAGSTATS software using metrics belonging to the "area-edge", "shape", and "aggregation" categories. To quantitatively assess the structural complexity, the edge density, area-weighted perimeter area ratio, and landscape shape index metrics were applied to the seascapes with and without the vermetid reefs to simulate a sea level rise scenario. In addition, the effect of their presence in terms of coast length (i.e., total edge) was statistically tested using the Wilcoxon signed rank test. The outer reef had the highest total edge value (5,785.6 m) and, at the same time, the lowest class area (1,040 m(2)). It was also the patchiest, and the most fragmented and geometrically complex class in the seascape. Overall, the bioconstruction positively contributed to the structural complexity of the seascape with higher values of coastal area (12%), edge density (139%), area-weighted perimeter-area ratio (90%), and landscape shape index (66%). The Wilcoxon test revealed a statistically significant effect of the vermetid reefs presence on the coastal total edge (z = 3.9, p < 0.005), with a large effect size (r = 0.74). The results showed an overall higher structural complexity of the vermetid reefscape, indicating that its loss would lead to a significantly less complex seascape, entailing detrimental effects on the supported biodiversity levels and the valuable ecosystem services provided

    Influenze e presenze toscane nel viterbese tra Quattrocento e Cinquecento

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    Alla base del progetto di ricerca intitolato “Influenze e presenze toscane nel viterbese tra Quattrocento e Cinquecento” vi è stato, in sintesi, l’intento di compiere una sistematica e diffusa indagine sulla produzione architettonica cosiddetta “minore” nella regione viterbese tra Quattrocento e Cinquecento, alla scopo di evidenziare i modi e i tempi del suo aggiornamento linguistico rispetto alla tradizione locale medievale e di metterne in luce il debito nei confronti del nuovo vocabolario architettonico rinascimentale di matrice toscana, introdotto nell’area grazie soprattutto alla presenza in loco non solo di molti tra i più importanti architetti toscani contemporanei ma anche di una nutrita schiera di maestranze di varia specializzazione dalla medesima provenienza che presero diffusamente parte ai numerosi cantieri dislocati nei centri minori. Il territorio preso in esame, corrispondente all’incirca all’attuale provincia di Viterbo, per la sua collocazione geografica e per il panorama politico si delineò nei secoli rinascimentali come area privilegiata di scambio e di contatto tra i due principali centri di elaborazione della nuova architettura, Firenze e Roma, dei quali subì variamente l’influsso, spesso mediato attraverso quanto realizzato nella città di Viterbo, suo fulcro politico, culturale, economico e naturalmente artistico. In una prima fase dello studio, è stato dunque compiuto un rapido excursus storico generale sull’area, dall’antichità all’epoca rinascimentale, al fine di evidenziane le peculiarità e i fattori che ne favorirono lo sviluppo e che la portarono a diventare tra Quattrocento e Cinquecento area strategica nel panorama politico ed artistico della penisola, che godette di grande attenzione da parte specialmente dei pontefici e delle più importanti casate nobiliari dell’epoca, che qui spesso concentrarono anche la loro attività di mecenatismo artistico. Successivamente si è voluto dedicare un approfondimento storico particolare alle vicende di tre tra le maggiori famiglie protagoniste della storia artistica del territorio, i Farnese, i Monaldeschi e gli Orsini. Il passaggio successivo della ricerca è stato quello dell’analisi nello specifico dell’attività nel viterbese di architetti e maestranze di origine toscana; si è dunque dapprima compiuta un’ analisi generale del diffuso fenomeno della “migrazione artistica” che vide nel periodo considerato l’arrivo nel viterbese di numerosi artieri prevenienti da diverse parti della penisola italiana tra i quali ebbero un ruolo considerevole quelli di provenienza toscana e in seguito una panoramica sulla presenza e le realizzazioni in loco delle personalità toscane più note, dal Rossellino, ai Sangallo ecc. Terminata questa prima parte del percorso di ricerca, prevalentemente a carattere storico, si è passati all’analisi nello specifico della produzione architettonica del territorio, poi confluita in due paragrafi, dedicati rispettivamente alle architetture di carattere sacro e all’architettura civile. Nei suddetti paragrafi si sono analizzate le principali opere architettoniche realizzate nella regione nell’arco cronologico di riferimento, con l’intento di metterne in luce ed evidenziarne gli aspetti che dal punto di vista compositivo e linguistico ne dimostrano più chiaramente il debito nei confronti della tradizione architettonica toscana. Inoltre, a conclusione del lavoro di tesi, si è introdotta una sezione contenente una raccolta di schede monografiche dedicate all’approfondimento di alcune delle architetture che nel corso dello studio si sono rilevate maggiormente degne di interesse

    Il calcestruzzo armato e le strutture resistenti per forma nel pensiero e nell'opera di Sergio Musmeci. Conservazione e durabilità: problematiche attuali

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    La ricerca, dopo un excursus sulla sperimentazione del materiale cemento armato in Europa, approfondisce la figura e l’attività professionale di Sergio Musmeci, ingegnere romano che ha dato un ‘particolare’ contributo nella storia del calcestruzzo armato in Italia e che, con le innovative ricerche sulla ‘forma ideale’, rappresenta uno dei protagonisti del XX secolo nell’ambito dell’ingegneria strutturale. Lo studio mette in luce la personalità, la sua ampia cultura e le idee di un progettista ‘unico’ e raffinato oggi ancora poco conosciuto. Solo di recente, infatti, alcuni studiosi hanno iniziato ad esplorare il suo archivio, quasi del tutto inedito, ma degno di essere conosciuto e valorizzato al pari di quello di altri più noti protagonisti del Novecento. La presente ricerca, quindi, oltre ad affrontare la figura del progettista e le sue competenze nell’ambito dell’ingegneria strutturale pone particolare attenzione su un ambito, quello delle strutture sottili resistenti per forma, e su un materiale, il calcestruzzo armato, proprio attraverso la conoscenza di uno dei protagonisti del secondo Novecento. Sergio Musmeci (Roma 1926 - Roma 1981) inizia la sua attività professionale in due studi di grande prestigio per quanto attiene all’ingegneria italiana, prima presso Riccardo Morandi e poi a fianco di Pier Luigi Nervi; egli, proprio come i suoi ‘maestri’, fornirà un grande apporto alla storia dell’architettura e dell’ingegneria strutturale in calcestruzzo armato, materiale che può ben rispondere alle nuove esigenze formali dell’architettura. La conoscenza di un protagonista a noi poco distante temporalmente e la riscoperta delle sue personalissime ricerche, nonché l’analisi di alcune sue opere, hanno costituito l’occasione per riflettere, anche se solo parzialmente, sulla questione della conservazione dell’architettura contemporanea in calcestruzzo armato, questione viva nel dibattito contemporaneo. L’ultimo capitolo tratta, infatti, della durabilità delle opere di Musmeci attraverso l’analisi del degrado e degli interventi di restauro, o manutenzione, che si sono succeduti negli anni su alcuni casi di studio. In particolare, vengono presi in esame: la chiesa di S. Alberto a Sarteano, il ponte sul Basento a Potenza, il viadotto sull’Appia Antica a Roma e la semicalotta per la copertura dell’abside costantiniana della Basilica di Massenzio a Roma

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Il continuum pensiero femminile-pensiero maschile nel sociale e nella clinica

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    L'idea centrale di questo contributo risiede nella possibilità di guardare alla relazione tra femminile e maschile in termini di movimento del pensiero lungo un continuum orizzontale. Tale proposta, nell'ambito di una prospettiva che non guarda all'esistenza e all'esistente come esclusivamente determinata dal genere pur riconoscendone la rilevanza, potrebbe rappresentare un'utile modalità di approccio ai temi del confronto con l'Alterità (nel sociale e nella clinica) e della specificità del processo di cura in senso analitico, poiché potrebbe configurarsi come una modalità più accessibile di contatto individuale e soggettivo con 'qualità' del pensiero e, dunque, dell'esistere prima ritenute appartenenti esclusivamente a un Altro variamente inteso
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