1,720,994 research outputs found

    Il ruolo della Medicina legale nell'identificazione delle cicatrici molecolari della violenza

    No full text
    La Medicina legale ricopre un ruolo essenziale nell’assistenza alle vittime di violenza sessuale e domestica. La visita medico-legale, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è una visita medica svolta in previsione anche di possibili futuri procedimenti giudiziari che richiedano un parere medico. L’attività del Medico legale si sostanzia nella rilevazione di obiettività clinico-forense riguardo alla lesività e laboratoristica, nella ricerca e acquisizione di tracce biologiche e non è nella valutazione della presentazione della denuncia di reato, nella consapevolezza che la priorità deve essere sempre la salute e il benessere della paziente. Il centro di Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD) del Policlinico di Milano, centro di eccellenza in Italia per il supporto alle vittime di violenza sessuale e domestica, è stato strutturato fin dalla sua nascita nel 1996 con la doppia veste clinica e medico-legale. Da allora, sul piano medico-legale, è stato possibile seguire gli sviluppi normativi riguardanti la violenza sulle donne, l’evoluzione delle tecniche di Genetica forense nell’analisi delle tracce biologiche ed è stato realizzato un esteso piano di formazione, componente irrinunciabile per gli operatori sanitari. Più recentemente si è dato corso alla partecipazione al progetto di analisi epigenetica EpiWE (Epigenetics for WomEn), in partnership con l’ISS, finalizzato ad una valutazione di modificazioni epigenetiche indotte dallo stress nello sviluppo di patologie PTSD (Post Traumatic Stress Disorder)-correlate. Lo sviluppo di PTSD è il risultato di una combinazione di fattori neurobiologici e genetico/genomici che, insieme con l’evento-violenza, può produrre conseguenze sull’organismo anche a lungo termine, il che richiede un nuovo approccio nella gestione delle vittime. La genomica, per parte sua, ha il potenziale per migliorare notevolmente la salute dei pazienti nella medicina personalizzata. Lo studio epigenetico nella violenza sessuale e domestica, insieme alle cure standard, potrà quindi perfezionare la gestione di ogni singolo caso con una valutazione più ampia e obiettiva delle cicatrici lasciate dall'evento violento ottimizzando il trattamento e, a lungo termine, con prospettive medico-legali di migliore e più obiettiva caratterizzazione del danno subito dalle vittime

    Prelievi biologici coattivi e res derelictae : una difficile convivenza

    No full text
    L’analisi forense del DNA si basa sul confronto del materiale biologico raccolto durante il sopralluogo giudiziario effettuato sulla scena del crimine ed il profilo genetico di un soggetto di interesse. I campioni biologici personali possono essere ottenuti in diversi modi: con la cooperazione del soggetto coinvolto che presta il proprio consenso e fornisce spontaneamente un campione biologico, attraverso il prelievo coatto disposto dall’Autorità Giudiziaria nei casi e nei modi previsti dalla legge, oppure impossessandosi di tracce biologiche abbandonate (res derelictae) quali mozziconi di sigaretta, fazzoletti, ecc... che il soggetto ha abbandonato o altrimenti ottenuti in modo surrettizio, spingendo cioè il soggetto a disfarsi di oggetti con una propria traccia biologica in maniera inconsapevole. Come noto, secondo Giurisprudenza unanime, non vi è alcun diritto vantabile sui campioni biologici abbandonati, inclusi quelli raccolti e posti sotto sequestro dalla Polizia Giudiziaria a seguito della ricerca di elementi di prova, in quanto, una volta materialmente separati dalla persona, questi escono dalla sfera di applicabilità dell’art. 13 Costituzione, non rinvenendosi in questa procedura alcuna coartazione fisica. L’iter non giurisdizionalizzato seguito dalla Polizia Giudiziaria italiana si sostanza, dunque, nel sequestro di campioni biologici in stato corrente di abbandono materiale, ma precedentemente appartenuti al soggetto interessato o acquisiti surrettiziamente dopo aver invitato il soggetto a fumare una sigaretta, a masticare una gomma o a bere un caffè, aggirando così il consenso o dissenso a fornire spontaneamente un campione del proprio DNA per effettuare un raffronto. In questo scritto trattiamo le questioni legali associate alle relazioni tra i diversi modi in cui i campioni biologici vengono raccolti

    Analisi casistica e considerazioni medico legali sulla mortalità in regime detentivo nel distretto di Milano dal 1993 al 2017

    No full text
    Introduzione e Scopo La tematica dei decessi in regime detentivo è di grande attualità[1], e sotto la spinta della attenzione mediatica che suscita, abbiamo valutato retrospettivamente tutti i casi di decesso intra-carcerario occorsi in 25 anni di attività medico-legale, studiandoli in una duplice accezione: da cause naturali e da cause lesive esogene, in particolare, da suicidio. Materiali e Metodi Abbiamo selezionato da 24101 autopsie eseguite presso l’istituto di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano, tra il 1° Gennaio 1993 e il 31° Dicembre 2017, le morti occorse in regime carcerario. Sesso, età, anno e mese del decesso, nazionalità, anamnesi patologica, farmaci utilizzati, sedi lesive attinte e cause di morte, sono i parametri considerati; nello specifico caso dei suicidi sono stati anche valutati pregressi tentativi e propositi. Risultati Nelle carceri di Milano si sono verificati, nell’intervallo di tempo considerato, 243 casi di decesso di cui, 152 dovuti a cause naturali e 91 a suicidi. Conclusioni Dal raffronto delle due categorie, emerge come la “vittima tipo” sia un maschio italiano di età compresa tra 21-40 anni. Tra le cause di morte di origine naturale prevalgono le patologie cardiache (infarto miocardico) e nel caso dei suicidi l’asfissia meccanica da impiccamento. Negli anni, Il Sistema Sanitario Nazionale ha sempre più tutelato queste categorie che possono fruire delle stesse cure mediche alla stessa stregua dei normali cittadini. Bibliografia [1] Cristofaro R., Gedi, 200

    Use of cadaveric vitreous humor as an innovative substrate for diatoms research and forensic diagnosis of drowning

    No full text
    The search for diatoms is the test that most of all may contribute to the forensic diagnosis of drowning. Diatoms can be extracted through different methods, which are all complex and long. In this preliminary study, we assessed human vitreous humor as an innovative substrate on which to research diatoms. Sampling and analyses were performed on 3 groups of 10 corpses each. The first one was composed of drowned victims. The second one of victims of traffic accidents with subsequent projection in water; based on the severe traumatic injuries reported at autopsy, we considered such victims as ideally assimilable to bodies immersed in water postmortem. The third group was composed of subjects who died for natural causes and without any relationship with water. The vitreous humor was centrifugated and cytocentrifuged and spotted on two different histological slides: one was left blank and the other one was assessed with hematoxylin and eosin staining. Microscopic observation successfully revealed diatoms in all cases of the first group; in the second group diatoms were not detected in 6 cases; in the third group, no diatoms at all were observed. Diatoms were always qualitatively and quantitatively consistent with those found in the corresponding viscera and waters, which had been investigated through classical acid digestion. Our analyses have demonstrated that the vitreous humor behaves in a completely similar way to the other viscera in cases of drowning. Although further investigations are necessary, vitreous humor has proved to be an innovative, suitable, and reliable substrate for the forensic research of diatoms

    Aspetti forensi nel suicidio del paziente oncologico nel settorato medico legale di Milano : 1993-2018

    No full text
    Introduzione Nonostante i tassi di sopravvivenza al cancro siano aumentati nel tempo, lo shock emotivo e lo sconvolgimento suscitati dalla sua diagnosi possono spingere, chi ne è colpito, a suicidarsi. I pazienti affetti da tumore presentano, infatti, un rischio di suicidio tendenzialmente più elevato rispetto alla popolazione generale, sia nel primo anno dopo la diagnosi, sia nel caso di giovane età (tra 15 e 30 anni il rischio aumenta del 150%1) e nei tumori con prognosi infausta. I dati autoptici a sostegno del contributo del cancro alla pratica suicidaria nei pazienti colpiti sono limitati e lo scopo di questo studio è esaminare, attraverso i dati delle autopsie forensi, se il suicidio si collochi come pratica significativamente più frequente nella popolazione oncologica rispetto a una generale di controllo. Materiali e metodi Abbiamo considerato 24.815 autopsie afferite tra il 1 gennaio 1993 e il 31 dicembre 2018 presso l’Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Università degli Studi di Milano, estrapolando da tutti i 4354 suicidi occorsi nei 26 anni analizzati quelli relativi a pazienti colpiti da una neoplasia. Risultati Nell’intervallo considerato si sono suicidate 275 vittime affette da tumore localizzato, prevalentemente, all’addome (rispettivamente intestino, fegato, pancreas e stomaco), poi a polmone, prostata, mammella, laringe, utero e cervello. Il 63% delle vittime, inoltre, associava al tumore, altre forme morbose, specie di natura psichiatrica, con prevalenza di depressione. Gli accadimenti si sono verificati nella maggioranza dei casi in abitazione, a mezzo di precipitazione e lesività da arma da fuoco. Il massimo numero di vittime si è attestato nella decade di età compresa tra 71-80 anni. Conclusioni La diagnosi della malattia oncologica ha determinato un aumento del rischio di suicidio dell’1,09% nel gruppo dei pazienti neoplastici rispetto alla popolazione generale: l’insorgenza di tumori a prognosi maggiormente sfavorevole2 e con opzioni di trattamento limitate, nei polmoni (37 casi), nel colon-retto (35 casi), nella prostata (33 casi) e nella mammella (29 casi), si è associata al più alto numero di vittime. E’ anche emerso come i trattamenti mirati a fornire ai pazienti miglioramenti della qualità della vita e riduzione delle patologie correlate, spesso inerenti alla sfera psicologica, abbiano mostrato un effetto di significativa riduzione sui tassi di suicidio tra i malati di cancro3 nel periodo analizzato. Bibliografia 1. Crocetti E, et al. Suicide mortality among cancer patients. Epidemiol Prev. 2012;36(2):83-7. 2. Rahouma M, et al. Lung cancer patients have the highest malignancy-associated suicide rate in USA: a population-based analysis. E cancer medical science. 2018;16-12:859. 3. Sherman KA, et al. Body image and psychological distress in nipple-sparing mastectomy: the roles of self- compassion and appearance investment. Psychooncology. 2017;26:337-45

    Epigeneica della violenza sessuale e del maltrattamento: progetto di studio multicentrico

    No full text
    La violenza ed il maltrattamento contro le donne costituiscono un rilevante problema sanitario e sociale. Il progetto qui descritto è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e rientra nell’ambito del “Progetto Esecutivo - Programma Ministero della Sanità CCM 2014 REVAMP” (REpellere Vulnera Ad Mulierem et Puerum). Lo scopo è di caratterizzare il profilo epigenetico di donne di età maggiore di 16 anni che abbiano subito violenza sessuale o maltrattamento associato alla resilienza ed allo sviluppo di Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD) rispetto a controlli sani. L’analisi del profilo epigenetico sarà effettuata sull’intero genoma su prelievi ematici (circa 10 ml suddivisi in diverse aliquote) al tempo 0 e con follow-up a 6, 12 e 18 mesi. I dati verranno analizzati mediante l’utilizzo di piattaforme bioinformatiche (es. Infinium Human Methylation 450 BeadChip kit / Infinium MethylationEPIC kit - Illumina, USA). Successivamente saranno identificati altri marcatori epigenetici in grado di distinguere soggetti a maggiore e minore rischio di sviluppo di PTSD. A ciascun partecipante sarà somministrato un dettagliato questionario relativo, tra l’altro, al rilievo delle abitudini alimentari e dello stile di vita (fumo, alcool, attività fisica nel tempo libero, attività lavorativa, ecc.), alla valutazione dello stato psico-fisico del soggetto con batterie di test psicologici e di valutazione della capacità funzionale e di benessere generale, alla rilevazione di alcune misure antropometriche (peso, altezza), oltre a dati clinici, ematocrito e analisi biochimiche specifiche. Lo studio è multicentrico con 6 centri al momento coinvolti; potrà consentire il campionamento di circa 600 soggetti per anno ed è stato approvato dal Comitato Etico dell’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta di una proposta innovativa in grado di fornire elementi con lo scopo finale di individualizzare l’approccio e la terapia delle vittime di violenza sessuale e maltrattamento attraverso marcatori epigenetici correlati al PTSD

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

    Full text link
    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

    Full text link
    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
    corecore