1,721,015 research outputs found

    Sulla concezione autonoma della morale e dell'antropologia in Hans Kelsen

    No full text
    The notion of autonomy represents one of the key-concepts of modernity. But what it is its real meaning? Furthermore: what is the relationship of this concept with the categories of emancipation and self-legislation which seem to determine its destiny? This paper addresses these questions by drawing on the philosophical thought of Hans Kelsen. Kelsen adopts, as a matter of fact, the notion of autonomy as one of the central categories of his philosophical – ahead of his juridical – reflection, according to the idea of an authentic return to Kant. This essay offers therefore an original perspective on kelsenian philosophy starting with a comparison with Thomas Aquinas and intends to show how much the claim for the autonomous character of ethics is central in this author. As a matter of fact, in Kelsen’s approach the autonomy of ethics is not only the prerequisite for any anthropology, but also of the same pure doctrine of law. As a result, this essay contributes to the understanding of Kelsen’s philosophical anthropology beyond the non-personalistic character of his legal theory

    Il solipsismo della libertà. Da Musil a Weininger

    No full text
    Il saggio prende in esame la particolare configurazione del solipsismo in Musil e Weininger, mostrandone il significato antropologico e morale e cerca di documentare testualmente come sia il tema della libertà e dei condizionamenti la vera origine del solipsismo

    L'inganno del solipsismo. Da Scheler a Sarte

    No full text
    Attraverso un puntuale esame di alcuni testi sartriani e scheleriani, il saggio cerca di evidenziare l'"inganno del solipsismo" che consiste nel suo essere sempre stato presentato - già a partire da Cartesio - come un'autonoma questione gnoseologica. Attraverso le indagini filosofiche di Scheler e Sartre si cerca invece di mostrare come la configurazione gnoseologica del solipsismo stesso venga in seconda battuta rispetto alla sua origine nel quadro di quelle che, con termine arendtiano, possono essere definite "aporie della libertà". Come rivela Sartre nel testo sulla "Libertà cartesiana", si tratta di una traccia interpretativa che può essere ritrovata già nello stesso solipsismo cartesiano

    Per un’auto-riflessione dell’etica applicata

    No full text

    L'io legislatore di Kelsen. Alcune annotazioni teoriche

    No full text
    Il modello tomistico della legge morale naturale è davvero contraddittorio come appare a Kelsen? La presenza simultanea di tendenze contrastanti nella natura umana fa dipendere, così come vuole Kelsen, la loro normatività da un implicito (e indebito date le premesse tomistiche) atto positivo umano? Il saggio intende rispondere a queste due domande, facendo interloquire l'impostazione morale di Sofia Vanni Rovighi con la qualifica kelseniana del soggetto umano quale legislatore. Lo spazio che si dischiude per una valorizzazione antropologica della capacità umana di porre leggi è così verificato nella sua pretesa di valere anche in chiave morale, in una prospettiva che conduce ad una riflessione sulla natura del rapporto tra etica e antropologia, sullo sfondo della "grande divisione" delineata da Hume

    Il capitale in-umano. La bioetica di fronte al "lavoro clinico"

    Full text link
    Dalla nascita della bioetica si è consolidata una situazione inedita, che emerge talvolta confusamente nel lemma “bioeconomia”, in cui i corpi umani sono iscritti tanto nella ricerca tecno-scientifica quanto nei processi del lavoro. Nella sperimentazione farmacologica su soggetti sani e nell’ambito delle tecnologie riproduttive, infatti, è sorta una nuova forma di manodopera definita ormai “lavoro clinico”. Emblematico è il caso della Fivet, il cui sviluppo ha reso possibile separare la figura della donna fornitrice di gameti da quella in cui avverrà la gestazione e il parto, dando così luogo a due differenti mercati – degli ovociti e della maternità surrogata – segnati da forme di discriminazione sociali e razziali. Eppure, in gioco non è solo la contrapposizione tra solidarietà (dono) e profitto (sfruttamento). Il “lavoro clinico”, infatti, deriva sul piano teorico dall’elaborazione di quegli economisti che hanno valorizzato la nozione di capitale umano cercando simultaneamente di «trasformare le più intime funzioni corporee in beni e servizi commerciali». Così, mentre da più parti si guarda alla nozione di capitale umano come alla soluzione dei problemi, non ci si accorge di come essa istituisca un’etica che riscrive interamente il modo di intendere il rapporto tra salute, malattia e disabilità nell’ottica dell’imprenditoria di sé. Il tentativo di questo contributo, allora, è di indagare in chiave bioetica la letteratura neoliberale sul capitale umano, per evitare che sia questa a tracciare i criteri bioetici dell’epoca biotecnica a venire.Since the birth of bioethics a new situation has been consolidated, it emerges sometimes confusedly in the lemma of “bioeconomy”, in which human bodies are registered as much in techno-scientific research as in labor processes. In fact, in pharmacological trials in healthy subjects and in the field of reproductive technology, a new kind of manpower has arisen, now defined as “clinical labor”. An emblematic case is IVF, its development has made it possible to separate the figure of the woman supplier of the gametes from that of the woman carrying out gestation and birth, thereby giving rise to two different markets – one for oocytes and the other for surrogacy – tainted by forms of social and racial discrimination. However, the contrast between solidarity (gift) and profit (exploitation) is not the only thing at stake. Clinical labor, in fact, derives in theoretical terms from the analyses of those economists who have enhanced the notion of human capital trying simultaneously to transform the most intimate bodily functions into “commercial goods and services”. So while from many quarters the notion of human capital is looked on as the solution to problems, there is inadvertence as to how it institutes an ethics that completely rewrites the way of conceiving the relationship between health, illness and disability within the perspective of the enterprising self. This paper, therefore, endeavours to investigate from a bioethical standpoint the neoliberal literature on human capital, in order to avert its tracing the bioethical criteria of the biotechnical age to come

    Otto Weininger e la presupposizione del soggetto

    No full text

    Chiaroscuri. Figure dell'ethos

    No full text
    Nella tecnica del chiaroscuro le immagini si originano attraverso il bilanciamento, la fusione e la sovrapposizione di tonalità chiare e scure secondo una reciproca ambivalenza. I chiari lasciano trasparire le figure, senza però poter diventare essi stessi trasparenti, gli scuri risaltano sfumature che, senza opacità, non possono essere rilevate. Tuttavia, né i toni chiari né quelli scuri possono diventare totalizzanti, pena l’invisibilità: della luce in un caso, del buio nell’altro. La vita umana può essere colta nella stessa intrinseca ambivalenza: non si dà chiaro senza scuro. L’etica filosofica, però, non può convivere con il dinamismo dei chiaroscuri senza cercare di diradare ombre e ambiguità. Compito che diventa tanto più rilevante quando si tratta di pensare le figure dell’ethos, intese come i più importanti modi di essere e di porsi dell’uomo nei confronti di se stesso e delle sue relazioni. Attraverso le analisi di pensatori come Aristotele, Kierkegaard, Sartre, Arendt e Jankélévitch, intrecciate con alcune tra le più vertiginose pagine letterarie di Dostoevskij, il libro introduce il lettore in un percorso filosofico che, a partire dalla distinzione tra ambivalenza e ambiguità, affronta le più significative figure della vita morale

    Il mondo della fede cattolica. Verità e forma

    No full text
    corecore