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    PIANIFICAZIONE TERRITORIALE. PRINCIPI E FONDAMENTI

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    Come già si è avuto modo di osservare nella precedente edizione, nell’ambito del generale processo di cambiamento in atto, il tema del governo delle trasformazioni territoriali e la formazione dei tecnici ad esso preposti, risultano due aspetti di un’unica questione che, mai come in questo momento, richiedono un’accurata riflessione, anche in relazione alle grandi innovazioni che si stanno portando avanti nei due settori. Il dibattito, sempre più ampio e ricco, pone alla ribalta riflessioni attente ed articolate, frutto anche di una prima fase di esperienze. Da un lato la pianificazione territoriale, quale disciplina impegnata nell’indirizzare e regolamentare le attività di trasformazione del territorio, guarda con sempre maggiore attenzione ai contenuti dell’informazione, alle conoscenze ed ai valori e comportamenti delle collettività come a fattori che possono notevolmente incidere sul successo dei progetti e cerca, quindi, di costruire nuove forme e procedure nelle quali possano trovare risposta le nuove istanze. Dall’altro, quanto si delinea nel campo della formazione, con l’attivazione di Corsi di Studio di primo e secondo livello – ridisegnati per orientare la domanda di formazione, ma anche per dare risposta ad istanze di tipo socio-economico – porta sempre più a dover rivisitare l’intero sistema e ad individuare una molteplicità di momenti formativi. Il modello che si va configurando, per un insieme di circostanze, porta oggi a guardare con interesse a quanto si può creare attorno ad una formazione di terzo livello (Dottorati di Ricerca, Master e Scuole di Specializzazione), venendo a delineare anche offerte di formazione permanente, proprio in relazione all’ormai riconosciuta estrema dinamicità e variabilità dei sistemi e delle logiche in uso ed alla continua domanda di migliorare le performance. Per quanto concerne il governo delle trasformazioni territoriali, ad esempio, l’indiscussa esigenza di abbandonare logiche prescrittive, per recuperare l’operatività del piano, da un lato, e la nuova dimensione trans-nazionale con la quale ormai ci si deve rapportare, portano a ridefinire gli strumenti ed a ricercare nuovi tipi di politiche e di approcci. In questo quadro, come già si è avuto modo di osservare, il timore di introdurre concezioni funzionaliste, ispirate a modelli che non lasciano spazio ad adeguate analisi ed al rispetto delle risorse umane, del territorio e dell’ambiente, da un lato, e dall’altro l’attenzione al consenso, nel tentativo di favorire comportamenti armoniosi, dischiudono nuovi orizzonti e campi di lavoro, dando risalto a fattori e ad obiettivi diversi. È vero inoltre che la diffusione delle nuove tecnologie, nonché le opportunità offerte dai diversi canali di finanziamento, inducono rilevanti cambiamenti nelle domande professionali e, quindi, di formazione. L’esigenza di una minore standardizzazione dei “prodotti”, a fronte di una maggiore attenzione ai “processi”, dell’imprescindibilità da approcci integrati, dalla logica del partenariato, dal principio di sussidiarietà, dalla governance o dalla valutazione dell’efficacia, vengono infatti quasi a ribaltare i modi di porsi e di affrontare i diversi temi sul tappeto. In un momento di ridisegno della formazione universitaria, in relazione ai nuovi obiettivi delineati con incisività nei Decreti d’area, è sembrato quindi importante mirare a recepire le esigenze che si vanno formalizzando e compiere uno sforzo per allestire un testo didattico in sintonia con diversi tipi di istanze. Attualmente è sempre maggiore l’attenzione verso tutto quanto attiene al patrimonio di risorse e, pertanto, i pianificatori, e quanti lavorano intorno a loro, è opportuno siano formati adeguatamente per essere in grado di identificare e di valutare le potenzialità di tale patrimonio, nonché di guidare lo sviluppo e di gestire i processi di trasformazione. Le esperienze vissute in prima persona – come docente di un Corso di Pianificazione Territoriale rivolto a studenti della Facoltà di Ingegneria (Corso di laurea in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio e Corso di laurea in Ingegneria Edile), come Presidente del Corso di laurea di Ingegneria Edile, come coordinatore di Corsi di Dottorato e come membro della Commissione didattica del Corso di laurea in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio – mi hanno portato a lavorare, a discutere ed a riflettere con colleghi, nel tentativo di prefigurare la domanda didattica in relazione all’esistenza di curricula con obiettivi formativi di tipo diverso e di allievi inquadrati al secondo anno del primo livello (Classi delle lauree n.4 e n.8), anziché in Corsi di indirizzo del quinto anno. Il presente libro è stato pertanto “costruito” a partire da tale insieme di considerazioni e, proprio perché rivolto a neofiti, risulta volutamente a carattere didascalico (il Corso di Pianificazione Territoriale costituisce il primo approccio in Facoltà all’intero Settore Scientifico Disciplinare). In relazione a tutto ciò, non mi è sembrato opportuno adottare un’impostazione canonica che avrebbe finito con il delineare prioritariamente un quadro di quelli che per lunga data sono stati considerati gli elementi referenziali del discorso, quali la città ed il territorio: la prima, che nel corso della storia è stata caricata di diverse valenze (luogo di difesa, di mercato, di rappresentanza, del potere, di scambio, di socializzazione, ...) e che ha rappresentato il fulcro e il motore del sistema insediativo; il secondo, che fino a tempi abbastanza recenti è stato identificato semplicemente attraverso quei caratteri che non venivano riconosciuti alla città. Inoltre, avrei finito con l’assegnare un ampio spazio a quanto usualmente contenuto in un classico manuale d’urbanistica. Tenuto conto della necessità di considerare, accanto alla presenza di figure fortemente orientate (che troveranno, in altri Corsi di insegnamento del medesimo Settore Scientifico Disciplinare, il supporto di un articolato programma formativo), l’esigenza di offrire delle conoscenze di base anche a tecnici presumibilmente impegnati in campi affini – proprio per meglio permettere un domani dialoghi tra competenze diverse e/o ruoli strategici di raccordo e di servizio – il presente volume è stato concepito in modo da consentire la trattazione di alcune tematiche di fondo nella maniera più essenziale possibile, rinviando di volta in volta a Schede di riflessione per alcuni approfondimenti ritenuti opportuni e stimolanti. La scelta di prediligere la trattazione di alcune tematiche (quali quelle contenute nei capitoli “Le risorse territoriali” e “Politiche del territorio in Europa”) – pur in presenza di una forte selezione dei temi affrontati – è senza dubbio infine da riconnettere, non tanto ad un mio storico interesse verso di esse, quanto alla convinzione dell’esigenza di prestare oggi attenzione ad alcune problematiche, di favorire analisi comparate tra esperienze internazionali e di diffondere alcuni concetti divenuti ormai basilari, come dimostra la pluriennale produzione di Carte, Convenzioni e Documenti

    Referenzialità e continuità nel piano

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    Le grandi trasformazioni epocali che viviamo inducono spaesamento, soprattutto quando ci confrontiamo con un’idea di futuro. Se i materiali e strumenti sofisticati che ci circondano sembrano dare un senso e una direzione alla nostra esistenza, nella realtà ci chiudono alla visione del passato e del futuro, come se esistesse solo il presente. La conoscenza del passato è funzionale al nostro insopprimibile bisogno di memoria, identità, nonché futuro, e forme di coesistenza e declinazioni integrate e/o complementari rappresentano un imperativo categorico sul quale portare l'attenzione. Non si tratta di definire nuovi strumenti di cui potersi giovare, ma di individuare i fattori cui guardare. Mutamento e trasformazione richiedono continui processi di revisione e adeguamento, ma non per questo riferimenti cangianti. Occorre flessibilità nel definire azioni e livelli di prestazione, esaltare l'esigenza di referenzialità e continuità. Identità/patrimonio diviene un binomio da riscoprire per le sue ricche e multiformi valenze che potrebbero essere recepite come drive force del piano

    Tempo libero e centri storici. Strutture religiose e riusi funzionali

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    La città, manufatto realizzato dagli uomini per soddisfare le proprie esigenze, sembra versare in una crisi molto grave (di identità, di ruolo, da congestione, organizzativa, gestionale), non riuscendo quasi a rispondere alle istanze collettive per le quali è creata. Il degrado da cui sempre più spesso essa è caratterizzata si può ritenere materializzazione del disagio avvertito quotidianamente dalla comunità, che non riesce a vivere armoniosamente con la realtà e che quasi soccombe sotto il peso di conflitti e tensioni. Basta volgere lo sguardo intorno per registrare la presenza di gravi stati di crisi in tutti i settori. A destabilizzazione politica, conflitti più o meno cruenti tra popoli, inflazione, inquinamento, depauperamento delle risorse, degrado del territorio, delle aree urbane e del patrimonio in generale, fanno riscontro insicurezza, fame, disoccupazione, stress, insoddisfazione e violenza, segni tangibili di una diffusa sofferenza individuale e sociale. Le grandi potenzialità, che la scienza e la tecnologia sono state capaci di offrire, hanno finito con il favorire la diffusione di processi perversi che hanno portato al collasso di molte aree urbane, pur se eccellenti espressioni della cultura e dell'azione umana, e all'annientamento di loro valori
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