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Il problema del Bigio Antico e del Bigio Morato: contributo allo studio delle cave di Teos e di Chios.In “Marmi antichi II: cave e tecnica di lavorazione, provenienze e distribuzione”, (a cura di P. Pensabene)
Reimpiego e progettazione architettonica nei monumenti tardoantichi di Roma
E' lo studio, articolato su più registri, dell'Arco di Costantino a Roma: analisi archittetonica, studio dei rilievi e delle decorazioni archittetoniche, analisi delle provenienze dei singoli elementi riutilizzati che compono l'edificio, ricerche sul modo di lavorare delle maestranze costantiniane
P. Pensabene, M. A. Rizzo, M. Roghi, E. Talamo, Terracotte votive dal Tevere
Pailler Jean-Marie. P. Pensabene, M. A. Rizzo, M. Roghi, E. Talamo, Terracotte votive dal Tevere. In: Annales. Économies, Sociétés, Civilisations. 38ᵉ année, N. 4, 1983. pp. 957-958
Reimpiego e progettazione architettonica nei monumenti tardoantichi di Roma (II)
Problemi del reimpiego in età tardoantica di decorazioni architettoniche in marmo provenienti da monumenti ed edifici "spoliati". Ricostruzione degli elementi strutturali e decorativi che compogono la struttura dell'Arco di Giano
P. Pensabene, M. A. Rizzo, M. Roghi, E. Talamo, Terracotte votive dal Tevere
Pailler Jean-Marie. P. Pensabene, M. A. Rizzo, M. Roghi, E. Talamo, Terracotte votive dal Tevere. In: Annales. Économies, Sociétés, Civilisations. 38ᵉ année, N. 4, 1983. pp. 957-958
Teniche costruttive e modalità di inserimento dell'apparato decorativo
All'interno del volume, curato insieme a P. Pensabene, l'aurice si occupa dei singoli elementi decorativi e scultorei presenti sull'Arco e delle modalità di assemblaggio utilizzate per la messa in opera di materiale assai eterogeneo per qualità e cronologia. L'unità dell'insieme dipende dalla grande capacità delle maestranze tardo antiche di trattare il riuso, riadattando membrature architettoniche e rilievi più antichi alle esigenze di nuove ed innovative architetture
Prefazione
L'introduzione al volume di Marco Podini dedicato alla decorazione architettonica ellenistica e romana della Caoni (Epiro settentrionale, odierna Albania) è scritta con uno dei massimi specialisti sul piano internazionale nello studio di questo tipo di materiali. Deliniea succintamente gli scopi del volume, il metodo impiegato, il vasto materiale esaminato, le conclusioni di ordine storico e archeologico cui giunge l'autore. La valutazione costituisce un ulteriore apporofndimento critico sulla materia, nel caso specifico mai esaminata con questa vastità d'impianto e di interessi
Il cantiere e il reimpiego nella Cattedrale di Civita Castellana
Il caso della cripta della Cattedrale di Civita Castellana fornisce alcuni spunti per un’interpretazione delle modalità costruttive in un cantiere in cui si impiega materiale d’uso primario e soprattutto di reimpiego. Tali modalità si articolano fra scelte di natura economica, di ricerca cromatica e plastica (sia nella cripta che nel portico della medesima Cattedrale), nonché evocativa della classicità, del primo cristianesimo e forse anche delle fasi più antiche della chiesa. L’organizzazione del cantiere medievale si manifesta in questo caso come successione di fasi essenziali di approvvigionamento dei materiali, d’uso primario e di reimpiego, di modalità della messa in opera che partono da un progetto e che possono subire modifiche in corso d’opera a seconda dei procedimenti costruttivi e delle difficoltà che man mano s’incontrano. L’analisi è stata condotta mediante l’osservazione puntuale soprattutto dei materiali reimpiegati e l’interpretazione della cronologia delle spoglia e delle rilavorazioni medievali all’atto della messa in opera. Le spoglie, come è ovvio non sono da considerare in blocco semplicemente antiche; si è cercato piuttosto di distinguere i pezzi di età romana – in questo caso di produzione occidentale o orientale - o del periodo dell’occupazione ostrogota, bizantina e longobarda, formulando giudizi stilistici che hanno consentito di distinguere tra officine locali, regionali e urbane e offrire un contributo alla storia costruttiva della Cattedrale di Civita Castellana attraverso la valutazione dell’influenza che l’utilizzo delle spoglie architettoniche ha operato sul cantiere.The case of the crypt of the Cathedral of Civita Castellana provides some ideas for an interpretation of the construction methods at a construction site where the material is used for primary use and especially for re-use. These modes are divided between the choices of an economic nature of chromatic and plastic (both in the crypt in the cathedral porch of the same), as well as evocative of classical, early Christian and perhaps also the most ancient phases of the church. The organization of the medieval construction is manifested in this case as a succession of key stages of procurement of materials, use of primary and re-use of modes of implementation starting from a project that may change in the course of work depending on the manufacturing processes and the difficulties that gradually come together. The analysis was conducted by observation especially timely materials reused and the interpretation of the history of medieval strips and rework at the time of installation. The remains, of course not be considered en bloc simply old, has sought instead to distinguish the pieces from the Roman period - in this case the production of western or eastern - or the period of the Ostrogoth, Byzantine and Lombard, making judgments stylistic workshops have made it possible to distinguish between local, regional and urban areas and offer a constructive contribution to the history of the Cathedral of Civita Castellana through the evaluation of the influence that the use of architectural remains has been active on the site
Determinazione della provenienza dei marmi usati per alcuni monumenti antichi di Roma. In “Marmi antichi II: cave e tecnica di lavorazione, provenienze e distribuzione”, (a cura di P. Pensabene)
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