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Apontamentos para uma geopolítica da tradução no século XXI
http://dx.doi.org/10.5007/2175-7968.2015v35n1p10 Taking the relationship between culture and translation as a starting point, this paper focuses on the geopolitical reflexes of an apparently neutral praxis such as translating, trying to address the problems of its new conceptualization in our current global village.http://dx.doi.org/10.5007/2175-7968.2015v35n1p10A partir de um retrospecto sobre a relação entre cultura e tradução, este artigo pretende chamar a atenção para os reflexos geopolíticos que se escondem por trás de uma praxe aparentemente neutra como o traduzir, tentando equacionar os problemas de uma sua nova conceituação na nossa aldeia global.
SEIS PERSONAGENS À PROCURA DE UM TRADUTOR (OU DE UM CRÍTICO). POR UMA HISTÓRIA DAS TRADUÇÕES DE MACHADO DE ASSIS NA ITÁLIA COMO HISTÓRIA DAS NÃO-TRADUÇÕES.
Quest'articolo prende in esame le dinamiche editoriali della traduzione dei romanzi di Machado de Assis in Italia, la cui caratteristica predominante è senza dubbio rappresentata dalla pratica della ritraduzione, che riguarda in particolare la famosa trilogia dell'autore brasiliano (Memorias Postumas, Quincas Borba, Dom Casmurro), costantemente ripubblicata, dagli inizi del Novecento in poi, in diverse nuove versioni, a scapito di tutta la restante opera. Pertanto, se teniamo conto del fatto che le edizioni machadiane non riconducibili ai tre romanzi maggiori summenzionati sono da noi ancora oggi pochissime e perlopiù scarsamente considerate dalla critica che si occupa del canone italiano della letteratura brasiliana, ne consegue che non è forse improprio traguardare la nostra ricezione del celebre "Bruxo do Cosme Velho" dal punto di vista delle lacune che ne hanno segnato la storia bibliografica, essendo, appunto, le mancate traduzioni il versante occulto, ma non meno significativo, di quelle effettivamente esistenti
Não falem português, falem brasilês. Algumas notas sobre a noção de português como "língua internacional"
A partire dal titolo consapevolmente polemico, questo contributo intende affrontare, in modo non ideologico né dogmatico, la controversa questione dell'internazionalismo del portoghese che, vista più da vicino e attraverso adeguate lenti analitiche, risulta forse meno scontata di quel che appare. Basta ricorrere, ad esempio, a concetti "tecnici", purtroppo di uso non comune, come quello, appunto, di "international language", usato negli anni Settanta per l'inglese da Larry E. Smith, per rendersi subito conto che il bicentrismo lusofono, con le sue varietà principali (europea e brasiliana) ridotte spesso a portabandiera di interessi linguistici nazionalistici quasi a compartimenti stagni, non si presta sempre ad incarnare la dimensione sostanzialmente deterritorializzata di un'autentica lingua internazionale
O Atlas Submerso: por uma história da Tradução como História da Não-Tradução
Apparently going against a disciplinary tradition which only in recent times seems to have started to attribute the deserved relevance to the history of translation, this paper aims to reread this history through the category of “non-translation”, whose conceptual framework has demonstrated not only the apparent interrelationship with its opposite (after all, translation and non-translation are two sides of the same coin), but also the heuristic legitimacy of complementing a historical approach to translation, with some sort of a topsy-turvy perspective.Indo aparentemente na contramão de uma tradição disciplinar que, aliás, só em tempos recentes parece ter chegado a atribuir a merecida relevância à história da tradução, opresente trabalho visa agora a reler essa história através da categoria de “não-tradução”, cujo balizamento conceitual tem demonstrado não só a óbvia inter-relação com o seu oposto (sendo, afinal, a tradução e a não-tradução as duas faces da mesma moeda), como também a legitimidade heurística de complementar uma abordagem histórica da tradução com essa espécie de perspectiva às avessas
DIALÉTICA DA GLOCALIZAÇÃO OU A INVENÇÃO DA LITERATURA MUNDIAL
A partire da una puntuale disamina di tutta la più recente bibliografia critica internazionale sul tema della World Literature, questo articolo intende riflettere sulla problematicità del concetto stesso di "letteratura mondiale", che, così come viene oggi perlopiù declinato, soprattutto in ambito nordamericano (ossia, quale "mode of circulation and of reading", secondo la sintetica, essenziale definizione di uno dei suoi più autorevoli studiosi), risulta criticamente poco funzionale, tanto come categoria analitica, quanto come idea di canone. Per sfuggire, dunque, a questa impasse, sulla scia altresì di un fertile dialogo con il bel libro di Vittorio Coletti, Romanzo mondo, l'articolo propone perciò, se non certo di mettere in discussione l'intima vocazione transnazionale di molta letteratura contemporanea, di ridimensionare, perlomeno, l'effettivo impatto su di essa dei cosiddetti processi di deterritorializzazione identitaria, rivalutando piuttosto l'importanza di quella dimensione "glocale", in cui, dietro le "locations" stereotipate o irriconoscibili, continua a rispecchiarsi la dialettica tra le piccole patrie e il mondo
PROLEGÔMENOS PARA UMA HISTÓRIA LINGUÍSTICA DA LUSOFONIA (DES)UNIDA
A partire dalla constatazione dell’intrinseca indeterminatezza concettuale di quella categoria di “storia della lingua”, tanto apparentemente ovvia, quanto concretamente vaga - come ricordava anche Alberto Vàrvaro, che, nel 1972, in un saggio meritatamente celebre, l’aveva definita, appunto, “controversa” -, l’articolo che qui si presenta analizza dettagliatamente le principali opere di storiografia linguistica sul portoghese prodotte, in Portogallo e in Brasile, dalla metà del Novecento ai nostri giorni. In particolare, attraverso una puntuale messa a fuoco del concetto di storia della lingua di volta in volta espressamente assunto come riferimento dai singoli autori di quei compendi luso-brasiliani – da Serafim da Silva Neto a Carlos Alberto Faraco, passando per Paul Teyssier e Ivo Castro - e che ne ha poi, dunque, orientato, invero non sempre coerentemente, le loro ricognizioni diacroniche, questo mio contributo non si limita a studiare le strutture portanti e gli aspetti differenziali di ognuno di quei testi, ma ne traccia altresì, sia pure "a negativo", le possibili linee di forza evolutive, individuandole in un superamento di quella ormai sterile compartimentazione storiografica tra Portogallo e Brasile, così da poter finalmente ripensare il secolare percorso della lingua portoghese in un’ottica autenticamente plurale
O PRIMEIRO CAVALEIRO. NAS ORIGENS DUMA BIOGRAFIA CRÍTICA (SOBRE A NOVELÍSTICA PORTUGUESA DO SÉCULO XVI).
Il testo che qui si presenta costituisce una rilettura critica di un importante libro di Ettore Finazzi-Agrò (uno dei grandi Maestri della lusitanistica italiana contemporanea) dedicato alla narrativa portoghese del Cinquecento, un autentico classico, ormai, degli studi sul tema, di cui – a distanza di oltre venti anni dalla sua pubblicazione (1978) – questo mio articolo ricostruisce adesso non solo il contesto storico della sua genesi nell’ambito della copiosa e multiforme produzione saggistica dell’autore, ma anche la perdurante attualità esegetica, inscritta soprattutto in quell’esemplare analisi del romanzo cavalleresco che, trascendendo i tradizionali schematismi delle ricognizioni di genere, aveva pionieristicamente svelato i diagrammi di forze soggiacenti a quella forma, con i suoi specifici codici semiotici e i suoi complessi pattern culturali che avrebbero poi continuato, negli anni, ad irradiare di nuova luce (dall’estetica della ricezione alla critica genealogica) anche alcuni successivi sviluppi della carriera finazziana
Uma gramática brasileira... e por que não?
Continuando idealmente il dialogo con il prof. Marcos Bagno, uno dei più importanti linguisti brasiliani contemporanei, con il quale - nel convegno pisano che dà il titolo al volume in oggetto - ero stato invitato dagli organizzatori a dibattere il tema della sua conferenza "Por que uma gramática brasileira?" (presente in questo stesso volume), il mio articolo discute, con una serrata argomentazione scientifica, alcune delle tesi apparentemente polemiche sostenute dal collega, ricavandone un'assoluta plausibilità non solo del concetto di "grammatica brasiliana" in sé, in quanto insieme di forme, norme e regole di funzionamento di quella varietà del portoghese, ma anche del suo riconoscimento a livello didattico, ovvero, in un'accezione, per così dire, epistemica, cioè, di studio, analisi ed esposizione di tali forme, secondo quanto dimostrato dalla recente grammaticografia della lingua portoghese pubblicata in Brasile
Moderna gramática portuguesa: habemus grammaticam?
Nell'ambito di un importante progetto editoriale di descrizione delle grammatiche di lingua portoghese pubblicate in Brasile a partire dal nuovo millennio, questo ampio saggio analizza in modo puntuale la proposta didattica di una delle più famose grammatiche brasiliane di sempre, la "storica" MODERNA GRAMÁTICA PORTUGUESA del prof. Evanildo Bechara, la cui prima versione, risalente al 1961, ha subito poi una profonda revisione nell'edizione del 1999, di fatto considerata, anche a detta del suo autore, un nuovo libro (e come tale, dunque, meritevole di essere assunta, nel volume in oggetto, quale ideale spartiacque tra vecchie e nuove tendenze della grammaticografia brasiliana contemporanea). Il saggio passa dettagliatamente in rassegna i diversi livelli dell'analisi linguistica, traguardandoli soprattutto dall'ottica delle numerose questioni di carattere variazionale direttamente implicate dalle scelte di Bechara, che, purtroppo, però, non risultano sempre congruenti con i criteri di un compendio grammaticale autenticamente "moderno"
I diritti visti dal rovescio. Appunti sul linguaggio della Costituzione brasiliana
Dopo alcune considerazioni preliminari e di carattere generale sulla Costituzione brasiliana del 1988, attualmente in vigore, questo articolo ne prende in esame la forma linguistico-retorica, o meglio, le peculiari modalità di enunciazione, grazie soprattutto a metodi di indagine lessicometrici - come quello offerto dal programma Wordsmith Tools 5.0 (indici di occorrenza delle singole parole, type/token ratio, lessico di frequenza, ecc.) -, i cui dati grezzi, sottoposti poi ad ulteriori e più raffinati scandagli grammaticali (si veda, per esempio, quello riguardante l'utilizzo dei modi e dei tempi verbali), hanno consentito di trarre interessanti conclusioni, anche in chiave comparativa con la nostra Carta costituzionale, sugli aspetti pragmatici e semantici del testo in oggetto
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