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La malattia ossea metastatica. Strategia della diagnostica per immagini
Le metastasi scheletriche rappresentano la maggior parte dei tumori maligni dell'osso. Esse si manifestano soprattutto negli adulti, specie in età avanzata. Nell'uomo, le metastasi più comuni sono quelle del cancro prostatico (60%), nella donna quello della mammella (70%). Altri istotipi primitivi sono: polmone, rene, tiroide, tubo digerente, vescica, cute. La colonna vertebrale e la pelvi sono le sedi più colpite, perché ricche di midollo osseo. L'aspetto radiografico è in prevalenza osteolitico; seguono la forma addensante, quella mista, le forme litiche ad evoluzione mista e quelle eburnee ad evoluzione litica. Il sintomo principale è il dolore; tuttavia molte metastasi sono asintomatiche. Le complicanze più gravi sono le fratture patologiche e le compromissioni nervose.
Il trattamento clinico dei pazienti con metastasi scheletriche necessita di modalità di imaging capaci di rilevarne la lesione, descriverne la sede anatomica e facilitarne la biopsia (eco- o TC-guidata) per la tipizzazione istologica. Queste tecniche sono differenziabili tra loro sulla base della propria sensibilità e specificità; tuttavia nessuna di esse ‹ quando impiegata da sola ‹ possiede la capacità di una diagnosi onnicomprensiva. Pertanto è indispensabile la cooperazione multidisciplinare per lo screening, l'impostazione terapeutica ed il follow-up. In altre parole, qual è l'efficacia dei nuovi test diagnostici rispetto a «quelli vecchi»? Di frequente le «nuove» procedure non sostituiscono quelle «vecchie», ma aggravano il lavoro diagnostico ed aumentano i costi di gestione, senza un effettivo miglioramento della «condizione» del paziente. Pertanto, scopo del presente lavoro è la proposta di un «algoritmo» procedurale diagnostico, ragionevole ed efficace, applicabile in maniera differenziata a pazienti oncologici asintomatici e sintomatici per metastasi scheletriche.
La scintigrafia ossea total body è l'esame di prima scelta nei pazienti asintomatici, in cui si suppone fondatamente la presenza di metastasi scheletriche. Tuttavia la scintigrafia, anche se molto sensibile, è poco specifica. Di fronte ad una sua risposta negativa, i pazienti dovranno essere «rivalutati»: se la clinica permane negativa, l'iter diagnostico può fermarsi. Al contrario, nei pazienti con scintigrafia positiva o in quelli con sintomi locali e/o dolore l'esame successivo è quello radiologico convenzionale (radiografia e TC): il risultato può essere negativo (per la sensibilità decisamente bassa della radiologia convenzionale), dubbio (in questo caso è necessaria la biopsia ossea) oppure la causa della sintomatologia non è da riferirsi a lesioni replicative (artrosi ed altre malattie degenerative). La TC rappresenta una metodica eccellente per valutare l'estensione della lesione, soprattutto in sedi difficili da studiare con le tecniche tradizionali (colonna vertebrale, bacino). Prima della biopsia ossea s'inserisce la RM, che è oggi l'unica metodica che consenta lo studio diretto del midollo osseo. Essa è stata impiegata soprattutto nello studio dei tumori secondari del rachide. I limiti della RM sono legati alla non specificità del segnale ed al fatto che non tutto lo scheletro può essere studiato
The crowned dens sindrome. Evaluation with CT imaging. La sindrome del "dente incoronato". Valutazione diagnostica mediante TC
Purpose.
The purpose of this study was to verify the value of computed tomography (CT) in the diagnosis of the "crowned dens" syndrome, not only in crystal deposition diseases, but also in other rheumatic or nonrheumatic conditions.
Materials and methods.
Thirty-eight patients (15 men and 23 women; mean age 55 years; age range 35–79) with neck pain were examined and divided into two groups: (1) patients already identified as rheumatic and referred for further investigation of the atlantoaxial region; (2) patients with symptoms confined to the cervical spine, with inconclusive radiographic findings. Unenhanced CT of the cervical spine (Tomoscan SR 7000 Philips, Eindhoven, Netherlands) was performed in all patients. There were 11 cases of rheumatoid arthritis (ten women and one man), two calcium pyrophosphate dihydrate crystal deposition disease (both women), one of systemic sclerosis (a woman), one of osteoarthritis (a man), one of seronegative arthritis (a man), four of neoplasm (one woman and three men) with suspected cervical involvement, one (a man) of haematological disease (lymphoma), one (a woman) of menopausal osteoporosis, ten (five men and five women) of recent or previous trauma with suspected involvement of the skull base and first cervical vertebrae and six of unknown painful cervical dysfunction (three men and three women).
Results.
CT demonstrated calcific deposits around the dens in 12 patients (three men and nine women), in the transverse and alar ligaments, and in the anterior atlantooccipital membrane. CT revealed horseshoe- or crown-like calcification surrounding the odontoid process. In our series, other rheumatic diseases, especially rheumatoid arthritis, showed similar irregular calcifications of the atlantoaxial joint. Discussion. In calcium pyrophosphate dihydrate (CPPD) crystal deposition disease, the spine may be the only site of involvement, generally asymptomatic. Crystals located in the transverse ligament of the atlas give rise to the crowned dens syndrome, usually in patients affected by severe degenerative lesions of the atlantoaxial joint and peripheral chondrocalcinosis. Symptoms may be absent, or a neurological compressive syndrome may develop. Symptoms tend to worsen with age. The diagnosis is not always easy, as the symptoms are similar to those of other diseases, such as meningitis, cervicobrachial pain, occipitotemporal headache, calcific tendinitis of the longus colli muscle, spondylodiscitis and retropharyngeal abscess.
Conclusion.
CT is the gold standard in identifying crowned dens syndrome, as it is able to depict the shape and site of calcification and any bone erosions. Radiography of other joints (wrist, knee, pubic symphysis) may help to ascertain whether the disease is due to calcium pyrophosphate dihydrate or hydroxyapatite crystals, and is therefore recommended for routine patient management. Magnetic resonance imaging (MRI) is indicated for the study of neurological complications
Ruolo della tomografia computerizzata nella diagnosi della malattia ossea del mieloma multiplo
Scopo: valutare il ruolo della TC nella diagnosi e nel trattamento del mieloma multiplo (MM) e di indagare se i risultati CT possono influenzare l'approccio clinico, la prognosi e il trattamento.
DISEGNO DI STUDIO E PAZIENTI: Abbiamo esaminato i risultati relativi a 273 pazienti affetti da MM sottoposti a TC dal giugno 1994, a dicembre 1996. I pazienti erano 143 uomini e 130 donne (età media: 65 anni): 143 erano allo stadio I, 38 stadio II e 92 in stadio III secondo la classificazione clinica Durie e Salmon. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a esami del sangue, radiografia della colonna vertebrale e TC, quest'ultima con serie 5 mm scansioni su più corpi vertebrali. L'unità TC era un Philips Tomoscan SR 7000.
RISULTATI: La TC ha mostrato lisi focali in alcuni corpi vertebrali (4 casi), dove la radiografia convenzionale aveva mostrato solo osteopenia aspecifica. La TC ha anche raffigurato il coinvolgimento dell'arco vertebrale e di un processo in 3 casi con il segno peduncolo vertebrale. Inoltre, la TC si è dimostrata superiore alla radiografia nel mostrare la diffusione delle masse mielomatose nei tessuti molli in un caso con lesione solitaria nell'osso pubico sinistra, che ha facilitato la successiva biopsia. Per quanto riguarda le localizzazioni extraossee, la TC ha dimostrato lesioni nei tessuti molli toracici (1 donna) e pelvica (1 uomo), segno del coinvolgimento di masse mielomatose che penetrano nei tessuti circostanti. Nella nostra serie, solo un caso di mieloma osseo osteosclerotico è stato osservato nella pelvi, associato ad anomalie litiche.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI: Il ruolo della TC nella diagnosi e nella gestione di MM non è ancora ben stato valutato, in quanto questa tecnica dimostra l'estensione del tumore con maggiore precisione rispetto alla radiografia, ma i reperti TC non sembrano migliorare l'approccio clinico e la gestione terapeutica della malattia. Tuttavia, si consiglia la TC per alcune condizioni mielomatose, vale a dire: a) nei pazienti con dolore osseo focale, ma normali radiografie scheletriche, b) nei pazienti con proteina M, plasmocitosi del midollo osseo e mal di schiena, ma con una diagnosi MM inconcludente; c ) per valutare la diffusione nelle ossa nelle regioni che sono anatomicamente complesse o difficili da studiare con la radiografia tradizionale e di rappresentare il coinvolgimento dei tessuti molli, d) per la biopsia osse
La Xeroradiografia in scialografia
Sono descritti i vantaggi dell'applicazione della tecnica xeroradiografica nell'ambito della diagnostica contrastografica delle ghiandole salivar
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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