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Rapporto Finale 2011 Osservatorio Solvency II
Il processo di riforma dell’impianto regolamentare del settore assicurativo è stato condizionato da numerose componenti:
a) l’evidenza che i vincoli patrimoniali imposti con Solvency I e relativi ai rischi propriamente assicurativi erano scarsamente adeguati alle caratteristiche operative delle compagnie e soprattutto non tenevano in adeguata considerazione l’effetto dei rischi finanziari ed operativi del portafoglio aziendale;
b) l’esperienza maturata in ambito bancario con Basilea 2, con particolare riferimento
alla volontà di consentire anche alle imprese di assicurazione di dotarsi di modelli
interni di misurazione dei rischi e di assorbimento del capitale e alla logica di assessment e di dialogo con le autorità di vigilanza per una più raffinata calibrazione
dei rischi e della solvibilità;
c) la necessità di elevare il grado di consapevolezza del rischio assunto, mediante la
definizione del risk appetite da parte degli amministratori e la diffusione della cultura del rischio a tutti i livelli dell’organigramma.
Una prima lettura del testo di Solvency II, sia pure con le numerose differenze di possibile recepimento nazionale, evidenzia come i capitoli siano dedicati essenzialmente ai rischi di mercato, di controparte, vita, non vita, salute, ed operativi. Il presidio organizzativo della materia è direttamente, quindi, quello del risk management, e al conseguente riflesso per l’adeguatezza patrimoniale, o capital management. Un’analisi più approfondita, anche alla luce di quanto osservato nell’ambito del sistema bancario, si deve prevedere come il nuovo framework regolamentare produrrà un inevitabile impatto per diversi processi aziendali che sembrerebbero neutrali. La premessa della nuova normativa è quella di individuare tutte le voci di bilancio che possono alterare l’equilibrio aziendale. In particolare, sia pure in forma stilizzata, le voci che risultano considerate nello stato patrimoniale sono, nell’attivo, la riassicurazione, gli investimenti, gli investimenti in unit-linked, altre attività; nel passivo, le passività assicurative (best estimate e risk margin), le passività a fronte di unit-linked, altre passività e, ovviamente, il capitale. Un sistema che risulti adeguato a recepire i nuovi vincoli patrimoniali non possono limitarsi alla misurazione del requisito. Il loro calcolo, se effettuato sulla base degli approcci standard, non richiede peraltro competenze particolarmente sofisticate. Ciò che risulta sicuramente più complessa è l’individuazione delle implicazioni che Solvency II avrà per l’intero sistema di relazioni aziendali, sia all’interno dei processi, sia fra di loro. A tal fine, si è ritenuto fosse fondamentale approfondire queste implicazioni creando un Osservatorio in grado di monitorare sia lo stato dell’arte sia l’evoluzione, dei cantieri che coinvolgono alcune aree che si potessero ritenere decisive per il successo dell’implementazione del nuovo sistema di regole che non limiti alla sola “compliance” normativa, ma che risulti anche efficace in termini di redditività e valore creato per le imprese coinvolte. Le aree prese in considerazione sono state: l’organizzazione, l’information technology, il commerciale e la comunicazione. L’Osservatorio ha visto la costituzione di tavoli di lavoro (il primo per organizzazione e IT; il secondo per commerciale e comunicazione) con la partecipazione di responsabili ed esperti del settore, volti a evidenziare l’esperienza maturata e i progetti in essere, confrontando il ciclo di maturità dei cantieri e le prospettive. I gruppi di lavoro hanno permesso di confrontare anche l’evoluzione delle attività con due incontri svoltisi nel corso del 2011 per ciascun tavolo di lavoro. Infine, sulla base di un questionario inviato alle funzioni coinvolte delle compagnie assicurative, sono stati analizzati i dati emersi per confrontare i risultati emersi nei tavoli e generalizzare l’analisi all’industria nel suo complesso. In particolare sono stati precisati i requisiti minimi per il rispetto dei vincoli normativi e il processo che potrebbe portare alle soluzioni ideali per le aree interessate. Il report che presentiamo, frutto della collaborazione fra SDA Bocconi School of Management e CapGemini, costituisce il primo output della ricerca avviata, che si propone
di contribuire al dibattito nell’ambito del settore, di permettere un confronto nel tempo attraverso l’attività dell’Osservatorio che si svolgerà nei prossimi anni e, infine, allargare il
perimetro di analisi, analizzando anche ulteriori aree di impatt
Gli obiettivi e la metodologia della ricerca
Banche e assicurazioni necessitano oggi di competenze di marketing che negli anni passati non facevano parte del tradizionale bagaglio di strumenti manageriali del settore. Tali competenze, tuttavia, non possono essere mutuate tout court dalle aziende industriali e commerciali, ma devono essere adattate alle particolari specificità del contesto competitivo e dei modelli di business del mondo finanziario. Il libro – frutto del lavoro congiunto di esperti di marketing e di sistemi finanziari – fotografa lo stato dell’arte delle competenze di marketing nelle banche e nelle assicurazioni, individua le aree di miglioramento e indaga le priorità percepite dal management. Attraverso la presentazione delle migliori prassi e col sostegno di un’ampia indagine e molte interviste, affronta i seguenti aspetti: le competenze messe in campo, oggi e in prospettiva, il budget da assegnare e le soluzioni organizzative, le modalità più efficaci con cui condurre le ricerche di mercato, il ruolo del web marketing nel settore, le metriche più affidabili per misurare i ritorn
Firm Size and Compliance Costs Asymmetries in the Investment Services
Purpose – The purpose of this paper is to find out how effectively implemented are measuring approaches to compliance and whether there is a correlation between the measures implementation, financial specialisation and international activity. The authors evaluate if the regulatory framework implies a measure cost asymmetry, depending both on the proportionality principle and on the existence of different supervisors with an heterogeneous set of enforcement rules.
Design/methodology/approach – The analysis is based on a survey involving 84 financial firms (banks, investment companies and insurance companies). Two criteria have been used to interpret the results: the prevailing workability within international and domestic intermediaries; the intermediary typology, creating a distinction between banks other financial intermediaries (FIs) and insurance companies.
Findings – Italian financial firms are sensitive to minimise sanctions, but the reputational impact is becoming more important. International firms are more sophisticated than domestic ones for their ability to measure both the probability of non-compliance events and their severity. Banks show the highest attitude to adopt insurance or financial contracts to minimise the negative impact of non-compliant behaviours. Small FIs are late in measuring the exposure and losses due to non-compliance actions.
Originality/value – Four years after the Basel Document on compliance, a large percentage of firms is still managing the process within a function with different purposes; nevertheless, reputational impact has become more important. Small intermediaries show a lower attitude to implement a risk management approach, with a capital management sensitivity. This finding addresses the question about the existence of size effect which could reduce the compliance attitude
Compliance risk in the evolution of the investment services - characteristics, control tools and organizational issues
This research has looked at the present state and the progressive scenario of how banks and investment companies have put compliance into practice. It is the first time that in an empirical investigation, the subject of compliance risk focuses on the advancement of investment services, as defined by the Directive 2004/39/CE: 1) reception and transmission of order in relation of one or more financial instruments; 2) execution of orders on behalf of clients; 3) dealing on own account; 4) portfolio management; 5) investment advice; 6) underwriting of financial instruments and or placing of financial instruments on a firm commitment basis; 7) placing of financial instruments without a firm commitment basis; 8) operation of Multilateral Trading Facilities.
Thirty-five financial firms took part in this investigation which was carried out in banks and investment companies. Due to the large number and variety of the sample, it was possible to differentiate the results using a double set of criteria: 1) Financial intermediaries (FI) frequently working either internationally or domestically; 2) Intermediary typology, this is to say banks or other financial intermediaries (asset management companies and investment companies). The significance of the available data makes it possible to foresee a continuity to the research in the future so that operators can have an instrument of periodic observation into the matter
La protezione dei patrimoni
Il settore del wealth management necessita oggi di competenze che negli anni passati non facevano parte del tradizionale bagaglio di soluzioni, proposte alla clientela private da parte dei professionisti del settore. Il metodo di analisi dei bisogni del cliente e la capacità di individuare le soluzioni specialistiche più adatte sono le qualità che differenziano nel tempo la qualità del servizio erogato alla clientela. Il libro – frutto del lavoro congiunto di una squadra di esperti di wealth management – propone una strumentazione ampia di competenze, all’interno delle quali il professionista del settore può riconoscere le priorità percepite dalla propria clientela: il personal financial planning, l’asset allocation dei portafogli, la misurazione delle performances, gli investimenti alternativi e in commotidies, le indicazioni della finanza comportamentale, le soluzioni di private insurance, gli investimenti nell’immobiliare, l’art advisory, il tax planning, le tematiche successorie, l’utilizzo dell’intestazione fiduciaria e le logiche di protezione del patrimonio nel family business
Compliance function in banks, investment and insurance companies after MiFID
The risk of compliance comes from the failure to comply
with laws, regulations, rules, self-regulatory standards, and
codes of conduct. This article focuses on the evolving scenario
of the compliance function within banks, investment
and insurance companies operating in Italy. We developed
four areas of research questions: (i) Does the positioning
of the compliance function in the organizational structure
start “at the top”? (ii) Are roles attributed to the compliance
function coherent with the associated responsibilities? (iii)
Do firms implement measurement methodologies to minimize
their economic impact? (iv) Is the interaction between
the compliance function inside and outside the structure
appropriate for the aim of the compliance? Focusing on
the first question, almost half of our sample are reporting to
boards of directors. Regarding the responsibility assigned to
the compliance function, the function itself feels the need for
the compliance culture to be stronger and that it should be
a priority. A significantly higher number of financial players
have implemented methods to measure the risk. Regarding
the interaction in/out of the structure, the vast majority of intermediaries
believe that the compliance function could carry
out an active role for innovative processes in investment
services, but only a minority of the sample shows a virtuous
situation of a connection between the value system and the
compliance principles and the internal incentive system
Gli investimenti finanziari e la normativa tributaria. Il ruolo della consulenza fiscale.
Questo lavoro esamina la variabile fiscale come elemento che, insieme ad altri, caratterizza e qualifica l'attività di private banking. L'analisi descrive e commenta alcune zone del vigente ordinamento tributario italiano in materia di attività finanziarie, illustrandone i contenuti e le principali implicazioni per l'investitore individuale che opera in attività finanziarie
Investire in Hedge Funds
Il settore del private banking ha cambiato fisionomia e lessico negli ultimi anni. Le logiche di wealth management adottate nel settore sottolineano la necessità di porre al centro dell'offerta i bisogni del cliente, ferma restando la criticità delle competenze dei professionisti che gestiscono la relazione con il cliente private. L'attività di wealth planning permette al private banker di individuare le strategie espresse dal cliente, di pianificarle e di gestire la relazione in via continuativa. Questo approccio richiede al private banker lo sviluppo di competenze relative a una gamma ampia di soluzioni: dall'asset allocation degli investimenti mobiliari e alternativi al piano assicurativo-previdenziale, all'ottimizzazione del passivo, dalla pianificazione fiscale e successoria al piano immobiliare e all'art advisory
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