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    Giuseppe Parini

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    A guidare le curatrici nella difficile scelta dei brani pariniani da proporre in forma antologica è stata una duplice esigenza: consegnare a lettori non (o non ancora) specialisti un’immagine di Parini più mossa di quella ‘vulgata’ dell’autore de "Il giorno" e delle "Odi", e insieme costruire un’antologia abbastanza snella da poter essere fruita nella sua interezza. I cappelli introduttivi ai singoli brani mirano a rendere ragione delle inclusioni, tutte funzionali ad illuminare non solo la ricchezza dei temi (sempre scelti fra quelli centrali nel dibattito illuministico), ma anche la varietà delle forme e dei registri sperimentati da Parini: è parso opportuno, inoltre, ricordare il suo impegno nella veste – meno comunemente nota – di giornalista e di librettista. A malincuore sono stati esclusi dal volume i testi legati alle polemiche linguistiche che videro Parini contrapporsi ad Alessandro Bandiera e ad Onofrio Branda (rispettivamente in difesa della lingua moderna e dell’uso dialettale) e anche i "Soggetti per gli artisti". Per motivi diversi, e al di là dell’indiscutibile interesse intrinseco, gli uni e gli altri mal si prestavano ad una riduzione di tipo antologico, che ne avrebbe snaturato la finalità. Il carattere contingente e il valore soprattutto documentario hanno determinato inoltre l’esclusione dei brevi scritti composti tra il 1796 e il ’98, legati al tempestoso rapporto dell’abate col gli organi di governo della Cisalpina. Rispetto al prestigio e al peso della docenza pariniana, sulla quale molto si è insistito, potrà infine apparire contraddittoria la decisione di rieditare, in questa sede, solo le poche pagine del programma "Per la cattedra biennale di belle lettere". È stato tuttavia l’impianto stesso delle Lezioni (tramandate da vari manoscritti, due dei quali autografi) a dissuadere le curatrici dall’operare una selezione. Si tratta infatti di un testo che, soprattutto nella versione più ampia dell’autografo «ambrosiano L», appare concepito per essere – secondo la tradizione scolastica – ‘dettato’ agli studenti e disteso quindi per tutta la durata del corso. Ci è parso quindi che estrarre dalle Lezioni pochi tasselli sparsi equivalesse a un tradimento nei confronti della grande capacità didattica del professor Parini, che certo nessun allievo avrebbe osato ascoltare distrattamente, con un orecchio solo

    Giuseppe Parini, ovvero dell'educazione

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    Gli scrittori dei primi decenni dell’Ottocento (Monti, Foscolo, Leopardi, Rovani, Nievo) presentarono Giuseppe Parini (scomparso nel 1799) come icona del letterato povero ma di solida tempra morale, sdegnoso di ogni compromesso, maestro di virtù e modello d’impegno civile, di dedizione agli studi e alle istituzioni. Ad accrescere la fama e il magistero postumi di Parini aveva già del resto contribuito la tempestiva pubblicazione in sei tomi delle sue Opere (1801-04), per cura dell’allievo Francesco Reina. Sulla scorta di una consolidata tradizione di studi e delle più recenti edizioni, il saggio intende ricostruire il percorso poetico pariniano, dalla prima raccolta del 1752 alle odi di ispirazione neoclassica, passando per le stagioni dell’impegno civile (in cui si colloca la stesura del Mattino e del Mezzogiorno) e della prolungata elaborazione del "Giorno" (opus magnum mai giunto a compimento)

    Il primo Settecento. La stagione di Carlo Innocenzo Frugoni

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    Il capitolo ripercorre le vicende istituzionali, storico-letterarie e culturali del ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, nell'ultimo periodo farnesiano e nei decenni di trapasso al governo dei Borbone di Parma. Figura egemone di un periodo burrascoso è il poeta genovese Carlo Innocenzo Frugoni, giunto alla corte parmense nel 1724, e da subito impegnato in una fervida attività di composizione di carattere encomiastico e melodrammatico

    «L’innocente Astro a contemplar t’appresta»: sulla rappresentazione dei fenomeni celesti nella poesia del XVIII secolo

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    Mentre il cielo svela progressivamente i suoi misteri, uomini di scienza e letterati si affidano anche alla poesia per illustrare le più recenti acquisizioni astronomiche o per vincere timori e credenze popolari connessi con manifestazioni della natura che ancora sfuggono a una compiuta comprensione. Divisi fra razionalismo di impianto galileiano-newtoniano e letture allegoriche o provvidenzialistiche dei fenomeni, e in parte frutto di esercitazioni accademiche, i testi combinano competenze scientifiche a digressioni fantastiche e figurate, talvolta congiunte a intenti celebrativi o, più spesso, didascalico-divulgativi, anche all’insegna di una certa galanteria di maniera. Il contributo si propone di esaminare le diverse modalità di rappresentazione in versi delle comete, uno fra i più appariscenti ed enigmatici fenomeni celesti, costante oggetto della curiosità degli scienziati. La descrizione degli astri con la coda, l’analisi del loro presunto influsso sugli esseri viventi e sugli eventi storici, la celebrazione degli scienziati-astronomi sono alcuni dei temi variamente praticati, nel corso del secolo XVIII e, ancora, sul principio dell’Ottocento, in diverse accademie letterarie e scientifiche, attraverso le forme metriche della tradizione o il discorsivo periodare del verso sciolto, fra gli altri da Parini, Algarotti e Colpani

    Dilemmi di un ‘biografo imparziale’. Un episodio della fortuna di Boccaccio in Inghilterra

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    Il contributo mette a confronto due redazioni manoscritte di un'inedita "Life of Boccaccio" composta, probabilmente nel 1827, da Gaetano Polidori (1764-1753), letterato toscano noto soprattutto per aver assistito Vittorio Alfieri in qualità di segretario (dal 1783 al 1789) e per i legami di parentela con Gabriele Rossetti e i suoi più celebri figli (Dante Gabriel e Christina), ma in realtà molto attivo - dopo il trasferimento in Inghilterra nel 1789 - come insegnante di lingua e letteratura italiana, traduttore e critico. La biografia documenta una tappa interessante della ricezione inglese dell'opera di Boccacci,o anche in relazione al dantismo coevo e, più in generale, alla fortuna del Medioevoitaliano nella cerchia pre-raffaellita

    MPTP-induced increase in c-Fos- and c-Jun-like immunoreactivity in the monkey cerebellum

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    The transcription factors c-Fos and c-Jun have been described to be overexpressed following many pathological stimuli, but whether they are required for neurodegeneration or neuroprotection is still open. In the present report, we analyzed the role of c-Fos and c-Jun proteins in Purkinje cell degeneration caused by the neurotoxin MPTP (1-methyl-4-phenyl-1,2,3,6-tetrahydropyridine) in the monkey cerebellum, and determined the neuroprotective effect of the antioxidant drug a-dihydroergocryptine (DHEC), whose prior and simultaneous administration reduced the MPTP-induced neuronal loss in the substantia nigra. Immunocytochemistry for c-Fos- and c-Jun-like proteins showed persistent increased staining in Purkinje cells of MPTP-treated monkeys. The staining was greatly reduced in animals receiving DHEC. Similar results were observed in white matter glial cells after immunoreaction for c-Fos. The results suggest that, at least as far as the cerebellum is concerned, the increase in c-Fos and c-Jun expression correlate with cell damage, rather than with preservation

    Descrizioni, viaggi e peregrinazioni: strategie comunicative negli scritti odeporici di Davide Bertolotti

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    Romanziere, poeta, pubblicista e traduttore, il torinese Davide Bertolotti (1784-1860) risiedette lungamente a Milano, dove svolse un’intensa attività giornalistica e avviò nel 1817 una serie di resoconti di viaggio in Lombardia, seguìti dalla descrizione degli «Stati oltramontani di S. M. il Re di Sardegna» (1828), dal «Viaggio nella Liguria marittima» (1834) e dall’«Italia descritta e dipinta» (1834-1838). Il contributo si propone di presentare le caratteristiche generali e alcuni temi degli scritti odeporici di Bertolotti dedicati a località lombarde, spesso pubblicati in rivista e poi raccolti in volume (è il caso, nel 1822, delle «Peregrinazioni»). Organizzati talvolta in forma epistolare, i testi sono contrassegnati da un insistito gusto pittorico e da una considerazione speciale per la storia e le tradizioni dei luoghi descritti

    "The love that made hell, paradise." Ouida re-writing the Paolo and Francesca theme in Held in Bondage

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    The bestselling Victorian author Ouida reveals in her novels, and, in particular, Held in Bondage, an extraordinary knowledge od Dante, by using characters and themes from the Commedia. The Paolo and Francesca theme actually constitutes part of the plot of the novel and is to be found in many of her other works, short stories and non-fiction writing
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