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    La rigenerazione dei paesaggi di cava nel settore est dell’area romana

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    L’assetto urbanistico del settore est dell’area metropolitana romana è oggetto da tempo di istanze e percorsi di ricerca applicata mirati alla riqualificazione urbana e paesaggistica. Si tratta di un ambito territoriale decisamente complesso, caratterizzato sia da peculiarità storico-paesaggistiche sia da una frammentazione insediativa e funzionale correlata anche a diversi detrattori ambientali, tra cui l’esteso bacino estrattivo di travertino. Il bacino estrattivo del Tiburtino, in parte dismesso, costituisce oggi un ambito di marcata cesura nel paesaggio, e la sua correlazione con gli insediamenti ad esso immediatamente limitrofi pone la questione della pianificazione delle strategie di integrazione tra le cave e l’ambiente circostante. Il contributo, a partire da una sintesi analitica dello stato attuale del territorio, avanza degli scenari possibili per la suddetta integrazione proponendo: - la potenziale applicazione al caso specifico di strumenti di pianificazione urbanistica di carattere innovativo e concertato (gli “Schemi di Assetto” e i “Compendi delle Regole”); - la prefigurazione di criteri di assetto mirati all’integrazione urbana e alla valorizzazione di una futura rete di infrastrutture verdi; - un trattamento progettuale articolato nel tempo dell’esteso bacino estrattivo, con indicazioni e scenari differenziati sulla base delle vocazioni locali, dello stato dei luoghi, delle correlazioni territoriali delle diverse parti del bacino e delle concrete possibilità di attivazione nel tempo; - la sintetica rassegna di best-practices europee utilizzabili come positivi riferimenti operativi. Antonio Cappuccitti ha elaborato il quarto paragrafo, nel quale introduce sinteticamente la proposta di una innovativa modalità di pianificazione potenzialmente applicabile alla rigenerazione del bacino estrattivo. Elena Paudice ha elaborato i primi tre paragrafi del contributo, riguardanti l’inquadramento del caso di studio, le buone pratiche europee e le possibili strategie progettuali applicabili alla rigenerazione del bacino estrattivo dismesso, ed ha inoltre prodotto gli elaborati grafici presenti nel contributo

    Periferie invisibili. Possibili scenari progettuali per la periferia nord di Napoli

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    Il seguente contributo nasce nell’ambito di un lavoro di tesi di laurea magistrale in Architettura del Paesaggio, durante il quale è stata intrapresa un’analisi finalizzata ad elaborare dei nuovi scenari progettuali per l’area di Chiaiano. Chiaiano è un quartiere a Nord di Napoli, situato tra il Vomero e Scampia, un’area di collegamento tra due realtà molto diverse. Questa sua posizione intermedia ne determina una funzione di transito, sia automobilistico che pedonale, dovuta soprattutto dalla presenza della stazione della metropolitana, un nodo di scambio importante dato che permette di raggiungere facilmente le zone limitrofi. Ma la sua esclusiva condizione di passaggio impedisce di cogliere le interessanti peculiarità storico-paesaggistiche, tra cui le profonde cave di tufo, che rappresentano una potenzialità per un luogo da riscoprire e valorizzare

    Muri e murales nel quartiere Rebibbia

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    Il quartiere di Rebibbia, situato alla periferia est di Roma, è conosciuto principalmente per l’omonimo carcere attorno al quale sono sorte, durante prima metà del XX secolo, diversi tipi di abitazioni. Oltre al carcere, che lo delimita ad est, è attraversato in modo quasi impercettibile dal fiume Aniene ed è “tagliato” a sud dalla strada consolare Tiburtina. Il fiume, la strada Tiburtina e il carcere rappresentano dei confini per il quartiere costituendo dei “Muri” che lo rendono una città nella città, un luogo chiuso composto da piccole abitazioni a cui fanno da quinta gli alti edifici di edilizia residenziale pubblica. Edifici che un giorno sono diventati un’ideale tela bianca per dare voce alla rabbia e alla voglia di riscatto di un quartiere a cui “manca tutto ma non serve niente”

    Ricucire la periferia Nord di Napoli. Il caso delle cave di tufo del Vallone San Rocco

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    Le cave dismesse rappresentano delle interruzioni nella continuità del paesaggio, non solo naturale ma spesso anche urbano. È il caso della cave del Vallone San Rocco, a nord di Napoli: profondi tagli di tufo, che sembrano separare la parte periferica dal resto della città. Le cave attualmente sono sovrastate dal ponte della metropolitana linea 1, unica connessione tra centro città e periferia

    Greening san Lorenzo. Nuove strategie verdi per un quartiere storico di Roma

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    Il quartiere romano San Lorenzo è caratterizzato da un’alta densità demografica e da una bassa presenza di aree a copertura vegetale. Il contributo mira a descrivere ed analizzare la tipologia degli spazi aperti di questo quartiere, per elaborare delle strategie di inverdimento atte a migliorare la vivibilità in termini sociali, ambientali ed economici

    Nuove forme di rigenerazione e riuso delle cave dismesse: il caso del Parco Scultura La Palomba

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    The uncontrolled extraction to obtain useful materials for the construction has often irreversibly altered the morphology of the territory. Along the Appian Road, towards Matera, there is a system of tuff quarries in the open, partly disused. The mining sites represent cuts in the characteristic landscape of the Murgies. In one of these landscape gaps, local artist Antonio Paradiso decided to set up a permanent art exhibition with some of his works-installations creating the Sculpture La Palomba Park. The artist has thus managed to create a unique place of its kind, a «place of anthropological art», as he likes to call it, where the culture and history of the surrounding society are told through works of art. In this case, art expresses itself through waste: the discard of the materials that make up the installations; the waste of the landscape, an abandoned tuff quarry, the emblem of abandonment. The contribution wants to illustrate the constitutive characteristics of the intervention and wants to highlight the action of social and environmental mending performed in a delicate landscape context

    Frammenti di paesaggio: la rigenerazione delle cave dismesse come strategia per la ricomposizione ambientale

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    Il contributo, è parte della ricerca dal titolo Paesaggi Interrotti. La rigenerazione delle cave dismesse, che si sta svolgendo nell’ambito del dottorato in Infrastrutture e Trasporti, presso la Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale, Sapienza Università di Roma. La ricerca verte intorno al tema della rigenerazione delle cave dismesse, ritenuti dei luoghi fragili poiché testimoniano l’azione incontrollata dell’uomo sul paesaggio. Un’azione che ha lasciato dei “vuoti”, dei luoghi in attesa di un’opera di rigenerazione. Le cave dismesse possono diventare dei nuovi paesaggi, che raccontano la storia economica e geologica del paese ma possono anche simboleggiare delle “ferite” nel territorio, quando vengono utilizzate come discariche non autorizzate. Nel rapporto cave del 2017, Legambiente ha censito circa 14.000 cave dismesse, ogni comune ne ha in media una, un luogo arido da ripensare, che non sempre risulta essere opportuno riportare al suo stato originario, poiché è ormai divenuto elemento caratterizzante di quel territorio, come nel caso delle cave dismesse di travertino situate nei comuni di Tivoli e di Guidonia. Nell’area di Tivoli e di Guidonia, sin dall’antichità viene estratto il travertino romano, un materiale pregiato esportato in tutto in mondo. L’estrazione del travertino, avveniva, e avviene, attraverso la tipologia di coltivazione a cielo aperto, un intervento che ha frammentato tutto il territorio fino al fiume Aniene. Il paesaggio che circonda questi siti è molto vario, poiché è composto da nuclei urbani sviluppatisi nel tempo, alternati a terreni agricoli, dove emergono elementi di valore storico-archeologico. Per accedervi bisogna percorrere la strada regionale Tiburtina, che li attraversa e li sovrasta, sembrando quasi l’unica linea di riconnessione territoriale. Una volta cessata l’attività estrattiva non è stata prevista nessuna opera di rigenerazione o di riempimento. Solo negli ultimi anni, i due comuni interessati stanno cercando di pianificare delle azioni concordanti per tutelare al meglio l’ambiente. Il contributo mira a proporre dei nuovi spunti di riflessione per considerare le cave dismesse, di Tivoli e Guidonia, dei potenziali punti di ricucitura ambientale e paesaggistica

    Ambiente, paesaggio e vegetazione nei progetti e nelle ricerche di Gustavo Giovannoni

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    Laureatosi in ingegneria a Roma nel 1895, Gustavo Giovannoni (1873-1947) ha gettato le basi per un nuovo approccio sia nel progetto di restauro sia nella pianificazione urbanistica, assumendo spesso una visione paesaggistica che lo ha portato a paragonare la città storica a un organismo vivente di cui il progettista deve conoscere l’andamento tipo-morfologico per operare nel rispetto del tessuto antico senza danneggiarne le parti vitali. Nell’aver riconosciuto l’importanza della vegetazione nel tessuto urbano, avendo teorizzato il rapporto tra l’ambiente antropizzato e la natura e avendo posto la massima attenzione sulla tutela del paesaggio, egli può essere definito un “visionario”, un precursore del suo tempo anticipando un approccio che oggi definiremo “sostenibile” sia nella pianificazione sia nella progettazione edilizia

    Can Methotrexate be a successful treatment for unresponsive generalized annular elastolytic giant cell granuloma? Case report and review of the literature

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    Annular elastolytic giant cell granuloma (AEGCG) is a rare granulomatous skin disorder, characterized by erythematous plaques with elevated borders and hypopigmented center, occurring mainly on sun exposed-skin. Histologically it presents with elastophagocytosis and elastolysis. There is no established first line treatment for AEGCG, especially for the generalized form. In a small number of cases, antimalarial drugs and tranilast, associated to topical or oral steroids, have been proposed to treat generalized AEGCG with partial benefits. We herein present the case of a patient with AEGCG aged 74 years, who was unresponsive to classical therapies, and then successfully treated with methotrexate

    An experiment with conceptual clustering for the analysis of security alerts

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    In response to attack against corporative and enterprise networks, administrators deploy intrusion detection systems, monitors, vulnerability scans and log systems. These systems monitor and record host and network device activities searching for signs of anomalies and security incidents. Doing that, these systems generally produce a huge number of alerts that overwhelms security analysts. This paper proposes the application of a conceptual clustering technique for filtering alerts and shows the results obtained for seven months of security alerts generated in a real large scale SaaS Cloud system. The technique has been useful to support manual analysis activities conducted by the operations team of the reference Cloud system
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