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Il futuro non è scritto. Disastro, territori e organizzazione sociale
Circa cent’anni fa apparivano le prime ricerche pioneristiche sui disastri come oggetti sociali, con cause e conseguenze radicate nell’organizzazione sociale. Da lì, la volontà di confrontarsi scientificamente con l’oggetto così incerto del disastro, ha mosso il proprio un lungo e frastagliato percorso, cercando risposte rispetto alle cause, alle dinamiche processuali, ai risvolti nella storia degli individui, dei gruppi e delle comunità. Il volume affronta una ricostruzione della storia della disaster research, ripercorrendo le vicende dei centri studi, dei ricercatori e delle correnti che hanno animato il dibattito e che, nutrendosi di contributi disciplinari diversi, hanno gemmato in direzioni molteplici. Finendo per portare il proprio contributo ai dibattiti quanto mai attuali rispetto al cambiamento climatico, al collasso ecologico e alle disuguaglianze a questi connesse.
Attraverso la presentazione di tre casi di riconfigurazione territoriale post-disastro, il libro analizza il complesso di interessi, attori e strategie coinvolte nel processo, evidenziando la cornice di accelerazione entro cui si iscrivono le dinamiche sociali e i pattern di disuguaglianza. Aprendo infine una finestra sul tema dello sviluppo socio-economico e sui modelli che i territori “minori” sono costretti ripensare in termini della sostenibilità dei modelli delle organizzazioni sociali alla luce delle relazioni con i limiti bio-fisici della natura
Ricominciare il discorso a partire dalle pratiche d’uso dei territori alti
terremoto, aree rural
Post-disaster reconstruction in Constitución, Chile
The post-disaster reconstruction of territories hit by an environmental disaster further stresses the existing social polarizations and the latent conflicts within the areas where the event takes place. Through a chilean case study, we hypothesize that the investigation of the ways social actors move across the city allows us to understand how people return to “nor- mality” when forced to re-organize their lives in the post-disaster phase
L'Aquila città in frantumi: la ricostruzione come acceleratore delle dinamiche socio-spaziali
Negli ultimi vent’anni la città compatta ha subito una flessione a favore della vaporizzazione dello spazio abitato. La sprawlizzazione dei quartieri residenziali e gli altri fenomeni di diffusione dell’antropizzato, evidenziati nel dibattito scientifico dalla crescente porosità dei confini del concetto di “urbano”, non hanno fatto che alimentare il consumo di suolo, fenomeno crescente in Europa e in Italia.
Lo studio qui presentato, a partire da una rilettura delle categorie di periurbano, pretende illustrare alcune dinamiche socio-spaziali di dispersione sul territorio, che insistono su L’Aquila e che hanno subito un’accelerazione dopo il terremoto che ha colpito la città il 6 aprile 2009. In particolare, storicizzando la conformazione del capoluogo abruzzese, si riprendono le ipotesi sulla ricostruzione post-disastro come acceleratore dei processi sociospaziali, concentrandosi su due variabili utilizzate in letteratura per lo studio della pressione antropica sull’ambiente: indice del consumo di suolo e densità di popolazione. Lo studio, effettuato anche grazie all’uso di software di analisi statistica geo-referenziata, dimostra come i trend espressi da entrambe le variabili risultino amplificati nelle analisi attualizzate, avvalorando le ipotesi che indicano nella ricostruzione una delle cause di accelerazione dei processi di frantumazione del tessuto urbanistico
Sul fronte del sisma. Un'inchiesta militante sul post-terremoto dell'Appennino centrale (2016-2017)
Gruppo di ricerca indipendente sul post-terremoto dell’Appennino Centrale. Diviso in research network ha approfondito da una prospettiva critica il periodo emergenziale dal 2016 al 2020. Come “Emidio di Treviri” ha pubblicato su riviste, media, ha dato alle stampe libri, documentari, mostre, ricerche e compiuto ricerche-azioni sul territorio
Per una “questione subalterna” dei disastri
Nella fase di ricostruzione si esplicita con chiarezza la relazione abitanti/territorio, grazie ai fenomeni di dinamicità generati da meccanismi istituzionali, normativi e socio-economici. Questi sono innescati dall’evento, e rendono evidenti processi esperienziali asimmetrici che in realtà soggiacciono all’intero ciclo del disastro: obiettivo di chi accoglie questa intuizione perciò, è tendere a ricomporre lo schema generale. L’ipotesi è ripartire dai Sud, dalle molte periferie del mondo che lo sviluppo genera (Mezzadra, 2014), per esplorare - e disarticolare - la relazione tra produzione del discorso e dello spazio dominante. Con il fine ultimo di utilizzare il disastro per evidenziare i rapporti di subalternità che anche nella dimensione socio- spaziale si esplicitano, per indagarne infine i meccanismi con cui si calano sulla vita degli abitanti
“Quanto vale quel bosco?” La svolta ontologica dei mercati di servizi ecosistemici tra piattaforme immateriali e ricadute socio-territoriali
Mentre l’azione umana sull’ambiente si appresta a raggiungere sce-
nari cataclismatici (IPCC, 2023), si va consolidando un modo inedito
di relazionarsi con la natura basato sulla sussunzione dei processi am-
bientali nei mercati di scambio. Relegate ormai al passato ancestrale
o all’esotismo (allontanate nel tempo o nello spazio) quei tipi di rela-
zione con l’ambiente fondati sul valore d’uso (Piermattei, 2007) e la
convivenza pacifica tra specie (Keck, 2020), si affermano sempre più
modi che, affiancandosi a quelli ormai classici dediti allo sfruttamen-
to e all’estrazione di risorse (LaDuke, Cowen, 2020), sono capaci di
estrarre valore dalla natura tramite la sua astrazione.
La governance del carbonio, e tutti i processi che ne derivano,
sono in tal senso un esempio importante di questa svolta ecologi-
ca, politica e ontologica. A partire dalla nascita dei mercati globali
di CO2 (Carbon Markets) fino alla crescente rilevanza assunta dai
Servizi Ecosistemici e dei mercati ad essi dedicati, infatti, si stanno
consolidando meccanismi capaci di internalizzare il lavoro della na-
tura nei meccanismi del profitto
Edilizia pubblica post-sisma: un caso paradigmatico di governo del territorio
This paper analyzes the social housing strategies implemented after the 2016
and 2017 earthquakes that struck the central Italian Apennines. The analysis of the
legislation that determines the effects of the measures implemented shows how the
choices made by the institutions in charge have favored the processes of
displacement and simultaneously generated opportunities for the inactive real
estate market. Finally, the case of Tolentino is considered as paradigmatic respect
to the housing parabola of vulnerable groups affected by the socio-natural disaster
Verso una nuova sociologia dei disastri italiani
La sociologia dei disastri, come disciplina che indaga la relazione tra società ed eventi estremi, pur avendo avuto i suoi inizi in ritardo rispetto ad altri paesi, vanta ormai una tradizione solida, a partire sugli studi del terremoto del Friuli del 1976. Il capitolo ricostruisce gli studi svolti nel nostro paese sulle calamità naturali ed antropiche, evidenziando anche l'evoluzione delle politiche e dei dispositivi per la gestione dell'emergenza, che si è prodotta parallelamente. In seguito si sofferma a tratteggiare i contributi che possono provenire dalla sociologia territorialista tanto all'analisi delle conseguenze sociali degli eventi catastrofici, quanto alla definizione di politiche ed interventi sia in sede preventiva, sia in emergenza e, soprattutto, nella fase di ricostruzione
The Rhetoric of Development in Rural Areas: the Branding Places Processes in the Earthquake-affected Central Apennines
The contribution we are putting forward aims to analyze the storytelling and territorial branding processes of the rural areas affected by the central Apennine earthquakes (2017-2017).
The work is part of an extensive ethnography that sees the authors engaged in action-research that began during the emergency and still is ongoing. The methodological positioning question is not secondary in a research that claims to be part of the accelerationist paradigm of disaster studies:the place branding processes will, in fact, be analyzed from a socio-historical perspective to focus on the current frictions and accelerations experienced during the intense post-earthquake period.
During the emergency, governmental devices dosed resources and processes causing strong accelerations in some areas, extended dilations of the suspended time in others. In these temporal instances places have been abandoned or intensely stressed, they have been re-designed and re-signified, affected by flows or excluded from them.The territories, emptied of the resident population, have witnessed planning accelerations, with the consequent need to build discursive bases and requests for participation, and, at the same time, inverse processes where participation was opposed and the context’s significations were invisiblised because of their criticality.
On this orography of smooth and striped levels (Deleuze and Guattari) the relevant economic stakeholders and institutional governance actors have implemented extractive strategies and practices for the local development of the earthquake-stricken areas. The latter, while revealing themselves to be heterogeneous, seem to have in common a liberalist intervention perspective. In fact, on the one hand they have deepened dynamics of classic pre-capitalist extractivism (exploitation of natural resources, infrastructures, etc.), on the other hand they have worked to consolidate and spread in the Central Appennines’ territories those economic devices linked to representation and based on the economy of enrichment (Boltansky Esquerre).
This second aspect, on which the article’s analysis focuses through the data collected with inteviews, textual analysis, focus-group and other qualitative tools, is the element which we consider innovative and that, starting from the case-study, questions the more general trends in rural areas’ development governance.What occurs inside the seismic crater, in fact, is a more dynamic version of a mechanism operating also in other marginalized areas of the country, such as those affected by the SNAI. There, too, development models based on outdoors and experience - and the related branding and tourism processes - seems to gain a growing centrality on which stakeholders and public institutions converge taking them as a sort of positive axiology, an absolute value capable of guiding development models.
Yet, these processes of instrumental use of the territory question the foundation of anthropic coexistence in semi-natural environments, especially in fragile territories.
From the macro aspects, such as flows’ sustainability in marginal context, to the epistemological ones, like the foundations of anthropic compromise in the high lands based on the osmotic relationship with natural resources, these branding phenomena questions, on several levels - from the organizational up to the ideological one - the relationship between subjects, territories and development paradigms in fragile context
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