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    Risultati delle indagini sperimentali condotte sul bacino Fiumarella di Corleto

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    Nella presente memoria vengono riportati alcuni dei risultati ottenuti dall’analisi dei dati idrologici monitorati all’interno del bacino sperimentale della Fiumarella di Corleto. Tale bacino è dotato di una strumentazione di campo che garantisce il monitoraggio in continuo di tutte le principali grandezze idrologiche: forzanti atmosferiche, deflussi ed umidità del suolo. I dati di umidità del suolo, rilevati su di un transetto monitorato mediante 22 sonde TDR a diversa profondità, insieme ai dati di portata rappresentano un prezioso supporto per lo studio dei meccanismi di formazione del deflusso superficiale. Inoltre, il bacino è dotato di misuratori di portata in due sezioni, una relativa all’intero bacino della Fiumarella di Corleto (32.5 km2) e l’altra riferita ad un sottomarino individuato sul versante destro della stessa Fiumarella (0.65 km2). La possibilità di misurazione alle due scale di riferimento (bacino e sottobacino) ha consentito di ottenere interessanti evidenze sperimentali sui meccanismi di produzione del ruscellamento superficiale, mettendo in risalto il ruolo giocato dalla vegetazione e dalle dimensioni caratteristiche dei bacini

    A monitoring campaign of soil moisture along a hillslope transect of the experimental basin of Corleto

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    Characterizing the spatial dynamics of soil moisture is a key issue in hydrology, offering an avenue to improve our understanding of complex land surface-atmosphere interactions. In this paper, the statistical structure of soil moisture patterns is examined using soil moisture measurements over a hillslope transect of the experimental basin "Fiumarella of Corleto", located in Southern of Italy. The instrumental system installed is composed by a TDR100 system connected, through three multiplexters, to 22 probes located in 11 sampling sites at two different depths of 30 and 60 cm. The datalogger is a CR10X produced by Campbell Scientific that transmits the soil moisture values, elaborated by the TDR100, in real time via the GSM network. The installation covers a transect of about 60 meters and sampling frequency is 1 hour. Soil moisture measurements at two distinguished depths showed significantly different temporal dynamics. The spatial structure of soil moisture has been investigated displaying two distinguished behaviour during the dry and wet periods being this last strongly influenced by the soil water redistribution. The preliminary results of this field campaign are reported in the present paper

    Analisi delle interazioni tra le mareggiate del litorale Ionico ed i livelli idrici registrati lungo le aste fluviali della Basilicata

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    Nelle simulazioni idrauliche per la valutazione del rischio di inondazione legato ai sistemi fluviali il contributo legato alle condizioni del “mare” è generalmente portato in conto come condizione al contorno in termini di “quota”, quindi carico, comprensiva sia del setup indotto dalle mareggiate sia dei contributi di marea. Tuttavia, lo scenario reale è fortemente legato allo specchio d’acqua ed al corrispondente litorale in esame e probabilmente le interazioni tra i due sistemi, fluviale e marittimo, sono ancora in parte inesplorate. La concomitanza di eventi meteomarini di particolare intensità con regimi estremi di deflusso delle portate liquide, può rappresentare un potenziale incremento del fattore di rischio delle aree costiere e di pertinenza fluviale innescato dalla variazione delle condizioni di deflusso nella zona fociale. Ovviamente, le caratteristiche del paraggio di interesse, così come la tipologia del bacino marittimo di riferimento, chiuso o aperto, oceanico e non, incidono sensibilmente nella definizione delle componenti di moto ondoso e nella determinazione dei corrispondenti innalzamenti del livello mare di riferimento, si pensi, ad esempio, alle onde di sessa del bacino Adriatico. In tale contesto e con riferimento alle dinamiche più diffuse nel bacino del Mediterraneo, si colloca l’obiettivo del presente lavoro riportando un approfondimento sull’interazione tra stati di mare e condizioni di deflusso fluviale, attraverso un confronto diretto tra le serie storiche dei livelli idrici registrati sulle principali stazioni idrometriche della Basilicata e gli stati di mare ricostruiti per il litorale ionico lucano. I dati fluviali utilizzati si riferiscono alle stazioni idrometriche di misura relative ai cinque principali corsi d’acqua della Basilicata (Figura 1.A) ed in particolare quelle di: San Giuliano e S.S.106 per il Bradano; Craco Peschiera e S.S.106 per il Cavone; Torre Accio e S.S.106 per il Basento; Episcopia e S.S.106 per il Sinni; ed infine Grumento per il fiume Agri. Le stazioni denominate S.S.106 sono posizionate in corrispondenza degli attraversamenti fluviali in prossimità della foce, mentre le altre sono collocate in sezioni poco più a monte. Le analisi si riferiscono al periodo 2000-2012 su set rappresentativi di dati e che comprende per ciascuna stazione, mediamente più di 100 eventi identificati in base agli innalzamenti dei livelli idrici al di sopra di una soglia critica. Per quanto riguarda gli stati di mare, questi sono stati ricostruiti tramite SMB modificato (Greco et al., 2004) sulla base delle corrispondenti serie storiche di vento registrate alla stazione dell’AAMM di Ginosa Marina (TA). Il confronto ha evidenziato una corrispondenza tra le due tipologie di evento in circa il 55% dei casi esaminati. Le relazioni tra i valori del livello idrico massimo registrato (h) e del livello del mare (in termini di altezza d’onda significativa a largo, Hs) alla stessa data ed ora sono descritte in Figura 1.B, dove le analisi riferite alle sezioni idrometriche più a monte sono riportate nella strisciata superiore, mentre quelle in prossimità della foce sono nella riga sottostante. In linea di massima, esiste un buon accordo tra i livelli idraulici e le altezze di moto ondoso per le stazioni più prossime alle foci, mentre la relazione si presenta meno significativa, se non proprio nulla, in corrispondenza delle sezioni più distanti dalla foce. La differenza tra le correlazioni osservate alle sezioni più a monte rispetto a quelle in prossimità della foce, lascia spazio alla ipotesi di una interazione tra gli stati di mare ed i tiranti idrici non casuale. Se da monte non si riscontra un aumento di portata, allora è possibile che l’incremento del livello idrico nelle sezioni più vallive possa essere legato alla componente marittima, o in termini di un evento che investe la sola parte costiera del bacino o in ragione di un possibile effetto di rigurgito della corrente fluviale legato all’azione del moto ondoso in atto. In entrambe le circostanze è da registrare la sussistenza di tale interazione/interrelazione di processi idrodinamici, il cui effetto peculiare è rappresentato da un potenziale locale aumento della componente di rischio inondazione. A parità di moto ondoso ricostruito, infatti, la differente risposta tra i quattro corsi d’acqua Bradano, Basento Cavone e Sinni potrebbe essere imputabile alle caratteristiche ed estensione della piattaforma continentale, che risulta pressoché assente in corrispondenza della foce Bradano per poi aumentare l’estensione via via che si procede verso sud, cioè foce Sinni (circa 9 km). La maggiore penetrazione del moto ondoso fino a ridosso del delta fluviale del Bradano giustificherebbe una più pronunciata correlazione che risulta pressoché uniforme per gli altri tre corsi d’acqua. Ad adiuvandum, la minore correlazione è osservata in corrispondenza della foce del Basento che risulta in contiguità con un’infrastruttura portuale che, evidentemente, induce una sorta di effetto “ombra” ovvero di locale attenuazione del moto ondoso sottocosta. Infine, è opportuno sottolineare che la presente analisi, pur costituendo la base per uno studio che necessita di ulteriori approfondimenti, anche di carattere numerico-sperimentale, lascia già intravedere risultati di particolare interesse nella valutazione, non solo specifica dell’area in esame, del rischio di inondazione costiera

    Field test of a multi-frequency electromagnetic induction sensor for soil moisture monitoring in southern Italy test sites

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    Soil moisture is a variable of paramount importance for a number of natural processes and requires the capacity to be routinely measured at different spatial and temporal scales (e.g., hillslope and/or small catchment scale). The electromagnetic induction (EMI) method is one of the geophysical techniques potentially useful in this regard. Indeed, it does not require contact with the ground, it allows a relatively fast survey of hillslope, it gives information related to soil depth greater than few centimetres and it can also be used in wooded areas. In this study, apparent electrical conductivity (ECa) and soil moisture (SM) measurements were jointly carried out by using a multi-frequency EMI sensor (GEM-300) and Time Domain Reflectometry (TDR) probes, respectively. The aim was to retrieve SM variations at the hillslope scale over four sites, characterized by different land-soil units, located in a small mountainous catchment in southern Italy. Repeated measurements of ECa carried out over a fixed point showed that the signal variability of the GEM-300 sensor (Std. Err. ∼[0.02–0.1 mS/m]) was negligible. The correlation estimated between point ECa and SM, measured with both portable and buried TDR probes, varied between 0.24 and 0.58, depending on the site considered. In order to reduce the effect of small-scale variability, a spatial smoothing filter was applied which allowed the estimation of linear relationships with higher coefficient of correlation (r ∼ 0.46–0.8). The accuracy obtained in the estimation of the temporal trend of the soil moisture spatial averages was in the range ∼4.5–7.8% v/v and up to the ∼70% of the point soil moisture variance was explained by the ECa signal. The obtained results highlighted the potential of EMI to provide, in a short time, sufficiently accurate estimate of soil moisture over large areas that are highly needed for hydrological and remote sensing applications

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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