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    Una didattica "spettacolare"

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    Il testo si inserisce all’interno di un’ampia raccolta ragionata di lavori di ricerca svolti sia all’interno dei corsi di scenografia da me tenuti nella Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano dal 2001, sia nell’ambito di sperimentazioni e studi svolti personalmente o in collaborazione con Arsenale Lab (Gruppo di ricerca sui temi della rappresentazione, sviluppato tra Politecnico di Milano e Teatro Arsenale di Milano). In particolare, nel libro, viene posta l’attenzione sulle scenografie teatrali, che meglio di altri lavori mettono in risalto un particolare rapporto tra didattica e ricerca, pratiche delle quali il testo descrive i processi di vicendevole contaminazione. E’ la condizione contemporanea nella sua interezza ad avere adottato una nuova ed incalzante idea di contaminazione, cui consegue un’idea di moltitudine, di interdisciplinarietà, di sovrapposizione e di sincronicità, obbligandoci ad una inversione dell’ordine che normalmente orienta lo studio, la ricerca e la indispensabile trasmissione del sapere. Non si tratta però di immaginare una didattica più sperimentativa, o di introdurre nuovi pragmatismi nell’insegnamento, semmai, si tratta di pensare alla didattica come reale luogo di ricerca e sperimentazione, avvalendosi di nuove e diverse connessioni di significato. Il tema dello spazio scenografico, oggetto della ricerca, che in ultima analisi è uno spazio architettonico a tutti gli effetti, a partire da queste condizioni preliminari, si completa espandendosi oltre i suoi limiti fisici, includendo esperienze e saperi, flussi materiali e immateriali, persone e cose, comunicazione e scambi. E’ un atteggiamento inclusivo, unito ad una nuova capacità di osservare le cose in modo sincronico che sperimenta ampi sistemi di connessione, dove al sapere si unisce l’applicare, alla ricerca la sperimentazione, alla trasmissione della conoscenza la professionalità del fare

    La domesticità immaginata dello spazio abitato

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    Negli spazi delle nostre città è oggi possibile riconoscere una molteplicità di espressioni creative e progettuali, portate avanti da ogni persona, che sia pure nel loro carattere eterogeneo ed estemporaneo, sono in grado di rispondere agli stimoli e ai cambiamenti imposti dalle pressioni della contemporaneità. Durante l’esperienza del primo lockdown questa progettualità diffusa è emersa in maniera prepotente e visionaria, rivelando un cambiamento profondo nel rapporto tra gli abitanti e il proprio spazio, aprendo inedite prospettive progettuali dentro e fuori dalla casa. A partire da queste nuove e diverse condizioni si sono generati processi costitutivi dell’architettura e degli spazi abitati che superano il concetto classico di edificare. Abitiamo un’architettura non soltanto per le sue qualità spaziali e materiche, ma anche per la sua capacità di attrarre verso di sé una molteplicità di tecniche, di reti, di piattaforme immateriali e di usi diversi. Ne derivano spazialità sovrapposte e compresenti, su cui è possibile costruire un nuovo ordine e un diverso sistema di nessi logici che ci consentono di espande le nostre esperienze oltre i consueti limiti fisici. La nostra casa non è più soltanto uno spazio domestico, ma è anche luogo di immaterialità, di scambio e di comunicazione. Ma non cambia solo lo spazio in sé, nelle sue geometrie e nei suoi perimetri, quello che soprattutto cambia è la nostra stessa idea di spazio, l’immagine utile che gli attribuiamo in relazione alle nostre azioni

    Home-making. Tra ricordi e proiezioni del futuro

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    Dagli anni Sessanta del Novecento, in Olanda, si è sempre più diffusa tra i giovani l’abitudine di andare a vivere da soli, nel momento in cui decidevano di lasciare la casa di famiglia. Vivere da soli per un certo periodo prima di un matrimonio o una convivenza è oggi considerata un’esperienza positiva rispetto alla possibilità di sviluppare una personalità equilibrata, indipendente e matura. Ma alcuni decenni fa sposarsi era la sola opzione legittima per coloro che volessero dare vita a un nucleo abitativo indipendente. Mentre i conflitti tra genitori, figli e figlie, basati su questioni relative allo stile di vita avevano motivato il distacco dalla casa di famiglia delle generazioni degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta, all’inizio del secondo millennio la motivazione principale sembra piuttosto essere connessa al desiderio dei giovani di più privacy e indipendenza

    Verso la città gastrocratica? Nuove identità per i mercati alimentari

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    Il mercato tradizionale è comunemente inteso come uno spazio circoscritto e relativamente poco progettato al proprio interno dove si realizza un tipo di scambio di merci mediato dalla creatività e dall’intraprendenza di commercianti artigiani di fronte a un pubblico di clienti incontrati de visu. Da qualche decennio questo tipo di spazio commerciale sta andando incontro a significative innovazioni (organizzative, merceologiche, architettoniche, di pratica) che ne mutano buona parte del carattere, come vedremo anche in questo saggio. Come conseguenza, il mercato sta riscuotendo un rinnovato interesse nell’ambito delle politiche urbane. Come per lo studio di altri tipi di spazi commerciali (ad esempio, Miller, Jackson e Rowlands 1998), è interessante comprendere come le risorse materiali e sociali dei mercati siano rimesse in gioco da una serie di pratiche eterogenee che essi stimolano: da quelle dell’andar per compere al loro interno o nel quartiere circostante o persino in altre città, a quelle stimolate dalle politiche che li interessano, alle pratiche di tipo progettuale-architettonico

    Shared House and Collaborative Living. An Age-Old Innovation

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    In the last twenty years, from the specific topic of Housing the attention has moved to the Living Environment (in Italian Abitare, in French Habiter), that concerns the city, public space, and participation in social life. Living settlements are now required to be sustainable and multi-functional, and to provide freely accessible spaces for public use. The focus on environmental and social sustainability is very important today. Now we have new housing requirements, some of them as a consequence of the pandemic

    Progetti e ricerche, al tramonto del supermodernismo

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    Questo testo cerca di indicare gli elementi che incidono con maggior forza sulla cultura architettonica e che definiscono gli aspetti significativi e innovativi dell’agenda di questi anni. Per introdurre i temi il testo utilizza degli scenari progettuali; è una maniera esplicita per mettere in evidenza il legame, indissolubile e vitale, tra i due ambiti operativi che, insieme, garantiscono la continuità e l’energia della cultura architettura: la riflessione teorica e il progetto

    Analysis of the volatile fraction of “Pesto Genovese” by Headspace Sorptive Extraction (HSSE)

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    The aim of this study was to evaluate the effect of the addition of carnosic acid on the oxidative stability of virgin olive oil. Two different amounts of carnosic acid (0.01 and 0.1 g/100 g oil) and two different temperatures (accelerated aging temperature, 60 °C; deep frying temperature, 180 °C) were considered. The influence of carnosic acid and heating time on the stability of the oils was studied by experimental design. The results obtained at 60 °C showed a dose dependent inhibition in the formation of primary and secondary oxidation products and a dose dependent enhancement of radical scavenging activity, which was only less significantly influenced by heating time. On the contrary, at 180 °C no protective effect against lipid oxidation was observed and the radical scavenging activity was practically zeroed by heating, probably as a consequence of a fast decomposition of carnosic acid
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