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    Alessandro Sauli: il professore santo

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    Breve profilo del barnabita Alessandro Sauli, già docente di filosofia presso lo Studium pavese, in seguito vescovo di Aleria in Corsica e di Pavia

    "Evitare i mali e conseguire i beni": sugli scritti storici di Pietro Zani

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    Il saggio analizza gli scritti storici trascritti nei diari superstiti del maestro bresciano Pietro Zani (Prato 1780 – Sabbio Chiese 1868). Il saggio intende offrire una chiave di lettura degli scritti di carattere storico da cui emerge la profonda cultura storica di Zani unitamente alla coscienza del tempo nel quale si trovava a vivere

    Educare la città. Martin Butzer nella Strasburgo d’inizio Cinquecento

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    Curioso destino, quello di Butzer, una delle figure di spicco della Riforma, non solo della comunità strasburghese, ma dell’intero movimento evangelico europeo . Frequenti contatti lo misero in relazione con i padri riformatori, Lutero, Zwingli e Calvino, e con i principali esponenti politici, da Carlo V a Francesco I, da Filippo d’Assia a Edoardo VI. Una quarantina di viaggi intrapresi in Europa e la fitta trama della corrispondenza documentano il reale impatto che Butzer ebbe sugli uomini e gli eventi del suo tempo. Dall’Ungheria all’Inghilterra, dalla Danimarca all’Italia, dall’Impero alla Svizzera, dalle Fiandre alla Francia, ovunque si trovano tracce della sua azione che contribuiscono a delinearne il profilo: commentatore biblico, docente ed educatore, organizzatore di Chiese, «fanatico dell’unità» fra le confessioni religiose. Se la sua geografia d’influenza fu senz’altro ampia, di Strasburgo fu l’anima e del movimento riformatore il più importante porta-parola, colui che, di fronte sia alla Curia romana sia ai numerosi dissidenti (autorità politiche comprese), fissò la linea di pensiero e d’azione della Chiesa evangelica cittadina e diede un contributo fondamentale per la realizzazione di un originale progetto educativo. La sua, tuttavia, non fu un’esperienza isolata. Con lui, infatti, furono in molti a dare un contributo al nuovo volto della Strasburgo del XVI secolo, ben rappresentato dal Gymnasium, premessa di quella università tanto attesa nei secoli precedenti alla cui costruzione il movimento riformatore concorse convintamente

    Introduzione

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    La celebrazione del quinto centenario della nascita di papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, ha costituito l’occasione per riunire in questo volume alcune ricerche che hanno ricostruito la straordinaria ricchezza di istituti di istruzione superiore nello Stato della Chiesa nel corso dell’età moderna: undici università, sei delle quali insediate nell’attuale territorio della regione marchigiana, un primato rimasto ineguagliato fino al XX secolo. Al centro delle ricerche che compongono il volume vi è lo Studio di Fermo, rifondato da Sisto V (1585), che, declassato dopo due secoli a liceo, ha continuato a esercitare nella città e nel territorio circostante un’influenza culturale che ha consentito a Fermo di ristabilire, in anni recenti, i contatti con gli studi universitari e ottenere dall’Unesco l’importante riconoscimento di «Città dell’apprendimento»

    Introduzione

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    Nel quinto centenario delle tesi luterane, il Centro interuniversitario per la storia delle università italiane - CISUI ha promosso un’aggiornata riflessione sul rapporto tra Riforma e università, approfondendo, attraverso alcuni esempi indicativi, il significato e le ricadute che i movimenti riformatori ebbero sul sistema d’insegnamento superiore tra medioevo ed età moderna. Come la proposta religiosa di Lutero s’innestò in un clima umanistico-rinascimentale già attraversato da fermenti di rinnovamento, così le riforme provocarono e/o accelerarono un processo di trasformazione dei luoghi d’insegnamento e dei metodi educativi, in parte già in atto. Universitas semper reformanda: se fin dalle sue origini l’istituzione accademica aveva accolto e accompagnato i cambiamenti storici, dal XVI secolo le nuove proposte universitarie s’inserirono nel solco delle riforme religiose e in un contesto culturale, politico, sociale ed economico ormai confessionale. Eredità della Riforma fu la gemmazione, intorno a università stricto sensu, di istituzioni più o meno deputate a erogare i gradi accademici, ma provviste di insegnamenti «superiori», con finalità esclusivamente professionali non soddisfatte in pieno dagli atenei: le accademie calviniste svizzere e francesi per la formazione dei pastori, i seminari cattolici post-tridentini per la preparazione dei sacerdoti, fino ai seminaria nobilium o alle scuole d’ingegneria civile o militare. La Riforma protestante, avviata con Lutero, Zwingli e Calvino, provocò un’autentica rivoluzione dell’ambito educativo che scosse le fondamenta delle comunità accademiche e l’epistemologia di alcune discipline, come l’astronomia o la medicina

    «Piantare l'albero della scienza»: il magistero educativo papale da Paolo III a Sisto V

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    Il grande slancio educativo che, a partire dal XV secolo – sotto la forte spinta del movimento umanistico (che intendeva intestarsi il monopolio dell’educazione) –, accompagnò il cristianesimo si sorresse su due idee di fondo all’apparenza semplici e intuitive: gli uomini e le donne sbagliano e si perdono per ignoranza e per mancanza di consapevolezza quindi, per porvi rimedio, occorreva colmare questa lacuna organizzando un’istruzione a diffusione capillare partendo dai più piccoli sul versante dell’alfabetismo e della formazione religiosa. Tenendo conto di tali assunti, le successive lacerazioni causate dai movimenti riformatori attivarono tra le Chiese quel processo di emulazione che attribuì un formidabile impulso a due istituzioni complementari: il catechismo e la scuola, considerata in tutti i suoi livelli, dal primario, al secondario e infine a quello superiore . Se, come affermava Erasmo da Rotterdam, non si nasce uomini, ma lo si diventa, ecco allora che l’istruzione catechistica dei fanciulli andava riconsiderata e ricompresa come fondamento dell’intera impalcatura educativa nella ferma convinzione del dono divino dell’intelligenza e del sapere

    Le sultane di Costantinopoli agli inizi del Seicento, ovvero agli albori della decadenza ottomana

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    Dalla seconda metà del XVI secolo l’Impero «turchesco» si avviò verso una lenta, ma irreversibile decadenza, le cui ragioni sono da ricercarsi in una pluralità di eventi e di circostanze. Anzitutto la debole successione sultanale: più che del carattere assoluto del loro potere, i sovrani seguiti a Solimano il Magnifico, Selim II e Murad III, si mostrarono preoccupati di soddisfare i propri capricci, un atteggiamento cui cedettero anche i loro successori. In politica estera, le vittorie, ma soprattutto le sconfitte belliche: la conquista di Cipro (1570-1), la presa di Tunisi (1574), l’occupazione della Georgia e dell’Azerbaijan (1590), adombrate dalle disfatte di Lepanto (7 ottobre 1571), in Moldavia e in Ungheria. I trattati che ne seguirono non modificarono significativamente le frontiere, se non quella orientale. Sul fronte interno, il sultano Ahmed I (1604-17), conosciuto come il costruttore della “moschea blu” d’Istanbul, dovette far fronte a delle rivolte, primo segno di una disgregazione sociale che si manifestò nettamente con l’assassinio da parte dei giannizzeri del giovane sultano riformatore Osman II (maggio 1622). Ma a dispetto dell’immaginario collettivo veicolato da una letteratura orientaleggiante, le fonti testimoniano che il declino ottomano derivò anzitutto dall’assoggettamento della governance all’harem. Da esso emersero donne decisive che influenzarono le scelte strategiche e seppero esercitare un concreto potere alla guida di uno Stato esteso su ben tre continenti. Negli anni che seguirono la morte di Osman II, il governo imperiale fu retto dalla sultana madre Kösem. Ai disordini che caratterizzarono gli anni seguenti, pose fine Murad IV, ma in seguito le sultane si disputarono nuovamente le redini del potere, l’amministrazione si disgregò, l’esercito si rivoltò e la situazione economica si aggravò irreparabilmente. L’Impero sfiorò il baratro quando, nel 1656, la comparsa del Gran Vizir Mehmet Köprülü sembrò invertire la rotta. Ma bastarono pochi decenni perché anche questo sogno svanisse
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