1,721,045 research outputs found
Air pollution and paediatric age: how an environmental health research can support public health choices
1. PREMESSA E OBIETTIVI DELLA RICERCA DI DOTTORATO
Lo studio oggetto della presente Tesi di Dottorato è stato effettuato allo scopo di proseguire e ampliare una ricerca iniziata nel 2006 come progetto finanziato dall’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL), al fine di valutare alcuni aspetti dell’inquinamento dell’aria in relazione ai possibili effetti avversi sulla salute umana.
L’inquinamento dell’aria, sia atmosferica che degli ambienti confinati, rappresenta un fattore di rischio ben noto per la salute, studiato da molti anni, ma tuttora oggetto di ricerca a causa della complessità della tematica; a tal proposito, le evidenze scientifiche mettono in luce alcuni punti critici che contribuiscono ad aumentare le difficoltà degli studi relativi all’impatto sanitario dell’inquinamento dell’aria:
1. vari contaminanti dell’aria possono determinare diversi effetti sulla salute umana (U.S. EPA 2010); è stato scelto di concentrare l’attenzione sull’inquinante benzene perché tale sostanza rappresenta uno dei tossici più importanti sia in termini qualitativi che in termini quantitativi; il benzene, infatti, è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un inquinante “ubiquitario” dell’ambiente, è riconosciuto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro come cancerogeno di classe I (sufficiente evidenza di cancerogenicità nell’uomo secondo studi epidemiologici adeguati) (IARC 1982) ed è descritto dall’Unione Europea come “health-based European Union priority substance” (Bruinen de Bruin et al. 2008).
2. Le concentrazioni degli inquinanti dell’aria possono subire significative variazioni spazio-temporali; oltre alle note variazioni giornaliere e stagionali dei livelli dei contaminanti atmosferici (Fuselli et al. 2002), esistono differenze anche nelle concentrazioni degli inquinanti secondo gli ambienti considerati; per esempio, gli inquinanti derivanti dal traffico autoveicolare quali il particolato atmosferico e i composti organici volatili possono raggiungere livelli fino a dieci volte maggiori negli abitacoli dei veicoli rispetto a quelli dell’aria esterna; allo stesso modo, alcuni inquinanti possono essere presenti in concentrazioni maggiori negli ambienti confinati piuttosto che negli ambienti esterni (Wu et al. 2010). Quest’ultima evidenza risulta ancora più importante se si considera il fatto che, globalmente, la popolazione spende gran parte del tempo negli ambienti confinati, nei quali è esposta sia agli inquinanti prodotti nell’aria esterna, che penetrano, successivamente, negli ambienti interni, che ai contaminanti prodotti direttamente indoor (Hellweg et al. 2009). L’interesse per l’inquinamento indoor e i possibili effetti avversi è cresciuto notevolmente negli ultimi anni; non a caso, se si considerano le diverse edizioni delle linee-guida prodotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria si evince che nella prima edizione (1987) l’inquinamento indoor era trattato esclusivamente in un capitolo sul radon e un compendio sul fumo di tabacco, nella seconda (2000) è presente una specifica sezione sull’inquinamento indoor, mentre nell’aggiornamento del 2005, l’ultimo pubblicato ad oggi, uno spazio molto maggiore è dedicato all’argomento con sezioni relative a specifici contaminanti e loro possibili effetti avversi sulla salute umana (WHO 2010). Inoltre, una recente revisione sistematica condotta al fine di stimare l’impatto sanitario globale dell’esposizione ad alcuni contaminanti ambientali selezionati ha evidenziato che, nell’anno 2004, 4,9 milioni di morti potevano essere attribuiti all’esposizione a inquinanti ambientali e che il maggior contributo era determinato dai contaminanti presenti negli ambienti confinati prodotti dagli impianti di riscaldamento e durante attività di cucina (40,8%), dagli inquinanti outdoor (24,5%) e dal fumo passivo (12,2%).
Per quel che riguarda il benzene, in particolare, gli studi dedicati hanno evidenziato che i livelli medi di sostanza presenti negli ambienti confinati sono tipicamente più elevati rispetto all’esterno (in media superiori di quasi due volte), con concentrazioni medie di benzene indoor di 2,6 - 5,8 μg/m3 negli Stati Uniti e valori simili nell’aria all’interno degli edifici in Europa e in Australia. Tali concentrazioni derivano da un livello di base determinato dal benzene presente nell’aria atmosferica, a cui si somma tutto il quantitativo di benzene prodotto negli ambienti confinati a causa di processi di combustione (prevalentemente da fumo di sigaretta), e del suo rilascio da materiali da costruzione e da arredi (WHO 2010).
3. Esistono differenti gradi di suscettibilità per diversi gruppi di popolazione; è noto che esistono alcuni sottogruppi della popolazione generale particolarmente vulnerabili agli effetti degli inquinanti presenti nell’aria, quali soggetti affetti da patologie, anziani, donne in gravidanza e bambini. Questi ultimi, peraltro, sono proprio la fascia di popolazione che trascorre più tempo negli ambienti confinati e per la quale non è possibile estrapolare informazioni dagli studi effettuati su individui adulti sani, ma sarebbero necessarie ricerche dedicate. A proposito dei bambini, in particolare, la Task Force dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la salute ambientale dei bambini ha dichiarato che “i bambini non sono piccoli adulti”, ma devono essere considerati individui “unici” e, di conseguenza, necessitano di studi specifici relativi alla stima del rischio sanitario derivante dall’inquinamento dell’aria (Anderson et al. 2000). Lo studio della letteratura scientifica ha evidenziato che, nel corso degli anni, sono state condotte numerose ricerche al fine di stimare l’impatto sanitario derivante dall’esposizione a benzene sia in ambito occupazionale che per la popolazione generale non esposta professionalmente, ma che le evidenze relative all’esposizione a benzene in età pediatrica sono scarse e necessitano di approfondimenti mediante ricerche dedicate.
Lo scopo generale della presente Tesi di Dottorato è stato quelli di tracciare un profilo di esposizione all’inquinamento dell’aria, con particolare riferimento al benzene, in un campione di bambini della popolazione italiana.
2. METODOLOGIE DI STUDIO
La ricerca è stata condotta secondo differenti fasi:
Fase conoscitiva preliminare
Durante tale fase è stata effettuato lo studio della letteratura scientifica sull’argomento “esposizione non professionale al benzene” al fine di identificare la metodologia più adatta per la valutazione dell’esposizione a basse dosi di benzene ed individuare i principali fattori che incidono sull’esposizione della popolazione generale, in particolar modo nei bambini. I principali fattori associati all’esposizione non professionale a benzene sono risultati l’inquinamento atmosferico dell’area di residenza e l’esposizione a fumo di sigaretta, soprattutto in ambiente domestico; la metodologia più adatta è rappresentata dal monitoraggio biologico, in particolare la ricerca nelle urine di benzene immodificato (u-UB), di acido trans,trans-muconico (t,t-MA) e di acido S-fenilmercapturico (SPMA) (Johnson et al. 2007);
Elaborazione di un questionario “ad hoc” per indagare i fattori maggiormente correlati con l’esposizione a benzene in età pediatrica
Il questionario è stato realizzato per ottenere informazioni sulle attività del bambino durante la giornata di campionamento, sulla sua giornata “tipo”, sulle caratteristiche dell’abitazione e su alcune abitudini dei conviventi, con particolare riferimento alle abitudini al fumo di sigaretta in ambiente domestico.
Arruolamento del campione e realizzazione delle campagne di monitoraggio
Le aree geografiche in cui effettuare i campionamenti sono state scelte sulla base del grado di urbanizzazione (indice indiretto di inquinamento atmosferico) mediante alcuni indicatori specifici quali la popolazione residente, la densità di popolazione, la densità di aree verdi e il tasso di motorizzazione; grazie a questi indicatori sono state identificate tre aree nella regione Lazio, suddivise rispettivamente in area altamente urbanizzata, area mediamente urbanizzata e area rurale. La strategia utilizzata per il reclutamento dei bambini è stata quella di coinvolgere alcune strutture scolastiche primarie, per un totale di 348 bambini nel’area altamente urbanizzata, 150 bambini nell’area mediamente urbanizzata e 166 nell’area rurale. Il periodo stagionale stabilito per effettuare i campionamenti è stato sempre lo stesso (inverno), per ridurre le variazioni della concentrazione atmosferica degli inquinanti durante i diversi periodi dell’anno, già evidenziata da precedenti indagini (Fuselli et al. 2002). Le campagne di monitoraggio sono state effettuate a Gennaio 2007 (area mediamente urbanizzata), Marzo 2007 (area rurale), Febbraio 2009 (area altamente urbanizzata). Il progetto di ricerca è stato illustrato a tutti gli alunni delle scuole, a cui è stata consegnata una lettera per i genitori, in cui si chiarivano gli scopi e le istruzioni per poter partecipare allo studio e le modalità di gestione per garantire l’assoluto anonimato nel trattamento dei campioni di urine e dei questionari. Successivamente, all’inizio della settimana “scolastica”, è stato consegnato a tutti i bambini il materiale necessario per partecipare al progetto ed è stato chiesto ai genitori di compilare il questionario e di raccogliere un campione di urine del bambino corrispondente all’ultima minzione prima di andare a dormire. La mattina successiva, i partecipanti hanno riconsegnato il contenitore per le urine ed il questionario compilato agli incaricati della raccolta, presenti nella scuola.
I campioni urinari raccolti sono stati conservati a +4°C e immediatamente trasportati in laboratorio, dove sono stati preparati i campioni analitici per le determinazioni di benzene immodificato, dei metaboliti, della cotinina (u-cotinina) e della creatinina. La cotinina è stata analizzata come marker biologico di esposizione a fumo passivo e la creatinina come fattore di normalizzazione urinario per gli altri analiti.
Determinazioni analitiche e codifica delle risposte ai questionari
Le metodologie scelte per le determinazioni degli analiti nelle urine sono state:
• (u-B: microestrazione in fase solida (SPME) accoppiata a Gas-Cromatografia/Spettrometria di Massa (GC/SM) (Guidotti et al. 1999);
• u-t,t-MA, u-SPMA e u-cotinina: cromatografia liquida microcapillare ad alto rendimento (LC MS/MS) (Manini et al. 2008);
• creatinina: metodo di Jaffè (Henry 1974).
Le informazioni risultanti dai questionari sono state codificate ed inserite in un database appositamente realizzato.
I dati analitici già ottenuti sono stati confrontati con le informazioni derivanti dai questionari attraverso il software statistico SPSS versione 14.
3. PRINCIPALI RISULTATI DELLA RICERCA
Sono stati reclutati, in totale 501 bambini con età compresa tra 5 e 11 anni (tasso medio di partecipazione alle campagne di monitoraggio pari al 75,5%).
Tra tutte le informazioni indagate mediate i questionari e valutate come possibili predittori di esposizione a benzene, le variabili che incidono in maniera significativa sull’escrezione urinaria di benzene nel campione di bambini esaminato sono l’urbanizzazione dell’area di residenza e l’esposizione a fumo passivo.
I primi interessanti risultati sono, infatti, relativi all’esposizione a benzene presente nell’aria atmosferica: i livelli medi di tutti gli analiti urinari (u-B, u-t,t-MA e u-SPMA) dei bambini residenti nell’area mediamente urbanizzata sono risultati maggiori, in maniera statisticamente significativa di circa 1,5 volte rispetto a quelli dei bambini residenti nell’area rurale. Tali differenze sono ancora più evidenti nel gruppo di bambini non esposti a fumo passivo (sono stati considerati esposti a fumo passivo tutti i partecipanti che convivevano con almeno un fumatore).
In merito all’esposizione al fumo di sigaretta, i risultati evidenziano che l’esposizione a fumo passivo influenza in maniera significativa i livelli medi di u-B, sia nei bambini residenti nell’area rurale (valori medi rispettivamente pari a 359,50 e 92,50 ng/L; p-value < 0,001) che in quelli residenti nell’area a media urbanizzazione (valori medi rispettivamente pari a 411,50 e 210,50 ng/L; p-value = 0,003), mentre la stessa esposizione non incide sulle concentrazioni urinarie dei metaboliti. Tali risultati sono confermati anche dalla relazione positiva tra i valori di u-B e della u-cotinina in tutti i bambini considerati e nel gruppo degli esposti a fumo passivo.
L’influenza del fumo passivo sugli indici biologici di esposizione a benzene è generalmente considerata in maniera negativa, soprattutto quando questi vengono utilizzati nella stima dell’esposizione a benzene in ambiente lavorativo, tanto che i metaboliti t,t-MA e SPMA sono considerati i migliori markers di esposizione (ACGIH, 2009) e molti autori suggeriscono un’attenta valutazione dell’esposizione a fumo (attivo e passivo) quando viene usato l’u-UB (Barbieri et al. 2008; Lovreglio et al. 2010). D’altro canto, l’influenza del fumo passivo sull’escrezione urinaria di benzene tal quale potrebbe essere vantaggiosa se si considera la possibilità che l’u-UB possa essere usato in maniera efficace quale “carcinogen-derived biomarker” di esposizione a fumo passivo, specificamente dedicato al benzene in esso contenuto.
Per questo motivo, si è deciso di procedere secondo due vie differenti:
1. valutare l’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’esposizione al benzene in età pediatrica mediante l’uso dei due indici biologici di esposizione (t,t-MA e SPMA) non influenzati dalla variabile fumo passivo;
2. valutare in maniera più approfondita l’esposizione a fumo passivo sull’intake di benzene in età pediatrica.
1. Impatto dell’inquinamento atmosferico sull’esposizione al benzene in età pediatrica mediante l’uso dei due indici biologici di esposizione (t,t-MA e SPMA) non influenzati dalla variabile fumo passivo
Le analisi dei dati relativi all’area ad alta urbanizzazione confermano che non ci sono differenze statisticamente significative nei livelli medi di t,t-MA e SPMA nel gruppo dei bambini esposti a fumo passivo rispetto ai non esposti; procedendo al confronto dei valori medi dei due metaboliti urinari del benzene dei bambini residenti nelle tre aree a differente urbanizzazione, si evince che esiste un andamento incrementale, statisticamente significativo, dei livelli medi di SPMA nei bambini residenti rispettivamente nell’area rurale, nell’area a media urbanizzazione e in quella ad alta urbanizzazione, con valori di SPMA pari a 0,22, 0,28 e 0,92 μg/g creatinina, mentre i risultati relativi al t,t-MA evidenziano valori medi più alti nei bambini residenti nell’area a media urbanizzazione rispetto a quelli che vivono nell’area ad alta urbanizzazione. A tal proposito, bisogna sottolineare che il t,t-MA, oltre ad essere un metabolita del benzene, deriva anche dell’acido sorbico, sostanza utilizzata come conservante nelle industrie alimentari, farmaceutiche e cosmetiche e riscontrabile in molti alimenti di uso quotidiano, compresi dolci e caramelle; pertanto, il t,t-MA può risultare poco specifico come indicatore dell’esposizione a benzene (Ruppert et al. 1997). Di conseguenza, il metabolita SPMA è risultato il miglior indice biologico di esposizione a benzene derivante dall’inquinamento atmosferico nel campione di bambini indagato.
2. Valutare in maniera più approfondita l’esposizione a fumo passivo sull’intake di benzene in età pediatrica.
La letteratura scientifica evidenzia alcuni punti sostanziali:
• il fumo passivo rappresenta un fattore di rischio non trascurabile per la salute, soprattutto per i bambini (US Public Health Service 2006);
• nel fumo passivo sono presenti più di 5000 composti e molti di questi sono tossici o cancerogeni, compreso il benzene (IARC 2004);
• l’ambiente domestico rappresenta la principale fonte di esposizione, anzi addirittura alcuni autori ipotizzano che la politica sanitaria di introdurre il divieto di fumo negli ambienti pubblici possa aumentare l’abitudine al fumo di sigaretta in casa (IARC 2004);
• il benzene è una sostanza leucemogena e numerosi studi sono stati effettuati per valutare l’associazione tra esposizione a fumo passivo nei primi anni di vita e leucemia infantile e, anche se i risultati degli studi sono contrastanti (Chang 2009), è verosimile che l’esposizione precoce a benzene da fumo passivo possa aumentare il rischio di patologie in età adulta; l’esposizione a benzene da fumo passivo è stata, peraltro, già valutata con diversi bioindicatori, ma nessun marker è risultato utile a tale scopo (Hecht 2004).
Si è proceduto con la ricerca per tentare di rispondere a due domande ancora irrisolte:
– il benzene tal quale urinario può essere impiegato in maniera efficace come tobacco-related carcinogen biomarker?
– qual è l’impatto dei comportamenti dei conviventi fumatori sull’esposizione a benzene dei bambini?
A tal fine, sono stati considerati solo i dati analitici e le informazioni derivanti dai questionari dei bambini residenti nell’area rurale, in modo da evitare quanto più possibile l’influenza del benzene presente nell’aria atmosferica a causa del traffico autoveicolare.
Innanzitutto, i risultati delle elaborazioni dei dati hanno evidenziato che le concentrazioni medie di u-UB negli esposti a fumo passivo sono circa quattro volte maggiori rispetto ai bambini non esposti; tale risultato è supportato dalla relazione lineare statisticamente significativa tra u-UB e u-cotinina nei bambini esposti, ma non nei bambini non esposti. Successivamente, al fine di valutare l’impatto dei comportamenti, i bambini esposti al fumo passivo sono stati suddivisi in tre gruppi: quelli che vivono con fumatori che non fumano in casa, fumano in casa quando non c’è il bambino e fumano in casa anche quando il bambino è presente. La concentrazione di benzene cresce significativamente in parallelo all’esposizione al fumo passivo: dai non esposti agli esposti con divieto di fumo in casa agli esposti che vivono con fumatori che hanno l’abitudine di fumare in casa quando il bambino non è presente, fino agli esposti che vivono con fumatori che hanno l’abitudine di fumare in casa anche quando il bambino è presente. Tali risultati permettono due considerazioni essenziali: innanzitutto il benzene tal quale potrebbe essere un buon indice di esposizione a benzene specificamente derivante dal fumo passivo e, in secondo luogo, esistono differenze nei livelli di escrezione urinaria di benzene già evidenziabili tra i bambini esposti ma con conviventi fumatori che dichiarano di fumare in casa quando il bambino non è presente o di non fumare in casa rispetto ai non esposti. Quest’ultima considerazione ha spinto a proseguire la ricerca per approfondire l’impatto dei comportamenti e l’influenza della Home Smoking Policy in un campione più numeroso di individui di età pediatrica mediante il marker biologico di esposizione a fumo passivo per eccellenza, la cotinina.
A tal fine sono state condotte una serie di elaborazioni dei dati riguardanti 501 bambini; per evitare interferenze nel metabolismo della cotinina dovute a differenze etniche, sono stati inclusi nelle analisi dei dati solo i figli di soggetti caucasici, per un totale di 396 bambini (52,3% maschi).
I risultati hanno evidenziato che i livelli medi di u-cotinina mostrano un andamento incrementale statisticamente significativo secondo le abitudini al fumo dei conviventi: 1,79 - 2,84 - 3,09 e 6,02 μg/g creatinina rispettivamente nel caso in cui i conviventi non fumano, fumano solo fuori casa, fumano in casa quando non c’è il bambino, fumano in casa anche quando è presente il bambino.
In merito al fatto che l’esposizione a fumo passivo aumenta in maniera significativa nei bambini con conviventi che dichiarano di fumare in casa solo quando il bambino non è presente o che fumano solo fuori casa rispetto ai bambini non esposti a fumo passivo, deve essere citato il complesso fenomeno definito “third-hand” smoke (Winickoff et al. 2009) o fumo di “terza mano” (per distinguerlo dal fenomeno che viene definito secondhand smoke) ossia il fumo di tabacco che persiste dopo che la sigaretta è stata spenta. In particolare, è stato dimostrato che molti dei costituenti del fumo, compreso il benzene, possono contaminare a lungo la pelle e i capelli dei fumatori e persistere per settimane negli ambienti confinati. Di conseguenza, l’abitudine di fumare fuori casa o in casa quando non c’è il bambino, può ridurre l’esposizione ai tossici presenti nel fumo di sigaretta, ma non garantisce una protezione completa.
4. PRINCIPALI CONCLUSIONI
I risultati della presente Tesi di Dottorato permettono di trarre alcune conclusioni e spunti di riflessione:
– le principali sorgenti di esposizione a benzene nel campione di bambini indagati sono risultate l’urbanizzazione dell’area di residenza, indice indiretto di inquinamento atmosferico, e l’esposizione a fumo passivo;
– tra gli indici biologici di esposizione utilizzati con efficacia per la valutazione dell’esposizione a benzene in ambito occupazionale e per la popolazione generale:
– l’u-SPMA è risultato un buon biomarker di valutazione per l’esposizione a benzene derivante dall’inquinamento atmosferico nel campione di bambini indagato;
– l’u-UB può essere impiegato con successo come tobacco-related carcinogen biomarker nella valutazione dell’intake di benzene derivante dal fumo passivo;
– l’assunzione di benzene specificamente correlata con l’esposizione a fumo passivo varia secondo i comportamenti dei conviventi fumatori in ambiente domest
Elevare per alleviare - Infermieristica vascolare basata sull'evidenza
Background: Venous return in the circulatory system of lower limbs results from the interaction of several mechanisms and reflects the balance between blood inflow and outflow. Blood outflow improves during the lying position especially with leg elevation both in patients with chronic venous disease (CVD) and in healthy subjects in sedentary settings with short-term immobilization. This study evaluated the level of comfort of hospital inpatients, without CVD, lying with a moderate leg elevation during hospital stay.
Methods: This was a clinical trial examining 60 consecutive patients referred to vascular surgery, cardiac surgery, and nephrology units. After inclusion, patients were randomly assigned to two groups: A (leg elevation) in which patients were made to lie in the hospital bed with moderate elevation of the legs, and B (no leg elevation) in which patients were made to lie in the hospital bed without leg elevation.
Results: The whole population consisted of 40 patients undergoing leg elevation (group A) and 20 without leg elevation (group B). During each day of hospitalization, measurements such as ankle and calf circumference, heart rate, blood pressure, and body temperature were collected. Subjective data such as perceived heaviness in the lower limbs, comfort perception and hours of sleep were also collected. In this study, patients of group A recorded a decrease in calf and ankle circumference (delta in ankle and calf circumference (difference between end of study visit and baseline visit) were significantly decreased in group A vs group B (p< 0.001 for both sides), and patients perceived less leg heaviness and even reported more leg comfort compared to patients of Group B (p< 0.001)). Among patients of group A, the bigger advantage in terms of comfort perception was recorded in patients with 15° leg elevation.
Conclusion: Moderate leg elevation during hospital stay seems to effectively improve leg comfort in hospitalized patients
Chronic Intestinal Pseudo-Obstruction (CIPO): interplay between enteric nervous system, serotonin and mucosa-associated microbiota
Introduction: Chronic intestinal pseudo-obstruction (CIPO) is a rare disease characterized by symptoms and radiological signs suggestive of intestinal obstruction, in the absence of lumen-occluding lesions. It results from an extremely severe impairment of propulsive motility. Serotonin (5-HT, a local mediator and neurotransmitter) release is linked to intestinal peristaltic and secretory reflexes. The intestinal microbiota and the enteric nervous system (ENS) interact and this results in effects on the synthesis of 5-HT, its release and the subsequent serotonin receptors’ activation. The interplay between ENS/5-HT and dysbiosis in CIPO remains largely unclear. The project aim was to assess correlations between gut microbiota and intestinal serotonin-related genes expression in CIPO pediatric patients. For this purpose, mucosa-associated microbiota (MAM) has been characterized, and changes in gastrointestinal (GI) serotonin pathway have been evaluated.
Material and Methods: We collected biopsies of the colon, the ileum and the duodenum from 7 pediatric CIPO patients and 7 age-/sex-matched healthy controls at Cesare Arrigo Childrens’ Hospital (Alessandria, Italy). After DNA extraction, the MAM was assessed by next generation sequencing (NGS) of the V3-V4 region of the bacterial RNA 16s, on an Illumina Miseq platform. The expression of genes implicated in serotoninergic pathway (TPH1, SLC6A4, 5-HTR3 and 5-HTR4) was established by qPCR, after total RNA extraction from the same tissue samples. Correlation analyses were performed to highlight relationships between MAM and the expression of genes linked to the production (TPH1), transport (SLC6A4) and reception (5-HTR3, 5-HTR4) of 5-HT in CIPO patients. Results: Our results revealed a colonic MAM different in its composition and biodiversity with respect to controls. Network analysis evidenced, in CIPO patients, a microbial ecosystem with fewer species, less connected, and with a greater number of non-synergistic
relationships compared to controls. qPCR analysis results revealed alterations, a general a decrease, in the expression of serotonin-related genes for CIPO patients when compared to controls. Correlation analysis between the expression of serotonin-related genes and the colon-associated gut microbiota showed some significant but weak correlations, probably due to the low number of samples analyzed. Discussion and conclusion: Results showed, for the first time in CIPO patients, a specific colon-associated MAM, an altered expression of genes related to intestinal serotonin pathway and significant, but weak, interconnections between the microbiota and serotonin-related
genes expression, indicating that alterations in this pathway seem to be related to the altered MAM. A possible malfunctioning in the 5-HT pathway, maybe linked to or triggered by an altered microbiota, could be a mechanism underlying the intestinal motility disorder in CIPO patients. Our results could also represent the first step to design a new therapy targeting the microbiota or targeting the serotonin pathways, improving treatment outcomes and quality of life for CIPO patients
Circadian rhythm and mental health relationships among nurses working night shifts in the era of COVID-19 pandemic
In tutto il mondo, molti infermieri lavorano durante la notte a rotazione o tempo indeterminato. Per migliorare l'allocazione del personale infermieristico, ridurre il carico di lavoro degli infermieri, migliorare le prestazioni lavorative e promuovere il benessere mentale tra gli infermieri nell'era della malattia da coronavirus del 2019, i turni dovrebbero essere organizzati sistematicamente e i lavoratori dovrebbero essere assegnati in modo coerente. Il sonno è un processo fisiologico vitale ampiamente controllato dall'orologio circadiano nel nucleo soprachiasmatico dell'ipotalamo anteriore. Il lavoro a turni può promuovere la desincronizzazione dei ritmi circadiani e aumentare il rischio di deterioramento cognitivo tra gli infermieri del turno di notte nel corso del tempo. L'intolleranza al turno di notte può riflettere differenze individuali nella reattività alla desincronizzazione interna. Lo scopo di questo studio era determinare la prevalenza di nicotina, caffeina, cannabis, farmaci che favoriscono il sonno e consumo di alcol in un campione di infermiere che lavoravano nei turni notturni nella provincia di Saskatchewan, in Canada. Inoltre, l'associazione tra qualità del sonno, ansia e depressione tra gli infermieri canadesi che lavoravano nei turni notturni nell'era COVID-19 Successivamente, sono state condotte una revisione sistematica e una meta-analisi per riassumere sistematicamente e valutare quantitativamente alcuni controllo e studi di coorte per determinare la relazione tra il lavoro notturno e il rischio di depressione negli infermieri. Tuttavia, per quanto riguarda le relazioni biologiche tra il lavoro notturno e il ritmo circadiano tra gli infermieri, è stata condotta un'approfondita revisione narrativa insieme a esperti del settore. Infine, per testare l'efficacia di alcuni interventi per migliorare le condizioni di lavoro degli infermieri, è stata condotta una revisione sistematica per valutare l'efficacia dell'esposizione alla luce intensa, modafinil e armodafinil per migliorare la vigilanza durante l'orario di lavoro tra gli infermieri del turno di notte.
Nello studio pilota, ventidue infermieri registrati di età compresa tra 25 e 65 anni che lavorano turni notturni permanenti o a rotazione hanno partecipato a un sondaggio online dall'11 aprile al 15 luglio 2022. Successivamente è stata effettuata una ricerca sistematica attraverso i database elettronici PubMed, Scopus e Web of Science dall'inizio al 30 settembre 2022, per gli studi che hanno riportato una relazione tra il lavoro notturno stimato e la depressione negli infermieri. I risultati sono stati misurati utilizzando l'odds ratio (OR) e il corrispondente intervallo di confidenza al 95% (CI). La statistica I2 è stata utilizzata per valutare l'eterogeneità. La tecnica Grading of Recommendations Assessment, Development, and Evaluation è stata utilizzata per valutare la qualità delle prove e la scala Newcastle-Ottawa è stata utilizzata per valutare la qualità metodologica di ciascuno degli studi inclusi. Abbiamo determinato la relazione complessiva tra le notti lavorative e l'insorgenza della depressione. È stata condotta una ricerca bibliografica utilizzando i database elettronici PubMed e Scopus. I criteri di selezione includono studi pubblicati in inglese tra il 1997 e il 2021 che hanno esaminato l'impatto del lavoro notturno sulla salute mentale degli infermieri. È stata condotta una ricerca bibliografica utilizzando i database elettronici PubMed, Scopus e Web of Science riguardanti gli articoli relativi agli interventi sul posto di lavoro per migliorare lo stato di veglia tra gli infermieri che lavorano nel turno di notte utilizzando i seguenti titoli di argomenti medici: ((((Esposizione alla luce intensa) O farmaci per la veglia ) E Infermieri E Turni notturni)). Le ricerche bibliografiche sono state completate il 5 gennaio 2021. Sono stati inclusi solo gli articoli pubblicati in inglese.
I risultati dello studio pilota condotto in Canada hanno mostrato una forte associazione positiva tra disturbi del sonno e depressione: r (19) = 0,50 [p = 0,029, 95% CI, 0,06, 0,78]. È stata trovata una correlazione positiva tra livelli più elevati di ansia segnalata e disturbi del sonno, r (19) = 0,69 [p = 0,001, 95% CI, 0,34, 0,87]. C'era una correlazione positiva tra la depressione e l'esaurimento professionale: r (17) = 0,56 [p = 0,021, 95% CI, 0,10, 0,82]. L'ansia era significativamente correlata all'esaurimento professionale r (17) = 0,65 [p = 0,005, 95% CI, 0,24, 0,86] e alla depersonalizzazione r (17) = 0,52 [p = 0,005, 95% CI, 0,06, 0,80], ma non significativamente correlato alla realizzazione personale r (17) = -0,34 [p = 0,185, 95% CI, -0,70, 0,17]. In conclusione, un campione di infermiere canadesi che lavoravano nei turni notturni nella provincia di Saskatchewan durante la pandemia di COVID-19 ha mostrato una significativa relazione positiva tra disturbi del sonno, ansia e depressione. Inoltre, la maggior parte degli infermieri ha riferito di utilizzare almeno una o più delle seguenti sostanze: farmaci che favoriscono il sonno, nicotina, alcol e cannabis. Per quanto riguarda l'esito della revisione sistematica e della meta-analisi Un totale di 20 studi sono stati inclusi nella revisione sistematica. Inoltre, otto studi sono stati inclusi nella meta-analisi a causa del loro uso comune dell'OR come misura dell'effetto. Gli 8 studi hanno fornito una stima complessiva che indica un'associazione statisticamente significativa tra il lavoro notturno e la depressione tra gli infermieri (OR = 1,49 95% CI: 1,26, 1,76). Lo studio della letteratura sul disallineamento circadiano tra gli infermieri del turno di notte ha mostrato che i ritmi circadiani interrotti e la scarsa qualità e quantità del sonno sono stati identificati come due degli elementi più significativi negli effetti a lungo termine del lavoro del turno di notte sulla salute mentale degli infermieri. Lo studio sulla vigilanza degli infermieri ha mostrato che l'esposizione alla luce intensa è utile per migliorare la vigilanza durante il turno di notte. L'armodafinil o il modafinil assunto prima dell'inizio del lavoro notturno, invece, è efficace nel trattamento dell'eccessiva sonnolenza associata al disturbo del sonno da lavoro a turni. Inoltre, armodafinil, l'enantiomero R di modafinil, sembra avere effetti più duraturi rispetto a modafinil.
In conclusione, esiste una relazione significativa tra il lavoro notturno, i disturbi del sonno e del ritmo circadiano legati al lavoro notturno e il rischio di depressione e ansia negli infermieri. Ciò indica che gli infermieri che lavorano nei turni notturni hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione, ansia o entrambi
In Vitro and In Vivo Antimicrobial Activities of Gallium Nitrate against Multidrug-Resistant Acinetobacter baumannii
Multidrug-resistant Acinetobacter baumannii poses a tremendous challenge to traditional antibiotic therapy. Due to the crucial role of iron in bacterial physiology and pathogenicity, we investigated iron metabolism as a possible target for anti-A. baumannii chemotherapy using gallium as an iron mimetic. Due to chemical similarity, gallium competes with iron for binding to several redox enzymes, thereby interfering with a number of essential biological reactions. We found that Ga(NO3)(3), the active component of an FDA-approved drug (Ganite), inhibits the growth of a collection of 58 A. baumannii strains in both chemically defined medium and human serum, at concentrations ranging from 2 to 80 mu M and from 4 to 64 mu M, respectively. Ga(NO3)(3) delayed the entry of A. baumannii into the exponential phase and drastically reduced bacterial growth rates. Ga(NO3)(3) activity was strongly dependent on iron availability in the culture medium, though the mechanism of growth inhibition was independent of dysregulation of gene expression controlled by the ferric uptake regulator Fur. Ga(NO3)(3) also protected Galleria mellonella larvae from lethal A. baumannii infection, with survival rates of >= 75%. At therapeutic concentrations for humans (28 mu M plasma levels), Ga(NO3)(3) inhibited the growth in human serum of 76% of the multidrug-resistant A. baumannii isolates tested by >= 90%, raising expectations on the therapeutic potential of gallium for the treatment of A. baumannii bloodstream infections. Ga(NO3)(3) also showed strong synergism with colistin, suggesting that a colistin-gallium combination holds promise as a last-resort therapy for infections caused by pan-resistant A. baumannii
IN VITRO ACTIVITY OF TIGECYCLINE AGAINST MULTIDRUG-RESISTANT ACINETOBACTER BAUMANII
In vitro activity of tigecycline against multidrug-resistant Acinetobacter baumannii Alessandro Capone1†, Silvia D’Arezzo1†, Paolo Visca1,2,*† and Nicola Petrosillo1† on behalf of the Gruppo Romano Acinetobacter baumannii 1National Institute for Infectious Diseases ‘Lazzaro Spallanzani’, Via Portuense 292, 00149 Rome, Italy; 2Department of Biology, University Roma Tre, Viale Marconi 446, 00146 Rome, Italy Keywords: antibiotics, GAR-936, glycylcyclines, tetracyclines *Correspondence address. Molecular Microbiology Unit, National Institute for Infectious Diseases ‘Lazzaro Spallanzani’, Via Portuense 292, 00149 Rome, Italy. Tel: þ39-0655176347; Fax: þ39-0655176321; E-mail: [email protected] †All authors equally contributed to this work
Responsabilità professionale: considerazioni medico-legali in merito ad un caso di morte in soggetto affetto da mesotelioma.
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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