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Il Boccaccio di Baldassar Castiglione: la duplice immagine del Certaldese nelle pagine del "Cortegiano"
Giovanni Boccaccio is quoted several times in Castiglione’s "Cortegiano", but all these mentions are inserted in two specific contexts: on the one hand, the debate on literary language, developed in the letter of dedication to don Michel De Silva and in the first book; on the other hand, the definition of the joke in book II. Starting from these premises, this essay analyses the meanings of Boccaccio’s presence in the "Cortegiano". It shows that Castiglione’s treatise provides two different and concurrent representations of the author of the "Decameron": a positive one, connected to the ‘questione della lingua’, that offers Boccaccio as a promoter of the usage (‘uso’); a critical one, deriving from the theory of the ‘facezia’, that makes Boccaccio a challenging and challenged model
Osservazioni sull’organizzazione delle «Novelle» di Giovanni Forteguerri
Questo articolo si propone di dimostrare che le undici novelle, che compongono la raccolta di Giovanni Forteguerri, si fondano su uno schema assimilabile ad una catena ad anelli intrecciati: i novellatori sono raggruppati in coppie di amanti e le storie, che essi narrano, formano cinque nuclei binari, che costituiscono le unità di base del novelliere; ciascuna di esse è, inoltre, legata alla successiva da motivi narrativi comuni. Tale doppia struttura binaria permette di includere nel disegno complessivo anche la novella XI, dando alla disposizione della materia un significato ben preciso: Forteguerri-personaggio narra l’ultima storia, pretendendo di emendare dall’interno gli errori commessi dai compagni e proponendo un finale “ritorno all’ordine”, utile a dissimulare, con un moralismo di facciata, il materiale licenzioso sfruttato nelle novelle precedent
«This was a wench worth talking of». Metamorfosi della novella di Tofano e Ghita (Decameron VII 4)
L’articolo si propone di analizzare le modalità di riscrittura e di reinterpretazione della novella VII 4 del Decameron all’interno di Westward for Smelts, una raccolta di racconti inglese pubblicata nel 1620. In questo novelliere seicentesco un gruppo di sei pescivendole (fishwives) narra delle storie che hanno spesso antecedenti nella novellistica italiana: è questo il caso del racconto della fishwife di Richmond, ispirato alla beffa decameroniana di Ghita, che si prende gioco del geloso marito Tofano. Nonostante le somiglianze, il racconto inglese tradisce un cosciente allontanamento dalle dinamiche proprie della novella del Decameron, dove la moglie ha la meglio grazie alla sua eloquenza, tramite la quale riesce a persuadere l’intero vicinato della sua innocenza, addossando le proprie colpe sul coniuge. Al contrario, nel racconto inglese l’arte retorica viene accantonata: la protagonista, vittima della gelosia del marito, opta piuttosto per una vendetta fisica, arrivando a malmenare lei stessa il suo sposo, dal quale ottiene infine il divorzio. Avvalendosi di loci significativi delle due novelle, questo contributo mette in luce la diversa impostazione ideologica che caratterizza il Decameron e Westward for Smelts: attraverso l’analisi dei cambiamenti che la novellistica boccacciana ha subito nel nuovo contesto di ricezione, si dimostra come nella raccolta inglese la parola, che aveva nel novelliere italiano un ruolo di capitale importanza, sia surclassata dal ricorso all’azione, che si rivela ancora più risolutiva quando si avvale della violenza fisic
"La piacevol notte e ’l lieto giorno" di Niccolò Granucci: echi e rielaborazioni cinquecentesche della tradizione novellistica italiana
Il novelliere di Niccolò Granucci, intitolato "La piacevol notte e ’l lieto giorno" (1574), presenta molti tratti tipici della novellistica cinquecentesca, come l’influenza del moralismo post-tridentino, l’ampliamento della cornice e la contaminazione con altri generi, letterari e drammatici. Questo articolo fornisce uno studio degli aspetti più significativi di tale raccolta, ancora poco nota, allo scopo di fare luce sull’interessante tentativo di Granucci di conciliare la tradizione novellistica su modello boccacciano con lo schema della “civile conversazione” di ispirazione dialogico-trattatistica e le cogenti istanze moralistiche cattoliche. Nella prima parte vengono analizzate le informazioni fornite nei paratesti, con particolare attenzione alla scelta del titolo e all’enfasi posta sull’utilità morale dell’opera. La seconda parte si concentra sulla scelta della materia trattata e sulla sua organizzazione all’interno dei due libri che compongono il novelliere. La terza è dedicata all’interpretazione dei ruoli rivestiti da Giulio, Agnolo e Francesco, ossia i tre personaggi che formano la compagnia originaria da cui hanno inizio i ritrovi descritti nella cornice
Violante, Violente, Violenta: la novella I. 42 di Matteo Bandello e le sue riscritture tra Francia, Inghilterra e Spagna
This article gives an instance of the translation process involving the Italian novella in Renaissance Europe. It focuses on a meaningful case study, comparing one of Matteo Bandello’s novellas (I. 42) with its French, English, and Spanish rewritings by Pierre Boaistuau, William Painter, and Vicente de Millis Godínez. It is argued that these three translators changed the Italian plot in order to make the story acceptable from a moralistic point of view, specifically by re-characterising the female protagonist. The article examines Painter’s rewriting in particular: it suggests that the Elizabethan writer drew directly on both the Italian text and its French translation, but chose to follow Boaistuau’s changes on specific literary and cultural grounds. Indeed, the French model showed Painter a way to endow his work with moral rectitude, while preserving the violent and tragic narrative events that would satisfy his readers’ tastes
La poetica novellistica di Matteo Bandello e il magistero boccacciano
Sfruttando la struttura antologica del suo novelliere, Matteo Bandello rende proprio l’epistola dedicatoria e i cappelli introduttivi ai vari racconti i luoghi privilegiati in cui disseminare i punti salienti della sua poetica novellistica. I principi che egli enuncia esplicitamente non esauriscono, tuttavia, la ricchezza delle sfaccettature della sua personale “teoria della novella”: alcuni di essi sono ricavabili dai commenti o dalle critiche che l’autore o i suoi novellatori avanzano in merito al "Decameron". Da un lato, il saggio prende in considerazione l’uso strumentale di tre personaggi boccacciani, Agilulf, Nastagio e ser Ciappelletto; dall’altro, analizza la proposta bandelliana di una nuova tipologia di beffa comica, che si discosta dal modello decameroniano. Si suggerisce che Bandello abbia chiamato in causa Boccaccio in punti strategici del novelliere per valorizzare informazioni significative in grado di completare la sua “teoria della novella”, sfruttando così il confronto-scontro con il Certaldese per integrare sul versante teorico la sua proposta di scrittura novellistica
Paremiografia e funzioni del proverbio nelle "Novelle" di Matteo Bandello
In questo saggio vengono analizzati gli impieghi e le funzioni della paremiografia nelle "Novelle" di Matteo Bandello. Si prende in considerazione il proverbio usato ora come assunto esemplificato nella novella che lo segue, ora come commento ai fatti narrati, ora come segnalazione dei punti di svolta nella narrazione, ora come materia di discussione. Rispetto ai più tradizionali esempi offerti dalla novellistica, in Bandello la paremiografia si configura non tanto come un mero spunto per la narrazione, ma come un elemento che nutre il dibattito teorico e che si affianca alla novella in un rapporto complementare. Tuttavia l’autore nega al proverbio il suo naturale statuto di paradigma stabile e immutabile: tramite il ricorso al racconto quale specchio della realtà effettuale, arriva talvolta a confutare la validità esemplare della paremiografia, sostituendole la sua personale visione non solo della pratica novellistica, ma anche del mondo, rappresentato nella sua continua mutevolezza e per questo non più controllabile razionalmente
Dal "Teseida delle nozze d'Emilia" alla "Teseide di messer Giovanni Boccaccio": una riscrittura in prosa del poema boccacciano nel XVI secolo.
All’interno della tradizione a stampa del “Teseida delle nozze d’Emilia” di Giovanni Boccaccio si può rinvenire una riscrittura in prosa realizzata da Niccolò Granucci e pubblicata nel 1579 con il titolo “La Teseide di messer Giovanni Boccaccio, innamoramento piacevole e onesto di due giovani tebani, Arcita e Palemone”. In questo articolo vengono analizzate le modifiche che l’autore cinquecentesco ha apportato al testo del Certaldese: si dimostra come tali interventi, che si configurano ora come cassature e riscritture, ora come inserzioni di materia non boccacciana, rispondano a un progetto di revisione dell’opera di partenza. In questo modo, il poema epico d’origine, fondato sulla combinazione di armi e amore, viene trasformato in un romanzo votato esclusivamente all’amore travagliato
Pseudo-metamorfosi e trasformazioni ingannevoli: novelle decameroniane tra magia e parola
L’articolo analizza le forme di reinterpretazione del motivo metamorfico all’interno del Decameron, focalizzandosi sul rapporto tra magia, ingegno e alterazione del reale. Si dimostra come Boccaccio, sfruttando la metamorfosi in chiave ironica o parodica, la riduca a strumento di beffa, in particolare in contesti erotici, smascherando in questo modo la sua sostanziale falsità dell’elemento soprannaturale. Così, l’unica forma veramente efficace di metamorfosi è quella che risulta dall’ingegnoso sfruttamento della parola, in grado persino di riplasmare il reale
Novelle, paratesti e cornici. Novellieri italiani e inglesi tra Medioevo e Rinascimento
Tra il Medioevo e il Rinascimento, la tradizione letteraria italiana offre svariati esempi di raccolte di novelle, divenute spesso nel corso del tempo un punto di riferimento per gli scrittori che nel resto d’Europa si sono dedicati a questo genere. A fornire, direttamente o indirettamente, significative informazioni sui progetti letterari e sulla poetica dei diversi autori sono sia i paratesti (dediche, lettere al lettore, introduzioni, conclusioni) sia la cornice, ossia la “zona” dell’opera dedicata alle vicende dei novellatori. Proprio sui paratesti e sulle cornici si concentra questo libro. La prima parte analizza come, da Boccaccio ai novellieri medievali e rinascimentali italiani, essi siano stati sfruttati per raggiungere molteplici scopi, dalla definizione del pubblico ideale all’illustrazione del rapporto con le fonti, fino alla spiegazione delle finalità della scrittura novellistica. La seconda parte indaga, invece, il fenomeno della ricezione dei novellieri italiani nell’Inghilterra elisabettiana e giacomiana, profondamente influenzata dalla letteratura e dalla cultura della nostra penisola: ricorrendo agli indizi rinvenibili nei paratesti e nelle cornici delle raccolte di novelle inglesi, si esaminano i debiti e le forme di rielaborazione dei modelli italiani, facendo così luce su un rapporto, quello tra novellistica italiana e anglosassone, ancora poco indagato
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