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    Passaggio in Sicilia

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    Dopo il successo di Passaggio in Sardegna il viaggio di Massimo Onofri continua in Sicilia: l’isola da sempre amata ma poi perduta nella nostalgia. E Onofri parte da lì, da dove lo avevamo lasciato, cioè dal centro della Sardegna, con lo stesso spirito di quelle camicie rosse che s’imbarcarono, 150 anni fa, da Quarto per Marsala. Un viaggio verso quella terra-continente, bellissima e feroce, mitica e dolorosamente contemporanea, che i più grandi siciliani dell’ultimo scorcio del secolo scorso hanno patito come irredimibile. Ma i siciliani possono ancora salvarsi? Onofri vuole verificare, una volta di più, le ragioni d’una sconfitta che è metafisica, prima che storica e antropologica, affidandosi magari a una nuova speranza. Un viaggio fuori dei percorsi obbligati dall’esotismo di massa, alla ricerca di sé, del sé. Ecco, allora, Palermo sontuosamente inesistente, con la sua corda pazza, il suo vitalissimo senso di morte; Catania felicissima e mondana, col suo erotismo di natura e quotidiano; Enna, elegantissima, alta e sola; Comiso viva e cordiale; Siracusa dolcissima e utopica; Marsala in versi e prosa; Caltanissetta operosa e civile; Agrigento con e senza Pirandello; Messina che, alla fine di tutto, non c’è. E poi: i silenzi di Sciascia, gli ignoti marinai di Consolo, le euforie di Bufalino, le passioni di Guttuso e Buttitta, i sogni dipinti di Giuseppe Modica, e molto altro ancora.(cambiare paragrafo) Passaggio in Sicilia, una vera e propria guida-romanzo da affiancare alla guida turistica per entrare più profondamente nell’interiorità di una grande terra dalle stratificazioni culturali molteplici e complesse. Un’opera magmatica, ricchissima tanto di informazioni quanto di stimoli, di suggestioni, di illuminazioni; una originale nuova frontiera della narrazione

    La ragione in contumacia. La critica militante ai tempi del fondamentalismo

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    C’è un limite oltre il quale la critica letteraria diventa critica della vita? C’è un punto in cui, per chissà quale metamorfosi, l’interpretazione di un testo diventa notizie del mondo, di un mondo abitabile ben oltre la letteratura? In questo libro, rileggendo le risposte che, alle grandi domande sui concetti di autore testo e lettore, ha fornito la teoria della letteratura novecentesca, si redige l’apologia della critica militante, riflettendo sulle sue condizioni di possibilità, nella convinzione che essa abbia rappresentato, nel secolo appena trascorso, l’unica forma di resistenza ad un totalitarismo, come quello appunto della teoria, che ha provato a cancellare, nel nome del metodo e della scienza, i diritti del lettore in carne ed ossa, della vita e del senso comune. Così facendo, e interrogandosi sui concetti di impegno e democrazia, di giudizio di valore e di canone, cui la critica militante è costitutivamente e imprescindibilmente legata, qui si avanza, nella convinzione di vivere in un tempo di feroci fondamentalismi, una proposta di illuminismo militante e trascendentale, che sappia riformulare e riproporre i doveri di una ragione, minima e fallace certo, relativa senz’altro, ma ancora universalizzabile, nella certezza che la critica resti, nonostante tutto, l’unica possibilità dell’uomo e del cittadino per uscire dal suo stato di minorità
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