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    Nouveaux discours dans l'enseignement/apprentissage de la grammaire en FLE

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    Scopo del contributo è evidenziare in che misura negli scenari culturali della moderna didattica delle lingue il rapporto tra grammatica e tecnologia vada, sempre più, delineandosi come un problema di fondamentale importanza. Attraverso l’analisi della loro interazione, si richiama l’attenzione su particolari caratterizzazioni linguistiche che, integrate nel circuito della conoscenza grammaticale, condizionano in modo più o meno intenso le aspettative circa la validità del loro apporto in ambito pedagogico-didattico. Lo studio prende in esame gli strumenti informatici per il controllo ortografico e grammaticale che, integrati in software di elaborazione testi, oppure intesi quali strumenti aggiuntivi e di supporto a sé stanti, favoriscono nuove modalità di fruizione di risorse linguistiche (corpora, grammatiche, lessici, basi di conoscenza per il parlato e per lo scritto) e di componenti base per lo svolgimento delle funzioni fondamentali di analisi e generazione dei dati linguistici. In maniera più specifica, si discute del mutamento subito dalle teorie e pratiche grammaticali nell’apprendimento/insegnamento del FLE, nel senso di un progressivo spostamento di accento dalle strutture alle funzioni linguistiche, dalla descrizione dei sistemi formali alla descrizione delle strutture che ne governano l’uso in situazioni di comunicazione reale

    Descrivere gioco e giocatori. Genova, Venezia e Bologna nel XVIII secolo

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    Il gioco costituisce una pratica imprescindibile dall’uomo e i viaggiatori del ’700 rilevano nelle diverse città italiane visitate usi e costumi nelle strade e nei salons frequentati. Tra questi, Charles de Brosses (1709-1777), autore delle celebri Lettres familières écrites d’Italie, pubblicate postume nel 1799, ma che ebbero grande fortuna lungo tutta la sua esistenza. La ricerca intende indagare il linguaggio dell’autore nel descrivere personaggi e regole del gioco in alcune città italiane tra cui Genova, Venezia e Bologna. Attraverso l’analisi di alcuni aspetti linguistici e riferimenti intertestuali, vuole evidenziare il tentativo dell’autore di mettere in relazione vita mondana, gioco e abitudini intercettati in Italia rispetto alla Francia, suo paese di origine

    Viaggio, scrittura e senso nell'opera di Charles de Brosses

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    Cosa spinge alla narrazione di un viaggio? Cosa accomuna intimamente il viaggiatore al memorialista? La convinzione, comune a entrambi, d’essere nella condizione di comunicare un’esperienza diversa e necessaria all’altrui conoscenza. Si tratti di evento partecipativo o di circostanze che richiedono una presenza puramente passiva, viaggiatori e memorialisti sono convinti portatori di un unicum al quale intendono attribuire il privilegio di una trasposizione letteraria. Il resoconto di viaggio è motivato anche dalla novità. Non quella intrinseca, rivoluzionaria, generale; si tratta della novità culturale e personale del protagonista del viaggio. La forza magico-poetica della parola seduce il viaggiatore al punto che la scrittura produce l’illusione della parola resuscitata. È questo il caso di Charles de Brosses, che crede nel viaggio. E il suo viaggio interiore coincide con quello nel mondo, l’itinerario del desiderio si scava e si amplia in quello reale, secondo un processo poetico-fisiologico tipico suo che, analogamente ad altri viaggiatori dell’epoca, insegue un suo ideale in un’evasione che non prescinde dalla realtà, ma tende a penetrarla, a comprenderla

    Raymond Roussel: dilatazione semantica di segni e parole

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    Le descrizioni di Roussel, particolarmente originali, annunciano un capovolgimento totale dei punti di riferimento e si rivelano di grande utilità per la definizione di oggetti e persone. Il presupposto del suo procedere sembra essere l’ostilità o, meglio, il sospetto che qualsivoglia prospettiva o visione, ancorata a un punto di osservazione fisso, arbitraria e ingannevole. Laddove lo sguardo non riesce più a scorgere forme definitive, perdendosi in un’analisi senza oggetto, l’immaginazione crea l’inesistente, disegna trame invisibili, difficili da comprendere. Ciò che attrae il narratore è il quotidiano, monotono eppure pieno di imprevisti, vuoto e amaramente deludente. Di conseguenza l’opera si arricchisce di elementi spesso trascurati: gli oggetti, la luce, il silenzio, il vuoto delle parole, che semplificano il processo di dilatazione semantica di segni e parole

    Victor Hugo, la langue à travers la psychanalyse

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    In virtù del suo potenziale immaginifico, Victor Hugo è riuscito a plasmare il linguaggio fino a rendere possibile l’indicibile, esprimendo stati d’animo e sensazioni rimasti inespressi. Il nostro studio, partendo dalla considerazione della riscoperta etimologica rivelatrice del senso originario della parola, propone di analizzare alcune tra le espressioni più significative dell’opera hugoliana per far luce su immagini e metafore che rivelano la presenza della psicoanalisi nei suoi scritti. Sulla base degli studi condotti da Charles Baudouin, in particolare nella sua "Psychanalyse de Victor Hugo", cerchiamo di dimostrare in che misura la psicoanalisi del testo riporti costantemente a quella della vita, attraverso l’analisi del personaggio e le libere associazioni care all’autore. La fonte dell’atto creativo hugoliano si concentra sul duplice processo di mobilitazione e di concentrazione della libido o di quello che lo stesso Baudouin definisce il suo "potentiel affectif". Tratti caratteristici, quali l’antitesi, sono presi in considerazione per evidenziare comportamenti e patologie oggetto della psicoanalisi. Ci occupiamo del noto personaggio di Jean Valjean; questi, ad esempio, nell’atto di nascondersi in un convento, attua il mito del rifugio materno. La madre di Hugo, figura terribile e fatale, si era fissata in maniera traumatica nella sua mente fino a raffigurarsi come un ragno. Si stabilisce tra la fatalità (anankè) e sua madre (arachnè) un rapporto simbiotico tanto che, persino l’eroe-Valjean, necessita di spazi-prigione per trovare la pace sperata. Attraverso la proposta e l’analisi di descrizioni significative, il nostro studio focalizza l'attenzione sul linguaggio supportato dall’esperienza psicanalitica per evidenziare conflitti antichi, innanzitutto quello dell’anankè, nella sua tensione estrema tra l’eroe e l’altro

    Les migrants francophones en Italie : le cas des sénégalais

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    This study registers a new requirement: to shift the focus from the field of study of immigrant people to their everyday life. In the light of the migratory experience in Italy, the study will analyse, in particular, the French-speaking Senegalese migrants in a comparative perspective. In the wake of migration studies, we are committed to going beyond the distinction between migrants and non-migrants, as it is very difficult to define the migratory phenomenon in which men and women with different needs are involved. The use of stereotypes about Senegalese migrants, who follow specific territorial trajectories before settling in Italy, suggests different approaches which, in the case of this study, is the analysis of the language competence of Senegalese in Italy, of the interference of their mother tongue and of the French language in the learning Italian acquisition. The study will analyse the phonetic and prosodic practices acquired in Italy by a group of French-speaking Senegalese living in the South of Italy in an attempt to consider the interference between native language and official language in the process of "foreign" language acquisition

    French and English languages in contact: The Chiac case

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    This study concerns the language variation and changes across Borders in a bilingual context: the Acadian French in contact with North American English. In particular, it explores a specific linguistic idiom called Chiac, a language variety of south-eastern New Brunswick (Canada), characterized by strong English influence on the Acadian French substrate. Originally, it was spoken by bilingual teenagers in Moncton, Canada, and it is based on Canadian French but it contains several English influences both in words/morphemes and semantics/pragmatics. Through structural and lexical analysis, the study aims at underlining the social factors that influence speakers’ choices and particularly those who use Chiac as a communication language. In fact, it is recently spoken by a growing number of speakers not only by teenagers. Variation and change across borders will represent a specific Weltanschauung in a bilingual context where Canadian French is less and less important though it is protected by French speakers as an identity status. Finally, some examples of lexical/phonological/phonetic/syntactic variations will be presented in order to remark strong English influence on this Acadian French substrate in a sociolinguistic perspective

    Écriture « épiscopale » entre rhétorique et style pastoral

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    In ambito cristiano, la lettera pastorale, indirizzata principalmente ai cattolici di un determinato territorio, è vista come un atto linguistico vincolato da regole. Questo tipo di discorso religioso è stato spesso paragonato ai discorsi ispirati alla retorica antica, e soprattutto all'eloquenza dei grandi padri del cristianesimo: San Paolo e Sant'Agostino. Analizzata secondo i metodi e i concetti delle figure retoriche, questa forma di scrittura è stata analizzata alla luce della tradizione per chiarirne la natura e comprendere le regole compositive sottostanti, in vista degli effetti di persuasione e di obbligo che le sono propri. Attraverso l'analisi di una lettera pastorale dei vescovi francesi ai fedeli cattolici di Francia, pubblicata l'8 novembre 2022, il presente studio si propone di mostrare la portata della giustificazione teologica dell'esortazione, tenendo conto degli elementi retorici che la compongono. Questi sono evidenziati alla luce dell'enfasi prevalentemente paolina che influenza il discorso religioso in generale e questa lettera in particolare, che affronta i temi della morte, dell'eutanasia e della comunità caratterizzata dalla fratellanza cristiana. In the Christian context, the pastoral letter, primarily addressed to Catholics in a specific territory, is considered a linguistic act bound by rules. This type of religious discourse has often been likened to speeches inspired by ancient rhetoric, particularly the eloquence of Christianity's great fathers: St. Paul and St. Augustine. Analysed through the methods and concepts of rhetorical figures, this form of writing has been scrutinized in light of tradition to clarify its nature and grasp the underlying compositional rules, aiming for persuasive and obligatory effects inherent to it. Through the analysis of a pastoral letter from the French bishops to the Catholic faithful of France, published on November 8, 2022, this study endeavours to demonstrate the theological justification of the exhortation, while considering the rhetorical elements that comprise it. These are highlighted in the context of the predominantly Pauline emphasis influencing religious discourse in general and this letter in particular, which addresses themes of death, euthanasia, and a community characterized by Christian brotherhood
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