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    Lesioni secondarie

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    Le lesioni traumatiche cerebrali (TBI) sono classificate in primarie e in secondarie, a seconda della cronologia di comparsa e del meccanismo fisiopatologico che le genera. Le lesioni primarie – espressione fisiopatologica diretta del trau- ma cranico originario – compaiono al momento dell’impatto trau- matico e vengono distinte topograficamente in intra-assiali (contu- sione cerebrale, danno assonale diffuso, ematoma intracerebra- le) ed extra-assiali (emorragia/ematoma epidurale, subdurale, in- traventricolare). Le lesioni traumatiche secondarie compaiono a distanza di tempo variabile dall’evento traumatico e sono, in genere, la conseguen- za di un complesso meccanismo fisiopatologico scatenato dalle lesioni traumatiche primarie, potenzialmente prevenibili con un ef- ficace triage e un’efficiente monitorizzazione del paziente critico. Il trauma cerebrale è un evento patologico dinamico e progres- sivo; e le varie lesioni secondarie rappresentano i diversi possibili aspetti di un medesimo processo fisiopatologico vascolare, fisico e biochimico, innescato dalla lesione primaria a seconda della gravità di questa. Evidentemente, per massimizzare il recupero del paziente e per contenere quanto più possibile i danni successivi, è sul meccanismo patogenetico che occorre agire con finalità pre- ventiva. Fondamentali sono un attento e costante monitoraggio neuroradiologico ed emodinamico. Quest’ultimo comprende la valutazione di alcuni parametri quali l’ossigenazione cerebrale (Sat.%.o2), la pressione di perfusione cerebrale (CPP), la pres- sione intracranica (ICP), la pressione sistemica. L’assistenza al paziente con trauma cranio-encefalico richiede, pertanto, la tem- pestiva correzione dei parametri emodinamici tramite interventi farmacologici (idratazione iperosmolare, cauta iperventilazione, appropriata sedazione) ed eventualmente chirurgici (evacuazione di ematoma intracranico, craniotomia decompressiva, drenaggio liquorale). La gestione del trauma cerebrale è dunque focalizzata sulla prevenzione e sulla terapia del processo patologico alla base delle lesioni secondarie; il suo fine è sostanzialmente quello di mantenere una ottimale perfusione cerebrale

    Valutazione dei talami in pazienti con epilessia del lobo temporale: uno studio H-MRS e VBM ad alto campo (3T)

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    Purpose: Dati elettrofisiologici hanno da piu` tempo eviden- ziato il coinvolgimento del circuito talamo-corticale nell’e- pilessia del lobo temporale. Lo scopo di questo studio e` quindi quello di confermare, mediante spettroscopia di riso- nanza magnetica (H-MRS), l’ipotesi che vi siano alterazioni metaboliche che sottendono possibili disfunzioni neuronali a carico dei talami in pazienti affetti da epilessia del lobo temporale e valutare eventuali correlazioni con i dati volumetrici. Methods: Sono stati presi in esame 20 pazienti epilettici affetti da epilessia temporale (17 F, 3 M) e 20 controlli sani. Gli esami sono stati condotti su un apparecchio 3 Tesla (Discovery MR750w, g.e.). L’esame morfologico ha previsto oltre alle sequenze di base l’ acquisizione di immagini volumetriche 3D T1-w FSPGR (TE 3,7; TR 9,8; Inversion time 750 ms; Flip angle 12; NEX, 1; 256 256 matrix; 1,0 mm sections, FOV 256 mm, bandwidth 25.00 HZ/pixel). I voxel spettroscopici (PRESS, TR 2000 ms, TE 35 ms, 192 acquisizioni) sono stati posizionati su entrambi i talami sia nei pazienti che nei controlli. I dati grezzi di ogni spettro sono stati analizzati mediante il programma LCModel. L’analisivolumetrica(VBM)e`stataeffettuatamedianteun protocollo ottimizzato utilizzando il software SPM2. Result: I rapporti di Glx(Gluþ Gln)/Cr and Glu/Cr a livello dei talami sono risultati significativamente piu` alti nei pazienti rispetto aicontrolli sani (p < 0/.01). Correlazioni positive sono state rilevate tra Gln (glutammina) nel talamo sinsitro, il volume talamico omolaterale (r 1⁄4 0.648; p 1⁄4 0.043), ed il volume dell’ippocampo sinistro (r 1⁄4 0,794; p 1⁄4 0,006). Mentreunacorrelazionenegativae`statarilevatatraGln del talamo sinistro e la durata di malattia (r 1⁄4 0,671; p 1⁄4 0.034). Conclusion: La H-MRS aggiunge ulteriori evidenze del coin- volgimento dei talami nel network epilettico mesiale lim- bico-temporale e conferma il ruolo del circuto Glu-Gln nella disfuzione neuronale correlata. Viene inoltre confermato in vivo come la riduzione di Gln possa avere un ruolo chiave nell’eccitotossicita` corticale suggerendo possibili svi- luppi terapeutici

    Nucleo accumbens ed il suo possibile ruolo nella sindrome fibromialgica: studio volumetrico e dello spessore corticale

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    Purpose: La Sindrome Fibromialgica (FMS) e` una condizione dolorosa cronica caratterizzata da dolore muscolo scheletrico diffuso, stanchezza cronica, sonno non ristoratore, distress psicologico, dolorabilita` regionale specifica in assenza di altre apparenti cause di disturbo organico. Sebbene l’eziologia non sia chiara, numerosi dati suggeriscono che la patogenesi sia riconducibile a meccanismi di sensitizzazione centrale. Lo scopo di questo studio e` quindi quello di verificare la presenza di eventuali alterazioni volumetriche e dello spessore corticale in pazienti fibromialgici che possano sottendere eventuali dis- funzioni neuronali correlabili alla condizione dolorosa. Methods: Sono state valutate 12 pazienti di sesso femminile, eta` compresa tra 33-53 anni, con diagnosi di fibromialgia (secondo i criteri ACR del 1990) presente da almeno 3 anni, e sottoposte ad un esame di routine su un’apparechio 3.0 T (GE, Milwaukee, WI), con acquisizione di immagini volume- triche 3D T1-w FSPGR (TE 3,7; TR 9,8; Inversion time 750 ms; Flip angle 12; NEX, 1; 256 x 256 matrix; 1,0 mm sections, FOV 256 mm, bandwidth 25.00 HZ/pixel). Tutte le pazienti sono state sottoposte contestualmente a valutazione del FIQ (Fibromyalgia Impact Questionnaire), VAS (Visual Analogue Scale) e numero di tender points. L’analisi delle immagini volumetriche e` stata efettuata med- iante il programma di segmentazione automatica, Freesurfer. La valutazione statistica ha previsto il T-Test per il confronto tra i gruppi ed un test non parametrico di Sperman per la correlazione dei dati. Result: A causa dell’esiguo numero di pazienti non sono state trovare differenze statisticamente significative tra i gruppi. Una forte correlazione negativa e` stata rilevata tra il volume del nucleo accumbens sinistro la VAS (r 1⁄4 -0,640; p 1⁄4 0,025), e la FIQ (r 1⁄4 0,629; p 1⁄4 0,021). Conclusion: Il nucleo accumbens storicamente e` stato asso- ciato ai meccanismi di dipendenza, nell’elaborazione delle sensazioni di piacere e paura, oltre che all’insorgere dell’ef- fetto placebo. Pochi studi tuttavia finora hanno dimostrato il suo coinvolgimento nella percezione del dolore, ed in par- ticolare nella FSM. Questo studio aggiunge un’ulteriore evidenza che la perce- zione dolorosa nella FSM dipenda da una disfunzione di alcune aree cerebrali in cui anche il nucleo accumbens gioca un ruolo rilevante. Sindrome Fibromialgica, MRI, Volumetria Cerebral

    Caratteristiche neuroradiologiche dell’emicrania oftalmoplegica: descrizione di un caso pediatrico

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    SCOPO DEL LAVORO L’emicrania oftalmoplegica è definita come la paralisi di uno o più nervi cranici oculomotori che insorge durante o dopo un attacco di emicrania. Tratto distintivo di questa patologia è l’oftalmoplegia, con dolore retro o sopraorbitale, associata spesso a nausea e vomito. Cessata la cefalea, l’oftalmoplegia può durare per alcuni giorni e poi scomparire, ma dopo molti attacchi può persistere la paresi del muscolo extraoculare. Lo scopo di questo lavoro è quello di descrivere le caratteristiche neuroradiologiche tipiche dell’emicrania oftalmoplegica in un caso pediatrico. MATERIALI E METODI Si descrive il caso di un bambino di 9 anni che accede in pronto soccorso per insorgenza acuta di cefalea, diplopia e ptosi palpebrale all’occhio destro. All’ingresso viene eseguito esame obiettivo, TC cranio e RM encefalo con mezzo di contrasto (1.5T). Esegue RM di controllo a 2,12 e 24 mesi. RISULTATI Il Paziente si presenta sofferente, con riferita cefalea da qualche giorno, seguita dalla comparsa di diplopia e ptosi palpebrale destra. La TC e l’RM documentano ispessimento dell’emergenza del III nervo cranico di destra, caratterizzato da enhancement post-contrastografico dopo somministrazione di chelati del gadolinio. Trattato con terapia cortisonica, il bambino ha mostrato progressivo miglioramento clinico- radiologico, con pressochè completa regressione della sintomatologia e dell’enhancement nelle RM di controllo, pur mantenendosi l’ispessimento del nervo. I reperti descritti sono compatibili con diagnosi di emicrania oftalmoplegica in accordo a quanto descritto in letteratura. L’emicrania oftalmoplegica è un quadro clinico-radiologico caratterizzato da cefalea del tipo emicrania accompagnata o seguita nei giorni successivi da paresi di uno o più tra III, IV e/o VI nervo cranico, spesso reversibile e autolimitante. Tipicamente nel bambino, durante la fase acuta, la RM mostra ispessimento rotondeggiante o trapezoide e omogeneo enhancement del tratto cisternale del nervo coinvolto (di solito il III nervo cranico), con risoluzione pressoché completa dell’enhancement nel periodo quiescente. Tali reperti RM sono sostenuti dal fatto che l’attacco emicranico innescherebbe vasospasmo dei vasa nervorum con conseguente alterazione della barriera emato-encefalica (immatura e poco efficiente specie nel bambino e nella zona di emergenza del nervo). CONCLUSIONI L’emicrania oftalmoplegica è un quadro clinico-radiologico caratteristico a prognosi buona e autolimitantesi. La RM è una metodica di imaging fondamentale per la diagnosi di tale condizione. La conoscenza dei reperti tipici è importante per la corretta pianificazione terapeutica

    Abstract/Poster: Lipocoristoma dell’angolo ponto-cerebellare: un nuovo nome per una vecchia conoscenza;

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    SCOPO DEL LAVORO: I lipochoristomi sono rari tumori benigni (0.1% di tutti i processiespansivi dell’angolo ponto-cerebellare) che in passato si riteneva derivassero dalle cellule dellaprimitiva meninge e pertanto venivano definiti come lipomi dell’angolo ponto-cerebellare (o delcondotto uditivo interno). Oggigiorno sono più propriamente definiti come "coristomi lipomatosi" (olipocoristomi) poiché si è dimostrato che originano dal tessuto mesenchimale proprio del nervovestibolo-cocleare. Scopo del presente lavoro è quello di presentare dei casi di lipocoristoma alla lucedei dati oggi riportati nella più recente letteratura.MATERIALI E METODI: Saranno presentati casi di pazienti con riscontro, occasionale o aseguito di richiesta specialistica, di una lesione dell’angolo ponto-cerebellare e del condotto uditivointerno evidenziata da esame RM mirato effettuato con scanner da 1.5T compatibile conlipocoristoma. RISULTATI: I lipocoristomi sono risultati, in accordo con i dati riportati in letteratura,tipicamente ipodensi alle indagini TC, con segnale elevato nelle sequenze T1-pesate (prontamentesoppresso con sequenze di saturazione del segnale proveniente dal grasso) e tipicamente nessunpotenziamento del segnale nelle sequenze T1-pesate acquisite dopo somministrazione e.v. di mezzo dicontrasto paramagnetico. Nei casi di lipocoristomi a basso contenuto adiposo è stato possibileriscontrare un’intensità di segnale intermedia o francamente bassa in T1 con consensuale possibileriscontro di aree di accorciamento del T1 dopo somministrazione e.v. di mezzo di contrastoparamagnetico.CONCLUSIONI: Dalla valutazione effettuata, in accordo con quanto riportato in letteratura, lasemeiotica neuroradiologica del lipocoristoma è quella tipica di lesioni a contenuto omogeneamenteadiposo che si sviluppano, nel condotto uditivo interno o nella cisterna dell’angolo ponto-cerebellare,talvolta circondando le limitrofe strutture neuro-vascolari con frequenti aderenze. I lipocoristomi sonosolitamente asintomatici ma a volte possono esercitare effetto massa sulle strutture adiacenti conconseguente specifica sintomatologia. Sono caratterizzati da una lenta e solitamente asintomaticacrescita e spesso si consiglia un approccio conservativo con follow-up RM periodici

    Compressioni midollari da metastasi spinali Diagnosi neuroradiologica con apparecchiatura RM ad alto campo 3 Tesla

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    INTRODUZIONE. La colonna vertebrale è la seconda sede di localizzazione di lesioni secondarie, in pazienti con tumo- re maligno sistemico, dopo il cervello, in quanto tale inte- ressamento compare in circa il 5% dei pazienti. L’età media dei pazienti con questo tipo di lesioni è di 53-58 anni, ma si possono rilevare in tutte le età e la sede più spesso interessata è il tratto toracico. La diagnosi differen- ziale con altre lesioni è spesso difficile, a volte è necessa- ria la biopsia. Vengono presentati quadri neuroradiologici di lesioni metastatiche del rachide e l’indicazione all’uso delle diverse metodiche di studio con le problematiche di diagnosi differenziale. Gli esami sono stati effettuati prin- cipalmente con la TC (Tomografia Computerizzata) e con la RM (Risonanza Magnetica) ad alto campo 3.0 T whole- body scanner (General Electric Medical System Milwau- kee, Wisconsin). RISULTATI. La TC permette di rilevare facilmente la distru- zione osso, la rottura della corticale e la diffusione allo spa- zio paravertebrale. La RM è più sensibile nel rilevare meta- stasi dei corpi vertebrali e spazi extradurali, ma soprattutto evidenzia la molteplicità delle lesioni. Dall’esame dei diversi quadri RM presentati dai pazienti con metastasi del rachide emerge che le lesioni metastatiche sono polimorfe e senza caratteristiche di segnale specifiche che permetta- no di correlarle al tumore di origine. Il segnale è infatti: ipointenso in T1, ipo-, iso-, iperintenso in T2, ipointenso in T1 e T2 se addensanti. L’emorragia intralesionale è rara e dopo somministrazione di mezzo di contrasto (MDC) il pattern estremamente variabile: possono mostrare poten- ziamento dopo MDC intenso, medio o assente. Particolar- mente utili sono le sequenze Fat-sat (fat-saturation), se- quenze cioè che sopprimono il segnale del grasso, facendo risaltare la sostituzione del midollo osseo con tessuto neo- plastico. La somministrazione del MDC consente di: valu- tare l’interessamento delle strutture interne al canale verte- brale: meningi, midollo, radici, e l’interessamento delle strutture esterne al canale vertebrale: tessuti paravertebrali e l’alterazione della permeabilità dell’osso con l’uso di sequenze volumetriche-dinamiche. Queste sequenze messe a punto con apparecchiatura ad alto campo 3 Tesla consen- tono in misurare, durante il passaggio del mezzo di contra- sto, la variazione di permeabilità dell’osso alterato in caso di presenza di tessuto neoplastico e/o infiammatorio. La diagnosi differenziale delle lesioni secondarie del rachide va posta con molte altre patologie, di cui le più comuni sono: tumori maligni del tessuto ematopoietico, frattura o- steoporotica, normale degenerazione del midollo osseo dell’anziano, angioma osseo e le altre patologie ossee de- struenti. Particolare rilevanza viene data alla diagnosi dif- ferenziale fra la compressione midollare da crollo osteopo- rotico benigno, in cui il segnale (alto in T1 e basso in T2) del corpo vertebrale interessato, è analogo a quello delle altre vertebre e la compressione midollare da frattura pato- logica, in cui il segnale del corpo vertebrale interessato è diverso da quello delle altre vertebre (spesso ipointenso in T1 ed iperintenso in T2). Da notare poi che, in caso di crol- lo da localizzazione secondaria, si ha spesso l’interessa- mento anche dei peduncoli vertebrali e di più vertebre

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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