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Convivere con l’alterità: i legami, gli spazi e il lockdown
In exploring a project named Vesta, which aims at giving a temporary ‘home’ to the unaccompanied minors migrants involving committed Italian families, we shed light on the ideas and representations of ‘living together’ by autochthonous and migrants. Yet, considering the current pandemic measures of containment – social distancing and isolation at home – we analysed how the lockdown challenged the cohabitation among young migrants and their recipient’s families. Observing domestic spaces and family ideas we investigated how the lockdown and sickness representations contributed to mould and re-elaborate symbolic and social meanings given to ‘the living together’
“I told you the Invisible can kill you”: Engaging Anthropology as a response in the COVID-19 outbreak in Italy
Italy has been the European country first struck and most heavily affected by COVID-19. Exploring the outbreak’s impact on the migration reception system in Bologna, Emilia-Romagna region, we show how anthropological tools have been applied to mitigate public health misunderstandings and the effects of legislative measures among vulnerable mothers, asylum seekers, and refugees. Following a description of the legal horizon and migrant reception systems, we explore the gaps in representations of COVID-19 containment measures. By observing the underlying structures of social inequality and the relationship between individual/social/political bodies, this essay offers an ethnographically grounded analysis. It investigates how the outbreak has been experienced and represented by vulnerable migrants—diseased adult men, sex trafficked, and mothers migrants—living in reception structures. Although their experiences differ with gender, age, and material conditions, they all show what is at stake: the cultural diffraction of disease representations and symbolic meanings according to a visible/invisible conceptualization in particular institutional forms. Monitoring the social pandemic and local response to COVID-19, we shed light on the reconfiguring of sociocultural beliefs and people’s lived experience of containment measures, quarantine, and prescribed behaviors
Dallo scarabocchio al disegno infantile.
Introduzione
La maggior parte dei lavori sul disegno infantile si sono concentrati sullo studio del disegno figurativo, che viene fatta coincidere con la produzione dei primi disegni con caratterizzazione simbolica (Luquet, 1927; Piaget, 1923; Wallon e Lurcat, 1949; Freeman, 1972; Barrett e Light, 1976). Di contro, ha ricevuto scarsa attenzione tutta quella fase preparatoria costituita dagli scarabocchi, considerata meramente come una tardiva manifestazione della fase sensomotoria dello sviluppo dell’intelligenza (Piaget, 1923). Tuttavia è possibile che, sin da questa fase, i bambini siano in grado di riconoscere la propria produzione grafica e che tale abilità possa preludere all’attribuzione di significato vera e propria. Sulla base di tali considerazioni, il nostro lavoro ha intesto indagare se e su quali basi i bambini, che ancora non eseguono un disegno figurativo, sono in grado di riconoscerlo. A tal fine un gruppo di bambini frequentanti l’asilo nido sono stati valutati tramite una prova di riconoscimento del proprio scarabocchio, a distanza di qualche giorno dalla sua produzione, e di attribuzione di significato di uno scarabocchio altrui. E’ stato controllato il possibile ruolo del colore nel riconoscimento a distanza di tempo del disegno, tramite l’impiego di un disegno di ricerca che ha confrontato le prestazioni dei bambini in una condizione in cui era disponibile un unico colore e in cui erano disponibili più colori a scelta.
METODO
Partecipanti
Hanno partecipato alla ricerca 22 bambini (9 M; 13 F), di età compresa tra i 23 e i 39 mesi (età media=32 mesi), frequentanti l’asilo nido.
Materiali
A ciascun bambino è stato fornito un pastello blu, giallo, verde, arancione, rosso e marrone e dei fogli extra strong formato A4.
Procedura
Dopo un periodo di familiarizzazione, è stato chiesto ai bambini di eseguire due disegni, uno utilizzando il colore blu (condizione monocromatica) e uno lasciando a disposizione di ogni bambino sei colori (condizione policromatica), secondo un ordine controbilanciato per soggetti, e di denominarli. Per ciascuna condizione, a distanza di tre giorni, a ciascun bambino è stato chiesto di riconoscere il proprio disegno tra sette scarabocchi prodotti da altri bambini e di denominarlo. Sono stati inoltre mostrati i disegni degli altri bambini ed è stato chiesto a ciascun bambino di attribuire un significato ad un disegno dell’altro. E’ stato valutato se: 1) il bambino ha riconosciuto il disegno; 2) la denominazione fornita al proprio disegno; 3) la denominazione fornita al disegno dell’altro. Tale valutazione è stata condotta tenendo conto del colore (disegno blu o disegno colorato).
Risultati
I risultati hanno indicato che 16 bambini del nostro campione (72%) sono stati in grado di denominare lo scarabocchio dopo averlo tracciato, nella condizione colore blu. La stessa percentuale si mantiene nella condizione del disegno colorato, con 17 bambini su 22 che denominano lo scarabocchio. Dei 16 bambini che hanno denominato il disegno blu, 8 hanno riconosciuto il proprio disegno blu a distanza di tempo (36%). Dei 17 bambini che hanno denominato il disegno colorato, solo 4 (25%) hanno riconosciuto il loro disegno colorato a distanza di tempo. Nessuno dei bambini considerati ha riconosciuto il disegno del compagno, ad eccezione di una bambina di 39 mesi, che ha attribuito un significato allo scarabocchio dell’altro corrispondente all’intenzione rappresentativa dell’autore del disegno.
Discussione
I risultati del nostro lavoro sembrerebbero indicare l’esistenza di uno “stile” personale, che costituisce la base sia per il riconoscimento, sia per la denominazione dello scarabocchio. Questa modalità personale non sembra dipendere dal colore ma piuttosto dal tipo di tracciato grafico. Infatti, i bambini che riconoscono e che denominano i propri scarabocchi lo fanno in percentuale identica sia per i disegni monocromatici che per quelli policromi. Inoltre, non sembra neppure che il riconoscimento e la a denominazione derivino da una qualche corrispondenza tra il "significante" e il "significato", in termini piagetiani, cioè tra la forma del disegno e l'oggetto che il bambino identifica nello scarabocchio, dato che nessun bambino attribuisce al disegno dei compagni il significato che questi gli hanno attribuito e soprattutto che tra la prima e la seconda seduta i bambini modificano la denominazione del proprio disegno. Sembra, quindi, che in questa fase lo sviluppo del controllo motorio ed in particolare la padronanza dell'atto grafico e del mezzo grafico giochino un ruolo importante e costituiscano il substrato elementare per il riconoscimento della propria produzione grafica e successivamente della denominazione, che sarà resa possibile solo con lo sviluppo della capacità simbolica
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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