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    Etica privata, etica pubblica nell’esercizio del servizio radiotelevisivo

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    1. Le “emergenze etiche” del servizio pubblico radiotelevisivo. Dalla rappresentanza alla rappresentazione politica. -1.2. Governo e servizio pubblico radiotelevisivo. I rischi del presidenzialismo mediatico. -1.3. L’azionista unico della RAI e la democrazia del pitone. -2. Esiste un’etica del servizio pubblico radiotelevisivo? -2.1. Le ragioni per la creazione di un servizio pubblico radiotelevisivo. -3. La perdurante validità delle giustificazioni per un servizio radiotelevisivo “soggettivamente” pubblico. -4. Le possibili alternative al modello attuale. -4.1. Ipotesi a): la riforma della governance RAI. -4.2. Ipotesi b): il finanziamento integralmente pubblico. -4.3. Ipotesi c): l’esternalizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo. -5. Etica pubblica ed etica privata nello svolgimento del servizio radiotelevisivo

    Per un'etica dell'informazione e della comunicazione. Giornalismo, radiotelevisione, new media, comunicazione pubblica

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    Frutto di una ricerca interdisciplinare fra giurisiti e sociologi, il volume si interroga su una delle questioni gelate alla funzione sociale dei media: la responsabilità collettiva di chi opera nel campo dell'informazione e della comunicazione istituzionale. Tali attività rivestono oggi un ruolo tale da coinvolgere la dimensione etica in modo sempre più esplicito, agendo sul funzionamento stesso della sfera pubblica. Nella democrazia moderna il principio di "trasparenza" istituzionale e dei processi politici, la genuinità del voto, la messa in agenda e il libero dibattito sui temi collettivi dipendono sempre di più dal tipo di distribuzione della conoscenza sociale reso possibile dall'informazione. Il moltipicarsi delle arene di dibattito pubblico complica il quadro convenzionale dei mezzi di comunicazione di massa, affiancando nuove tecnologie e nuovi attori di informazione e comunicazione, Questa dinamica ha suggerito nel volume una riflessione articolata su più dimensioni per coniugare interrogativi e proposte di tipo giuridico-normativo con le analisi sociologiche dei contesti culturali e organizzativi. In questa prospettiva si è posta l'attenzione sui media vecchi e nuovi e sul ruolo di fonte informativa della pubblica amministrazione, che si serve in misura sempre maggiore di professionisti dell'informazione e della comunicazione. I temi trattati riguardano: etica pubblica ed etica privata nello svolgimento del servizio pubblico radiotelevisivo; etica e internet; etica dell'informazione e processo penale; etica e professione giornalistica, come anche le grammatiche d'azione dei giornalisti e degli altri professionisti della comunicazione sia nelle redazioni sia negli Uffici pubblici; la costruzione del discorso mediatico sull'etica; la liminarità tra comunicazione pubblica e comunicazione politica

    Comunicazione oggi: uno scenario in movimento

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    "Proiezioni" volte a interrogarsi sul ruolo della riflessione sociologica su temi comunicativi: rendere sociologica la comunicazione significa, come scriveva Bourdieu, compiere un lavoro di disillusione, nel tentativo di comprendere le logiche e i rapporti di forza delle diverse forme di interazione sociale, che possono spingere di volta in volta a relativizzare il potere di manipolazione ed influenza e al tempo stesso a disvelare l'implicita potenza della comunicazione sia come istanza di governo e di controllo sia come ineliminabile destino di mediazione simbolica

    Arene pubbliche di comunicazione: imperativi di visibilità o battaglie di cittadinanza?

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    Si discutono le caratteristiche principali emerse nel corso di una ricerca sulle tendenze in atto nelle arene istituzionali della comunicazione pubblica: si formulano ipotesi interpretative sulle grammatiche e i diversi scenari d'azione, cercando di distinguere soprattutto tra tipi di comunicazione in cui prevale l'imperativo di visibilità e quelli in cui si favoriscono processi di condivisione e distribuzione della conoscenza sociale

    Percorsi di ricerca su media e immigrazione. L’importanza di essere una comunità informata

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    L'intervento riassume le implicazioni metodologiche della ricerca su media e immigrazione, anche in rapporto al ruolo delle rappresentazioni della diversità rispetto alla convivenza democratica e alla partecipazione dei cittadini.The intervention summarizes the methodological implications of the research on media and migration, also in relation to the role of diversity representations, with respect to the democratic coexistence and citizen's participation

    Valutazione dell'impatto del messaggio della Campagna ministeriale educativo-informativa 2007-2008 per la lotta all'AIDS e sperimentazione di un modello di divulgazione continua e costante dei messaggi mirati a gruppi vulnerabili

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    Il rapporto, a cura di B. Zani e P. Lalli, presenta i risultati di una ricerca interdisciplinare condotta per conto del Ministero della Salute e con il coinvolgimento delle associazioni della Consulta Nazionale per la lotta all'AIDS. La ricerca ha avuto per oggetto la valutazione (realizzata con metodi sia qualitativi - mediante interviste non strutturate e focus groups - sia quantitativi con apposita survey su campione nazionale) della campagna ministeriale 2008 sull'AIDS. Inoltre, i dati di valutazione hanno ricevuto successivo approfondimento per costituire una fase di analisi su cui si è basata una proposta sperimentale di comunicazione integrata, che costituisce la seconda parte del rapporto (ivi compresa una sua prima verifica con rilevazione qualitativa) e si è avvalsa anche della collaborazione sia di professionisti della comunicazione sia dell'importante metodo partecipativo che nel progetto ha visto coinvolti i rappresentanti delle associazioni della Consulta

    La cronaca nera si tinge di rosa: il femminicidio da perte del partner

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    Si analizzano le strategie retoriche e le routines professionali nella cronaca del femminicidio, con particolare riferimento alla narrazione dell’omicidio «intimo» operato dal partner o ex partner o amante occasionale. La rilevazione ha considerato gli articoli pubblicati nel triennio 2015-2017 nelle edizioni online di 4 quotidiani italiani: «Corriere della Sera», «la Repubblica», «Il Giornale» e «Quotidiano Nazionale». L’analisi delle notizie è stata accompagnata dalla raccolta di 30 interviste a giornalisti e giornaliste di quotidiani, testate televisive e agenzie di stampa, impegnati nel settore della cronaca e coinvolti più volte nella copertura di un caso di omicidio femminile (o femminicidio). Sono stati individuati nel complesso 1.562 articoli che fanno rilevare una copertura pari a quasi l’87% dei 215 casi che rispondono al requisito di donna uccisa per omicidio classificato come volontario per mano di partner o ex partner o amante occasionale. Per ricostruire le strategie retoriche i testi sono stati elaborati servendosi anche del software Atlas.ti. Nell’analisi trasversale delle narrazioni online di questi intimate partner femicides è emersa una prima classificazione che ha considerato lo spazio effettivo in termini di numerosità di articoli e durata della notiziabilità. Si configurano da questo punto di vista tre diverse dimensioni con valore-notizia variabile, per le quali si illusttrano le differenti cornici utilizzate dalla cronaca. Si va da pochissimi casi ampiamente notiziati che sollecitano narrazioni complesse e protratte nel tempo, a cronache molto più brevi e ad episodi narrati mediamente in modo pressoché routinario. Possiamo quindi distinguere: 1) femminicidi ad «alto profilo» di notiziabilità, 2) femminicidi di cronaca quasi-routinaria o «tipici» e 3) femminicidi che le cronache qualificano come «tragedia della solitudine», in quanto hanno come vittima donne anziane malate che – seppure catalizzino una quantità minima di articoli rispetto al corpus – mostrano il ricorso consistente a una precisa strategia retorica di normalizzazione e giustificazione. L'analisi dei frames interpretativi , supportata anche dalle interviste con i giornalisti, conferma, da un lato, la predominanza delle grammatiche tipiche della cronaca nera, tanto più evidente quando la vicenda ne permette la cosiddetta «tabloidization» o settimanalizzazione spettacolarizzata e, dall'altro, la persistenza di una lettura in termini individualistici più che socio-relazionali (es.: «amore malato» e «perdita di controllo»). Si evidenziano tuttavia anche elementi di cambiamento rispetto ad una precedente ricerca effettuata da due delle autrici su articoli di anni precedenti: alcuni effetti legati alle linee guida deontologiche suggerite dal Manifesto di Venezia promosso da giornaliste femministe, l'utilizzo sempre più frequente seppur non ancora regolamentato dei social media come fonti da cui desumere anche la voce della vittima, l'evocazione di precedenti denunce o maltrattamenti quale forma ambivalente di stigmatizzazione ma anche di ancoraggio ad un contesto relazionale connesso alla violenza di genere

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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