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    Museo del fiume a Nazzano

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    Progetto per il museo del fiume a nazzano (roma

    Pietro Barucci Architetto Autore: Ruggero Lenci Recensione di Luigi Prestinenza Puglisi In: Edilizia e Territorio, 18-23 gennaio 2010, p. 8

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    Piero Barucci, sulla cui opera e' appena uscita una monografia della Electa curata da Ruggero Lenci, e' stato il protagonista di una lunga stagione dell’architettura italiana, iniziata con il conseguimento della laurea nel luglio del 1946 e completata con la chiusura dello studio nel 2003, dopo oltre cinquanta anni di attività e una quantità impressionante di progetti, soprattutto nel campo dell’edilizia residenziale pubblica. Tra le sue realizzazioni vi sono interventi per il primo (1949-1956) e secondo settennio (1956-1963) del piano Ina Casa. Le numerose opere romane con un quartiere per 412 alloggi a Spinaceto (1966), edifici di edilizia sperimentale al Tiburtino sud (1971), il quartiere Torrevecchia (1978), comparti abitativi a Tor Bella Monaca (1980) e il quartiere Quartaccio (1984). E poi numerosi piani di edilizia residenziale e servizi a Napoli, a seguito del terremoto del 1980. Il lavoro per il quale Barucci e' più famoso, e' il più controverso. Si tratta del quartiere romano Laurentino 38. E’, infatti, additato da molti come uno dei mostri edilizi realizzati nella capitale a partire dagli anni settanta insieme con il Corviale di Mario Fiorentino e Vigne Nuove di Lucio Passarelli. E fa parte di un girone più ampio di dannati che include il quartiere Zen di Vittorio Gregotti a Palermo. A rendere celebre il Laurentino ha contribuito la vicenda dei ponti, cioè le attrezzature destinate a servizi che avrebbero dovuto caratterizzare il nuovo quartiere. L’idea che portò alla loro invenzione era costruire un lungo anello stradale punteggiato da una decina di corposi nuclei residenziali ciascuno dei quali, a sua volta, si poneva a cavallo di questo anello stradale grazie a un ponte destinato ai servizi. Ogni ponte serviva quindi il nucleo residenziale di sua competenza, ma tutti insieme, posti in sequenza lungo la strada, vertebravano lo spazio pubblico del quartiere. I ponti non funzionarono mai. Furono subito occupati e trasformati in abitazioni precarie, diventando oltretutto, a causa delle provenienze sociali degli occupanti, luoghi degradati e pericolosi. E il fulcro funzionale e simbolico del quartiere che avrebbe dovuto attrarre gli abitanti inducendoli alla socialità, divenne proprio il luogo che li repelleva. La storia, come succede per tutte le vicende in cui sono coinvolti soggetti pubblici, si trascinò penosamente per anni, finchè non si decise di intervenire nel più semplice e quindi nel peggiore dei modi. Abbattendo alcuni ponti e snaturando il quartiere, che adesso ha perso le caratteristiche originarie ma non ha acquistato quelle di un insediamento alternativo credibile. La vicenda del Laurentino rappresenta una ferita ancora aperta all’interno della cultura architettonica nazionale. Lo testimoniano anche i testi a corredo del libro, firmati da Ruggero Lenci, Leonardo Benevolo, Alessandra Muntuoni, Giorgio Muratore e Franco Purini. Mette in luce, infatti, la distanza che esiste tra la teoria e la pratica, tra ciò che agli occhi degli architetti appare come progressista e ciò che effettivamente si dimostra come tale. A volte occorrono anni perché un edificio o un quartiere innovativo possa essere capito dai propri abitanti e si sviluppino le forme di gestione degli spazi previste dai loro ideatori. Così e' successo, per esempio, all’Unità di abitazione di Le Corbusier di Marsiglia che ha cominciato a funzionare solo dal momento in cui si e' trasformata in un condominio rigidamente organizzato oppure al quartiere Olimpico a Roma che dopo anni di penoso degrado, e' tra i più appetibili della capitale, grazie anche alla realizzazione del vicino auditorium disegnato da Renzo Piano. Ma molte volte, il tempo non basta. Mi sembra difficile che il Corviale, lo Zen o Vigne Nuove possano essere mai redenti da un uso virtuoso. Sarà questa la sorte del Laurentino e di altri progetti di edilizia residenziale pubblica disegnati da Barucci? Non saprei francamente rispondere. A guardarli adesso, molti piani disegnati tra gli anni settanta e ottanta sembrano datati e legati a una stagione in cui la necessità economica e l’ideologia non sempre contribuirono a realizzare una città nella quale avremmo piacere a vivere. Tuttavia, come mostrano le pagine del libro, corposo e ricchissimo di informazioni,i complessi di Barucci si caratterizzano per una cura, un’intelligenza tecnologica e un’attenzione progettuale che non si può liquidare sbrigativamente. Prova ne sia che in altri progetti, dove l’ansia dei costi e dei tempi, e soprattutto la pressione dell’ideologia, non erano così incalzanti, Barucci ha realizzato opere più memorabili. Penso per esempio al centro direzionale di Piazzale Caravaggio a Roma (1962), che, come ha notato giustamente Alessandra Muntoni, e' ancora oggi una delle poche, grandi e dignitose opere di architettura contemporanea della Capitale. Ruggero Lenci, Piero Barucci Architetto, Electa, Milano 2009. Pagg.392. Testi di: Piero Barucci, Leonardo Benevolo, Alessandra Muntoni, Giorgio Muratore, Franco Purin

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

    Author Index

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    koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist

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    We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used

    leggerezza vetrosa per n! studio

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    Progetti n! studio,Ferrini-Stella con testo critico a fronte dei curatori dell'inserto della rivist
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