1,721,038 research outputs found
Studio dei cambiamenti strutturali delle eliche α1, α2, ed α3 implicati nella trasformazione patogena della proteina prionica
Conformational properties of five peptides corresponding to the entire sequence of glutathione transferase domain II
Sensibilità agli agenti antimicrobici di ceppi di Listeria monocytogenes isolati dagli alimenti
IL CONTROLLO IGIENICO-SANITARIO DELLE CARNI DI GROSSA SELVAGGINA CACCIATA: CRITICITÀ NORMATIVE.
Il consumo di carni di selvaggina nel nostro Paese registra attualmente
un trend in crescita. Oltre che per il fortissimo e storico legame con
la tradizione culturale e culinaria sia regionale che nazionale, esse
risultano particolarmente ricercate ed apprezzate per le loro caratteristiche
sensoriali e nutrizionali. Un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento
di questa tipologia di prodotto è dato dalla caccia.
Nonostante praticata dalla notte dei tempi, oggi essa è una attività
ludica attorno cui ruotano notevoli interessi economici. Nell’ambito
dell’attività venatoria, particolare importanza riveste la caccia ai grossi
ungulati selvatici. Il progressivo abbandono delle campagne ha
difatti favorito l’aumento delle aree cespugliose e boschive che rappresentano
l’habitat ideale di specie come ad esempio il cinghiale, le
cui popolazioni sono in crescita su tutto il territorio nazionale. In base
a quanto detto, appare quindi chiara l’importanza che rivestono gli
aspetti igienico-sanitari delle carni di grossa selvaggina abbattuta a
caccia. La comprensione e l’applicazione della normativa in materia
non sempre risultano agevoli dal momento che la normativa sanitaria
si intreccia con quella venatoria, e il potere decisionale lasciato alle
diverse Regioni non contribuisce ad una sua uniforme applicazione
su tutto il territorio nazionale. Scopo del presente lavoro è stato quello
di esaminare le normative cogenti che regolano l’utilizzazione delle
carni di grossa selvaggina cacciata destinate al consumo umano e la
loro applicabilità nelle attività di caccia. Dal confronto tra i dati riportati
in letteratura e la nostra esperienza in campo si è proceduto a
valutarne l’effettiva applicazione e le criticità ad essa legate. Si propongono
nuove procedure operative in grado di semplificare alcuni
degli aspetti più indaginosi e colmare le lacune evidenziate. Si è ipotizzato
che sarebbe opportuno stilare linee guida da applicare in
maniera omogenea su tutto il territorio nazionale considerando le
buone prassi di lavorazione delle carni di cinghiale post abbattimento,
con specifiche istruzioni riguardo lo smaltimento dei sottoprodotti
ottenuti dall’attività di lavorazione di dette carni e regolamentando le
modalità operative. Si auspica la confluenza dell’intera carcassa
presso un centro di macellazione o un centro di raccolta territorialmente
correlato agli ambiti di caccia o un centro di lavorazione, a prescindere
da quale sia la destinazione d’uso delle carni
Morphological and biochemical variations of Haemophilus influenzae type b induced by pH and temperature changes
Purification and characterisation of two GST’s forms from Rhizobium leguminosarum with a high affinity to herbicides
Influence of temperature on biofilm formation by Listeria monocytogenes on various food-contact surfaces, relationship with motility and cell surface hydrophobicity
Aims: To assess the ability of Listeria monocytogenes to form biofilm on differentfood-contact surfaces with regard to different temperatures, cellular hydrophobicityand motility.Methods and Results: Forty-four L. monocytogenes strains from food and foodenvironment were tested for biofilm formation by crystal violet staining. Biofilmlevels were significantly higher on glass at 4, 12 and 22C, as comparedwith polystyrene and stainless steel. At 37C, L. monocytogenes produced biofilmat significantly higher levels on glass and stainless steel, as compared withpolystyrene. Hydrophobicity was significantly (P < 0Æ05) higher at 37C than at4, 12 and 22C. Thirty (68Æ2%) of 44 strains tested showed swimming at 22Cand 4 (9Æ1%) of those were also motile at 12C. No correlation was observedbetween swimming and biofilm production.Conclusions: L. monocytogenes can adhere to and form biofilms on food-processingsurfaces. Biofilm formation is significantly influenced by temperature,probably modifying cell surface hydrophobicity.Significance and Impacts of the Study: Biofilm formation creates major problemsin the food industry because it may represent an important source of foodcontamination. Our results are therefore important in finding ways to preventcontamination because they contribute to a better understanding on howL. monocytogenes can establish biofilms in food industry and therefore survivein the processing environment.[...
In vitro susceptibility of L. monocytogenes to 22 antibiotics commonly used in veterinary and human therapy
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