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    EU Cohesion-Policies and Metropolitan Areas

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    AbstractThe European Union has allocated a considerable part of cohesion-policies funds to urban development, recognising urban areas as key-components for social and economic development. They represent at the same time the engine of economy and the social unrest - such as poverty, unemployment and exclusion - the environmental concerns - such as pollution, resource management, urban planning to the maximum extent. Hence there is the need of a sustainable, functional and flexible urban approach to the development, which can meet the different local needs, overcoming metric definitions to classify the manifold connotations of urban agglomerations, characterized by a close network of formal, informal, concrete and virtual relations extending beyond geographic and administrative boundaries to reach an easy territorial management according to the principle of a variable geometry. Only taking up the challenge of an integrated approach, in order to realize a smart sustainable and inclusive society, the European urban network can become a catalyst of innovation and creativity. The Metropolitan City plays a primary role in terms of attractiveness and allocation of resources for development. It can also be a suitable reference framework for the economic recovery with the aim of defining and address the development in relation to the typical features in order to make it competitive both at national and international level

    On a Class of Linearly Implicit Runge-Kutta Methods

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    The aim of this work is to investigate the consistency and stability properties of the Time-Accurate and Highly-Stable Explicit (TASE) Runge-Kutta (RK) methods recently introduced in [1], and subsequently improved in [3], for the solution of systems of Ordinary Differential Equations (ODEs) equipped with severe stiffness. We also pay attention to the computational cost of such methods, showing through numerical tests when their application can be convenient

    Libertà marginali. La sfida educativa tra devianza, delinquenza e sistema camorristico

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    Libertà marginali sono quelle di coloro che si vedono costretti in una cella o in una casa, perché colpevoli e manchevoli verso la società; libertà marginali sono quelle che scaturiscono da tutti quei dispositivi giuridici (messa alla prova, libertà condizionata, semilibertà, custodia cautelare, ecc.) che circoscrivono e delimitano la possibilità di un soggetto di agire, a causa di un cattivo uso della propria libertà; marginale è, però, anche la libertà che questi ragazzi hanno di scegliere una propria strada, perché troppo spesso essa appare come segnata da un contesto, da un destino familiare, fatto di violenza, delinquenza e criminalità, che costituiscono la realtà data e data per scontata. Cosa può mettersi tra questo destino e la possibilità di un progetto autonomo di vita? Come riportare questi ragazzi dal margine delle loro responsabilità e delle loro scelte al centro della propria esistenza? Su quali e quanti fronti si gioca questa sfida? Convinzione di chi scrive è che si tratti di una sfida complessa, che richiede un costante lavoro educativo che abbia le caratteristiche della multidimensionalità e della policontestualità, esprimendosi in più dimensioni (culturale, educativa, psicologica, sociale) e in più contesti (scuola, famiglia, lavoro, gruppo dei pari). Accoglierla significa pensare di lavorare su se stessi e sulla propria visione del mondo, prima ancora che sull’altro; significa saper essere in dialogo con le proprie emozioni, per gestirle consapevolmente; significa continuare a credere e sperare nel cambiamento, anche di fronte alle continue disconferme e criticità che il contesto pone

    Oltre il disagio. Il lavoro educativo tra scuola, famiglia ed esperienze di comunità

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    L’impegno educativo nell’ambito del disagio, della marginalità, della devianza, richiede un’identità teorica forte che in qualche modo faccia da bussola per aiutare l’educatore a navigare le «agitate acque» dell’emergenza sociale. Un’intenzionalità pedagogica che deve esprimersi in un movimento continuo di andata e ritorno tra teoria e prassi, affinché quest’ultima non cada nell’improvvisazione, nell’estemporaneo, nel casuale, o in una forma più o meno esplicita di buon senso, e la riflessione teorica non divenga fine a se stessa, perdendosi nell’astrazione. Il Metodo Integra nasce da un’attività di continua autoriflessione e condivisione di pratiche educative, dal dialogo costante tra teoria e prassi, a valle di anni di lavoro in contesti di particolare difficoltà. Una difficoltà legata alla carenza del tessuto sociale che rende una storia difficile enormemente più difficile, proprio perché il contesto non sostiene la difficoltà: il bambino con difficoltà spesso vive in una famiglia difficile, in un quartiere difficile, in una città difficile, in una Regione difficile. Educare in queste situazioni significa riuscire ad incarnare le teorie e orientare le pratiche nel confronto con questo quotidiano, con questi bambini e ragazzi, non smettendo mai di immaginare con loro e per loro un altrimenti e un altrove

    Il setting della relazione educativa

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    Il presente lavoro propone una riflessione intorno alla relazione educativa entro il setting di insegnamento/apprendimento. Partendo dai molteplici cambiamenti apportati dalle diverse riforme scolastiche, di questi ultimi anni e, riconoscendo tutte le loro implicazioni nella costruzione e gestione dei processi di apprendimento, la scuola è chiamata a negoziare e a rapportarsi con tutte quelle condizioni che fondano il setting della relazione educativa, delimitando e significando le prassi, istituendo un contenitore, sia esso materiale, relazionale che mentale ed orientando il processo educativo stesso in termini tanto cognitivi quanto emozionali. Alla luce di queste considerazioni, ponendoci in un’ottica psicologico-clinica, proponiamo una rilettura di alcuni concetti delle teorie di Jaques (1970), Fornari (1976, 1977, 1979), Bion (1962) e Carli e Paniccia (2003), declinati in ambito scolastico, al fine di esplorare quegli aspetti invisibili che fondano il setting della relazione educativa. In particolare, con l’apprendimento dell’incertezza di Jaques sottolineiamo l’importanza di un’esperienza di tensione nel processo educativo in quanto essa rappresenta per lo studente l’opportunità di occuparsi di problemi di “progettazione creativa”, di “imparare ad imparare” a risolvere i problemi e a prendere decisioni con tutte le ripercussioni in termini emozionali, cognitivi e relazionali che ciò comporta nel setting di insegnamento/apprendimento. Inoltre, condividendo una concezione semiotica dei processi mentali, riprendiamo il contributo di Fornari per esplorare i significati co-costruiti e i codici affettivi che si sostanziano nello spazio della relazione educativa, all’interno del quale, si instaurano specifiche dinamiche relazionali, tra cui quelle fondate sulle neoemozioni (Carli, Paniccia, 2003). L’attenzione viene, dunque, posta su quelle modalità di organizzazione emozionale della relazione educativa che attraversano e caratterizzano i contesti scolastici e orientano le azioni e il senso stesso dell’agire educativo

    Two Families of W-Methods: Analysis and Application on Battery Models

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    This paper focuses on the efficient numerical solution of stiff initial value problems arising from the spatial discretization of Partial Differential Equations (PDEs). In particular, this work shows an efficient implementation of two families of linearly implicit numerical methods recently introduced in the scientific literature: the TASE-W methods and the singly TASE-Runge-Kutta methods. These methods are derived exploiting the so-called TASE (Time-Accurate and highly Stable Explicit) operators, and are particular cases of W-methods. We deeply analyze the properties of consistency, stability, and computational cost of TASE-W and singly TASE-Runge-Kutta methods, employing them for the solution of a system of two coupled PDEs for the description of the charge/discharge processes in electric batteries
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