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    New constraints on the occurrence of Y-3 Upper Pleistocene tephra marker layer in the Tyrrhenian Sea

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    ABSTRACT: Munno R. & Petrosino P., New constraints on the occurrence of Y-3 Upper Pleistocene tephra layer in the Tyrrhenian Sea. (IT ISSN 0394 – 3356, 2004). A widespread tephra layer, other than the well known Y-5, has been identified in the Upper Pleistocene marine succession in the Tyrrhenian Sea. Two investigated gravity cores showed, in fact, the presence of two companion pyroclastic tephra layers, separated by a varying thickness of pelagic sediments. The pyroclastic layers are mainly made up of pumice fragments and glass shards together with few K-feldspars and clino-pyroxene crystals. Both layers are alcali-trachytic in composition, even though a sharp difference emerges in the K/Na ratio that characterizes the two glasses. 14C dating of foraminiferous shells embedded in the clay layers directly underlying the most recent tephra gave an age of about 26 ka. An accurate review of literature regarding tephrostratigraphy in the Mediterranean area made it possible to correlate the older one to the Y-5 marker layer, joined to the Campanian Ignimbrite eruption, a paroxystic event in the Campi Flegrei area. The younger layer has been correlated with the Y-3 marker layer and probably represents another huge pyroclastic flow event from the Campanian area, whose products have not yet been distinguished in the field from those of typical Campanian Ignimbrite. This work clearly identifies the layer Y-3, firstly recorded by Keller et al. (1978), as the result of a specific volcanic event different from the Campanian Ignimbrite (marker layer Y-5), defines its mineralogical and chemical composition together with its relative age offering an useful support for paleoclimatic and paleoenvinromental reconstruction of the sedimentation in the Tyrrhenian area. RIASSUNTO: Munno R. & Petrosino P., Caratterizzazione di Y-3, un tefra per il Pleistocene superiore nel Mar Tirreno. (IT ISSN 0394 – 3356, 2004). Nella successione marina del Pleistocene Superiore, nel basso Tirreno, è stato identificato e caratterizzato un livello di tefra diverso dall'Y-5, che è il livello marker in genere associato con la grossa eruzione dell' Ignimbrite Campana. Molti gravity cores analizzati hanno infatti mostrato la presenza di una doppietta di livelli piroclastici, separati da uno spessore variabile di sedimenti pelagici. I livelli di tefra sono entrambi costituiti da frammenti di pomici e shard vetrose con una minima percentuale di cristalli di k-feldspato e clinopirosseno. Entrambi i livelli mostrano un chimismo alcalitrachitico, ma sono caratterizzati da una netta differenza nel rapporto K/Na. Datazioni 14C ottenute su gusci di foraminiferi prelevati all'interno dell'argilla alla base del tefra più recente hanno fornito un'età di circa 26 ka. Una revisione accurata della letteratura riguardante la tefrostratigrafia nell'area mediterranea ha permesso di correlare il più antico con il marker Y-5, che rimanda all'eruzione dell'Ignimbrite Campana, un evento parossistico proveniente dall'area flegrea. Il livello più recente è stato correlato con il marker Y-3 e, probabilmente, rappresenta un altro evento di rilievo dell'area campana, i cui prodotti, sul campo, non sono stati ancora distinti da quelli dell'Ignimbrite Campana. Il lavoro identifica in maniera definitiva il livello Y-3, individuato per la prima volta da Keller et al. (1978), come il risultato di un evento specifico diverso dall'Ignimbrite Campana (marker layer Y-5), ne definisce la composizione mineralogica e chimica, l'età relativa e, mappandone la distribuzione, offre un utile supporto per la ricostruzione paleoclimatica e paleoambientale della sedimentazione nell'area mediterranea

    Caratteri geochimici del mantello sorgente del magmatismo napoletano: nuove conoscenze dallo studio delle ofioliti del settore lucano dell???Appenino Meridionale

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    Tutor di FABIO CARMINE MAZZEO - I vulcani dell???area napoletana, che comprendono il Distretto Vulcanico Flegreo ed il Complesso del Somma-Vesuvio, sono stati il sito di un???intensa attività magmatica nel Plio-Quaternario, che ha prodotto rocce con una impronta geochimica ed isotopica legata all???apporto di materiale crostale introdotto da uno o più eventi di subduzione verificatisi nell???area del Mediterraneo Occidentale, probabilmente durante il Cenozoico. Dei frammenti lavici dispersi nei prodotti piroclastici dell???eruzione di Solchiaro dell???Isola di Ischia (22ka) e delle Melt Inclusion nelle olivine della lava del 1906 del Somma-Vesuvio, posseggono le composizioni geochimiche più primitive dell???intera area e costituiscono l???unica opportunità di studiare la natura del mantello superiore di quest???area prima dell???evento di subduzione e la natura e della componente subdotta. I rapporti tra elementi HFSE di questi frammenti basaltici, quali Nb/Yb, Nb/Y e Zr/Hf sembrano indicare una sorgente pre-arricchimento, geochimicamente molto simile a quella che origina i basalti di tipo EMORB. Per cercare di individuare le caratteristiche della componente o delle componenti arricchenti portate dalla slab in subduzione in questa porzione di mantello, in questo lavoro di tesi sono stati prodotti una serie di dati geochimici ed isotopici acquisiti su dei sedimenti terrigeni, dei carbonati e delle rocce ignee, ascritte alla sequenza ofiolitica di Timpa delle Murge, affiorante nell???area Settentrionale dei Monti del Pollino, al confine tra la Basilicata e la Calabria. Questa sequenza rappresenta un frammento di crosta oceanica Tetidea, obdotto durante le fasi dell???orogenesi Alpino-Appenninica e possono essere considerate come rappresentanti del materiale crostale subdotto durante la chiusura di questo oceano, collocato tra la placca Europea e quella Africana. Basandosi sui rapporti tra elementi in tracce (Th/Nd, Nb/Th, Yb/Th e Ba/Th) e sulla composizioni isotopiche del Nd di queste rocce, è possibile ipotizzare l???aggiunta al mantello superiore di diverse componenti arricchenti: fluidi e fusi derivanti dai sedimenti (il cui contributo è predominante sugli altri), fusi derivanti da carbonati e fluidi acquosi derivanti dalle rocce ignee. Una modellizzazione geochimica dei processi di arricchimento e di fusione parziale del mantello, fatta tenendo conto sia della composizione geochimica che di quella isotopica di tutti i serbatoi geologici coinvolti, suggerisce che il mantello sorgente del magmatismo di quest???area sia stato arricchito da circa il 3-4% di componente sedimentaria introdotta dalla subduzione. Questo evento/i di arricchimento ha permesso, in accordo con i dati di petrologia sperimentale, la stabilizzazione nel mantello litosferico di minerali esotici, quali anfibolo e/o flogopite. La fusione a doppio stadio (cominciata nel campo di stabilità del granato e continuata in quello dello spinello) di una sorgente di questo tipo, per gradi di fusione parziale totali di circa il 6%, produce un liquido sintetico che molto ben approssima le composizioni reali più primitive osservate al distretto vulcanico flegreo. Invece, per un grado di fusione totale del 2% si produce un liquido sintetico che molto ben approssima le composizioni reali più primitive osservate al Soma-Vesuvio, successivamente modificato da processi a sistema aperto a medio-basse profondità crostali. Combinando i dati derivanti dalla modellistica geochimica con i dati isotopici è stato inoltre possibile cercare di individuare l???età dell???evento di arricchimento, che è risultato essere avvenuto circa 45 Ma di anni fa, cosa che suggerisce che il magmatismo dell???area napoletana sia di tipo post-orogenico e non legato alla subduzione recente, ancora in atto al di sotto dell???Arco Calabro

    The hazard indices as a tool to support the territorial planning: The case study of Ischia island (Southern Italy)

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    The best knowledge of hazardous events and the precise mapping of the zones that they could involve are essential to plan the actions aimed at reducing the territorial vulnerability and promoting the development of a resilient community. In this framework, the main goal of the present research is to propose a quantitative spatial modeling approach that, starting from hazard indicators, defines multi-hazard indices to compare the degree of hazard among different zones allowing the establishment of intervention priorities for risk reduction. The method was applied to the case study of Ischia island, located in the north-western zone of Napoli bay (Southern Italy): indeed, the exposure to many natural hazards (seismic, volcanic, landslide, coastal erosion and marine inundation) coupled with the intense urbanization make the island a good test area to validate the methodology here proposed. Taking into account the different recurrence times of natural events, two multi-hazard indices were quantified, the total multi-hazard index that illustrates the hazard status of the territory considering all the natural events and the partial-hazard index that only takes into account those occurring yearly to decadally. Moreover, with the aim of easily and globally visualizing the hazard status of the territory, the indices were depicted into maps that could facilitate the communication to stakeholders and consequently the reduction of social vulnerability.The municipalities of Serrara Fontana, Barano d'Ischia and Casamicciola Terme show the highest total multi-hazard index of the study area, all the other municipalities display a value (always exceeding 0.5) that, although lower than in the previous three, signifies that the entire island needs attention with regard to natural hazards. The partial multi-hazard index confirms the highest value for Serrara Fontana and Barano d'Ischia. Multi-hazard hotspots, identified at the censual district scale for the Forio d'Ischia municipality, enlighten the areas where a comprehensive risk assessment is needed. We also took advantage of spatial and temporal analysis in order to compare the evolution of population and urban development to spatial distribution of hazard zones over the last 80. years. This analysis evidenced that the urban development was insensitive to the dangers impending on the territory, as the expansion in the zones with medium-high level of hazard testifies. Because of this, the present status of the island postulates the urgent need of integrating disaster risk reduction into future spatial planning

    The late Quaternary tephrostratigraphical record of the San Gregorio Magno Basin (southern Italy)

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    Twenty-one primary pyroclastic layers were found embedded in the lacustrine sediments of the San Gregorio Magno basin (Southern Apennine). These sand-sized layers were characterized by a noticeable juvenile fragments content and by a sharp basal contact with the underlying clay and silt sediments. The tephra layers have been correlated with terrestrial counterparts reporting to well known eruptive events of the Campanian volcanic area, or with reference layer from deep sea sediment cores and from Monticchio maar sequence. The investigation of the San Gregorio Magno tephra layers made it possible to deduce that lacustrine sedimentation at San Gregorio Magno basin began before 170 ky B.P. and lasted at least until the Neapolitan Yellow Tuff emplacement, occurred about 15 ky B.P. Through the results of tephra layers analysis the fluctuating sedimentation rate of the basin was pointed out. Finally, the presented correlation between lacustrine and marine sequences represents a step forward to the reconstruction of the late Quaternary tephrostratotype for southern Italy
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